Confisca dei beni a chi inquina: le novità nel disegno di legge sui reati ambientali

Gianluca De Martino
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Chi inquina paga e dovrà rimetterci anche il proprio patrimonio. La confisca dei beni a carico dei responsabili di inquinamento e disastro ambientale è una delle novità introdotte dal disegno di legge sugli ecoreati, approvato di recente dal Senato e ora passato alla Camera per il via libera definitivo. Il percorso legislativo del testo, che rappresenta la sintesi delle proposte di Ermete Realacci del Partito Democratico, Serena Pellegrino di Sinistra e Libertà e Salvatore Micillo del Movimento 5 Stelle, è stato alquanto travagliato a causa delle centinaia di emendamenti che ne hanno rallentato l’esame e l’approvazione. Il ddl introduce quattro nuovi reati nel codice penale: l’inquinamento ambientale (articolo 452-bis) con pene tra i 2 e i 6 anni e multe fino a 100mila euro; il disastro ambientale (452-ter) con pene tra i 5 e i 15 anni di reclusione; traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (452-quinquies), punito da 2 a 6 anni, con multe da 10mila a 50mila euro; impedimento del controllo (452-sexies) con pene da 6 mesi a 3 anni. Chi deturpa e contamina l’ecosistema, vale a dire il suolo, l’acqua e l’aria provoca danni anche ad altri esseri umani, come emerso nei casi di inquinamento industriale da amianto, conclusi però con la prescrizione dei reati. E a tal proposito questo testo raddoppia i tempi di prescrizione e introdurre aggravanti per chi inquinando si rende responsabile di lesioni, lesioni gravissime o addirittura morte di altre persone. Queste condotte potranno determinare condanne fino a 20 anni di carcere, secondo un emendamento proposto dal senatore democratico Felice Casson. Sono previste altresì attenuanti e ‘sconti’ nei casi di ravvedimento operoso, quando l’autore del disastro si sia attivato per ripristinare lo stato dei luoghi. Ecoreati Con questa legge, se la Camera confermerà in toto il testo uscito da Palazzo Madama, lo Stato avrà un’altra freccia a disposizione del proprio arco: la possibilità di sottrarre i beni a chi inquina e ne fa un business. Potrebbe trattarsi di beni mobili oppure di immobili, utilizzati come strumento per l'illecito (si pensi agli automezzi per il trasporto o l'occultamento dei rifiuti) oppure acquistati con i proventi delle attività illecite. Business dietro i quali si celano anche gli interessi della criminalità organizzata: nel rapporto Ecomafie 2014 Legambiente ha ricostruito un business da 15 miliardi di euro. All’articolo 452-novies si stabilisce che nel caso di condanna o di applicazione della pena sono sottoposti a confisca “le cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persona estranea al reato”. Inoltre, grazie a un emendamento del Movimento 5 stelle, si è stabilito che i beni confiscati o i loro eventuali proventi saranno messi a disposizione della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per la bonifica dei luoghi. Non si applica la confisca, invece, nei casi in cui l’autore del reato abbia messo in sicurezza il luogo e abbia provveduto a bonificarlo. Con i quattro reati ambientali si amplia l’elenco contenuto all’articolo 12-sexies, comma 1, del decreto legge 306/1992, per i quali è prevista la confisca nell’ambito di un procedimento penale. Questo articolo stabilisce che “è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica”. Rientrano già in questa fattispecie i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso (416-bis del codice penale), di detenzione e traffico di droga (articolo 73 e 74 del Dpr 309/90), di estorsione (629 cp), di sequestro di persona a scopo estorsivo (630 cp), usura (644 e 644-bis cp), ricettazione (648 cp), riciclaggio (648-bis e 648-ter cp), di riduzione in schiavitù e tratta degli schiavi (600, 601 e 602 cp), di reati contro la pubblica amministrazione quali corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio (dal 314 al 325 del codice penale), come stabilito dalla legge finanziaria del 2007.

Foto: Piero Annoni/Flickr