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Beni di Memoria: il riutilizzo sociale dei beni confiscati come strumento di memoria viva.

Esistono luoghi nel nostro Paese che “rendono visibile ciò che non lo è” (Pierre Nora, Les Lieux de Mémoire). Sono luoghi parlanti, in grado di diventare veicolo e strumento di conoscenza, di sapere, di identità, di storia e storie. Luoghi la cui funzione, straordinariamente importante per la stratificazione della cultura collettiva, è quella di resistere al tempo, all’oblio, alla dimenticanza. E, in ultima analisi, di tracciare percorsi che, dalla memoria, siano in grado di far germogliare frutti di impegno e responsabilità.Sono i luoghi della memoria, elementi simbolici che stabiliscono, individualmente e collettivamente, relazioni profonde con chi ne fa esperienza. Luoghi di pedagogia.Nel percorso che, dal 1996, ha segnato il lavoro di Libera per il riutilizzo sociale dei beni sottratti ai clan e per la valorizzazione delle esperienze di riutilizzo, il nesso profondissimo tra memoria e beni confiscati non è stato mai abbandonato. È sempre parso fondamentale affiancare alla dimensione repressiva, a quella politica, a quella economica, legate indissolubilmente al riutilizzo sociale dei beni confiscati, quella, altrettanto fondamentale, culturale e sociale. Questi luoghi, trasformati da beni esclusivi a beni di comunità, sono diventati, giorno per giorno, strumento educativo, testimonianza concreta di un’antimafia dei fatti che si sposa con lo sforzo di garantire a tutti dignità e giustizia. Non può sfuggire quanto fosse importante che questi luoghi diventassero anche il segno, anch’esso assai concreto, di una memoria viva. Ecco perché si sono moltiplicate, in tutta Italia, esperienze di riutilizzo dedicate alle vittime innocenti delle mafie. E, con loro, i prodotti, i frutti della terra realizzati a partire dai prodotti coltivati in quei beni, che delle vittime innocenti portano il nome.VIVI, il portale digitale della memoria che Libera ha voluto per raccogliere le storie di tutte le vittime innocenti delle mafie, si è fatto carico di mappare questi luoghi. La Mappa dell’impegno è diventata così, nel tempo, un viaggio nella geografia della bellezza e dell’impegno in cui, digitando il nome e cognome di una vittima innocente, si costruisce un ponte con le nuove generazioni. Un luogo di memoria viva, appunto, che ci sfida tutti all'impegno, ci commuove e ci fa muovere. Un impegno che dura 365 giorni all'anno, grazie al quale i cittadini vivono quella responsabilità per il bene comune che è il primo antidoto alle mafie e alla corruzione.Sono una cinquantina i beni confiscati dedicati alle vittime innocenti mappati dalla redazione di Vivi. Dal nord al sud del Paese, dalla campagna alla città, ville, cascine, terreni, appartamenti prima segno del potere criminale e mafioso sul territorio, si sono trasformati in luoghi della memoria, capaci di rendere vive le storie delle vittime innocenti, di veicolarne e di moltiplicarne la consocenza. Da Cascina Graziella, dedicata a Graziella Campagna a Moncalvo (Asti), al Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi di Polistena (Reggio Calabria); da Villa Boris Giuliano a Messina al Bosco 100 passi di Caggiano (Milano), dedicato a Peppino Impastato; dalla Casa don Diana a Casal di Principe (Caserta) al Laboratorio di legalità Francesco Marcone di Cerignola (Foggia). Un percorso di memoria e impegno che costituisce un patrimonio incalcolabile di valore e di valori.E poi i frutti di questo impegno, i prodotti coltivati sui beni confiscati. Nella stessa mappa, Libera ne censisce circa 25. E anche qui, leggere questo elenco diventa un viaggio nella storia e nelle storie del Paese: il Miele Bruno Caccia (San Sebastiano da Po’), il vino bianco Placido Rizzoto (San Giuseppe Jato), il Negramaro rosato Hiso Telaray (Mesagne), i pacchetti artigianali don Peppe Diana (Castel Volturno). Prodotti biologici, di alta qualità, che aggiungono valore a valore, che rendono, ancora di più e ancora meglio, la concretezza di una lotta alle mafie in grado di generare lavoro, opportunità, dignità.Il 21 marzo di quest’anno non saremo in piazza ma possiamo camminare lo stesso insieme. Possiamo farlo aprendo quella mappa, scoprendo questi luoghi di bellezza e cambiamento, guardando questi frutti buoni e giusti, camminando lungo questo sentiero di memoria, leggendo e raccontando le storie delle vittime innocenti. Quei segnaposto sulla mappa sono davvero tutto questo.

#perilbeneditutti, 7 marzo 1996/2020 24 anni della legge 109

Sono trascorsi ventiquattro anni dall’approvazione della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, voluta da più di un milione di cittadini che firmarono la petizione popolare promossa dalla rete nazionale di Libera nel 1995. Oggi sono più di 850 i soggetti del terzo settore e della cooperazione sociale che hanno avuto in assegnazione beni mobili, immobili e aziendali confiscati e sono impegnati nella loro gestione per finalità di inclusione sociale, di promozione cooperativa e di economia solidale, di aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana, culturale e ambientale.L’azione della rete associativa di Libera è stata orientata principalmente ad interventi di  informazione e formazione, di animazione sociale, di supporto all’Agenzia nazionale e alle Prefetture, alle Regioni, agli enti locali ed alle associazioni, di monitoraggio civico e promozione di percorsi di trasparenza e partecipazione, in collaborazione con le scuole, le università, le diocesi, i sindacati, le organizzazioni imprenditoriali e professionali. Tuttavia, il numero dei sequestri e delle confische ha raggiunto ormai una dimensione patrimoniale, economica e finanziaria considerevole tale che le competenze e gli strumenti non sono ad oggi sufficienti per i diversi soggetti pubblici e privati chiamati ad intervenire nelle varie fasi del sequestro, della confisca, destinazione e assegnazione previste nella normativa vigente (decreto legislativo n.159/2011, codice delle leggi antimafia e successive modifiche). A questo proposito, risulta importante l’adozione della Strategia nazionale per la valorizzazione pubblica e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione territoriali, al fine di sostenere interventi sostenibili nelle comunità di riferimento. A ventiquattro anni di distanza dall’approvazione della legge per il riutilizzo sociale, oggi presa a modello in Europa ed a livello internazionale, Libera evidenzia alcuni punti rispetto ai quali chiede:  1. l’attuazione della riforma del codice antimafia nelle sue positive innovazioni, nel sistema attuale delle misure di prevenzione antimafia, quale strumento efficace di contrasto patrimoniale alle mafie;2. l’equiparazione della confisca e del riutilizzo dei beni tolti ai corrotti ed alla criminalità economica e finanziaria;3. la garanzia di un supporto all'autorità giudiziaria durante la fase del sequestro e la trasparenza negli incarichi di amministratori dei beni;4. la maggiore diffusione delle assegnazioni provvisorie dei beni ed il raccordo con la destinazione dopo la confisca definitiva, al fine di promuovere le buone pratiche di riutilizzo sin dal sequestro o confisca di primo grado;5. un'Agenzia nazionale con strumenti, personale e professionalità adeguati e procedure di destinazione e assegnazione dei beni più veloci e trasparenti;6. il rafforzamento della capacità di gestione dei beni da parte delle Amministrazioni statali, regionali e comunali ed un supporto agli enti locali nelle procedure di assegnazione alle associazioni;7. la promozione del riutilizzo per finalità pubbliche e sociali dei beni confiscati quale destinazione prioritaria e previsione della loro vendita solo come ipotesi residuale, con verifiche e controlli adeguati per evitare la riappropriazione da parte degli stessi mafiosi;8. l’accesso pubblico alle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di monitoraggio civico e di partecipazione dei cittadini e delle associazioni;9. la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate ed un supporto adeguato al fine di garantire la loro continuità imprenditoriale;10. l’estensione della confisca e del riutilizzo pubblico e sociale in Europa - attraverso l’attuazione della Direttiva n. 42 del 2014 e del Regolamento sul mutuo riconoscimento del 2018 - ed a livello internazionale.

Eboli, riutilizzo sociale del terreno ex Adinolfi: chiuso il (terzo) bando per l'assegnazione.

 Potrebbe essere ad una svolta il destino del terreno confiscato in località Cioffi ad Eboli, in provincia di Salerno. Dopo due tentativi andati a vuoto, pare che, a seguito della pubblicazione di un terzo bando i cui terimini sono scaduti nei giorni scorsi, finalmente sia giunta negli uffici comunali una proposta di riutilizzo sociale del bene acquisito al patrimonio indisponibile dell'Ente nel novembre del 2016 e per diverso tempo dato in locazione ad un'azienda privata. Da tempo l'Amministrazione comunale stava tentando la strada dell'assegnazione del terreno, attraverso una procedura ad evidenza pubblica, ad un soggetto sociale in grado di garantirne le piena restituzione sociale (ne abbiamo parlato qui). Un percorso che però si era rivelato più arduo del previsto, al punto da determinare per due volte la mancata presentazione di proposte progettuali in risposto all'avviso pubblico. Una circostanza probabilmente legata alla necessità di un investimento iniziale per alcuni interventi utili ad assicurare l'avvio delle attività di riutilizzo. Il bene ex Adinolfi, la cui confisca definitiva risale al novembre del 2004, è composto da un terreno agricolo di oltre tre ettari e mezzo, da un capannone, da un fienile e da altri comodi rurali. Obiettivo dell'Amministrazione comunale è quello di dare vita ad una fattoria sociale, attraverso un'esperienza di riutilizzo che tenga insieme il valore di un'efficace azione sociale, di formazione e di crescita culturale a quello del pieno ripristino della legalità, trasformando l'immobile confiscato in un luogo dal forte valore simbolico ma anche in un'occasione di sviluppo e di lavoro per la comunità locale.Stando alle indicazioni del bando, l'affidamento del bene avverrà a seguito di una procedura che, nella valutazione delle proposte presentate (in questo caso una soltanto), terrà conto anche della struttura organizzativa del soggetto sociale che ha risposto all'avviso, al quale, in caso di assegnazione, sarà fatto obbligo di avviare le attività entro i tre mesi successivi alla data di stipulazione della convenzione.La valutazione sarà affidata ad un'apposita commissione chiamata a dare un punteggio alla proposta progettuale sulla base, tra l'altro, della sua qualità complessiva e del suo impatto sociale ed economico; della capacità e sostenibilità organizzativa, professionale ed economica del soggetto che si candida alla gestione; dell'esperienza posseduta; dei tempi previsti per la funzionalità a regime della proposta presentata. La concessione avrà una durata di 10 anni. Solo pochi giorni fa, ancora ad Eboli, era stato consegnato alla Cooperativa Spes Unica, già assegnataria di altri beni confiscati, un appartamento confiscato in località Corno d'Oro, destinato a diventare una comunità per donne vittime di violenza e per i loro bambini.    

I beni confiscati: un bene sociale, una risorsa, un'opportunità. A Cecina un interessante percorso di monitoraggio civico.

Oltre 20 beni immobili giunti a confisca definitiva e pronti per essere trasferiti ai Comuni. A loro il compito di promuovere, attraverso il coinvolgimento del terzo settore, percorsi che ne assicurino la restituzione alla collettività attraverso il riutilizzo sociale. Siamo in Toscana, tra i comuni di Cecina, Castegneto Carducci, Campiglia Marittima e San Vincenzo. Territori che per la prima volta si trovano di fronte all'opportunità offerta dalla presenza di beni confiscati. Opportunità appunto. Perché è anzitutto questo il primo elemento da valorizzare, accrescendo nelle Istituzioni, nel mondo del volontariato e nell'opinione pubblica la consapevolezza che davvero questi luoghi possono diventare beni comuni, risorse, ricchezza sociale e materiale per il territorio. In quest'ottica, terreni, appartamenti, capannoni possono trasformarsi da beni esclusivi ad opportunità per tutti. I beni in questione, oggetto anche di un recente incontro informativo e formativo promosso a Cecina dal locale Presidio di Libera in collaborazione con quello di Castagneto Carducci, sono ancora in gestione all'Agenzia nazionale, che però ne sta programmando il trasferimento, in sede di conferenza dei servizi, ai comuni. Dal canto loro, gli Enti Locali sono al lavoro per superare le criticità e i problemi, alcuni anche particolarmente significativi, che rischiano di rallentare o rendere difficoltoso il processo di riutilizzo sociale. Un lavoro importante per il quale la rete territoriale di Libera si è già attivata, avviando un vero e proprio percorso di monitoraggio civico, passato attraverso la raccolta di dati e informazioni, una serie di tavoli tecnici, momenti di formazione e informazione come quello di Cecina. Ciascuno per la propria parte e con il proprio ruolo dunque, ma tutti impegnati perché venga data concretezza al principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati. Un percorso che, nello spirito tipico di Confiscati bene e coerentemente alla mission di Libera, proseguità con un lavoro di animazione territoriale per informare la cittadinanza, per riflettere insieme sul valore sociale, culturale, simbolico, politico ed economico di questi luoghi, e per stimolare le realtà del terzo settore potenzialmente interessate alla gestione ad avviare processi di progettazione sociale. Alla rete territoriale di Libera è stato chiesto di portare avanti il lavoro di monitoraggio civico su questi beni, in un contesto come quello toscano che, sul fronte delle esperienze di monitoraggio civico dei beni confiscati, ha fatto registrare già alcune importanti e significative esperienze. Una su tutte, OndaLibera, il camper tour sui beni confiscarti promosso da Libera Toscana (ne abbiam parlato qui), che ha fatto reghistrare già due edizioni. Un modo per conoscere e per valorizzare i beni confiscati del territorio e per far comprendere a tutti quanto essi possano diventare, attraverso il loro riutilizzo sociale, strumenti di cambiamento.

L'edicola confiscata a Pisa - un racconto dal coordinamento di Libera in città

La mattina del 2 gennaio a Pisa è stata rimossa su iniziativa dell'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Michele Conti (Lega), l'edicola confiscata sita proprio nel centro della città. Durante il corso degli anni, questo bene è stato al centro di una fitta attività numerose associazioni e istituzioni che hanno lavorato per renderlo un presidio culturale che fosse in grado di rappresentare un monito sulla presenza delle mafie in una regione come la Toscana.La storia dell'edicola comincia nel 2013, quando (grazie all’indagine della Dia di Messina) viene arrestato Orlando Giordano Galati, esponente del clan dei tortoriciani. Questo verrà condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione con confisca di beni per 400.000 euro, tra cui figura un'azienda di rivendita di giornali e periodici che comprendeva nel patrimonio anche l’Edicola in Borgo Stretto. Dopo la confisca in primo grado il bene, in maniera del tutto innovativa, viene affidato prima ancora della confisca definitiva alla cooperativa AXIS, che continua la rivendita di giornali attraverso un progetto sociale di nome “I Saperi della Legalità” che include fra i lavoratori personale iscritto nelle categorie protette e decide di gestirla adottando alcune scelte commerciali etiche come la mancata vendita di materiale pornografico, inneggiante al fascismo o di gratta e vinci, nel 2014 e nel 2016 arrivano la confisca di secondo grado e successivamente la confisca definitiva. L'edicola entra definitivamente sotto la gestione dell'Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati, che conferma l'affitto alla cooperativa; durante tutti gli anni di attività di rivendita di giornali, l’edicola viene visitata da scuole, università, personalità di spicco e associazioni, tanto da farla diventare un simbolo della presenza mafiosa sul territorio e della sua sconfitta, anche grazie all’intervento della rete del coordinamento provinciale dell’associazione Libera. Il 1 marzo 2018 la cooperativa AXIS è costretta a dichiarare il progetto dell’edicola non più economicamente sostenibile e a restituire il bene alla gestione all’Agenzia Nazionale. Il 21 marzo della stesso anno, si tiene a Pisa la Giornata Regionale di Libera in ricordo delle vittime delle Mafie, dove già vengono presentate le prime proposte di riutilizzo sociale, che riguardano ad esempio l’impiego dell’immobile come sede di una web radio, con uno spazio per una biblioteca condivisa e un totem digitale che possa trasmettere informazioni sulle infiltrazioni mafiose nel territorio.Questa esperienza di riutilizzo rimane comunque un esempio virtuoso, che ha creato un precedente a cui ispirarsi nel territorio provinciale per creare nuovi progetti sulla stessa scia (dal momento che esistono ad oggi 55 beni immobili confiscati ancora da affidare solo in provincia di Pisa [dati openRegio]), e, in vista delle elezioni amministrative di giugno 2018, il Presidio Libera di Pisa fa firmare a tutti i candidati a sindaco una Carta di Impegno e Corresponsabilità che proponeva 4 punti di impegno, fra cui il contrasto all’illegalità; l’allora candidato sindaco Conti si era apparentemente mostrato interessato alla questione edicola e ad un suo riutilizzo sociale, avanzando proposte sulle quali intavolare un dialogo.A fine Maggio 2019, il presidio Libera di Pisa organizza tre settimane dedicate all’edicola e destinate a coinvolgere le scuole, le associazioni territoriali e le autorità e continuare a far vivere questo simbolo così importante. Bambini e ragazzi di molte scuole pisane elaborano per l’occasione disegni, lettere e proposte di riutilizzo e le affiggono sull’edicola, esibendosi poi in un flash mob partecipatissimo. In occasione del conferimento della laurea honoris causa arriva a Pisa lo stesso Don Luigi Ciotti, che si esprime personalmente sulla necessità di impegnarsi per creare un progetto condiviso. Il Sindaco di Pisa Conti si impegna pubblicamente a creare un tavolo per discuterne la destinazione con le associazioni del coordinamento provinciale di Libera. Aderiscono al progetto anche il Magnifico Rettore Paolo Mancarella e la Rettrice della Scuola Normale Superiore Sant’Anna Sabina Nuti. Molte erano state le proposte avanzate, da tutte le parti: il chiosco poteva essere spostato e ricreato secondo l’ordinanza comunale sul decoro urbano nella adiacente piazza Garibaldi, realizzandovi uno spazio condiviso dalle associazioni e dal Comune che potesse essere utilizzato come ufficio del turismo, spazio di riunione, oltre che possibilmente come sede di eventi aperti alla popolazione o bookshop delle Università pisane. Questi erano gli ultimi piani, queste le ultime parole scambiate con l’amministrazione comunale.Libera non ha mai direttamente gestito l’edicola, ma ha sempre lottato affinché questo bene potesse svolgere a pieno la sua funzione più basilare e naturale: essere un monito che ci potesse ricordare come, anche in Toscana, anche a Pisa, la mafia esiste e lascia dietro di sé tracce, persino che “ostruiscono il passaggio” in pieno centro. La rimozione di questo simbolo, dal significato che credevamo condivisibile e sapevamo apparentemente condiviso da tutti, lascia un grande vuoto, non solo fisico, che ci rammarica e che al tempo stesso ci da’ la forza di pretendere risposte e assunzione di responsabilità da parte di chi ha preso questa decisione silenziosa e dolorosa, nonché, a nostro avviso, sospetta ed inquietante.

Il comune di San Giuseppe Jato si registra ufficialmente su ConfiscatiBene

 Uno degli obiettivi di ConfiscatiBene è quello di fare diventare la Pubblica Amministrazione parte attiva del progetto.Il ruolo delle Istituzioni, specie nella diffusione e pubblicazione dei dati in formato aperto e consultabile da tutti, è fondamentale per assicurare trasparenza, integrità ed efficienza e per stimolare la partecipazione dei cittadini sotto l'insegna del governo aperto. Per questo ConfiscatiBene invita le PA in possesso di beni immonibili destinati alle mafie (l'80% sono Comuni) a richiedere l'iscrizione al progetto, tramite questo form.Ricevuta la richiesta, verrà fatta una verifica e poi a ogni PA verrà assegnata un utenza, che potrà inserire i dati sui beni, nel catalogo di ConfiscatiBene.Il primo Comune che ha adertio è quello di San Giusppe Jato! Non è un comune qualsiasi in questo contesto ed è per tutti noi un piacere dargli il benvenuto.San Giuseppe aderisce con una Delibera di Giunta Comunale in cui dichiara di condividere "pienamente l'obiettivo principale dichiarato dal progetto, cioé quello di promuovere la trasparenza sui beni confiscati con |'aiuto di cittadini, soggetti gestori, pubblica amministrazione attraverso la raccolta ela condivisione dei dati e il monitoraggio civico".Da oggi quindi, nel catalogo dei dati, c'è la pagina di questo speciale nuovo utente.I dati messi a disposizione dal Comune sono più ricchi e con più dettagli di quelli pubblicati in altre fonti, perché qui la fonte e primaria e arricchita con elementi legati agli obblighi di trasparenza sul patrimonio immobiliare (qui la pagina sorgente, del sito comunale).In ultimo un grazie a questa Pubblica Amministrazione e il suo personale, per la prontezza e per la disponibilità nello scegliere di partecipare al progetto.

Quarto: nasce l'Albergo diverso

Non capita spesso che i beni immobili arrivino a riutilizzo sociale in buone condizioni. È accaduto invece a Quarto, in provincia di Napoli, a pochi chilometri da Pozzuoli. Due ville confiscate al clan Perrone, considerato vicino alla famiglia criminale dei Polverino, messe bando dal Comune e assegnate per sette anni ad una ATS composta da cinque cooperativa:  Themis (capofila), Medihospes, Il Quadrifoglio, Amira e Smile. Insieme per dare corpo a un progetto ambizioso di riutilizzo sociale, che ha come destinatari i disabili.L'idea progettuale mira a realizzare una struttura per il "Dopo di noi" e una struttura ricettiva alberghiera per il turismo sociale. I destinatari saranno formati per co-gestre le attività da realizzare, sia in ambito turistico-alberghiero che nella organizzazione e gestione di eventi. L'output di progetto consiste nel contrasto e nella preventzione degli esiti delle malattie invalidanti e dell'abbandno, avviando una serie di azioni fondate su interventi ricostruttivi e di valorizzazione del contesto sociale e relazionale. Interventi che, secondo i soggetti proponenti, saranno in grado di modificare le prognosi delle persone affetta da malattie croniche e cronico-degenerative, aumentando il livello della qualità della vita."Albergo diverso" è il nome scelto per il progetto e per la struttura che lo ospiterà, permettendo agli ospiti di intraprendere percorsi di vita in un gruppo di pari, svolgendo attività mirate al contrasto delle conseguenze negative legate alla condizione di disabilità attraverso un percorso di tutoraggio lavorativo il cui esito dovrà essere, appunto, la co-gestione, accanto a persone normodate, dei due beni confiscati.Il progetto ha registrato, già in fase di definizione della proposta, numerosi partenariati, tra cui quello con la ASL Napoli 2 nord e numerose altre realtà associative e cooperative. La consegna delle chiavi delle due ville è avvenuta lo scorso 6 dicembre, nel corso di una cerimonia che ha aperto alla comunità le porte dei due beni. In un contesto, quello del territorio di Quarto, che a breve vedrà consegnarsi altri 60 beni immobili, che, nelle intenzioni dell'Amministrazione comunale, dovranno essere riutilizzati per nuovi progetti sociali e per dare risposte a nuclei familiari che vivono il problema dell'emergenza abitativa. 

I beni confiscati nel Sannio: il report di monitoraggio del Coordinamento di Libera

Diffondere la cultura e la pratica del monitoraggio civico dei beni confiscati. Con questo obiettivo, declinato come espressione e strumento della cultura della trasparenza, è nato Confiscati bene. Un obiettivo perseguito, in questo primo anno di attività progettuale, anche grazie ai numerosi percorsi di formazione e approfondimento attivati su tutto il territorio nazionale, di cui le Scuole Common regionali hanno costituito occasioni privilegiate.È stato così anche in Campania, dove la formazione regionale sul monitoraggio civico dei beni confiscati ha chiamato a  raccolta attivisti e volontari di Libera, provando a stimolare la nascita sui territori di comunità monitoranti in grado di vigilare sui percorsi di riutilizzo dei beni confiscati. Percorsi che cominciano a dare frutti incoraggianti.Come nel caso del Coordinamento di Libera a Benevento, che nei mesi scorsi ha condotto un attento e puntuale lavoro di monitoraggio che ha portato alla redazione di un report (lo trovate allegato a questo articolo) che può costituire senz’altro un riferimento interessante per quanti intendano moltiplicare queste esperienze.Il documento scatta una fotografia dell’attuale situazione dei beni confiscati su tutto il territorio provinciale, a partire dai dati istituzionali raccolti sul portale OpenRegio. Individuati i Comuni interessati, è cominciato il lavoro di raccolta dei dati di maggiore profondità, che si è tradotto anche in vere e proprie visite di monitoraggio (come quella in occasione della tappa beneventana del Festival dell’Impegno Civile, di cui abbiamo scritto qui).Il risultato finale è un apprezzabile lavoro di documentazione e divulgazione, che mette insieme dati e informazioni sugli estremi catastali, l’ubicazione e la consistenza dei beni, notizie sui proposti e la destinazione degli immobili, mappe e geolocalizzazioni e, in alcuni casi, addirittura i decreti di destinazione.Un lavoro ancora in evoluzione e in ulteriore approfondimento, che, nei piani del Coordinamento provinciale di Benevento, dovrà sfociare in una vera e propria pubblicazione.A dimostrazione che si può fare!

Fondo Agricolo Nicola Nappo. Un anno di memoria e impegno.

Dai segni del potere al potere dei segni. Ma anche dal degrado alla bellezza, dalla morte alla vita, dall’abbandono alla partecipazione.In un anno l’esperienza del Fondo Agricolo Nicola Nappo di Scafati, città cuscinetto tra le province di Salerno e Napoli, da sempre crocevia di interessi criminali, è riuscita a costruire un cammino di riscatto che sta dando frutti straordinari di dignità e cambiamento.120 mila metri quadro di terreno, troppo a lungo identificati come “le terre di Galasso”. Pasquale Galasso, boss della Nuova Famiglia divenuto poi collaboratore di giustizia, era infatti il proprietario di questi terreni, così come della mastodontica villa accanto alle sue terre, oggi sede della Guardia di Finanza.Oggi quelle terre sono il Fondo Agricolo intitolato a Nicola Nappo, ucciso per un fatale scambio di persona il 9 luglio del 2009 nella vicina Poggiomarino, a soli 23 anni. La stessa vittima innocente cui è intitolato il Presidio di Libera a Scafati, con cui l’ATS Terra Vi.Va., assegnataria del bene, condivide questo straordinario percorso di liberazione.È stato un anno di grandi sacrifici e di tanta fatica. Ma i risultati raggiunti danno davvero e concretamente il segno di un cambiamento che si vede, si tocca, si assapora. Sì, si assapora. Come si può assaporare la bontà della passata di pomodoro 9 maggio, frutto della prima raccolta di pomodori San Marzano DOP avvenuta sul bene. Un prodotto buono e giusto, che i gestori del bene stanno presentando proprio in queste settimane in giro per il territorio e del quale, nel corso di un’assemblea pubblica convocata per il 24 novembre, ad un anno esatto dall’installazione della targa con la quale quei terreni venivano ribattezzati alla memoria di Nicola Nappo, hanno fatto dono a tutte le donne e gli uomini che in questi dodici mesi hanno messo testa, cuore e braccia per il recupero, la valorizzazione e la restituzione alla collettività del più grande bene confiscato della Provincia di Salerno e dell'Agro nocerino-sarnese.Ma non c’è solo la passata tra i risultati del bilancio sociale presentato domenica scorsa e che potete consultare qui o scaricare in fondo alla pagina. C’è la riqualificazione dei terreni e dei piccoli fabbricati (alcuni dei quali oggetto, nei primi mesi di attività, di furti e vandalizzazioni), c’è la piantumazione del frutteto, il percorso didattico e turistico, quello per lo sport e il tempo libero, il cipollotto nocerino, i campi di E!State Liberi!, la straordinaria esperienza degli orti urbani assegnati a 70 famiglie del territorio. E ancora, le relazioni costruite con le imprese e le scuole del territorio, gli eventi pubblici, i mercatini.Certo, la fatica è tanta e, per affrontarla, occorrono forza, coraggio e determinazione. Ma è tanta anche la bellezza. E dunque ne vale davvero la pena.

Nasce il portale con i dati in formato aperto sulle Aziende confiscate

La notizia l'ha data ieri (26 novembre 2019) il Ministero dell'Interno: Nuovo impulso al sistema di destinazione e riuso dei beni sequestrati e confiscati ai criminali mafiosi. E' stata presentata, oggi, al Viminale la piattaforma open data "Aziende confiscate", un progetto per lo scambio di informazioni tra Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc), Unioncamere e InfoCamere.È un'ottima notizia perché i dati aperti e pubblici sulle aziende sequestrate e confiscate alle mafie erano ancora troppo pochi e spesso aggregati.Questa iniziativa ha come primo esito la pubblicazione di un portale dedicato denominato "Open Data Aziende Confiscate", finanziato dal Programma Operativo Nazionale "Legalità" 2014-2020 del Ministero dell'Interno.Nel portale sono pubblicate le informazioni relative alle aziende definitivamente confiscate che sono in gestione dell'ANBSC oppure da questa destinate.Fonte primaria dei dati presenti è il sistema "ReGIO", il sistema informativo di cui si è dotata l'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati [...].Attraverso il Registro Imprese (art. 8 della legge 580/1993 e ss.mm.ii. - ossia l'anagrafe economica e strumento di pubblicità legale previsto dal Codice civile; art. 2188 e seguenti) che contiene i dati ufficiali di tutte le aziende italiane, le informazioni in possesso dell'ANBSC sono state arricchite dei dati e delle notizie inerenti la natura delle stesse e la loro collocazione.I dati sono pubblicati in formato JSON-LD -  un formato di interscambio di Linked data, che utilizza JSON - perché uno degli obiettivi del progetto è proprio quello dell'interoperabilità di questi dati con altri servizi e banche dati.Si tratta di informazioni su 2235 aziende, di cui circa l'85% è in "gestione", distribuite secondo le categorie (codice Ateco) della tabella sottostante.Per facilitarne una lettura a chi non sa aprire i dati in questo formato, abbiamo convertito i dati in formato CSV:i dati di ANBSC;i dati sulle stesse aziende, con l'arricchimento di dati Unioncamere;l'unione dei due file.I dati contegono pochi informazioni di dettaglio sull'aziende in elenco - pensiamo per ragioni "legali" - ma ci sembra un buon inizio e una buona notizia.settoreAtecoconteggioF Costruzioni518G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut...488I Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione182L Attività immobiliari160C Attività manifatturiere157H Trasporto e magazzinaggio125X Imprese non classificate112A Agricoltura, silvicoltura pesca98N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imp...88R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver...85M Attività professionali, scientifiche e tecniche39S Altre attività di servizi38K Attività finanziarie e assicurative36D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condiz...33E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d...23J Servizi di informazione e comunicazione20Q Sanità e assistenza sociale17B Estrazione di minerali da cave e miniere13P Istruzione3