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La confisca dei beni e il loro riutilizzo: una fotografia istituzionale dalla Commissione Antimafia

A 25 anni dall’approvazione della legge num. 109\96 e a 10 anni dall’approvazione del Codice Antimafia, la Commissione parlamentare antimafia pubblica la “Relazione sull’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati”, a cura del IX Comitato per l’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, avviata il 07 maggio 2019 e proseguita per oltre due anni.  Si tratta di un documento importante, che tiene insieme oltre 80 audizioni, con una panoramica completa su tutti gli attori coinvolti nell’iter di sequestro confisca e riutilizzo di un bene confiscato.Diverse delle analisi e proposte di Libera sono state fatte proprie dalla Commissione parlamentare.Da una prima lettura, proviamo qui di seguito a segnalare alcuni passaggi importanti, criticità e proposte di modifiche; l’obiettivo del lavoro del IX Comitato è quello di provare a proporre una proposta di legge nei prossimi mesi, che possa riformare il Codice Antimafia (D.Lgs. Num. 159\2011 e ss.mm.) nel modo migliore possibile. A pagina 105 della relazione, infatti, si legge: “Alla luce di quanto sopra illustrato emerge un quadro profondamente deludente: lo Stato non conosce esattamente il numero e la tipologia dei beni sequestrati e confiscati nei procedimenti di prevenzione ed ignora del tutto, in quanto non rilevati, quelli relativi al processo penale. Appare evidente che i dati, ove completi ed attendibili, sono fondamentali per valutare le dimensioni complessive dell’efficacia dell’azione delle istituzioni nell’aggressione patrimoniale alla criminalità organizzata.”. Benché sia fuorviante estrarre una sola frase da oltre 400 pagine di analisi e di proposte, queste parole spingono il movimento antimafia a determinare ancora di più la sua azione di monitoraggio e rilancio, attraverso il dialogo continuo con le istituzioni e il partenariato economico e sociale. Proviamo qui a mettere in risalto alcuni dei temi principali, che già negli scorsi mesi Libera ha approfondito e analizzato, con un focus particolare sui beni immobili, che sono preziosa risorsa per sostenere il terzo settore e il mondo del volontariato.  Dalle audizioni dei diversi Presidenti delle sezioni per le misure di prevenzione dei tribunali è risultato evidente come un migliore coordinamento tra le diverse azioni giudiziarie (dalle procure della Repubblica, tra procure circondariali e procura distrettuale, fino alla DIA e al questore) potrebbe velocizzare l’iter giudiziario, rendendo poi più agevole l’intero percorso del bene. Molti beni immobili, che ad oggi non riescono a essere destinati e assegnati sono bloccati per criticità che risalgono alla fase giudiziaria: errori di trascrizione catastale, decreti di confisca non completi, occupazioni abusive dei beni o confische per quota indivisa. Un aumento dell’organico in queste sezioni sarebbe d’aiuto nell’organizzazione del lavoro. Uno degli strumenti per risolvere, almeno in parte, questa difficoltà di comunicazione, è prevedere che ci sia un raccordo del flusso informativo tra le diverse banche dati attualmente operative (Ministero della Giustizia e Agenzia nazionale, in particolare). Una delle proposte arrivate in Comitato durante questi due anni di ascolto e di lavoro è della sezione capitolina delle misure di prevenzione: la sottoscrizione di un protocollo con ANBSC per poter armonizzare l’assegnazione provvisoria dei beni e delle aziende in fase di sequestro con la fase di gestione durante la confisca di secondo grado; questo permetterebbe una fluidità maggiore nel lavoro degli amministratori giudiziari e soprattutto una migliore perfomance del riutilizzo pubblico e sociale. Un protocollo così strutturato metterebbe a sistema anche tutte le informazioni e la documentazione sul bene e sulla sua situazione. Un “buco nero”, infatti, è rappresentato delle confische penali, delle quali anche il Ministero della Giustizia fatica a raccogliere qualsiasi tipo di dato reale, che possa poi essere una base di condivisione con gli altri organi (dalla DNAA all’Anbsc). Questo ha ripercussioni dirette sul lavoro dell’Agenzia, che si trova costretta a rallentare parte dei provvedimenti a suo carico diretto. Un’azione di coordinamento fondamentale dovrà essere operata anche a livello legislativo, tra le diverse misure che nel tempo si sono stratificate: razionalizzare maggiormente l’aggressione ai patrimoni dei mafiosi e dei corrotti, infatti, si tradurrebbe in una maggiore efficienza di tutti gli attori protagonisti di questo iter. Da più parti è stata evidenziata la necessità di trovare un metodo condiviso per poter procedere con delle destinazioni provvisorie, in fase di sequestro dei beni, che possano mantenere inalterate le condizioni strutturali degli immobili e delle attività aziendali, facilitandone poi il loro riutilizzo in fase di confisca definitiva. Proprio in linea con questa idea, Libera, insieme alla rete associativa e territoriale, sta monitorando la possibilità che si possano applicare le procedure di co-programmazione e co-progettazione (ex art 55 del Codice del Terzo Settore) alla fase di assegnazione dei beni confiscati da parte degli enti pubblici, e quindi dal momento della loro destinazione agli enti locali; sarebbe uno strumento utile a creare un raccordo forte tra la comunità territoriale (e i bisogni della stessa) e l’amministrazione pubblica. Le aziende sequestrate e confiscate, che da sempre hanno rappresentato un nodo cruciale per la lotta alle mafie e alla corruzione, ancora oggi sono al centro di una riflessione e approfondimento. Parte della loro sopravvivenza è legata alle linee di credito, che spesso vengono negate nel momento del sequestro; varie audizioni hanno riguardato direttamente questo tema, da quelle ai presidenti dei Tribunali fino a Banca d’Italia; la proposta, che la commissione ha più volte evidenziato nel testo, è quella di implementare gli strumenti finanziari per la gestione e la valorizzazione delle imprese (ex art. 41 del Codice Antimafia), soprattutto in considerazione della dimensione delle aziende, nella gran parte piccole e medie, che hanno difficoltà ad ottenere dei requisiti di patrimonializzazione tali da accedere a linee di sostegno ministeriali. La vera difficoltà per le aziende sequestrate e confiscate, però, è dover pagare il costo dello stato di illegalità in cui sono nate e hanno fondato la loro attività: lavoratori in nero o sottopagati, immobili con destinazioni d’uso irregolari, clienti e fornitori che abbandonano le commesse perché non ritengono di avere delle garanzie sufficienti o perché non hanno più il vincolo criminale. Su questo, il lavoro del MISE, della Banca d’Italia, delle associazioni professionali di categoria e anche dei sindacati dovrà trovare una concertazione e una linea comune di azione. La dignità dei lavoratori e le lavoratrici è, infatti, condizione fondamentale per la costruzione di una comunità libera dalle mafie e dalla corruzione. Affrontare il tema delle aziende chiama in causa anche la categoria degli amministratori giudiziari: l’ingente numero di sequestri e confische e la tipologia così variegata di imprese, richiede una gestione che sia di tipo performativo e non solo conservativo. Viene invocata da più voci, all’interno della relazione, una riforma del Codice Antimafia sul numero degli incarichi da affidare ad ognuno, mantenendo saldi i principi della trasparenza, dell’imparzialità e della proporzione.  La relazione non tralascia i passi in avanti compiuti a livello internazionale, rafforzati dalla direttiva europea EU 2014\42 e dal regolamento EU 2018\1805, che vanno nella direzione di migliorare il raccordo tra i diversi stati membri e le loro procura. Libera, attraverso la rete CHANCE, sta realizzando un lavoro di monitoraggio e di analisi dell’applicazione di queste normative (in particolare dell’articolo della direttiva che suggerisce agli Stati Membri il riutilizzo pubblico e sociale) e sulla possibilità che i fondi europei di coesione possano essere uno strumento comunitario di valorizzazione degli immobili confiscati.  Rilevante, ovviamente, è la parte dedicata all’ascolto dell’ANBSC, organo centrale nell’iter di confisca e destinazione, e dei direttori che si sono succeduti durante il periodo di lavoro del IX Comitato, il prefetto Bruno Frattasi e il prefetto Bruno Corda. Registriamo, come Libera ha più volte evidenziato nelle note associative, gli enormi ritardi accumulati per rendere l'Agenzia pienamente in grado di assolvere alle sue funzioni, pur riconoscendo che negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti, che hanno portato al miglioramento dell’amministrazione che possiamo considerare come il perno centrale di tutto l’iter di confisca e riutilizzo dei beni, pur con un organico ancora ridotto. Le Linee guida per l'amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati, per esempio, hanno riconosciuto il ruolo propulsivo del terzo settore e rimarcato in maniera decisa l’importanza di considerare la vendita dei beni come ultima ratio e non come procedura standard. Nel luglio 2020, inoltre, è partito il primo bando per l’assegnazione diretta di beni immobili, prima sperimentazione in linea con quanto predisposto dall’art. 48 del Codice Antimafia. Oltre 1000 lotti da assegnare a soggetti del terzo settore, con una clausola di preferenza laddove l’ente territoriale avesse espresso la volontà di prendere il bene nel suo patrimonio demaniale. Su questo punto, controverse sono state le dichiarazioni di alcuni enti auditi, tra cui l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani): secondo il presidente De Caro, infatti, una delle criticità è stata quella di scegliere solo beni inoptati in precedenza dalle amministrazioni locali, senza una verifica preliminare e specifica delle condizioni strutturali e procedurali dello stesso. Come riporta l’Anci nella sua audizione, sarebbe stato forse auspicabile un raccordo più stretto con le amministrazioni, per fare in modo che i risultati potessero essere ancora più incisivi. La stessa ANCI, inoltre, ha riferito che apparirebbe preferibile un’assegnazione provvisoria agli enti locali anziché aspettare anni per la destinazione del bene, spesso non verificandone le condizioni di degrado o di occupazione abusiva, accumulando debiti.I risultati delle assegnazioni e il monitoraggio dei lotti rimasti senza destinazione, potranno restituire un quadro sicuramente più completo e indicare la strada da seguire per i prossimi bandi. L’attuale direttore dell’Agenzia nazionale, il prefetto Corda, ha riportato durante la sua audizione i dati dei beni in gestione al 31 marzo 2021 (18.518 immobili; 2.929 aziende, di cui 1.149 inattive fin dalla data del sequestro e da liquidare), e ha presentato alcuni dei progetti ancora in corso tra cui “Spazi per ricominciare”, che ha messo a disposizione oltre 200 unità alle imprese per fronteggiare l’emergenza sanitaria ed economica legata al Covid-19.Nel corso del 2020 ANBSC ha effettuato un monitoraggio istituzionale su circa 6.000 beni siti in 579 comuni per verificare l’effettivo utilizzo a fini sociali: la rilevazione, ancora in corso, ha avuto risposte da metà del campione con una percentuale di riuso pari a circa il 50%, quota ritenuta decisamente bassa. Al 20 febbraio 2021, su 2.176 comuni ove insistono beni, solo 795 dispongono delle credenziali e ben 1.381 non hanno accesso al sistema Open Regio; un simile dato trova conferma anche nella ricerca rimanDATI, realizzata da Libera nell’autunno del 2020, che attesta che oltre il 60% dei Comuni non è trasparente nella condivisione dei dati sui beni confiscati, attraverso l’elenco obbligatorio da pubblicare in Amministrazione trasparente. Questo evidenzia, ancora una volta, come sia necessario predisporre ulteriori interventi di sostegno e formazione per gli amministratori locali, che sono la parte terminale di un percorso lungo e tortuoso. In questo, ben si colloca il vademecum che viene allegato nella seconda parte della relazione, con modelli che seguono le tappe fondamentali del lavoro degli enti locali e che fornisce una rapida guida ai termini chiave di questa disciplina. Pagine che ci auguriamo possano diventare strumento di lavoro per tutte le amministrazioni, a prescindere dalle loro dimensioni e dalla concentrazione di beni sul territorio, ma soprattutto che possano richiamare ognuno degli attori impegnati alla costruzione di una comunità alternativa a quella mafiosa. Tra le proposte che il IX Comitato ha redatto a proposito del rafforzamento dell’Agenzia stessa, anche sulla base della relazione che la Corte dei Conti ha pubblicato nel 2016, una delle indicazioni riguarda la figura del Direttore. Per evitare che ci sia un avvicendamento nelle cariche come si è verificato finora (7 direttori diversi in 11 anni di attività istituzionale), si auspica che, come già accade per la magistratura, i direttori possano assicurare almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo. Ugualmente, il Comitato chiede che si possa implementare l’organico dell’Agenzia con un magistrato, con esperienza specifica nel campo dei sequestri penali e di prevenzione e di gestione, collocato fuori ruolo, per affrontare i frequenti problemi giuridici senza aspettare le riunioni del Consiglio direttivo e supportare, in modo rapido ed efficiente, le direzioni generali. “Progettare, programmare ed attuare un disegno strategico”, per citare le parole della relazione stessa, sono attività che richiedono un organico stabile e con una conoscenza profonda e consapevole del complesso mondo del sequestro e della confisca.  In ultimo, solo un breve passaggio sul tema del sostegno economico e finanziario, che in molti casi rappresenta un discrimine nella fase di richiesta del bene da parte dei Comuni e degli enti locali, come ribadito più volte durante l’intervento di Anci.Ad oggi, oltre alle risorse finanziarie di fondazioni ed enti privati, non possiamo non citare le Politiche di Coesione e i Fondi Europei, in particolare con la Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, redatta nel 2018 dall’ANBSC unitamente alla Ragioneria Generale dello Stato, al Dipartimento per le politiche di coesione e all’Agenzia per la coesione territoriale. Secondo quanto riportato durante l’audizione in Comitato dal direttore generale pro-tempore dell’ACT Massimo Sabatini, ad oggi l’utilizzo di queste risorse è ancora sottovalutato, per diverse e complesse ragioni. Nell’attuale ciclo di intervento europeo (programmazione 2014-2020), le politiche di coesione hanno finanziato 188 progetti per un importo pari a 144,6 milioni di euro. L’avanzamento complessivo, in termini di impegni su finanziamento totale pubblico, è pari al 21 per cento, mentre quello in termini di pagamenti su impegni è del 37,3 per cento (di cui la maggiore concentrazione è a carico del PON Legalità 2014-2020 affidato al Ministero dell’interno). Se da una parte, per i piccoli Comuni non è sempre facile avviare delle pratiche di progettazione e di rendicontazione di questi fondi, è importante che si trovi il modo di affiancare gli amministratori e fare in modo che sia sempre più agevole la fase di valorizzazione e di ristrutturazione di questi beni, alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza e della programmazione europea 2021\2027 in fase di definizione proprio in questi mesi. Tra le indicazioni raccolte dal Comitato, inoltre, è importante rilevare come si sia raccomandato di prevedere l’utilizzo di una quota del Fondo Unico Giustizia, dove confluiscono le liquidità sequestrate e confiscate. La strada che abbiamo tracciato in questi ventisei anni di impegno associativa, continua con responsabilità, attraverso le comunità monitoranti e le proposte di lavoro comune: nelle prossime settimane approfondiremo le singole proposte del Comitato, coinvolgendo in questa lettura anche la nostra rete associativa e territoriale, con l’obiettivo di poter progettare sempre meglio azioni di giustizia sociale e nuovi modelli di sviluppo territoriale. 

Good(s) Monitoring, Europe! - Final Event

On 12th October 2021, the final event of Good(s) Monitoring, Europe project, will take place during the 19th European Week of Regions and Cities. The online workshop will be the opportunity to promote a European Strategy for the public and social re-use of confiscated assets through cohesion policies for civic engagement, starting from the experiences of civic monitoring developed in Spain, Romania, Bulgaria and Belgium. The discussion will be animated by several experts and guests, including: Simona De Luca, from Italian Department for Cohesion Policy; Francesco Amodeo from Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission.  representatives of the national teams involved in the project.It will be possible to follow the initiative live, by registering on the official platform of the 19th European Week of Regions and Cities by 1 October 2021. Speakers:Simona DE LUCA Member of the Evaluation and Analysis Unit for the Programming of the Cohesion PolicyItalian Department for Cohesion Policy at the Presidency of the Council of Ministers Marcella MILITELLO President of BASTA! Belgian Antimafia Steps Towards AwarenessJesús PALOMO MARTÍNEZ Full professor at Rey Juan Carlos University and Vicepresident of FIADYSFrancesco AMODEO Policy Officer of Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission  Moderators:Giulia BARUZZO Programme Manager for International Department - Europe Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafieTatiana GIANNONE Programme Manager for Confiscated Asset Department Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Video Testimonials:Valentina FIORE CEO Libera Terra ConsortiumRadu NICOLAE President of ACDD Association for Cooperation and Sustainable DevelopmentMariyan K. SABEV Senior Analyst CSD-Centre for the Study of DemocracyAnisa XAKA Coordinator for Social and Educational Activities in Fier (Albania) ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo

Good(s) Monitoring, Europe! - Evento Finale

Il 12 ottobre 2021, si terrà l’evento conclusivo del progetto “Good(s) Monitoring, Europe!”, all’interno della 19th European Week of Regions and Cities. Il workshop on line sarà l’occasione per promuovere lo sviluppo di una strategia Europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, a partire dalle esperienze di monitoraggio civico realizzate in Spagna, Romania, Bulgaria e Belgio. Ad aiutarci in questa riflessione ci saranno numerosi ospiti tra cui: Simona De Luca del Dipartimento per le Politiche di Coesione in Italia, partner ufficiale del progetto; Francesco Amodeo della Direzione generale della Politica regionale e urbana della Commissione europea e i rappresentanti dei team nazionali coinvolti nel progetto. Sarà possibile seguire in diretta l’iniziativa, attraverso l’iscrizione alla piattaforma ufficiale della 19Th European Week of Regions and Cities entro il 1° Ottobre 2021.Panel interventi: Good(s) Monitoring, Europe!: the monitoring of confiscated assets for a Europe closer to citizens - 12WS21607 Martedì 12 ottobre 2021 11:30 - 13:00  Speakers:Simona DE LUCA Member of the Evaluation and Analysis Unit for the Programming of the Cohesion PolicyItalian Department for Cohesion Policy at the Presidency of the Council of Ministers Marcella MILITELLO President of BASTA! Belgian Antimafia Steps Towards AwarenessJesús PALOMO MARTÍNEZ Full professor at Rey Juan Carlos University and Vicepresident of FIADYSFrancesco AMODEO Policy Officer of Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission  Moderators:Giulia BARUZZO Programme Manager for International Department - Europe Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafieTatiana GIANNONE Programme Manager for Confiscated Asset Department Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Video Testimonials:Valentina FIORE CEO Libera Terra ConsortiumRadu NICOLAE President of ACDD Association for Cooperation and Sustainable DevelopmentMariyan K. SABEV Senior Analyst CSD-Centre for the Study of DemocracyAnisa XAKA Coordinator for Social and Educational Activities in Fier (Albania) ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo PER MAGGIORI INFO: Leggi la pagina dedicata sul sito dell’Unione europea. Visita il sito confiscatibene.it per la descrizione del progetto in Italiano ed Inglese. Visita il sito del partner ufficiale OpencoesioneMail: international@libera.it 

Benevento, ex Cementificio Ciotta: un hub vaccinale per far rivivere il bene

Un vaccino contro la pandemia, ma anche una giornata all’insegna della responsabilità, contro il virus delle mafie, del malaffare e del clientelismo.Il Coordinamento provinciale di Libera a Benevento, da tempo impegnato a condurre una battaglia per accelerare i tempi di riutilizzo dell'ex cementificio Ciotta di Contrada Olivola, nel capoluogo del Sannio, ha lanciato la sua proposta per riaprire le porte di questo importante bene confiscato alla criminalità. Lo ha fatto in una lettera aperta indirizzata all'Asl di Benevento, con la proposta di trasformare l'ex cementificio in un hub vaccinale."Nelle giornate del 10 ed 11 luglio - si legge nella nota - tanti giovani e rappresentanti di associazioni, organizzazioni, movimenti e comitati, si sono rimboccati le maniche per iniziare a donare dignità all’ex Cementificio Ciotta. Giornate composte da gesti di pulizia, da costruzione di panche, dall'inizio della pitturazione del cancello d'ingresso, dalla pitturazione di blocchi di cemento, dallo sgombero di una palazzina piena di carte e faldoni e dalla creazione della scritta ben in vista con la dicitura “Bene confiscato alla criminalità organizzata”. Un bene confiscato, oltre a rappresentare la vittoria dello Stato, sta a simboleggiare che le mafie in quel luogo hanno perso". Un momento importante di partecipazione e di responsabilità collettiva, costruito anche con l'intento di attirare, una volta di più, l'attenzione di Istituzioni e opinione pubblica sul valore di quel bene e sull'importanza di accelerare il più possibile i tempi per arrivare al riutilizzo sociale."Ma questi gesti non bastano - continuano i volontari di Libera. Occorre coralità, slancio, coraggio e desiderio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Si rende necessario, pertanto, innescare un processo di partecipazione collettiva ed un canale di entusiasmo istituzionale affinché un bene confiscato diventi bene comune. È con questi sentimenti che proponiamo all’autorità municipale ed al direttore generale dell’ASL di Benevento di considerare la fattibilità un Open Day vaccinale all’interno del bene confiscato in contrada Olivola. Auspichiamo che nel mese di settembre, dopo la pausa estiva, si possa ripartire con la forza deisimboli contro i simboli della forza e dell’arroganza". Far rivivere i beni attraverso iniziative simboliche che animino i beni anche non ancora restituiti alla collettività è un'importante strumento di sensibilizzazione. Per questo il Coordinamento di Libera a Benevento si è detto disponibile ad accompagnare e sostenere le Istituzioni e le realtà sociali che intendano promuovere momenti di partecipazione collettiva nell’ex Cementificio Ciotta. Perché - conclude la nota - "i beni confiscati sono una sfida da cogliere ed un’opportunità da costruire".

Pubblicato Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane aggiornato con i dati della seconda ricognizione seguita alle domande di accesso civico

Un comune su due in Campania non è trasparente sui beni confiscati. Su 131 comuni campani monitorati destinatari di beni immobili confiscati, 65 ancora non pubblicano l’elenco sul loro sito internet. Ciò significa che il 49,6% dei comuni è ancora totalmente inadempiente. Primato negativo in Provincia di Napoli con 26 comuni non “trasparenti”, seguono Caserta con 22 e Salerno con 9. Libera presenta Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane con i dati aggiornati. Le domande di accesso civico stimolano la pubblicazione degli elenchi. Ma il numero dei comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati è appena sopra la metà e il quadro generale resta critico.Un comune su due poco trasparente sui beni confiscati alle mafie: su 131 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati, sono 65 i comuni che ancora non pubblicano l’elenco. Ciò significa che ben il 49,6% dei comuni resta totalmente inadempiente. Tra quelli che pubblicano, sono ancora tantissimi quelli che lo fanno in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. I comuni meno “trasparenti” si trovano prevalentemente in Provincia di Napoli (26), seguono la Provincia di Caserta (22), quella di Salerno (9), quella di Avellino (5) e, infine, quella di Benevento (solo 3 comuni). Buona la performance del Comune di Napoli. La fotografia aggiornata è stata scattata da Libera Campania con la presentazione di “RimanDATI Campania”, una costola della ricerca nazionale “Rimandati”, il report sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.  Il rapporto è frutto del lavoro di monitoraggio civico sperimentato in Campania dal Coordinamento regionale di Libera che sarà presentato Domenica 25 luglio ore10.30 in occasione dell'Assemblea elettiva regionale di Libera che si svolgerà presso la sede dell'Associazione Figli in Famiglia in Via Via Ferrante Imparato, 111 NapoliIn Campania, stando ai dati del portale OpenRe.g.i.o (gennaio 2021), sono 2625 i beni immobili confiscati. Il dato si riferisce agli immobili destinati, quelli cioè già trasferiti al patrimonio indisponibile dei comuni nei quali insistono per scopi sociali o ad altre Amministrazioni dello Stato per finalità istituzionali o usi governativi. La distribuzione per province vede in testa la città metropolitana di Napoli con 1529 particelle confiscate e destinate. Seguono la provincia di Caserta (663) e quelle di Salerno (348), Avellino (64) e Benevento (21).La ricerca sui 66 comuni che hanno pubblicato l'elenco ha evidenziato in maniera piuttosto evidente come la logica degli open data sia ancora estranea alla stragrande maggioranza degli enti monitorati. Solo 27 comuni pubblicano infatti in formato aperto, che consente una fruibilità totale da parte dei cittadini e di chiunque voglia utilizzarli e appare l'unico a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza. Sono invece 12 i comuni che presentano un PDF immagine (frutto cioè di semplici scansioni) o totalmente chiuso, che sono inservibili nella logica open data. Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: quasi il 52% dei comuni campani che pubblicano elenco non specifica quale sia la destinazione tra istituzionale o sociale, il 42,5% non presenta informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato. Quasi il 90% dei comuni specifica invece quale sia l’ubicazione del bene e l’82% la sua tipologia.Sui 66 comuni che hanno pubblicato l’elenco è stato costruito un ranking mediato regionale: su una scala da 0 a 100, la media è pari a 51.4 punti. La Provincia di Benevento risulta la più “virtuosa” con 58.9 seguita da Salerno 56.9 e Caserta 51.3. Sotto la media regionale le province di Napoli (47.7) e Avellino (42.3). A livello comunale ottime le performance di Melizzano (Bn) con 98.2; Battipaglia (Sa) 94.3; Baronissi (Sa), Afragola (Na) e Castel Volturno (Ce) con 91.3Nel rapporto regionale presentato da Libera per la prima volta viene fotografata anche la capacità di risposta delle amministrazioni locali alle domande di accesso civico, con le quali, successivamente alla prima ricognizione, è stata richiesta agli Enti Locali di pubblicare o aggiornare gli elenchi. A ottobre 2020, al termine cioè della prima ricognizione, su un totale di 131 comuni campani monitorati, solo 45 pubblicavano l'elenco.  All' esito della seconda ricognizione, a tutto marzo 2021, grazie all'ulteriore azione di monitoraggio civico che si è tradotta nella produzione delle domande di accesso, sono diventati 66. Si è passati cioè da un percentuale di pubblicazione del 34% ad una del 50,4%. Un dato, dal punto di vista dell’incremento percentuale, sicuramente significativo. Ma il numero dei comuni che pubblicano l'elenco è appena sopra la metà e dunque il quadro generale resta ancora decisamente critico. Inoltre, nel dettaglio, ben il  64% dei comuni cui abbiamo inviato la nostra richiesta di pubblicazione o di aggiornamento dell'elenco non ci ha risposto, disattendendo in questo modo ad una precisa previsione normativa, secondo la quale gli enti della Pubblica Amministrazione, interrogati dai cittadini con gli strumenti previsti dalla legge, hanno l’obbligo di rispondere entro trenta giorni.“È un passo avanti di non poco conto - commenta Riccardo Cristian Falcone, responsabile beni confiscati Libera Campania - intanto perché segna un'ulteriore sperimentazione in grado di indicare una traccia di lavoro anche per altri territori regionali. I contenuti ulteriori di questo focus regionale consegnano molto di più che un modello di riferimento. La fotografia che se ne ricava, infatti, consente di valutare l'impatto concreto dell'azione civica di una comunità monitorante. La produzione delle domande di accesso civico è stato il tentativo di stimolare gli Enti Locali a mettere a disposizione di tutti, nel rispetto delle previsioni di legge, dati chiari, fruibili e trasparenti. Ma ci sono ulteriori elementi - continua Falcone di Libera Campania - che rendono preziosa questa ricerca. Come, ad esempio, la possibilità che essa offre di misurare e valutare la capacità di risposta della Pubblica Amministrazione alle domande di accesso civico prodotte dai cittadini. O, ancora, di misurare e valutare quanto concretamente si sia accresciuta la qualità dei dati pubblicati dai comuni a seguito delle domande di accesso civico. Un elemento nient'affatto trascurabile perché in grado di dimostrare l'enorme valore che questi strumenti messi nelle mani dei cittadini hanno di incidere in profondità sulla qualità della trasparenza. I dati raccolti ed elaborati nel Rapporto - conclude il responsabile beni confiscati di Libera Campania - dimostrano che l’esame di riparazione a cui erano stati “rimandati” i comuni campani destinatari di beni confiscati dopo la prima ricognizione ha sortito un qualche effetto, determinando certamente un passo avanti, per alcuni comuni assolutamente decisivo e importante. Ma le risultanze di questo focus regionale dimostrano quanto il lavoro da fare sia ancora lungo e difficile. Ciò impone a tutti - istituzioni, cittadini, società civile organizzata - di assumersi meglio e di più la propria parte di responsabilità. Restano sul tavolo le nostre proposte politiche che, a partire dal miglioramento delle condizioni e dei livelli di trasparenza dei comuni, mirano ad incidere sulla possibilità di rendere sempre più i beni confiscati, attraverso il loro riutilizzo sociale, palestre di vita e beni comuni:Proponiamo all'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata un documento di indirizzo da inviare a tutti gli enti destinatari di beni confiscati con un vademecum dettagliato sulle modalità di pubblicazione e sui contenuti degli elenchi da pubblicare, anche fornendo un modello comune in grado di uniformare sul piano nazionale la pubblicazione;Proponiamo che l’attuazione dei principi della trasparenza diventi pratica condivisa non solo per le amministrazioni comunali, ma anche e soprattutto per tutte le amministrazioni pubbliche che, a vario titolo, si intrecciano con la storia del bene;Riteniamo importante che sia garantito un maggiore coordinamento e scambio lungo tutta la filiera istituzionale del bene confiscato, che consenta poi una risoluzione veloce delle criticità e una trasparenza del dato.Auspichiamo che le Politiche di coesione e i fondi ad esse correlati possano diventare sempre di più uno strumento di emancipazione e di sviluppo per le comunità. 

Promoting social re-use of confiscated property in the Balkans in collaboration with OSCE

 Five Balkan countries involved - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and several international partners Libera is a partner of OSCE, International Organization for Security and Cooperation in Europe, in the project “Strengthening the fight against transnational organized crime in South-Eastern Europe through improved regional cooperation in asset seizure, confiscation, management and re-use” aimed at regional cooperation on the social reuse of confiscated assets from organized crime. The project focuses on five Balkan countries - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and involves several international partners. The objective of the project is to encourage and improve the practices of seizure, confiscation and management of confiscated assets through increased regional cooperation and the exchange of good practices. The project adopts a holistic approach, providing support to the entire cycle of criminal property recovery, breaking down its activity into three areas of intervention: (1) investigation, seizure and confiscation of assets; (2) management of assets; (3) reuse of assets. Libera's RoleIn particular, Libera is an executive partner of OSCE in achieving the third objective: promoting the social re-use of confiscated property at national and regional level through the participation of local civil society organizations as a tool for preventing and combating organized crime. To this end, Libera coordinated the planning and management of three training workshops targeting associations, managers of confiscated assets and National Agencies that manage confiscated assets in the five Balkan countries involved in the project. The first training took place on 28-29 April 2021 and featured Albanian associations and management bodies; the second training, involved civil society organisations in Northern Macedonia, and took place on 17-18 May 2021; the third training was held on 8-9 June 2021 with the participation of all 5 countries involving National Agencies, civil society organisations and management bodies. Project activitiesThe activities that directly involve Libera are:organisation of 3 training workshops to promote social re-use of confiscated property;participation as a trainer in regional training organised by OSCE;dissemination of project results through the promotion of materials designed for civil society organisations

La promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati nei Balcani insieme a OSCE in cinque paesi dell'area balcanica - Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Nord Macedonia, Montenegro e Serbia

Libera è partner di OSCE, Organizzazione internazionale per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, nel progetto “Strengthening the fight against transnational organized crime in South-Eastern Europe through improved regional co-operation in asset seizure, confiscation, management and re-use” volto alla cooperazione regionale sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il progetto è focalizzato su cinque paesi dell’area balcanica - Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Nord Macedonia, Montenegro e Serbia - e coinvolge diversi partners internazionali. L’obiettivo del progetto è incentivare e migliorare le pratiche di sequestro, confisca e gestione dei beni confiscati attraverso maggiore cooperazione regionale e lo scambio di buone pratiche. Il progetto adotta un approccio integrale, fornendo supporto all'intero ciclo del recupero dei beni criminali, dividendo l’attività in tre aree di intervento: (1) indagini, sequestro e confisca dei beni; (2) gestione dei beni; (3) riutilizzo dei beni.  Il ruolo di LiberaIn particolare, Libera è partner esecutivo di OSCE nel raggiungimento del terzo obiettivo: promuovere il riutilizzo sociale dei beni confiscati a livello nazionale e regionale attraverso la partecipazione delle organizzazioni della società civile locali quale strumento di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. A questo scopo, Libera ha coordinato l’organizzazione di tre workshop formativi rivolti alle associazioni, ai gestori dei beni  confiscati e alle Agenzie Nazionali che gestiscono i beni confiscati nei cinque paesi balcanici coinvolti nel progetto. Il primo training si è svolto il 28 e il 29 Aprile 2021 e ha avuto come protagonisti le associazioni e gli enti gestori albanesi; il secondo training, rivolto alle organizzazioni società civile del Nord Macedonia, si è svolto il 17 e il 18 Maggio 2021; il terzo training si è tenuto l’8 ed il 9 Giugno 2021 con la partecipazione di tutti i 5 paesi coinvolgendo le Agenzie Nazionali, le organizzazioni della società civile e gli enti gestori. Attività del progettoLe attività che coinvolgono direttamente Libera sono:-organizzazione di 3 workshop formativi per la promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati;-partecipazione come formatore nei training regionali organizzati da OSCE;-disseminazione dei risultati del progetto attraverso la promozione di materiali rivoti alle organizzazioni della società civile.Qui per maggiori informazioni:Descrizione del progettoI primi due workshop “Social re-use of confiscated assets focus of OSCE training courses for civil society organizations in Albania and North Macedonia”Il terzo workshop “Regional workshop on social re-use of confiscated assets in South-Eastern Europe”

Il regolamento dei beni confiscati a Palermo: associazioni e sindacati scrivono al Consiglio Comunale

Le associazioni e sindacati hanno scritto una nota congiunta al Consiglio Comunale di Palermo per chiedere l'approvazione del nuovo regolamento sui beni confiscati, da mesi in attesa di discussione in aula. Ricordando Pio La Torre e la legge sulla confisca dei beni che ne porta il nome, le organizzazioni cittadine hanno invitato il Consiglio a riprendere la discussione sul regolamento, avviata nel mese di dicembre, che sembra essersi arenata dopo l'approvazione dei soli due primi articoli. Il timore è che la consiliatura si concluda perdendo l'opportunità di rinnovare questo importante strumento. «L'approvazione del regolamento rappresenta un'occasione per ribadire il ruolo centrale dei beni confiscati nella storia della lotta alla mafia, promuovendo nuovi spazi di partecipazione, di confronto e monitoraggio, con l'obiettivo di implementare le pratiche di gestione, di sostenere quelle esistenti riconoscendone il valore pubblico e collettivo, di stimolare esperienze innovative, nella città che conta il maggior numero di beni confiscati alla criminalità organizzata in Italia», si legge nella nota.  Un percorso di confronto è in corso da tempo e ha visto le associazioni dialogare con l'amministrazione, chiedendo l'istituzione di spazi di progettazione partecipata, di un osservatorio comunale sui beni confiscati e di interventi a sostegno delle esperienze di gestione esistenti. Tra i firmatari della nota oltre venti realtà, tra cui numerosi soggetti gestori di beni confiscati. Si allega il testo completo della nota e l'elenco dei firmatari.

Fattiperbene - La fotografia del riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie

Più di 36.600 beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi, il 48% sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali, ma ben 5 beni su 10 rimangono ancora da destinare. Il maggior numero di beni immobili confiscati in Sicilia(6906),segue Calabria (2908),Campania(2747), Puglia(1535) e Lombardia(1242). Sono invece 4384 le aziende confiscate di queste il 34% è stata già destinata alla vendita o alla liquidazione, all'affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori delle stesse; il 66% è in questo momento ancora in gestione presso l'Anbsc. Anche qui la Sicilia prima tra le regioni per il numero aziende destinate(533)segue Campania(283),Calabria (204) e Lazio (160). Libera presenta il dossier Fattiperbene la fotografia del riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia in occasione dei 25 anni dall'approvazione della legge n.109 del 7 marzo 1996.A venticinque anni dall’approvazione della Legge 109 del 1996-commenta Libera- è certamente possibile fare un bilancio sul riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia, evidenziando innanzitutto le positività di un percorso e di tante esperienze nate grazie alla presenza di beni - immobili, mobili e aziendali - sottratti alla disponibilità delle mafie, delle varie forme di criminalità economica e finanziaria (dal riciclaggio all’usura, dal caporalato alle ecomafie) e di corruzione. Beni che sono diventati opportunità di impegno responsabile per il bene comune. Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali.Nel dossier Libera elabora i dati dell'Agenzia Nazionale:sono 36.616 i beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi. Circa 17.300 sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali mentre sono 19.309 beni immobili in gestione all’Agenzia (dati aggiornati al 2 marzo 2021), di cui più di 11.000 confiscati in via definitiva (dati al 31 dicembre 2019) e che rimangono ancora da destinare perché presentano varie forme di criticità (per quote indivise, irregolarità urbanistiche, occupazioni abusive e per condizioni strutturali precarie) oppure restano accantonati in attesa delle verifiche dei creditori. Secondo una ricognizione avviata nel corso del 2019 dall’Agenzia nazionale su un campione di indagine di circa 6.000 beni immobili destinati alle amministrazioni comunali, dai riscontri pervenuti su 2.600 beni, risulta che soltanto poco più della metà dei beni è stato poi effettivamente riutilizzato.Dalle relazioni annuali dei Commissari straordinari di Governo e dell’Agenzia nazionale è possibile anche tracciare l’andamento storico delle confische e delle destinazioni, a partire dal 1982 fino ad oggi. In particolare, dal 1982 al 1996 ci sono state 1263 confische e 34 destinazioni: erano i primi anni di applicazione della legge Rognoni - La Torre, durante i quali non era ancora in vigore la legge per il riutilizzo sociale. Nella seconda decade, dal 1996 al 2008 aumentano notevolmente i numeri e nel solo anno 2001 si arriva addirittura a 1023 confische e 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamento storico delle destinazione dei beni mobili registrati è tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai VVFF e soccorso pubblico 4,12%.Sul fronte delle aziende- commenta Libera- la maggior parte delle aziende confiscate giungono nella disponibilità dello Stato prive di reali capacità operative e sono spesso destinate alla liquidazione e chiusura, se non si interviene in modo efficace nelle fasi precedenti. Molte però sono scatole vuote, società cartiere o paravento per le quali risulta impossibile un percorso di emersione e continuità produttiva. Su un totale di 4.384 aziende confiscate dal 1982 ad oggi, quelle destinate sono state quasi tutte liquidate. Ne rimangono in gestione all’Agenzia altre 2.919. Di queste però, secondo i dati risalenti a un anno fa, 1.931 aziende erano in confisca definitiva e solo 481 risultavano attive. Come nel caso degli immobili, anche per le aziende confiscate è possibile rintracciare una progressione storica delle destinazioni: è interessante come negli anni dal 2008 al 2019 si sia passati dalle 5 del 2010 alle 441 del 2019.“In questi 25 anni – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- abbiamo assistito a un lavoro straordinario: il lavoro della magistratura e delle forze di polizia per individuare i beni frutto degli affari sporchi delle mafie, e renderne operativa la confisca; il lavoro di associazioni ed enti pubblici per restituire davvero quei beni alla gente, trasformandoli in scuole, commissariati, centri aggregativi per giovani e anziani, realtà produttive che offrono lavoro pulito e rafforzano il tessuto sociale ed economico dei territori. Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 25 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione. La legge può essere migliorata, potenziata sia nel dispositivo che soprattutto nell’attuazione. C’è una debolezza strutturale dello Stato nei confronti delle mafie che vive di lungaggini burocratiche, disordine normativo, competenze non sempre adeguate. Non possiamo permettere che tutto questo si traduca in un messaggio pericoloso: cioè che la 109 è un bluff, uno specchietto per le allodole, nient’altro che un giocattolino per illudere gli onesti.”Nel dossier Libera ha mappato le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali per raccontare una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale. Libera ha censito 867 soggetti diversi del terzo settore impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20. Dai dati raccolti attraverso l’azione territoriale della rete di Libera emerge che più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (468) mentre le cooperative sociali sono 189 (dato comprensivo delle cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e dei consorzi di cooperative).Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 11 associazioni sportive dilettantistiche, 23 soggetti del terzo settore che gestiscono servizi di welfare sussidiario in convenzione con enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni) , 36 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 60 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 26 fondazioni, 14 gruppi dello scoutismo e infine 6 istituti scolastici di diversi ordini e gradi. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 218 soggetti gestori,segue la Calabria con 147 , la Campania con 135 e la Lombardia con 133. Mediamente nel campione del censimento di Libera tra il sequestro e l'effettivo riutilizzo sociale trascorrono ben 10 anni.A venticinque anni di distanza dall’approvazione della legge per il riutilizzo sociale, oggi presa a modello in Europa ed a livello internazionale come Libera evidenziamo alcuni punti rispetto ai quali chiediamo:Mafie e corruzione stanno approfittando sempre di più dell’emergenza sanitaria e della crisi economica e sociale, per questo chiediamo l’effettiva estensione ai "corrotti" delle norme su sequestri e confische previste per gli appartenenti alle mafie, con la loro equiparazione e l’attuazione della riforma del codice antimafia nelle sue positive innovazioni.L'assegnazione di adeguati strumenti e risorse agli uffici giudiziari competenti e all'Agenzia nazionale in tutto il procedimento di amministrazione dei beni, prevedendo il raccordo fra la fase del sequestro e della confisca fino poi alla destinazione finale del bene ed assicurando il necessario supporto agli enti locali.La piena accessibilità delle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di progettazione partecipata del terzo settore e di monitoraggio civico dei cittadini.La destinazione di una quota del Fondo Unico Giustizia, delle liquidità e dei capitali confiscati ai mafiosi e ai corrotti, per rendere fruibili i beni mobili ed immobili e sostenere la continuità delle attività aziendali, tutelandone i lavoratori, nonché per dare supporto a progetti di imprenditorialità giovanile, di economia e inclusione sociale.L'utilizzo delle risorse previste per la valorizzazione sociale dei beni confiscati nella proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation Eu, assicurando un percorso di trasparenza e di partecipazione civica nella progettazione e nel monitoraggio.   

Good(s) Monitoring Europe! - The importance of cohesion policies for public and social re-use of criminal property

Project Goal   Good(s) Monitoring, Europe! project aims to promote European social inclusion strategies addressing the most disadvantaged layers of the population, through the public and social re-use of assets confiscated from organised crime in Europe and the activation of bottom-up participatory processes. The fight against organized crime passes through the community’s ability to generate a sense of belonging. The adoption of measures to promote social inclusion through a multidisciplinary approach, giving priority to cohesion policies as a decisive tool to strengthen these practices, should become a strategy. In this perspective, the involvement of the Cohesion Policy Agency, which will accompany Libera, will be essential to implement a strategy that can strengthen the support of cohesion policies in the construction of alternative contexts to criminal ones. The project will primarily activate a civic monitoring process and an analysis of the impact of cohesion policies on the possibility of reusing confiscated assets, creating a mapping on the implementation of Article 10.3 of Directive 2014/42/EU in EU Member States. To enhance and strengthen the first action, a European summer school will be organised for the development of a monitoring toolkit that will then be implemented in 4 European countries , to analyse and design some possible public and social re-use experiences of confiscated assets from organised crime, with the use of cohesion funds in support of these processes. The support of the European CHANCE network - Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe will be essential. Through its partners, CHANCE will support the implementation and dissemination of the project itself. As a final commitment, Libera and the operators involved will propose the adoption of a European Strategy for the public and social re-use of confiscated assets through cohesion policies, following the example of good practice developed in Italy. The Strategy will be presented during the European Week of Regions and Cities 2021, promoted each year by the European Union, and already participated by Libera in its 2019 and 2020 editions.  Results to be achieved     • Quantitative and qualitative growth of information and data on public and social re-use practices at the European level;    • Increasing the non-profit world’s exchange with the competent authorities on good practices on the management of confiscated property;    • Development of an innovative community-based monitoring toolkit for the valorisation of confiscated assets, duplicable in other areas through cohesion policies;    • Establishment of an informal transnational network of monitoring communities to implement the exchange of good practices;    • Wide-ranging promotion of proposals for a European strategy for the public and social re-use of confiscated property.  Impact At the European level, the project impact will be ensured by the establishment of an informal network of communities monitoring confiscated assets that will participate in the CHANCE network’s activities for strategic planning and advocacy, to be carried out both towards the competent authorities at national and European level, and to European citizens. The promotion of proposals and the enhancement of strategies for the social re-use of confiscated assets is part of the actions included in CHANCE's political agenda: promoting a European strategy for the creation of a fund dedicated to the re-use of confiscated assets is contained in the 2021-2027 programming of European funds to guarantee long-term effectiveness.Project implementation date: November 2020 - October 2021 MORE INFO international@libera.it