Confiscati Bene 2.0 è nato anche per far sì che i dati sui beni confiscati vivessero sotto forma di storie. Chiederemo ai cittadini, agli enti gestori e alle pubbliche amministrazioni di contribuire al racconto delle centinaia di realtà sociali, dislocate dal Trentino Alto Adige alla Sicilia.

Secondo una ricerca di Libera, sono più di 750 le realtà sociali che oggi, in Italia, gestiscono beni confiscati e restituiscono alla cittadinanza bellezza ed etica. Tra queste, 400 sono associazioni non profit e di volontariato, oltre 180 sono cooperative sociali che prevedono il reinserimento lavorativo di persone con disabilità e 13 sono scuole di diverso ordine e grado, che riutilizzano i beni confiscati per le loro attività didattiche.

Attraverso il monitoraggio civico e la condivisione di informazioni di soggetti gestori e enti pubblici, l’obiettivo di Confiscati Bene 2.0 è censire, mappare e raccontare ogni singola esperienza di natura sociale e istituzionale.

Ad oggi, in Italia, ci sono oltre 23.000 beni confiscati, di cui 14.000 già destinati agli enti locali e pronti per essere riutilizzati dalla cittadinanza. La prima regione in Italia per presenza di beni confiscati destinati è la Sicilia, con 6081 immobili; importante è anche il numero del Lazio, che si attesta al quinto posto con 511 beni confiscati.

Secondo una ricerca di Libera, presentata lo scorso 18 ottobre, sulla percezione e sulla presenza delle mafie e della corruzione su un campione di oltre 10mila intervistati, il 66,2% (due su tre) sono a conoscenza che i beni che sono stati confiscati vengono poi dati in uso per fini istituzionali o sociali; di questi, poco meno della metà è in possesso di informazioni precise, mentre i restanti sanno dell’esistenza di beni confiscati nel territorio regionale ma non sono in grado di individuarli puntualmente.

Questi numeri ci dicono che dall’entrata in vigore della legge 109/96, che regola il riutilizzo dei beni confiscati, molto lavoro è stato fatto, ma è evidente che c’è ancora da fare per far sì che tutti i cittadini conoscano la portata del bene confiscato come risorsa economica e simbolica del proprio territorio.