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Il regolamento dei beni confiscati a Palermo: associazioni e sindacati scrivono al Consiglio Comunale

Le associazioni e sindacati hanno scritto una nota congiunta al Consiglio Comunale di Palermo per chiedere l'approvazione del nuovo regolamento sui beni confiscati, da mesi in attesa di discussione in aula. Ricordando Pio La Torre e la legge sulla confisca dei beni che ne porta il nome, le organizzazioni cittadine hanno invitato il Consiglio a riprendere la discussione sul regolamento, avviata nel mese di dicembre, che sembra essersi arenata dopo l'approvazione dei soli due primi articoli. Il timore è che la consiliatura si concluda perdendo l'opportunità di rinnovare questo importante strumento. «L'approvazione del regolamento rappresenta un'occasione per ribadire il ruolo centrale dei beni confiscati nella storia della lotta alla mafia, promuovendo nuovi spazi di partecipazione, di confronto e monitoraggio, con l'obiettivo di implementare le pratiche di gestione, di sostenere quelle esistenti riconoscendone il valore pubblico e collettivo, di stimolare esperienze innovative, nella città che conta il maggior numero di beni confiscati alla criminalità organizzata in Italia», si legge nella nota.  Un percorso di confronto è in corso da tempo e ha visto le associazioni dialogare con l'amministrazione, chiedendo l'istituzione di spazi di progettazione partecipata, di un osservatorio comunale sui beni confiscati e di interventi a sostegno delle esperienze di gestione esistenti. Tra i firmatari della nota oltre venti realtà, tra cui numerosi soggetti gestori di beni confiscati. Si allega il testo completo della nota e l'elenco dei firmatari.

Fattiperbene - La fotografia del riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie

Più di 36.600 beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi, il 48% sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali, ma ben 5 beni su 10 rimangono ancora da destinare. Il maggior numero di beni immobili confiscati in Sicilia(6906),segue Calabria (2908),Campania(2747), Puglia(1535) e Lombardia(1242). Sono invece 4384 le aziende confiscate di queste il 34% è stata già destinata alla vendita o alla liquidazione, all'affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori delle stesse; il 66% è in questo momento ancora in gestione presso l'Anbsc. Anche qui la Sicilia prima tra le regioni per il numero aziende destinate(533)segue Campania(283),Calabria (204) e Lazio (160). Libera presenta il dossier Fattiperbene la fotografia del riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia in occasione dei 25 anni dall'approvazione della legge n.109 del 7 marzo 1996.A venticinque anni dall’approvazione della Legge 109 del 1996-commenta Libera- è certamente possibile fare un bilancio sul riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia, evidenziando innanzitutto le positività di un percorso e di tante esperienze nate grazie alla presenza di beni - immobili, mobili e aziendali - sottratti alla disponibilità delle mafie, delle varie forme di criminalità economica e finanziaria (dal riciclaggio all’usura, dal caporalato alle ecomafie) e di corruzione. Beni che sono diventati opportunità di impegno responsabile per il bene comune. Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali.Nel dossier Libera elabora i dati dell'Agenzia Nazionale:sono 36.616 i beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi. Circa 17.300 sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali mentre sono 19.309 beni immobili in gestione all’Agenzia (dati aggiornati al 2 marzo 2021), di cui più di 11.000 confiscati in via definitiva (dati al 31 dicembre 2019) e che rimangono ancora da destinare perché presentano varie forme di criticità (per quote indivise, irregolarità urbanistiche, occupazioni abusive e per condizioni strutturali precarie) oppure restano accantonati in attesa delle verifiche dei creditori. Secondo una ricognizione avviata nel corso del 2019 dall’Agenzia nazionale su un campione di indagine di circa 6.000 beni immobili destinati alle amministrazioni comunali, dai riscontri pervenuti su 2.600 beni, risulta che soltanto poco più della metà dei beni è stato poi effettivamente riutilizzato.Dalle relazioni annuali dei Commissari straordinari di Governo e dell’Agenzia nazionale è possibile anche tracciare l’andamento storico delle confische e delle destinazioni, a partire dal 1982 fino ad oggi. In particolare, dal 1982 al 1996 ci sono state 1263 confische e 34 destinazioni: erano i primi anni di applicazione della legge Rognoni - La Torre, durante i quali non era ancora in vigore la legge per il riutilizzo sociale. Nella seconda decade, dal 1996 al 2008 aumentano notevolmente i numeri e nel solo anno 2001 si arriva addirittura a 1023 confische e 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamento storico delle destinazione dei beni mobili registrati è tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai VVFF e soccorso pubblico 4,12%.Sul fronte delle aziende- commenta Libera- la maggior parte delle aziende confiscate giungono nella disponibilità dello Stato prive di reali capacità operative e sono spesso destinate alla liquidazione e chiusura, se non si interviene in modo efficace nelle fasi precedenti. Molte però sono scatole vuote, società cartiere o paravento per le quali risulta impossibile un percorso di emersione e continuità produttiva. Su un totale di 4.384 aziende confiscate dal 1982 ad oggi, quelle destinate sono state quasi tutte liquidate. Ne rimangono in gestione all’Agenzia altre 2.919. Di queste però, secondo i dati risalenti a un anno fa, 1.931 aziende erano in confisca definitiva e solo 481 risultavano attive. Come nel caso degli immobili, anche per le aziende confiscate è possibile rintracciare una progressione storica delle destinazioni: è interessante come negli anni dal 2008 al 2019 si sia passati dalle 5 del 2010 alle 441 del 2019.“In questi 25 anni – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- abbiamo assistito a un lavoro straordinario: il lavoro della magistratura e delle forze di polizia per individuare i beni frutto degli affari sporchi delle mafie, e renderne operativa la confisca; il lavoro di associazioni ed enti pubblici per restituire davvero quei beni alla gente, trasformandoli in scuole, commissariati, centri aggregativi per giovani e anziani, realtà produttive che offrono lavoro pulito e rafforzano il tessuto sociale ed economico dei territori. Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 25 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione. La legge può essere migliorata, potenziata sia nel dispositivo che soprattutto nell’attuazione. C’è una debolezza strutturale dello Stato nei confronti delle mafie che vive di lungaggini burocratiche, disordine normativo, competenze non sempre adeguate. Non possiamo permettere che tutto questo si traduca in un messaggio pericoloso: cioè che la 109 è un bluff, uno specchietto per le allodole, nient’altro che un giocattolino per illudere gli onesti.”Nel dossier Libera ha mappato le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali per raccontare una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale. Libera ha censito 867 soggetti diversi del terzo settore impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20. Dai dati raccolti attraverso l’azione territoriale della rete di Libera emerge che più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (468) mentre le cooperative sociali sono 189 (dato comprensivo delle cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e dei consorzi di cooperative).Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 11 associazioni sportive dilettantistiche, 23 soggetti del terzo settore che gestiscono servizi di welfare sussidiario in convenzione con enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni) , 36 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 60 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 26 fondazioni, 14 gruppi dello scoutismo e infine 6 istituti scolastici di diversi ordini e gradi. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 218 soggetti gestori,segue la Calabria con 147 , la Campania con 135 e la Lombardia con 133. Mediamente nel campione del censimento di Libera tra il sequestro e l'effettivo riutilizzo sociale trascorrono ben 10 anni.A venticinque anni di distanza dall’approvazione della legge per il riutilizzo sociale, oggi presa a modello in Europa ed a livello internazionale come Libera evidenziamo alcuni punti rispetto ai quali chiediamo:Mafie e corruzione stanno approfittando sempre di più dell’emergenza sanitaria e della crisi economica e sociale, per questo chiediamo l’effettiva estensione ai "corrotti" delle norme su sequestri e confische previste per gli appartenenti alle mafie, con la loro equiparazione e l’attuazione della riforma del codice antimafia nelle sue positive innovazioni.L'assegnazione di adeguati strumenti e risorse agli uffici giudiziari competenti e all'Agenzia nazionale in tutto il procedimento di amministrazione dei beni, prevedendo il raccordo fra la fase del sequestro e della confisca fino poi alla destinazione finale del bene ed assicurando il necessario supporto agli enti locali.La piena accessibilità delle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di progettazione partecipata del terzo settore e di monitoraggio civico dei cittadini.La destinazione di una quota del Fondo Unico Giustizia, delle liquidità e dei capitali confiscati ai mafiosi e ai corrotti, per rendere fruibili i beni mobili ed immobili e sostenere la continuità delle attività aziendali, tutelandone i lavoratori, nonché per dare supporto a progetti di imprenditorialità giovanile, di economia e inclusione sociale.L'utilizzo delle risorse previste per la valorizzazione sociale dei beni confiscati nella proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation Eu, assicurando un percorso di trasparenza e di partecipazione civica nella progettazione e nel monitoraggio.   

Good(s) Monitoring Europe! - The importance of cohesion policies for public and social re-use of criminal property

Project Goal   Good(s) Monitoring, Europe! project aims to promote European social inclusion strategies addressing the most disadvantaged layers of the population, through the public and social re-use of assets confiscated from organised crime in Europe and the activation of bottom-up participatory processes. The fight against organized crime passes through the community’s ability to generate a sense of belonging. The adoption of measures to promote social inclusion through a multidisciplinary approach, giving priority to cohesion policies as a decisive tool to strengthen these practices, should become a strategy. In this perspective, the involvement of the Cohesion Policy Agency, which will accompany Libera, will be essential to implement a strategy that can strengthen the support of cohesion policies in the construction of alternative contexts to criminal ones. The project will primarily activate a civic monitoring process and an analysis of the impact of cohesion policies on the possibility of reusing confiscated assets, creating a mapping on the implementation of Article 10.3 of Directive 2014/42/EU in EU Member States. To enhance and strengthen the first action, a European summer school will be organised for the development of a monitoring toolkit that will then be implemented in 4 European countries , to analyse and design some possible public and social re-use experiences of confiscated assets from organised crime, with the use of cohesion funds in support of these processes. The support of the European CHANCE network - Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe will be essential. Through its partners, CHANCE will support the implementation and dissemination of the project itself. As a final commitment, Libera and the operators involved will propose the adoption of a European Strategy for the public and social re-use of confiscated assets through cohesion policies, following the example of good practice developed in Italy. The Strategy will be presented during the European Week of Regions and Cities 2021, promoted each year by the European Union, and already participated by Libera in its 2019 and 2020 editions.  Results to be achieved     • Quantitative and qualitative growth of information and data on public and social re-use practices at the European level;    • Increasing the non-profit world’s exchange with the competent authorities on good practices on the management of confiscated property;    • Development of an innovative community-based monitoring toolkit for the valorisation of confiscated assets, duplicable in other areas through cohesion policies;    • Establishment of an informal transnational network of monitoring communities to implement the exchange of good practices;    • Wide-ranging promotion of proposals for a European strategy for the public and social re-use of confiscated property.  Impact At the European level, the project impact will be ensured by the establishment of an informal network of communities monitoring confiscated assets that will participate in the CHANCE network’s activities for strategic planning and advocacy, to be carried out both towards the competent authorities at national and European level, and to European citizens. The promotion of proposals and the enhancement of strategies for the social re-use of confiscated assets is part of the actions included in CHANCE's political agenda: promoting a European strategy for the creation of a fund dedicated to the re-use of confiscated assets is contained in the 2021-2027 programming of European funds to guarantee long-term effectiveness.Project implementation date: November 2020 - October 2021 MORE INFO international@libera.it  

Good(s) Monitoring Europe! L’importanza delle politiche di coesione per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata

Gli obiettivi del progetto  Il progetto Good(s) Monitoring, Europe!, si pone come obiettivo la promozione di strategie europee di inclusione sociale rivolte alle fasce di popolazione più’ deboli, attraverso il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Europa e l’attivazione di processi partecipativi dal basso. La lotta alla criminalità organizzata passa infatti attraverso la capacità della comunità di generare senso collettivo. E’ strategico quindi adottare misure di promozione dell’inclusione sociale attraverso un approccio multidisciplinare, dando priorità alle politiche di coesione quale strumento decisivo per rafforzare queste pratiche. In quest’ottica sarà fondamentale il coinvolgimento dell’Agenzia per le politiche di coesione che sarà al fianco di Libera per implementare una strategia che possa rafforzare il sostegno delle politiche di coesione nella costruzione di contesti alternativi a quelli criminali. Il progetto attiverà in primis un percorso di monitoraggio civico e un’analisi dell'incidenza delle politiche di coesione sulla possibilità di riutilizzare i beni confiscati, realizzando una mappatura sull’implementazione dell’articolo 10.3 della Direttiva 2014/42/UE negli Stati Membri dell'UE. Per valorizzare e rafforzare la prima azione, verrà organizzata una summer school europea per l’elaborazione di un toolkit di monitoraggio che sarà poi implementato in 4 paesi europei dove analizzare e progettare alcune possibili esperienze di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, con l’utilizzo fondi di coesione a sostegno di questi processi. Fondamentale sarà il supporto della rete europea CHANCE - Civl Hub Against orgaNised in Europe che - attraverso i suoi partner - darà sostegno all’implementazione e alla diffusione del progetto stesso. Impegno finale di Libera e degli operatori coinvolti, sarà la proposta di adozione una Strategia europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, su esempio della buona pratica elaborata in Italia. La Strategia verrà presentata durante la European week of Regions and Cities 2021, promossa ogni anno dall’Unione Europea e a cui Libera ha già partecipato per l’edizione 2019 e 2020.  Quali risultati da raggiungereCrescita quantitativa e qualitativa delle informazioni e dei dati sulle pratiche di riutilizzo pubblico e sociale a livello europeo;crescente scambio di buone prassi sulla gestione di beni confiscati da parte del mondo del non profit con le autorità competenti;elaborazione di un innovativo toolkit di monitoraggio civico per la valorizzazione dei beni confiscati, replicabile anche in altri ambiti, attraverso le politiche di coesione;costituzione di una rete informale transnazionale di comunità civiche monitoranti, per implementare lo scambio di buone prassi; promozione ad ampio raggio di proposte per una strategia europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.  L'impatto di Good(s) Monitoring, Europe!A livello europeo, l’impatto progettuale sarà garantito dalla formazione della rete informale di comunità civiche monitoranti di beni confiscati che parteciperà alle attività della rete CHANCE per una pianificazione strategica e di advocacy da operare sia tra le autorità competenti a livello nazionale ed europeo, che sui cittadini europei. La promozione di proposte e la valorizzazione di strategie per il riutilizzo sociale dei beni confiscati si inserisce nelle azioni incluse dell'agenda politica di CHANCE: promuovere una strategia europea per la creazione di un fondo dedicato al riutilizzo dei beni confiscati, che incida nella programmazione dei fondi europei 2021-2027 garantendo così incisività sul lungo periodo.  Data di realizzazione del progetto: Novembre 2020 - Ottobre 2021 PER MAGGIORI INFO mail: international@libera.it  

GIANO – Azioni di supporto e formazione per gli enti gestori di beni confiscati in Calabria

Il Consorzio Macramè offre servizi di assistenza tecnica, consulenza e formazione per le organizzazioni che gestiscono o stanno per gestire beni confiscati. La scadenza delle domande è prevista per lunedì 8 marzoÈ stato avviato GIANO – Conoscere il passato e guardare il futuro, il progetto promosso dal Consorzio Macramè in collaborazione con Legacoop Calabria e il Forum del Terzo settore della Calabria.Il progetto, finanziato dal Ministero dell'Interno nell'ambito del PON LEGALITA' 2014-2020, nasce per attuare azioni di accompagnamento ed empowerment a favore di enti gestori di beni confiscati che operano in Calabria.Il Consorzio Macramè offre servizi di assistenza tecnica, consulenza e di formazione per accrescere le competenze degli imprenditori sociali ai fini di una migliore gestione dei beni affidati (anche imprese agricole o terreni). Per rafforzare le competenze e la capacità delle organizzazioni di tessere relazioni e co-progettare azioni di sviluppo nelle e con le comunità di appartenenza.Questo non solo per rendere maggiormente competitivo il modello di economia sociale. Ma anche per contribuire a innalzare le condizioni di legalità nelle proprie comunità.Possono partecipare a GIANO 30 organizzazioni della Calabria tra quelle che gestiscono beni confiscati, che sono affidatarie ultime di beni confiscati o si apprestano a gestire un bene confiscato.La scadenza per presentare la domanda di adesione è lunedì 8 marzo.La domanda deve essere inviata a mezzo mail a beniconfiscati@consorziomacrame.it.Alla scadenza sarà formata una short-list (con validità biennale) degli enti gestori di beni confiscati, che potranno essere beneficiari dei servizi previsti nel progetto GIANO.Maggiori info sono sul sito del Consorzio Macramè

Trasparenza dei dati sui beni confiscati, i comuni rimanDATI. Il 62% degli Enti non pubblica l'elenco dei beni trasferiti al proprio patrimonio.

È online RimanDATI, il Primo report nazionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali. La ricerca, promossa da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, è il primo appuntamento di una serie di iniziative programmate in occasione del venticinquesimo compleanno della Legge 109, approvata il 7 marzo del 1996 a seguito di una campagna lanciata da Libera per supportare una proposta di legge a sostegno della quale oltre un milione di cittadine e cittadini italiani apposero la loro firma.RimanDATI è il frutto di un'importante azione di monitoraggio civico partita dalla Campania e poi allargatasi a tutto il territorio nazionale. Cuore di questa azione, il controllo diffuso sul rispetto, da parte degli Enti Locali, dell'obbligo di pubblicazione, sui propri siti internet istituzionali, dell'elenco dei beni confiscati trasferiti al loro patrimonio indisponibile, con le modalità e i contenuti indicati dall'articolo 48 comma 3 lettera c del Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011).Al momento della chiusura dell’azione di monitoraggio civico, su 1076 comuni monitorati, solo 406 pubblicano l’elenco. E di questi, la maggior parte lo fa in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. Ciò significa che ben il 62% dei comuni è totalmente inadempiente. La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi, restituendo un quadro generale di grande criticità. Un quadro reso plastico dal valore del ranking nazionale costruito a partire dai dati raccolti: su una scala da 0 a 100 (laddove 0 è riferibile a situazioni di totale assenza di dati pubblicati, 100 a situazioni inverse di presenza corretta di tutti i dati), la media nazionale si ferma a 18.53. E anche volendo ridurre la base di riferimento ai soli comuni che pubblicano l’elenco, escludendo dunque tutti quelli fermi a 0, il ranking medio nazionale non supera i 49.11 punti. Insomma, quando si parla di trasparenza delle informazioni sui beni confiscati da parte degli Enti Locali, occorre necessariamente prendere atto di come ci sia ancora tanto lavoro da fare per raggiungere un quadro almeno di sufficienza e avere a disposizione dati soddisfacenti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ed è qui la ragione del titolo scelto per questo report: “rimanDATI”. L'esito di questo “esame” cui sono stati sottoposti i comuni impone di fare come per gli studenti e le studentesse che non riescono a superare a pieni voti l’anno scolastico e che, per questo, vengono “rimandati a settembre”. L'esame di riparazione dovrà avere i tempi e i modi di un’azione civica che induca i comuni a conformarsi pienamente a quanto impone loro la legge. Il dataset completo con tutti i dati raccolti, insieme alla pubblicazione digitale del report e alle infografiche con le informazioni principali, è disponibile in formato aperto (nei formati csv e xls), in piena coerenza alla logica degli open data che sosteniamo nella ricerca, tra gli allegati a questo articolo. 

“Un itinerario di democrazia. Beni confiscati in Toscana” Pubblicato il rapporto di Libera Toscana sui beni confiscati: un viaggio attraverso la storia e la normativa e le storie di riutilizzo sociale nella regione Toscana

All'interno del territorio della Regione Toscana è presente un numero estremamente considerevole di beni confiscati alle mafie. Si tratta di un patrimonio di grande valore, il cui riutilizzo potrebbe garantire importanti occasioni di sviluppo sociale ed economico per la comunità locale. Tuttavia, la popolazione non pare essere completamente consapevole della presenza e della consistenza di questi beni. Il fatto che la regione non sia percepito come un territorio di tradizionale presenza mafiosa comporta spesso che l’attenzione, sulla possibilità che si verifichino infiltrazioni da parte della criminalità organizzata, non sia sufficientemente alta. La presenza di centinaia di beni confiscati alle mafie è un importante monito che ricorda che la consistente presenza delle mafie non può essere circoscritta a specifici ambiti territoriali. Garantire il pieno riutilizzo sociale di questi patrimoni rappresenta una vittoria irrinunciabile sulla criminalità organizzata, questa vede quelli che in precedenza erano simboli del suo potere tramutati in occasione di promozione di socialità e di sviluppo economico. Dalla consapevolezza dell'importanza di questa tematica nasce il progetto di realizzare “Un itinerario di democrazia. Beni confiscati in Toscana”, una pubblicazione che ha l'aspirazione di raccontare le esperienze di riutilizzo in questa regione. Questo scritto nasce dal costante lavoro e dall'attenzione che da anni Libera Toscana presta a questa tematica in costante sinergia le istituzioni e il tessuto associativo locale, nonché dalla promozione e dalla realizzazione di esperienze educative, in particolare estive, realizzate proprio valorizzando i beni confiscati. Il primo capitolo ha carattere introduttivo ed effettua la descrizione della normativa che regola la materia della confisca dei beni delle mafie e del loro riutilizzo, oltre a quella degli strumenti che consentono alla popolazione di monitorarli in maniera consapevole. Il secondo capitolo si compone dei report di monitoraggio frutto del lavoro che i presidi e i coordinamenti territoriali di Libera hanno effettuato su alcuni beni presenti nel territorio, descrivendone la consistenza e le pratiche di riutilizzo che negli anni si sono sviluppate su di essi. In conclusione, l'ultimo capitolo raccoglie i contributi e le riflessioni che i volontari hanno fatto su alcuni aspetti cruciali nell'ambito delle attività che si possono sviluppare su questi beni.Il risultato di questo lavoro è un opuscolo che, senza pretese di completezza, può rappresentare uno strumento di diffusione della conoscenza in merito alla presenza dei beni confiscati in Toscana, utilizzabile nell'ambito dei percorsi formativi sia all’interno delle scuole sia tra gli attivisti delle associazioni interessate ad occuparsi di questa tematica. Il volume è stato realizzato nell'ambito del progetto "E!State Liberi! in Toscana", sostenuto grazie al bando Ragazzi Attivi contro le mafie 2020 - GiovaniSì. 

Nuova proroga per il primo bando ANBSC per l'assegnazione diretta di beni immobili al terzo settore

L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha deciso di prorogare i termini di presentazione delle domande per il primo bando per l'assegnazione ai soggetti del Terzo settore di beni definitivamente confiscati alla criminalità organizzata.Entro il 14 gennaio 2021 sarà possibile presentare le domande di progettazione, mentre i sopralluoghi (se già richiesti entro il 20 novembre 2020) si potranno effettuare entro il 23 dicembre 2021. In allegato troverete la guida sintetica al bando, con tutti gli aggiornamenti. 

(RI)GENERARE BENE \\ CALL ALLA PARTECIPAZIONE per webinar di formazione e approfondimento 6 e 13 dicembre 2020

PERCHè (RI)GENERARE BENE:Dal Nord al Sud della Puglia, sono numerose le realtà che hanno avviato circuiti di economia civile attraverso la rigenerazione di luoghi e spazi pubblici, abbandonati, inutilizzati o in disuso. Ne sono un esempio importante i beni confiscati alla mafie, che grazie alla legge num. 109\96, sono diventati negli ultimi 25 anni un'opportunità per il terzo settore, per progettare e realizzare in luoghi dal forte valore simbolico, traiettorie di riscatto e cambiamento sociale. Dalle ville e alle grandi tenute agricole dei boss, fino a locali e appartamenti, i beni confiscati sono occasioni per sostituire ai simboli del potere mafioso legami di giustizia sociale, creando lavoro, socialità, welfare, integrazione, educazione. Quando si rigenera un bene, a partire dai bisogni della comunità di riferimento e coinvolgendo attivamente la stessa, ci si cura del territorio e del bene comune e ci si oppone alla disillusione e al disinteresse alla collettività a cui prima non c'erano alternative e nelle quali le mafie proliferano.Per fare questo è fondamentale il confronto, a partire da istituzioni ed enti locali, spesso titolari o proprietari dei beni, fino alle realtà che operano per le medesime finalità in altri territori, che costituiscono linfa vitale nel fare rete, mescolando pratiche di successo di fronte a comuni difficoltà. La capacità di progettare in maniera partecipata anche una semplice azione, non è un elemento da lasciare al caso, ma è frutto di competenze su cui è sempre possibile formarsi e crescere. PROGRAMMA:Abbiamo lanciato un primo ciclo di incontri sul tema che vedranno realtà del settore e rappresentanti di enti locali confrontarsi nei seguenti dibattiti in modalità webinar1. Webinar sul riutilizzo sociale dei beni confiscati“L’impegno del terzo settore”Domenica 6 dicembre, dalle ore 10:30 alle ore 12:00 > RelatoriTatiana Giannone, settore nazionale Beni confiscati di Libera, illustrerà i progetti e le ricerche dell’associazione per la trasparenza e la conoscenza dei beni confiscati alle mafie;Sasy Spinelli, presidente della coop. soc. Libera Terra - Terre di Puglia racconterà il progetto di Libera Terra nella storia del riutilizzo sociale dei beni confiscati e le prospettive nel nostro territorio;Pietro Fragasso, presidente della coop. soc. Pietra di Scarto ha avviato con altre realtà del terzo settore pugliese il progetto “Pomovero” per realizzare una filiera economica etica del pomodoro sui beni confiscati;Pasquale Bonasora, ci parlerà del lavoro di Labsus sulla progettazione partecipata e quale valore può far scaturire nella rigenerazione dei beni confiscati alle mafie e dei beni pubblici abbandonati o inutilizzati.Moderano: Roberto Campanelli, Libera Puglia e Tatiana Giannone2. Webinar con i rappresentanti degli enti locali“Le istituzioni ci raccontano”Domenica 13 dicembre, dalle ore 16:00 alle ore 18:00> Relatori:Davide Pati, vicepresidente nazionale di Libera e responsabile del settore Beni Confiscati dell’associazione interverrà sull’evoluzione negli ultimi 25 anni delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati;Annatonia Margiotta, le politiche regionali in materia di finanziamento e valorizzazione dei beni confiscati, da Libera il Bene agli ultimi bandi della Regione Puglia;Vitandrea Marzano, illustrerà il ruolo dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari nella valorizzazione dei beni confiscati;Roberto Covolo, consigliere comunale a San Vito dei Normanni (BR) e precedentemente Assessore al Comune di Brindisi la partecipazione pubblica nella gestione di beni pubblici e beni confiscati interverrà sul coinvolgimento della cittadinanza e della progettazione partecipata nella messa a bando di beni confiscati alle mafie e rigenerazione di immobili pubblici;Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti (BA), nonché rappresentante di Avviso Pubblico, riporterà il punto di vista dell’associazione di enti locali su buone pratiche e difficoltà nella valorizzazione del patrimonio dei beni confiscati partendo dalle esperienze realizzate ad Acquaviva.Moderano: Alessandra Ricupero e Valerio D’Amici, Libera Puglia OBIETTIVI:conoscere esperienze di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie e di rigenerazione di spazi pubblici in Puglia;approfondire il tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e della rigenerazione di spazi pubblici;sviluppare e saldare la capacità di fare rete tra gli enti del terzo settore pugliese impegnati in questo ambito insieme all'associazione Libera;attivare un confronto con gli amministratori locali, sui problemi legati alla gestione dei beni confiscati e sulla realizzazione e partecipazione di e a bandi pubblici;riconoscere la funzione della progettazione partecipata.COME E CHI PUò PARTECIPARE:La partecipazione è aperta: gli incontri sono rivolti ai singoli e alle realtà che aderiscono a Libera, alle realtà del terzo settore del terzo settore impegnate nella gestione di beni confiscati o in progetti di rigenerazione di beni pubblici, a singoli o gruppi interessati al tema.Per partecipare basta inserire le proprie informazioni nel seguente link, in modo tale da poter ricevere il collegamento al webinar. Nel corso degli incontri sarà possibile fare domande ai relatori prenotandosi nel corso del dibattito.  LINK DI ISCRIZIONE   https://sostieni.libera.it/limesurvey/index.php?r=survey/index&sid=721756&lang=it I webinar sono curati da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie all'interno del progetto Alchimie, realizzato con il sostegno di Fondazione con il Sud.

Liberi di ricominciare, a partire dai beni confiscati *

Cosa c’è di più sintomatico di ripartenza se non un luogo in cui poter costruire nuove storie? Storie di speranza, storie di ripartenza. E se in questo spazio, su quella stessa terra, ci fosse l’orma della Camorra, della criminalità, ormai scacciata? Se spazzando via la polvere si spazzasse via la vecchia presenza e ne rimanesse solo un ricordo sbiadito, a fiorire in sentimenti positivi? Tutto avrebbe ancora più valore. Il Bando dell'Agenzia nazionale per l'assegnazione dei Beni Confiscati dell’ANBSC è un’occasione unica in questo senso: dare forma a idee e progetti per il terzo settore, in uno spazio di valore, che non è come un altro, che rinasce insieme a noi. La voglia di realizzarli concretamente questi sogni, unita alla consapevolezza dell’importanza dell’impegno, ha spinto circa 30 partecipanti (animatori di comunità del Progetto Policoro campano, ma anche persone interessate a saperne di più) a seguire lo scorso 14 novembre con entusiasmo l’incontro formativo-informativo tenuto da Riccardo Christian Falcone, responsabile del settore beni confiascati di Libera Campania. Anche se a distanza, connessi attraverso voci e immagini in movimento attraverso una piattaforma digirale, è stato un momento speciale. Perché non ha risposto solo ad un interesse, quello di chi ha intenzione di studiare un progetto per l’assegnazione di un bene confiscato, ma ha anche significato di impegno, l’impegno di chi, nonostante tutto, non si stanca mai di dare il proprio contributo in un modo o nell’altro a favore del bene in questo mondo. Anzi di insistere a favore di questo bene, di puntare i riflettori, di spronare. E questa è una ricchezza irrinunciabile in una società che spesso assopisce gli animi.Grazie dunque alla famiglia di Libera.di Martina Nacchio (Animatrice di Comunità del Progetto Policoro - Diocesi Nocera Inferiore - Sarno)