Commissioni parlamentari

Con Commissione Parlamentare Antimafia si intende quell'insieme di Commissioni bicamerali d'inchiesta che, a partire dal 1962, con nomi e scopi diversi, vengono istituite in sede parlamentare attraverso una legge dedicata. I poteri d'inchiesta della Commissione, in base all'articolo 82 della Costituzione, implicano che essa può procedere "nelle indagini e negli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria". La Commissione, in tal senso può sentire testimoni e acquisire prove e documentazioni, anche se non istruisce processi e non emette condanne.

A partire dalla prima Commissione muta il numero dei componenti e le modalità di nomina dei presidenti. Dai 31 della prima Commissione, i componenti passano a 41 nella seconda e diventano 50 nella sesta, riflettendo l'incremento del numero dei gruppi parlamentari della seconda metà degli anni '90. Il Presidente prima designato dai Presidenti delle Camere, a partire dalla settima commissione (2001) verrà eletto a scrutinio segreto dagli stessi componenti, diventando diretta espressione della maggioranza politica di governo. Nel tempo muta inoltre la dimensione territoriale dell'intervento, i poteri e l'oggetto dell'inchiesta parlamentare.

Istituita come "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia per questioni di ordine pubblico", il compito della prima commissione fu quello di approfondire le conoscenze dei settori economici nei quali la mafia operava e di predisporre le misure necessarie per eliminarne la diffusione. Quella successiva, la "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia" (1982), amplia la geografia di riferimento al territorio nazionale, ma perde i poteri di inchiesta, limitandosi al solo controllo l'attuazione delle leggi dello Stato in materia.

Poteri di inchiesta e controllo vengono affidati alla "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari" (1988), che può anche formulare proposte di carattere legislativo edì amministrativo ritenute opportune per rendere più coordinata e incisiva l'iniziativa dello Stato. Si estende inoltre l'oggetto di indagine dal solo fenomeno mafioso a tutte quelle associazioni criminali localmente denominate (la camorra, la 'ndrangheta e altre) che "valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso".

La dizione del 1988 permane senza grandi variazioni per un decennio quando viene sostituita dalla "Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere" (2008) estendendo ulteriormente il fenomeno anche a quelle straniere, sentite di estremo pericolo per il sistema sociale, economico e istituzionale.

I compiti invece vengono notevolmente ampliati già a partire dall'ottava commissione (2006) andando dall'attuazione della normativa antimafia alla promozione di iniziative legislative e amministrative necessarie per rafforzarne l'efficacia, dalle tematiche della infiltrazione nelle istituzioni e dell'espansione territoriale e della internazionalizzazione agli appalti e le opere pubbliche. Alla Commissione inoltre viene affidato il compito di verificare l'adeguatezza delle norme sulle misure di prevenzione patrimoniale, sulla confisca dei beni e sul loro uso sociale e produttivo, proponendo le misure idonee a renderle più efficaci.

La timeline che segue riporta il susseguirsi delle commissioni nel tempo, restituendo la natura dell'inchiesta, la durata e i poteri. Vengono inoltre riportati i riferimenti normativi delle leggi istitutive, i Presidenti, il numero dei componenti, le date di inizio e fine dei lavori, il numero complessivo delle sedute insieme a tutte le relazioni approvate e quelle di minoranza presentate.