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(RI)GENERARE BENE \\ CALL ALLA PARTECIPAZIONE per webinar di formazione e approfondimento 6 e 13 dicembre 2020

PERCHè (RI)GENERARE BENE:Dal Nord al Sud della Puglia, sono numerose le realtà che hanno avviato circuiti di economia civile attraverso la rigenerazione di luoghi e spazi pubblici, abbandonati, inutilizzati o in disuso. Ne sono un esempio importante i beni confiscati alla mafie, che grazie alla legge num. 109\96, sono diventati negli ultimi 25 anni un'opportunità per il terzo settore, per progettare e realizzare in luoghi dal forte valore simbolico, traiettorie di riscatto e cambiamento sociale. Dalle ville e alle grandi tenute agricole dei boss, fino a locali e appartamenti, i beni confiscati sono occasioni per sostituire ai simboli del potere mafioso legami di giustizia sociale, creando lavoro, socialità, welfare, integrazione, educazione. Quando si rigenera un bene, a partire dai bisogni della comunità di riferimento e coinvolgendo attivamente la stessa, ci si cura del territorio e del bene comune e ci si oppone alla disillusione e al disinteresse alla collettività a cui prima non c'erano alternative e nelle quali le mafie proliferano.Per fare questo è fondamentale il confronto, a partire da istituzioni ed enti locali, spesso titolari o proprietari dei beni, fino alle realtà che operano per le medesime finalità in altri territori, che costituiscono linfa vitale nel fare rete, mescolando pratiche di successo di fronte a comuni difficoltà. La capacità di progettare in maniera partecipata anche una semplice azione, non è un elemento da lasciare al caso, ma è frutto di competenze su cui è sempre possibile formarsi e crescere. PROGRAMMA:Abbiamo lanciato un primo ciclo di incontri sul tema che vedranno realtà del settore e rappresentanti di enti locali confrontarsi nei seguenti dibattiti in modalità webinar1. Webinar sul riutilizzo sociale dei beni confiscati“L’impegno del terzo settore”Domenica 6 dicembre, dalle ore 10:30 alle ore 12:00 > RelatoriTatiana Giannone, settore nazionale Beni confiscati di Libera, illustrerà i progetti e le ricerche dell’associazione per la trasparenza e la conoscenza dei beni confiscati alle mafie;Sasy Spinelli, presidente della coop. soc. Libera Terra - Terre di Puglia racconterà il progetto di Libera Terra nella storia del riutilizzo sociale dei beni confiscati e le prospettive nel nostro territorio;Pietro Fragasso, presidente della coop. soc. Pietra di Scarto ha avviato con altre realtà del terzo settore pugliese il progetto “Pomovero” per realizzare una filiera economica etica del pomodoro sui beni confiscati;Pasquale Bonasora, ci parlerà del lavoro di Labsus sulla progettazione partecipata e quale valore può far scaturire nella rigenerazione dei beni confiscati alle mafie e dei beni pubblici abbandonati o inutilizzati.Moderano: Roberto Campanelli, Libera Puglia e Tatiana Giannone2. Webinar con i rappresentanti degli enti locali“Le istituzioni ci raccontano”Domenica 13 dicembre, dalle ore 16:00 alle ore 18:00> Relatori:Davide Pati, vicepresidente nazionale di Libera e responsabile del settore Beni Confiscati dell’associazione interverrà sull’evoluzione negli ultimi 25 anni delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati;Annatonia Margiotta, le politiche regionali in materia di finanziamento e valorizzazione dei beni confiscati, da Libera il Bene agli ultimi bandi della Regione Puglia;Vitandrea Marzano, illustrerà il ruolo dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari nella valorizzazione dei beni confiscati;Roberto Covolo, consigliere comunale a San Vito dei Normanni (BR) e precedentemente Assessore al Comune di Brindisi la partecipazione pubblica nella gestione di beni pubblici e beni confiscati interverrà sul coinvolgimento della cittadinanza e della progettazione partecipata nella messa a bando di beni confiscati alle mafie e rigenerazione di immobili pubblici;Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti (BA), nonché rappresentante di Avviso Pubblico, riporterà il punto di vista dell’associazione di enti locali su buone pratiche e difficoltà nella valorizzazione del patrimonio dei beni confiscati partendo dalle esperienze realizzate ad Acquaviva.Moderano: Alessandra Ricupero e Valerio D’Amici, Libera Puglia OBIETTIVI:conoscere esperienze di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie e di rigenerazione di spazi pubblici in Puglia;approfondire il tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e della rigenerazione di spazi pubblici;sviluppare e saldare la capacità di fare rete tra gli enti del terzo settore pugliese impegnati in questo ambito insieme all'associazione Libera;attivare un confronto con gli amministratori locali, sui problemi legati alla gestione dei beni confiscati e sulla realizzazione e partecipazione di e a bandi pubblici;riconoscere la funzione della progettazione partecipata.COME E CHI PUò PARTECIPARE:La partecipazione è aperta: gli incontri sono rivolti ai singoli e alle realtà che aderiscono a Libera, alle realtà del terzo settore del terzo settore impegnate nella gestione di beni confiscati o in progetti di rigenerazione di beni pubblici, a singoli o gruppi interessati al tema.Per partecipare basta inserire le proprie informazioni nel seguente link, in modo tale da poter ricevere il collegamento al webinar. Nel corso degli incontri sarà possibile fare domande ai relatori prenotandosi nel corso del dibattito.  LINK DI ISCRIZIONE   https://sostieni.libera.it/limesurvey/index.php?r=survey/index&sid=721756&lang=it I webinar sono curati da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie all'interno del progetto Alchimie, realizzato con il sostegno di Fondazione con il Sud.

Liberi di ricominciare, a partire dai beni confiscati *

Cosa c’è di più sintomatico di ripartenza se non un luogo in cui poter costruire nuove storie? Storie di speranza, storie di ripartenza. E se in questo spazio, su quella stessa terra, ci fosse l’orma della Camorra, della criminalità, ormai scacciata? Se spazzando via la polvere si spazzasse via la vecchia presenza e ne rimanesse solo un ricordo sbiadito, a fiorire in sentimenti positivi? Tutto avrebbe ancora più valore. Il Bando dell'Agenzia nazionale per l'assegnazione dei Beni Confiscati dell’ANBSC è un’occasione unica in questo senso: dare forma a idee e progetti per il terzo settore, in uno spazio di valore, che non è come un altro, che rinasce insieme a noi. La voglia di realizzarli concretamente questi sogni, unita alla consapevolezza dell’importanza dell’impegno, ha spinto circa 30 partecipanti (animatori di comunità del Progetto Policoro campano, ma anche persone interessate a saperne di più) a seguire lo scorso 14 novembre con entusiasmo l’incontro formativo-informativo tenuto da Riccardo Christian Falcone, responsabile del settore beni confiascati di Libera Campania. Anche se a distanza, connessi attraverso voci e immagini in movimento attraverso una piattaforma digirale, è stato un momento speciale. Perché non ha risposto solo ad un interesse, quello di chi ha intenzione di studiare un progetto per l’assegnazione di un bene confiscato, ma ha anche significato di impegno, l’impegno di chi, nonostante tutto, non si stanca mai di dare il proprio contributo in un modo o nell’altro a favore del bene in questo mondo. Anzi di insistere a favore di questo bene, di puntare i riflettori, di spronare. E questa è una ricchezza irrinunciabile in una società che spesso assopisce gli animi.Grazie dunque alla famiglia di Libera.di Martina Nacchio (Animatrice di Comunità del Progetto Policoro - Diocesi Nocera Inferiore - Sarno)

Bando per la gestione di beni confiscati: ecco come trovarli su mappa

C’è ancora tempo per partecipare a un bando storico per i beni confiscati alle mafie, quello che prevede l’assegnazione diretta di immobili e terreni a soggetti del terzo settore per il reimpiego a fini sociali. Il direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) ha disposto la proroga dei termini per la presentazione delle domande: la scadenza è fissata alle ore 12 del 15 dicembre 2020 e per gli enti interessati sarà possibile fare richiesta di effettuare i sopralluoghi entro il 20 novembre 2020, per poi prendere visione dello stato dei luoghi fino al 30 novembre 2020.La scadenza naturale del bando era fissata per il 31 ottobre, ma l’ampio interesse manifestato per l’iniziativa - sottolinea l’Agenzia - ha reso necessario allungare i tempi sia per i sopralluoghi che per la presentazione delle domande.Sono circa 1400 i beni confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata messi a bando direttamente dall’Agenzia. I soggetti del terzo settore possono presentare richiesta per ottenere la gestione in comodato d’uso gratuito per 10 anni, rinnovabili una sola volta. Sono confermate le modalità di partecipazione indicate nel bando del 31 luglio scorso: gli interessati possono presentare richieste di informazioni o chiarimenti scrivendo all’indirizzo mail bandoterzosettore@anbsc.itI sopralluoghi possono essere prenotati alle seguenti mail:italiacentrale@anbsc.it (per i beni del Centro Italia, ossia Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Sardegna)segreteria.mi@anbsc.it (per i beni di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria)segreteria.na@anbsc.it (per i beni di Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata)segreteria.rc@anbsc.it (per i beni di Calabria, Puglia, Sicilia Orientale)segreteria.pa@anbsc.it (per i beni della Sicilia Occidentale)Per rendere più agevole la consultazione degli elenchi dei beni e favorire in questo modo la partecipazione e la trasparenza, Confiscati Bene ha arricchito i dati dell’Agenzia nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati con i dati geografici dell’Agenzia delle Entrate, che tengono conto di foglio, particella e subalterno catastali.Qui sotto elenco per la consultazione (al click sullo zoom si aprirà una mappa zoomata sulla particella). Qui il foglio elettronico.!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}(); Come leggere i datiPer ogni bene confiscato, che sia terreno, appartamento, locale commerciale o box-garage, vengono indicati oltre al codice univoco m-bene anche i dati identificativi del catasto, da cui siamo partiti per costruire delle micro-mappe. Cliccando sulla lente di ingrandimento - ove è stata possibile la geolocalizzazione - si visualizza l’esatta collocazione della particella del bene messo a bando. In alternativa si può fare anche click sull’indirizzo e visualizzare una mappa centrata sulla sua ricerca.Come abbiamo realizzato le micro mappeL’elenco dei beni del bando è associato spesso a indirizzi che non danno la possibilità di individuarli nel territorio, utilizzando le più tipiche mappe online. Qualche esempio tra i tanti:“località San Filippo”, comune di Casignana, Calabria;“Boscofangone”, comune di Nola, Campania;“S.S. 163 AMALFITANA”, comune di Positano, Campania;“Località Casa Cuculo”, comune di Piglio, Lazio.Questo accade principalmente perché si tratta di indirizzi generici (come quando si indica soltanto il nome di un’intera strada statale) e perché località e contrade spesso sono assenti o corrispondenti ad areali troppo estesi.Tra i dati disponibili ci sono anche i dati catastali, che consentirebbero di superare questi problemi. L’Agenzia delle Entrate infatti offre un servizio che consente - dati foglio, particella e subalterno catastali - di risalire all’area geografica. Ma permangono due problemi:è un servizio utilizzabile a schermo, e per ogni bene di interesse si deve eseguire una nuova ricerca, click dopo click, modificando le varia combinazioni possibili di regione, provincia, comune, foglio e particella. Inoltre il servizio è protetto da un sistema di verifica che l’utente non sia un robot, che viene ripetuto ogni 10 minuti;la mappa dell’Agenzia inoltre fa zoomare sulla particella di interessa, ma non consente di capire dova sia quella particella. Perché è una mappa quasi senza toponimi, senza nomi di strade, senza foto satellitare (la GIF animata dà un’idea. Allora abbiamo pensato di aggiungere delle modalità che consentono di sfruttare meglio queste informazioni geografiche contenute nella tabella originale:una è semplice: aggiunge semplicemente il puntamento diretto alla ricerca su mappa dell’indirizzo presente in tabella. Sarà comodo ed efficace per indirizzi “completi” come “VIA CESARE AIROLDI N. 49” a Palermo;un’altra è stata implementata per un largo numero dei dati catastali, è indirizzi come “C.DA ALBANA”, sono posizionati nel territorio grazie al fatto che è stato estratto l’areale in cui ricade il Foglio 68, Particella 263 nel comune di Piazza Armerina.Quest’ultimo è il vero avanzamento, perché consente di passare da un punto posizionato male o assente (vedi sotto) alla posizione della particella nel territorio (Foglio 68, Particella 263).

Castagneto Carducci: approvato il Regolamento per la destinazione e l'utilizzo dei beni confiscati

Si è svolta ieri la seduta del Consiglio comunale di Castagneto Carducci, in provincia di Livrono, con la quale è stato approvato il Regolamento per la destinazione e l'utilizzo dei beni confiscati. Un Consiglio comunale aperto che, sebbene in remoto, ha visto la partecipazione delle Istituzioni - in collegamento il Prefetto di Livorno Paolo D'Attilio, rappresentanti delle Forze dell'Ordine e di altre Amministrazioni comunali -, di alcune realtà sociali del territorio e di Libera.Si tratta di un'importante tappa, frutto di un lungo processo partecipativo, cui ha contribuito anche la rete di Libera e che ha portato alla definizione del regolamento approvato ieri. Un regolamento che pone particolare enfasi sul valore culturale, educativo e simbolico ma anche politico ed economico del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, nel contempo valorizzando gli aspetti di protagonismo e partecipazione della comunità locale e delle associazioni nei percorsi di progettazione e riutilizzo.Attualmente il Comune di Castegneto Carducci non risulta ancora destinatario di beni confiscati. Sono però 14 gli immobili in confisca definitiva e ancora in gestione all'Agenzia nazionale per i quali l'Amministrazione è intenzionata a richiedere a breve il trasferimento al patrimonio indisponibile dell'Ente. Un "pacchetto" importante di beni, di varia tipologia e comunque significativi anche dal punto di vista strutturale, che può costituire una straordinaria occasione per il territorio. L'approvazione del regolamento segna dunque senz'altro un passaggio importante nella direzione di garantire da un lato la massima chiarezza e trasparenza nelle procedure di assegnazione, dall'altro la celerità e l'efficacia delle stesse. Con l'obiettivo finale di dare pieno compimento e attuazione allo spirito della Legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei patrimoni confiscati alla criminalità organizzata. Una tappa importante dunque ma ancora non definitiva. Perché la sfida vera, per la comunità di Castagneto, inizia adesso.

Una guida facile alla consultazione del primo bando ANBSC per l'assegnazione diretta di beni immobili al terzo settore

Il 31 luglio l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) ha pubblicato il primo bando per l'assegnazione diretta di immobili confiscati. Si tratta di una prima sperimentazione, che mette in pratica un articolo (il 48.3 lettera C bis) del Codice Antimafia e realizza quanto descritto nelle “Linee guida per l’amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati” che l'agenzia ha pubblicato nell'ottobre scorso. Proprio in questo documento il terzo settore è descritto come attore principale nel processo di recupero e riutilizzo dei beni confiscati, riprendendo la strada già tracciata da Libera con la legge 109 del 1996 (leggi la sua storia e la sua evoluzione).  Il bando, oltre a riconoscere ancora con più convinzione il valore etico del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, si ispira ai principi della coesione e della protezione sociale, dell'inclusione anche lavorativa e della cooperazione, della sostenibilità economica, e soprattutto ambientale. Principi che ritroviamo nella “Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie attraverso le politiche di coesione” e che da venticinque anni guidano l'azione di promozione sociale e di animazione territoriale della rete associativa di Libera.  Ci sono già più di 850 soggetti gestori del mondo del terzo settore e del volontariato che hanno intrapreso un percorso di riutilizzo sociale di beni confiscati; proprio questo dimostra che attraverso il bando si potranno aprire le porte a nuove realtà, che potranno utilizzare le esperienze già consolidate come buone prassi e restituire alla collettività i beni sottratti dal potere mafioso.Con l'obiettivo di promuovere ancora di più la possibilità di partecipare al bando e immaginando di poter attivare dei percorsi di monitoraggio civico nei territori e nelle comunità di riferimento, abbiamo preparato dei materiali grafici, che potrete scaricare al link qui sotto. In particolare, troverete una sintesi del bando, una cartina nazionale con i beni confiscati messi a disposizione e i Comuni coinvolti, delle cartine di dettaglio a livello regionale. Adesso, non ci resta che camminare insieme! 

Da case dei boss a luoghi di educazione. A Casal di Principe i beni confiscati diventano scuole

Da ville dei boss a luoghi di educazione e formazione. Un capovolgimento di senso che restituisce appieno il valore del riutilizzo a fini sociali ed istituzionali dei beni confiscati alla camorra.Accade a Casal di Principe, in provincia di Casera, dove diversi immobili confiscati in via definitiva sono stati trasformati, per volontà dell’amministrazione comunale del Sindaco Renato Natale, in aule scolastiche. E accade in un periodo particolarmente delicato, nel quale, di fronte al persistere dell’emergenza sanitaria, le scuole e le amministrazioni comunali sono chiamate a garantire sicurezza e ad applicare rigidi protocolli, soprattutto in relazione alla disponibilità di spazi più ampi.A Casal di Principe, comune che soffre di una storica carenza di edifici scolastici, si è pensato bene di mettere a disposizione delle scuole del territorio gli immobili, alcuni di particolare consistenza, sottratti ai clan e destinati al Comune, riuscendo così a cogliere tre obiettivi in una volta sola: abbattere i fitti passivi, riutilizzare i beni confiscati e garantire il rientro a scuola in sicurezza e tranquillità.L’intervento dell’amministrazione ha riguardato in particolare l’Istituto Comprensivo Spirito Santo, dislocato su diversi plessi, alcuni dei quali ospitati in strutture private. Già del 2008, attingendo a fondi regionali, l'amministrazione (in quel periodo retta da una commissione straordinaria) aveva adeguato un bene confiscato per ospitare la scuola media Dante Alighieri, che fa parte appunto del comprensivo Spirito Santo. Un passo significativo ma ancora insufficiente a risolvere il problema della carenza di aule. A distanza di dodici anni, l’amministrazione di Renato Natale, ha voluto replicare quell’esperienza.Così quest'anno sono stati adeguati altri beni confiscati, e tra questi alcuni terreni, che ospiteranno la materna Maria Montessori, adeguata con fondi comunali, e la segreteria scolastica dell’istituto, anch’essa risistemata con fondi attinti dalle casse comunali.È stato inoltre garantito, grazie a fondi comunali e finanziamenti giunti al Comune per l’emergenza Covid, l’ampliamento della media Dante Alighieri, che, come dicevamo, è già ospitata in un bene confiscato.Verrà presto adeguato un altro immobile confiscato, con fondi regionali già stanziati, per ospitare altre aule sempre dell'Istituto Comprensivo Spirito Santo. E sempre con fondi regionali, è stata costruita su un terreno confiscato una scuola dell'infanzia intitolata a Salvatore Nuvoletta, il giovane carabiniere ucciso dalla camorra nel 1982.Infine, sono in corso altri lavori, finanziati dalla Regione, su un altro terreno confiscato sul quale nascerà l’asilo nido.Insomma, un investimento massiccio, cui ha fortemente lavorato l'Assessore all'Istruzione Marisa Diana, per riconsegnare alla comunità luoghi simbolo del potere criminale che oggi diventano invece spazi privilegiati di educazione per le giovani generazioni. Un’esperienza che di certo può rappresentare una buona pratica da replicare in altri territori.(scritto con Marilù D'Angelo)

ARGENTINA. RECUPERARE I BENI SOTTRATTI AI CRIMINALI PER AFFRONTARE LA CRISI SANITARIA ED ECONOMICA

Alas- America Latina Alternativa Social - rete promossa da Libera in Centro e Sud America, ha intrapreso nella regione diversi percorsi di giustizia sociale, memoria e pace. Tra questi, con il coordinamento delle organizzazioni partner locali, sta promuovendo tavoli di confronto tra istituzioni e società civile e proposte di legge più incisive in tema di utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.Lucas Manjon, referente della rete di Libera in Argentina e autore dell'articolo, è stato una figura chiave nella Fundacion Alameda, organizzazione di base partner Alas storicamente impegnata nella denuncia contro mafie e corruzioni e nel riscatto dei beni gestiti da imprese illegali in Argentina.Il concetto alla base del recupero di beni derivanti da attività criminose non si dovrebbe basare solo sull’ipotetico - e altamente giustificato - risarcimento economico che le loro vittime, dirette o indirette, meritano. Anche lo Stato, nelle sue diverse rappresentazioni, ha visto indebolire la sua integrità etica ed economica, considerando che gran parte di queste attività, catalogabili nel contesto del crimine organizzato, sono state possibili grazie alla protezione se non alla partecipazione attiva di funzionari che rappresentano lo Stato.La extinción del dominio (terminologia giuridica adottata in argentina ed in diversi paesi dell’America Latina per definire lo strumento della confisca) ha in primo luogo un fondamento simbolico. Il diritto penale è basato sull'emanazione di sanzioni e punizioni destinate a risarcire il danno procurato nei confronti della società nel suo insieme; il crimine non è commesso contro una singola persona, ma contro la società nel suo insieme e la sanzione è pertanto un risarcimento per l’intera società. Oggi ciò è ulteriormente rafforzato con l'implementazione del nuovo Codice Penale, che definisce come obiettivo centrale la "risoluzione dei conflitti".Il senso di recuperare dei beni ottenuti illecitamente è più simbolico che economico in sé. L’idea di recuperare il maltolto e rivenderlo affinché il governo abbia degli introiti è simile al criterio per cui viene disseminata una strada di telecamere più per fare cassa piuttosto che per prevenire altri incidenti.Le telecamere sulla strada devono esistere e devono servire anche per emettere sanzioni, ma non è questo il senso. Il senso ultimo delle leggi sta nel miglioramento della qualità istituzionale dello Stato stesso e nel miglioramento delle condizioni materiali ed immateriali di tutta la popolazione. Il sistema giudiziario ed il governo possono recuperare e riutilizzare qualsiasi maltolto, ma sfortunatamente finora sono stati recuperati, nella maggior parte dei casi, beni poi serviti per le campagne elettorali. Così come le telecamere devono servire a ridurre il numero di incidenti stradali e non per fare cassa, la loro disposizione geografica deve essere pianificata, definita scientificamente, per sfruttare al meglio le risorse disponibili.Le agenzie statali incaricate di recuperare e tutelare l'integrità dei beni sequestrati sono frammentate e senza un coordinamento. La Corte Suprema, i Tribunali Federali, i Pubblici Ministeri, i Ministeri di Giustizia e organismi come l’Agenzia di Amministrazione dei Beni di Stato gestiscono informazioni diverse e applicano criteri differenti per preservare lo stato ottimale delle proprietà, oltre ad utilizzare differenti strategie per il loro riutilizzo effettivo. L'art. 23 del Codice Penale consente alle autorità giudiziarie di confiscare i beni di persone accusate di diversi tipi di reati. Inoltre nell'art. 233 dello stesso Codice si autorizza l’assegnazione dei beni confiscati a una persona fisica o giuridica che ne faccia uso. Chiaramente, questa assegnazione comporta degli obblighi nei confronti del ricevente: non alterare il senso espresso dalla sentenza del giudice, prendersi cura e mantenere il valore della proprietà mentre il procedimento penale continua.Rispetto a ciò, esiste un sistema di “cambio di rotta”, qualora si fosse di fronte ad un errore giudiziario, che prevede la possibilità di far valere il principio di non colpevolezza dell’imputato, quindi la protezione dei suoi beni, così come garantiscono le leggi sulla proprietà privata. Nel caso in cui il bene dovesse essere restituito all'imputato e avesse perso il suo valore, si procederebbe ad un risarcimento economico. Oggi il governo sa di avere a disposizione anche questo strumento, che è ancora meno farraginoso di quelli proposti dalla legge e dal decreto presentato a scaglioni.Di fatto anche l'argomentazione relativa alla presunzione di innocenza e alla garanzia del diritto alla proprietà privata che può frenare l’iter del recupero, del riutilizzo e del risarcimento (le 3R della dottrina dell’antimafia), adottata da diversi comparti del sistema giudiziario, non è corretta. Oggi, la maggior parte delle persone detenute per qualsiasi tipo di crimine e ancora in attesa di una sentenza, che sia per rapina, per furto o per reati legati alla criminalità organizzata, se alla fine risultano innocenti non solo hanno una grave perdita economica rispetto ai beni ed al loro sostentamento quotidiano, ma perdono anche giorni di libertà, rinchiusi in luoghi che di solito non sono villaggi turistici o centri ricreativi.I beni che sono sottratti ad una persona risultata poi innocente possono essere risarciti, ma il tempo tolto ad una persona che è stata ingiustamente detenuta, no.La extinción del dominio non dovrebbe basarsi su una mera restituzione di denaro per uno Stato che già ha una mal gestione delle proprie risorse. Tribunali e pubblici ministeri inutilizzati e disseminati in tutto il paese, vecchi e fatiscenti edifici che rendono difficile il funzionamento della magistratura, case e locali commerciali affittati come tribunali e/o pubblici ministeri, autorità giudiziarie di provata disonestà che continuano ad esercitare e tanto altro in un paese che, presumibilmente invece, cerca di progredire.Dall'11 marzo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato lo stato di pandemia in tutto il pianeta. I governi di tutto il mondo corrono contro il tempo per garantire l'assistenza sociale, economica e sanitaria dei propri cittadini. Paesi con economie deboli e superpotenze economiche si trovano nello stesso stato di impotenza nei confronti di un virus – il Covid 19 - che non fa distinzione tra confini territoriali e di classe, ma che si distingue molto rispetto ai sistemi economici in cui si imbatte. I dati che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e i diversi organismi economici sovranazionali si sono incaricati di dichiarare fino alla nausea, ci raccontano che le economie nazionali e i loro cittadini sono totalmente esposti non solo al virus, ma alla fame, alla povertà e alla disperazione.Su questo stesso argomento è intervenuto Papa Francesco che in due delle sue ultime omelie ha dichiarato di pregare “per le persone che in questo periodo di pandemia fanno affari con i bisognosi. Sfruttano i bisogni degli altri e li vendono: i mafiosi, gli usurai e molti altri". Inoltre ha chiesto "che il debito che pesa sui bilanci dei paesi più poveri venga ridotto o addirittura estinto".I mafiosi e gli usurai che Papa Francesco ha ripetutamente denunciato sono coloro che inficiano quotidianamente sull’apporto che la società ha dato allo Stato per garantire i diritti dei cittadini. È necessario che i beni di tutti questi mafiosi e usurai siano messi al servizio delle persone più bisognose. I poveri, i vulnerabili, le donne vittime di violenza di genere, le vittime di sfruttamento sessuale, gli schiavi, gli operatori sanitari, i malati, gli impiegati, i trasportatori, gli anziani, i giovani e la società tutta in generale, dovrebbero essere tutelati in questa pandemia, che non riguarda solo il virus, ma anche la diffusa cultura mafiosa, l’egoismo e l’avidità.Gli immobili confiscati, come i veicoli, i macchinari e i soldi che rientrano in questo quadro giuridico, devono essere consegnati nelle mani dello Stato e utilizzati attivamente per affrontare la crisi sanitaria ed economica che mette in pericolo la salute dell'umanità e che, a detta del nostro presidente Alberto Fernández, è prioritaria rispetto all’economia.Che lo Stato riesca finalmente a risarcire i danni a cui è stato sottoposto attraverso il meccanismo delle 3R sarebbe un elemento in più da considerare in questa situazione di crisi. Sarebbe anche un segno di cambiamento e speranza.  Una svolta per costruire una democrazia forte, in reazione alla concentrazione economica ed alla mafiosità.Lucas ManjonFonte:Cronicas PorcinasTraduzione: Francesco Quarta

Uno SPAZIO DELLA MEMORIA PER “CASANOSTRA”, a GIUSSANO (Monza Brianza)

Per IL MOSAICO - associazione di volontariato l’occasione d’incontro e relazione con studenti tramite i percorsi di alternanza scuola e lavoro sono fondamentali e particolarmente importanti. Inclusione e legalità sono i temi portanti dei progetti rivolti a Casanostra, e su questi due valori abbiamo costruito un percorso con gli studenti e le studentesse della classe 4 B Liceo artistico statale Villa Reale “Nanni Valentini” di Monza, che hanno lavorato ad una progettazione di uno spazio della memoria al piano interrato di Casanostra, Giussano (MB), accompagnati da noi a dalla professoressa tutor Francesca Cazzaniga. Un’occasione per imparare e sentirsi cittadini attivi!In fondo all’articolo troverete le proposte progettuali complete della classe coinvolta e qui di seguito i commenti degli studenti e delle studentesse coinvolte nel progetto:Virginia, Mattia, Mitch“Non conoscevo il problema mafia nelle vicinanze di casa mia, la vivevo come una cosa lontana dalla mia realtà quotidiana. La cosa mi ha sconvolto. Sapevo di qualche bene sequestrato, Desio, Seregno ma non sapevo bene di cosa si stesse parlando”.   “ Facciamo finta di non vederla, non mi ero reso conto del problema , questo progetto mi ha fatto riflettere”.  “Sapevo della mafia in Brianza ma non sapevo che i rapimenti fossero a scopo estorsivo e i soldi recuperati così, andassero ad alimentare le mafie . Non sapevo che i beni sequestrati potessero essere riutilizzati per associazioni no profit”. Sara, Giulia, Elisa“ Conoscevo il fenomeno mafioso in generale. Ho parenti in Campania che hanno terre e  conosco le azioni del la Camorra. Di questo lavoro mi è piaciuto l’andare sul luogo. E’ stato toccante anche per la mia esperienza personale, ho parenti disabili. Capisco meglio la necessità di renderli autonomi. Creare uno spazio così in questa struttura è  sicuramente significativo. A Milano corriamo molto e fermarsi a riflettere serve molto, questi luoghi ci aiutano”. “ Molto coinvolgente dal punto di vista emotivo e progettuale, il lavoro di gruppo è stato utile perché abbiamo lavorato su un progetto vero e abbiamo avuto la possibilità di esporre il nostro pensiero e di confrontarci.”  “Bello lavorare su un progetto reale”.Federico, Gianmarco, Alessandro“Interessante capire che mafia e attività di lucro non coinvolgono solo il sud ma anche il nord”.  “Interessante conoscere le modalità attraverso le quali la mafia arriva a noi. In particolare attraverso l’edilizia che mi tocca da vicino ( studio architettura)”. “Interessante perché di solito si sente solo parlare, qui abbiamo partecipato in prima persona al progetto, siamo stati aiutati  a capire il fenomeno e  a nostro modo mi sento di aver ostacolato le mafie.” Sara, Giulia, Lisa“ In seconda abbiamo fatto un lavoro con la prof. di lettere,si è sempre detto che il fenomeno è anche al nord ma non avevo mai toccato con mano il problema”.  “ Il fatto di andare sul luogo mi ha fatto riflettere, così come le storie lette nel seminterrato e poco o per niente conosciute da noi , persone di cui non si sente parlare nei telegiornali. Il mondo delle mafie è molto più grande di come lo immaginavo”. “Non sapevo come venissero utilizzati questi beni. Interessante dare il nostro contributo al progetto”.Leonardo, Jacopo, Yuri“ Bello il fatto che questa associazione si sia affidata a dei ragazzi per il loro progetto e interessante il fatto che col loro progetto di riutilizzo come luogo della memoria vogliano opporsi all’operato delle mafie”. “Avevo già fatto incontri del genere, ma qui i protagonisti siamo stati noi. Avere un progetto così importante tra le mani mi ha coinvolto in modo diretto”. “ Sono sorpreso del riutilizzo fatto dall’associazione perché il luogo è stato dedicato ad altro, è cambiata la destinazione d’uso dei locali rispetto a ciò che avevano predisposto le mafie ( uso residenziale). Questo mi è piaciuto” Martina, Chiara, Eloisa“ Interessante perché il progetto non è stato semplice didattica ma abbiamo lavorato per un luogo vero.  Avrei preferito che l’intera casa fosse dedicata a memoriale in questo modo l’edificio sarebbe stato più incisivo sulla città.” “ Mi è piaciuto vedere come questo posto è stato trasformato. Ho incontrato persone della mia età che hanno acquisito indipendenza. Sono contenta che il progetto verrà realizzato.” Proff.sa Laura Mascheroni“E’ stata un’occasione di grande riflessione su ciò che accade intorno a noi. Spesso gli eventi sono sotto i nostri occhi ma non li sappiamo vedere. Dal punto di vista didattico i ragazzi hanno potuto lavorare in gruppo, confrontare i propri pensieri e collaborare alla realizzazione di un unico progetto valutando pregi e difetti di ogni soluzione. Il lavoro in team accresce in ognuno di noi l’apertura verso l’altro e rafforza la propria individualità.  Credo che queste siano esperienze importanti anche in rapporto ai temi di “Cittadinanza e Costituzione” più volte citati anche in merito all’Esame di Stato.L’apprendimento passa anche attraverso le emozioni e l’accoglienza che abbiamo ricevuto dal gruppo dei ragazzi di Giussano è stata sicuramente significativa. Davvero emozionante il momento di riflessione nel seminterrato con luci e letture e calorosa la condivisione della merenda.”a cura di Fabio Terraneo (direttore del progetto sociale Casanostra)

Benevento: pubblicato il dossier sui beni confiscati nel Sannio

I BENI CONFISCATI NEL SANNIO: UNA SFIDA  DA COGLIERE , UN'OPPORTUNITA' DA COSTRUIRE. Con questo titolo, è stato dato alle stampe il dossier realizzato dal Coordinamento provinciale di Libera Benevento, di cui vi avevamo anticipato la pubblicazione qualche tempo fa (qui l'articolo). Il lavoro, attento e documentato, è una fotografia della situazione dei beni confiscati sul territorio della provincia di Benevento: dati, immagini, documenti, notizie raccolte ed elaborate nello spirito più autentico del monitoraggio civico. È possibile scaricarlo in fondo alla pagina. Abbiamo chiesto al Referente provinciale di Libera Michele Martino di parlarcene. Questo è il suo racconto. Questo lavoro è stato realizzato con il cuore, "per amore del nostro popolo".È la naturale conseguenza di una insofferenza civica alimentata da una concreta speranza, quella che, nel mutuare le parole di Don Tonino Bello, ti fa arrabbiare nel vedere le cose che non vanno bene, ma nel contempo ti dà il coraggio di volerle vedere diverse e cambiate. Occhi aperti per scoprire, mani tese per sporcarsele e scarponi ai piedi per battere sentieri e terreni mai conosciuti prima, anche da un punto di vista culturale. Questo è stato lo stile che abbiamo provato ad adottare. Abbiamo cercato di coniugare passione, coinvolgimento, denuncia, competenza tecnica ed anche tanta minuziosità, per far sì che il "Dossier" divenisse uno strumento utile e rivoluzionario per tutto il territorio, da sempre considerato "un'isola felice", che non avrebbe mai immaginato la presenza dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un territorio che, rispetto a specifiche tematiche, si dimostra prevalentemente distratto, dormiente, timido ed a tratti connivente.  Determinante è stata l'adesione all'edizione 2018 del "Festival dell'impegno civile", unico nel suo genere, in quanto si svolge esclusivamente sui beni confiscati, caratterizzandosi con un cartellone di eventi itineranti che fanno tappa in diversi territori. Evento promosso dal Comitato don Peppe Diana e dal Coordinamento Provinciale di Libera Caserta.In tale circostanza abbiamo acceso i riflettori sul tema dei beni confiscati, chiamando in adunata tutte le realtà associative ed istituzionali, incontrandoci per la prima volta, a Benevento, dinanzi ad un bene confiscato, l'ex cementificio Ciotta.Lo stesso abbiamo fatto anche nel 2019, ma con respiro diverso, organizzando, nella stessa giornata, un tour sui beni confiscati destinati e non ancora riutilizzati, presenti nel territorio Sannita. Occasione propizia per incontrare anche le comunità locali e le Istituzioni. Il tour si concluse a Melizzano, Comune che ospita l'unica realtà virtuosa presente nel Sannio. Un bene confiscato che è diventato un'eccellenza in tutta la Campania, nel riciclo dei rifiuti Raee. Ma la partecipazione all'edizione 2019 del Festival dell'impegno civile ebbe un profilo politico ben preciso: avevamo deciso che il fine ultimo doveva essere l'assunzione di impegni concreti da parte delle Istituzioni e delle comunità coinvolte e la realizzazione di un Dossier da parte del Coordinamento Provinciale di Libera Benevento. L'ideazione del Dossier e la sua realizzazione sono state un percorso formativo, di presa di coscienza, di lavoro comunitario, dove ognuno ha donato le proprie competenze. Evidenziamo il capitolo tecnico, curato con grande oculatezza, che, come detto in prefazione dal  Procuratore della Repubblica di Benevento, Dott. Aldo Policastro, costituisce "un lavoro degno di un qualificato centro di ricerca e/o di un Ateneo Universitario".  È stata anche l'occasione per assemblare le iniziative che avevamo messo in campo fino ad allora.La foto di copertina ha un valore di denuncia e di stimolo. Da anni, siamo in attesa da parte della Prefettura di Benevento, della convocazione di un tavolo istituzionale, per iniziare un percorso, ampio e diffuso, finalizzato all'assegnazione del bene ed alla sua "rinascita". La mattina del 23 Maggio, in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, ci siamo recati nuovamente dinanzi al bene, deponendo una bandiera tricolore con la scritta "Capaci" di riutilizzare il bene. È doveroso segnalare che, pochi giorni fa, è pervenuta la convocazione da parte della Prefettura del capoluogo Sannita. "Non una conclusione, ma un inizio". Il dossier è solo la tappa di un cammino che dovrà avere, come meta finale, il riutilizzo sociale ed istituzionale di tutti i beni attualmente destinati ai comuni della provincia di Benevento. Sensibilizzeremo anche tutti i Comuni che presentano beni confiscati e che attualmente sono ancora in capo all'Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Sentiamo profondamente la responsabilità delle parole pronunciate da Claudio Fava, in occasione dell'Assemblea Nazionale di Libera del 2019, quando affermò con profonda convinzione che "la credibilità dello Stato nella lotta alle mafie dipende molto anche dal riutilizzo dei beni confiscati alle criminalità organizzate". Il dossier termina  andando alle origini del nostro impegno: la memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie. Dedicheremo tutte le nostre energie, provando a fare del nostro meglio, nel dare corpo ed anima all'inscindibile binomio Memoria ed Impegno.Michele Martino, Referente provinciale di Libera a Benevento 

Arriva il primo bando per l'assegnazione diretta dell'ANBSC di beni confiscati

L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata pubblicherà nelle prossime settimane il primo bando per l'assegnazione diretta di immobili a enti del terzo settore.  Si tratta di una vera e propria innovazione, che mette in pratica l'articolo 48 comma 3 lettera c-bis del Codice Antimafia e realizza quanto descritto nelle “Linee guida per l’amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati”che l'Agenzia ha pubblicato a Ottobre 2019.  Il bando, oltre a riconoscere ancora con più convinzione il valore etico del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, si ispira ai principi metodologici della coesione e della protezione sociale, dell'inclusione anche lavorativa e della cooperazione sociale, della sostenibilità economica, e soprattutto ambientale. Principi che ritroviamo nella “Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie attraverso le politiche di coesione” e che da venticinque anni guidano l'azione di promozione sociale e di animazione territoriale della rete associativa di Libera.  L'Agenzia pubblicherà un bando per l’assegnazione di oltre tremila unità immobiliari, alcuni dei quali non destinati alle Amministrazioni statali e locali nell’ambito delle ordinarie procedure, per un periodo di assegnazione di dieci anni, rinnovabili una sola volta. Nella fase di attribuzione del punteggio, è prevista una clausola di preferenza per le proposte progettuali corredate da una dichiarazione di intenti da parte di una delle amministrazioni locali, che attesti la condivisione del progetto e la volontà di acquisire la proprietà del bene.  Sono cinque gli ambiti di progettazione già individuati dall'Agenzia nazionale, tra i quali si potranno scegliere al massimo due diverse linee progettuali; queste le aree:  Area Sociale (per esempio: attenzione alla famiglia e alla disabilità; progetti di co-housing; progetti a sostegno della popolazione immigrata)Area Salute e Prevenzione (tra cui lo sport, l'agricoltura sociale e la tutela delle specie animali)Area Occupazione e Ricerca (con progettazioni attente alla formazione professionale e longlife learning e allo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica)Area Cultura (per sostenere progetti rivolti alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, per attività turistiche e per sostenere progetti della Memoria)Area Sicurezza e Legalità (con riguardo a progettazioni attivate dalla Protezione Civile, per attività contro le devianze e a sostegno delle donne vittime di violenza).  L'Agenzia, inoltre, si impegna a sostenere anche economicamente i progetti presentati, grazie alle risorse inserite nella legge di bilancio (legge n.160\2019) che prevede un fondo di 1 milione di euro annui, per il triennio 2020-2022.  Si tratta di un’iniziativa importante, che potrà velocizzare l'iter di assegnazione dei beni confiscati alle mafie e ai corrotti e dare un nuovo impulso all’azione di coesione sociale svolta dal terzo settore, dal volontariato e dalla cooperazione così fondamentale in un periodo di emergenza sociale legata alle conseguenze della pandemia.  Per approfondire la notizia, qui due link utili:  “Per i beni confiscati alle mafie arriva l'assegnazione diretta”, Avvenire, 27 maggio 2020“Primo bando per l’assegnazione diretta al Terzo settore di beni immobili confiscati”, sito del Ministero dell'Interno, 26 maggio 2020