Blog

Il progetto TWIST: Verso un nuovo modello di imprenditoria sociale nei beni confiscati in Albania

Il nuovo progetto TWIST - Verso un nuovo modello di imprenditoria sociale nei beni confiscati in Albania è iniziato!Dal 1º aprile Libera e i partner del progetto, Partners Albania for Change and Development e Comune di Tirana, sono coinvolti nell'organizzazione dell’iniziativa di lancio di TWIST a Tirana, a fine aprile. Il progetto TWIST mira ad aiutare le Organizzazioni della Società Civile (OSC) a partecipare maggiormente ai processi decisionali locali e nazionali sui beni confiscati e a incoraggiare le esperienze di imprenditoria sociale (IS) come pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati e come strumenti per prevenire e combattere la criminalità organizzata (CO) a livello locale, nazionale ed europeo.TWIST - finanziato dalla delegazione dell'Unione europea in Albania – nel corso di questa azione triennale incentrata sul riutilizzo dei beni confiscati a fini sociali, coinvolgerà i cittadini albanesi, con particolare attenzione alle fasce più fragili e alle persone coinvolte o a rischio coinvolgimento da parte delle reti criminali. In questo modo le comunità e le Organizzazioni della Società Civile (osc) avranno modo di beneficiare delle risorse sottratte alla criminalità organizzata, grazie alla creazione di imprese sociali (IS). Lo sviluppo del progetto promuoverà in questo modo una risposta collettiva nella lotta contro la criminalità organizzata, attraverso la costruzione di esperienze di imprenditorialità sociale nei beni confiscati e generando nuove opportunità sociali e di lavoro rivolte alle fasce di popolazione più vulnerabili come le vittime della criminalità organizzata e della violenza domestica, i minori, gli anziani, le persone con disabilità, i disoccupati, i tossicodipendenti, gli ex detenuti, ecc L'Albania grazie all’adozione della legge n. 10192/2009, ha già avviato esperienze di riutilizzo sociale, e attraverso la riconversione dei beni confiscati in beni pubblici, contribuisce a orientare la spesa pubblica verso una direzione più efficace nell'interesse dei cittadini. Il progetto potrà contare inoltre sull'esperienza di CAUSE: la prima iniziativa in Albania che ha portato alla nascita di imprese sociali in tre beni confiscati del Paese e nella regione Balcani Occidentali.  Il consorzio che svilupperà il progetto è costituito da:Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafiePartners Albania For Change and DevelopmentIl Comune di TiranaE collaborerà con:L’Agenzia  per la gestione dei Beni Confiscati e Sequestrati in Albania (AAPSK)Libera sarà responsabile del coordinamento del progetto che vede già una forte collaborazione con l'associazione albanese Partners Albania e con il Comune di Tirana. Grazie a questo consorzio e insieme all'Agenzia Nazionale per la gestione dei beni Confiscati e Sequestrati (AAPSK), diventerà centrale ambire alla creazione un piano comune per lo sviluppo delle imprese sociali e sensibilizzare l'opinione pubblica sulle azioni e gli obiettivi di TWIST.Gli obiettivi del progetto TWIST sono:Accrescere le capacità delle Organizzazioni della Società Civile (OSC) per attivarsi efficacemente nel processo decisionale con le istituzioni locali e nazionali attraverso l'implementazione di esperienze di imprenditoria sociale, sia come modello di riutilizzo sociale dei beni confiscati che come buona pratica per lo sviluppo socio-economico della comunità;Aumentare lo sviluppo delle imprese sociali sia come modello di riutilizzo sociale dei beni confiscati sia come strumento civico per prevenire e combattere la criminalità organizzata a livello locale, nazionale ed europeo.L’approccio di costruzione a partire dalla comunità e l’azione di sensibilizzazione saranno due fattori importanti che garantiranno al progetto TWIST di rimanere nel tempo, grazie in particolare al maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali come partner fondamentali per la gestione dei beni confiscati e all'attuazione delle imprese sociali da parte delle OSC come buone pratiche di riutilizzo sociale. Per questo motivo, sarà creato un team incaricato di facilitare le relazioni tra Organizzazioni della Società Civile (OSC) e i comuni interessati e di creare un dialogo sul progetto promuovendo iniziative locali e le azioni delle imprese sociali e delle OSC. Questo approccio aiuterà le Organizzazioni della Società Civile a diventare protagoniste a livello politico e sociale, aiutando dunque a contrastare la criminalità organizzata e a costruire un'economia più inclusiva che fornisca servizi, competenze, occupazione e sostegno ai gruppi emarginati.  Per maggiori informazioni: organizzazione@libera.it e  partners@partnersalbania.org Twist is co-funded by European Union - EuropeAid/171607/DD/ACT/AL 

The TWIST project: ToWards a new socIal entrepreneurShip model in confiscaTed assets in Albania

The new project TWIST - ToWards a new socIal entrepreneurShip model in confiscaTed assets in Albania has started!By the 1st of April Libera and its partners in the project, Partners Albania for Change and Development and Tirana Municipality, are involved with the organisation of the public launch of TWIST in Tirana, at the end of April.  The project TWIST will help Civil Society Organisations (CSOs) become more involved in local and national decision-making processes about confiscated assets and will encourage social entrepreneurship (SE) practices to increase social re-use of confiscated assets to prevent and combat organised crime (OC) at the local, national and European level.  TWIST - financed by the Delegation of the European Union to Albania - will involve Albanian citizens, particularly marginalised groups and those affected or at risk to be affected by OC in this 3-years action, focused on the reuse of confiscated assets for social purposes. This practice would allow communities and Civil Society Organisations (CSOs) to benefit from the resources stolen by OC, thanks to social entrepreneurship (SE) models.  The implementation of the project will promote a collective response in the fight against organised crime at local, national, and European levels, through the construction of social entrepreneurship paths in confiscated assets and generate new social and job opportunities which will positively affect vulnerable groups like victims of OC and domestic violence, minors, the elderly, people with disabilities, the unemployed, drug addicts, former prisoners, etc.  Albania has already carried out social re-use practices enabled by adoption of the Law No. 10192/2009 and the reconversion of confiscated assets into public properties, which helps to focus public spending in a more-effective direction in the interest of citizens. The project will build based on the experience of CAUSE, the first initiative in the country establishing social enterprises into three confiscated assets in the country and the WB region.    The implementing consortium of the project includes:Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafiePartners Albania For Change and Development Tirana Municipalityand the cooperation with: Agency for the Administration of Seized and Confiscated Assets (AAPSK)  The Italian association Libera is the Project Coordinator with a strong collaboration with the Albanian association Partners Albania and Tirana Municipality. Thanks to this consortium, together with the AAPSK, it would be fundamental to create a common plan for implementing SEs, and raising awareness about TWIST’s actions and goals.  TWIST’s Objectives are:Enhance CSOs capacities to an effective engagement in the decision-making process with local and national institutions through the implementation of social entrepreneurship both as a model of social reuse of confiscated assets and as a good practice for socio-economic development of the community; Increase the implementation of social entrepreneurship both as a model of social reuse in confiscated assets and as a civic tool to prevent and fight organised crime at local, national and European level;  Grass-roots and awareness-raising action will be two major factors that will ensure TWIST’s legacy.Enhanced involvement of local institutions as vital partners for the management of confiscated assets and the implementation of social enterprises by CSOs as good practice of social re-use, is crucial. For this reason, we will set up a team responsible for facilitating relations between CSOs and interested municipalities and creating dialogue by promoting local initiatives and the SE’s and CSO’s actions. This will help CSOs become protagonists at the political and social level, which will contribute to the fight against organised crime and build a more inclusive economy that provides services, skills, employment, and support to marginalised groups.  For more information: organizzazione@libera.it  and partners@partnersalbania.org   Twist is co-funded by European Union - EuropeAid/171607/DD/ACT/AL 

Libera Campania presenta un documento con strategie e proposte per valorizzazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati

Secondo l’ultima mappatura di Libera, sono 138 in Campania le realtà sociali che gestiscono beni confiscati, per lo più associazioni e cooperative sociali. Settantadue di queste realtà, pari al 52%, hanno rigenerato gli immobili liberati dalla camorra grazie ad attività legate al welfare e alle politiche sociali, prendendosi cura di chi fa più fatica. Un universo variegato e multiforme, che dà corpo alla norma e allo spirito della Legge 109/96 e che va sostenuto e incoraggiato.Complessivamente secondo i dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 25 febbraio 2022) In Campania sono 3007 i beni immobili (particelle catastali) destinati ai sensi del Codice antimafia e sono invece in totale 3575 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Libera Campania richiama l’attenzione delle Istituzioni regionali sul tema della valorizzazione dei beni confiscati con un documento dal titolo “Il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati in Campania. Visione, strategie, proposte”, presentato in occasione dell’apertura del Primo Forum espositivo dei beni confiscati promosso dalla Regione Campania. Il documento, frutto delle riflessioni e delle proposte emerse dall’Assemblea regionale dei soggetti gestori di beni confiscati alla camorra promossa da Libera Campania lo scorso 6 marzo presso il Castello Mediceo di Ottaviano, offre una serie di spunti di analisi in grado di fornire una risposta adeguata ad alcune criticità che ancora si registrano nel sistema di valorizzazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati.Tra queste -commenta Libera Campania nella nota- l’esigenza di una più forte attenzione al coinvolgimento del Terzo Settore nella definizione delle politiche pubbliche che possono e devono trovare nei beni confiscati strumenti privilegiati. L’esperienza dimostra che co-progettazione e co-programmazione riescono a garantire l’efficacia e la produttività delle esperienze di riutilizzo e devono essere poste a fondamento dei percorsi di programmazione delle istituzioni pubbliche. Va ridimensionato il ricorso a bandi esclusivamente destinati ai Comuni e finalizzati alle opere di rifunzionalizzazione, rafforzando il sostegno alla gestione dei beni, sia in fase di start-up che di gestione ordinaria. Libera Campania chiede che, nella programmazione delle politiche pubbliche regionali, con riferimento anche alla programmazione europea 2021-2027, il tema dei riutilizzo dei beni confiscati diventi veramente trasversale. Gli interventi pubblici in materia di welfare, politiche sociali e socio-sanitarie, agricoltura, politiche abitative, accoglienza, cultura, lavoro, ambiente devono trovare nei beni confiscati un patrimonio e una risorsa privilegiati e insostituibili.Il ruolo dei Comuni, in questa filiera, rimane fondamentale, ma si scontra ancora con difficoltà, ritardi e, in non pochi casi, inadempienze. Occorre pertanto tornare ad investire sul rafforzamento della capacità della PA, attraverso percorsi di formazione e aggiornamento. Va poi incentivata la pratica del monitoraggio, sia sul fronte istituzionale - con un rafforzamento delle funzioni dell’Osservatorio regionale sui beni confiscati - che su quello civico, con strategie e interventi in grado di stimolare l’attenzione dei cittadini e la presa in carico delle esperienze di riutilizzo. In questa direzione deve andare anche lo sforzo di garantire la trasparenza integrale dei dati e delle informazioni. La Campania è in grado di esprimere un know how significativo, che però va ulteriormente rafforzato, anche dando piena attuazione della Legge regionale 7/2012 nelle sue varie previsioni e articolazioni, dal Piano strategico al ruolo dell’Osservatorio regionale. Uno sforzo che chiediamo perché siamo convinti che, attraverso il riutilizzo sociale dei beni confiscati, si possa costruire una nuova narrazione di questa terra e delle nostre comunità, a partire dal rovesciamento di senso legato al riuso degli immobili confiscati e dalla memoria viva delle vittime innocenti delle mafie. È per questo che Libera auspica, un indirizzo specifico delle Istituzioni nella direzione di favorire l’intitolazione dei beni confiscati e dei prodotti realizzati sui beni confiscati alle vittime innocenti della camorra e della criminalitàInfine, nel documento Libera esprime preoccupazione per il caso de La Balzana,uno dei più importanti e grandi beni confiscati in Italia, per il quale è stato definito un percorso che desta perplessità, perché, privilegiando la lottizzazione e l’utilizzo lucrativo dei terreni concessi in uso a operatori agricoli privati, è palesemente in contrasto con l'articolo 48 del Codice Antimafia. Un percorso costruito senza tenere in alcuna considerazione le proposte delle realtà sociali del territorio e le osservazioni sulla inadeguatezza dei progetti messi in campo, che appaiono totalmente disconnessi dalle reali esigenze del territorio.

Raccontati bene. I beni confiscati di Aemilia - a cura di Libera Emilia-Romagna

Centinaia di beni confiscati tra Reggio Emilia, Parma e Modena. Case, appartamenti, ville, terreni, garage, capannoni disseminati su tutto il territorio emiliano-romagnolo, ma in particolare nelle tre province: sono quelle più colpite dal processo Aemilia, procedimento all’interno del quale sono avvenute le confische raccontate nel dossier “Raccontati bene. I beni confiscati di Aemilia” di Libera Emilia-Romagna, realizzato grazie a un co-finanziamento della Regione Emilia-Romagna.Il dossier - prodotto grazie a un lavoro di mappatura, analisi e racconto che ha coinvolto non solo il coordinamento regionale dell’associazione ma anche i coordinamenti provinciali di Reggio Emilia, Parma e Modena - rappresenta una fase propedeutica all’attivazione territoriale di percorsi di sensibilizzazione e progettazione volti al pieno riuso sociale dei beni confiscati presenti sul territorio: lo scopo della mappatura e del racconto è che i beni rivivano e che lo facciano attraverso percorsi di evidenza pubblica e partecipati.I beni sono l’attestazione più evidente dell’attività criminale su un territorio. Le organizzazioni mafiose hanno necessità di investire, riciclare, accrescere il proprio potere economico attraverso gli investimenti e, nel percorso di radicamento e controllo sociale, di ostentare tali ricchezze. Ci sono, però contesti - come quello emiliano-romagnolo - nei quali il dato quantitativo dei beni sottratti alle organizzazioni mafiose non è rappresentativo dell'effettivo radicamento delle stesse.Il dossier “Raccontati bene” vuole quindi iniziare a tracciare una geografia dei segni del radicamento mafioso in Emilia-Romagna. Un radicamento che, tra Reggio Emilia, Modena e Parma, riguarda prevalentemente la ‘ndrangheta finita alla sbarra nel processo Aemilia e nei suoi filoni, ma non solo. Raccontare questi beni confiscati significa raccontare le modalità di infiltrazione e radicamento delle mafie in regione: raccontare, quindi, il passato, la storia di quei luoghi. Ma può voler dire raccontare anche il presente o il futuro: le possibilità di riutilizzo a fini sociali o istituzionali, di beni che possono tornare ad essere luoghi della comunità.Scarica il dossier per approfomndire. 

La confisca dei beni e il loro riutilizzo: una fotografia istituzionale dalla Commissione Antimafia

A 25 anni dall’approvazione della legge num. 109\96 e a 10 anni dall’approvazione del Codice Antimafia, la Commissione parlamentare antimafia pubblica la “Relazione sull’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati”, a cura del IX Comitato per l’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, avviata il 07 maggio 2019 e proseguita per oltre due anni.  Si tratta di un documento importante, che tiene insieme oltre 80 audizioni, con una panoramica completa su tutti gli attori coinvolti nell’iter di sequestro confisca e riutilizzo di un bene confiscato.Diverse delle analisi e proposte di Libera sono state fatte proprie dalla Commissione parlamentare.Da una prima lettura, proviamo qui di seguito a segnalare alcuni passaggi importanti, criticità e proposte di modifiche; l’obiettivo del lavoro del IX Comitato è quello di provare a proporre una proposta di legge nei prossimi mesi, che possa riformare il Codice Antimafia (D.Lgs. Num. 159\2011 e ss.mm.) nel modo migliore possibile. A pagina 105 della relazione, infatti, si legge: “Alla luce di quanto sopra illustrato emerge un quadro profondamente deludente: lo Stato non conosce esattamente il numero e la tipologia dei beni sequestrati e confiscati nei procedimenti di prevenzione ed ignora del tutto, in quanto non rilevati, quelli relativi al processo penale. Appare evidente che i dati, ove completi ed attendibili, sono fondamentali per valutare le dimensioni complessive dell’efficacia dell’azione delle istituzioni nell’aggressione patrimoniale alla criminalità organizzata.”. Benché sia fuorviante estrarre una sola frase da oltre 400 pagine di analisi e di proposte, queste parole spingono il movimento antimafia a determinare ancora di più la sua azione di monitoraggio e rilancio, attraverso il dialogo continuo con le istituzioni e il partenariato economico e sociale. Proviamo qui a mettere in risalto alcuni dei temi principali, che già negli scorsi mesi Libera ha approfondito e analizzato, con un focus particolare sui beni immobili, che sono preziosa risorsa per sostenere il terzo settore e il mondo del volontariato.  Dalle audizioni dei diversi Presidenti delle sezioni per le misure di prevenzione dei tribunali è risultato evidente come un migliore coordinamento tra le diverse azioni giudiziarie (dalle procure della Repubblica, tra procure circondariali e procura distrettuale, fino alla DIA e al questore) potrebbe velocizzare l’iter giudiziario, rendendo poi più agevole l’intero percorso del bene. Molti beni immobili, che ad oggi non riescono a essere destinati e assegnati sono bloccati per criticità che risalgono alla fase giudiziaria: errori di trascrizione catastale, decreti di confisca non completi, occupazioni abusive dei beni o confische per quota indivisa. Un aumento dell’organico in queste sezioni sarebbe d’aiuto nell’organizzazione del lavoro. Uno degli strumenti per risolvere, almeno in parte, questa difficoltà di comunicazione, è prevedere che ci sia un raccordo del flusso informativo tra le diverse banche dati attualmente operative (Ministero della Giustizia e Agenzia nazionale, in particolare). Una delle proposte arrivate in Comitato durante questi due anni di ascolto e di lavoro è della sezione capitolina delle misure di prevenzione: la sottoscrizione di un protocollo con ANBSC per poter armonizzare l’assegnazione provvisoria dei beni e delle aziende in fase di sequestro con la fase di gestione durante la confisca di secondo grado; questo permetterebbe una fluidità maggiore nel lavoro degli amministratori giudiziari e soprattutto una migliore perfomance del riutilizzo pubblico e sociale. Un protocollo così strutturato metterebbe a sistema anche tutte le informazioni e la documentazione sul bene e sulla sua situazione. Un “buco nero”, infatti, è rappresentato delle confische penali, delle quali anche il Ministero della Giustizia fatica a raccogliere qualsiasi tipo di dato reale, che possa poi essere una base di condivisione con gli altri organi (dalla DNAA all’Anbsc). Questo ha ripercussioni dirette sul lavoro dell’Agenzia, che si trova costretta a rallentare parte dei provvedimenti a suo carico diretto. Un’azione di coordinamento fondamentale dovrà essere operata anche a livello legislativo, tra le diverse misure che nel tempo si sono stratificate: razionalizzare maggiormente l’aggressione ai patrimoni dei mafiosi e dei corrotti, infatti, si tradurrebbe in una maggiore efficienza di tutti gli attori protagonisti di questo iter. Da più parti è stata evidenziata la necessità di trovare un metodo condiviso per poter procedere con delle destinazioni provvisorie, in fase di sequestro dei beni, che possano mantenere inalterate le condizioni strutturali degli immobili e delle attività aziendali, facilitandone poi il loro riutilizzo in fase di confisca definitiva. Proprio in linea con questa idea, Libera, insieme alla rete associativa e territoriale, sta monitorando la possibilità che si possano applicare le procedure di co-programmazione e co-progettazione (ex art 55 del Codice del Terzo Settore) alla fase di assegnazione dei beni confiscati da parte degli enti pubblici, e quindi dal momento della loro destinazione agli enti locali; sarebbe uno strumento utile a creare un raccordo forte tra la comunità territoriale (e i bisogni della stessa) e l’amministrazione pubblica. Le aziende sequestrate e confiscate, che da sempre hanno rappresentato un nodo cruciale per la lotta alle mafie e alla corruzione, ancora oggi sono al centro di una riflessione e approfondimento. Parte della loro sopravvivenza è legata alle linee di credito, che spesso vengono negate nel momento del sequestro; varie audizioni hanno riguardato direttamente questo tema, da quelle ai presidenti dei Tribunali fino a Banca d’Italia; la proposta, che la commissione ha più volte evidenziato nel testo, è quella di implementare gli strumenti finanziari per la gestione e la valorizzazione delle imprese (ex art. 41 del Codice Antimafia), soprattutto in considerazione della dimensione delle aziende, nella gran parte piccole e medie, che hanno difficoltà ad ottenere dei requisiti di patrimonializzazione tali da accedere a linee di sostegno ministeriali. La vera difficoltà per le aziende sequestrate e confiscate, però, è dover pagare il costo dello stato di illegalità in cui sono nate e hanno fondato la loro attività: lavoratori in nero o sottopagati, immobili con destinazioni d’uso irregolari, clienti e fornitori che abbandonano le commesse perché non ritengono di avere delle garanzie sufficienti o perché non hanno più il vincolo criminale. Su questo, il lavoro del MISE, della Banca d’Italia, delle associazioni professionali di categoria e anche dei sindacati dovrà trovare una concertazione e una linea comune di azione. La dignità dei lavoratori e le lavoratrici è, infatti, condizione fondamentale per la costruzione di una comunità libera dalle mafie e dalla corruzione. Affrontare il tema delle aziende chiama in causa anche la categoria degli amministratori giudiziari: l’ingente numero di sequestri e confische e la tipologia così variegata di imprese, richiede una gestione che sia di tipo performativo e non solo conservativo. Viene invocata da più voci, all’interno della relazione, una riforma del Codice Antimafia sul numero degli incarichi da affidare ad ognuno, mantenendo saldi i principi della trasparenza, dell’imparzialità e della proporzione.  La relazione non tralascia i passi in avanti compiuti a livello internazionale, rafforzati dalla direttiva europea EU 2014\42 e dal regolamento EU 2018\1805, che vanno nella direzione di migliorare il raccordo tra i diversi stati membri e le loro procura. Libera, attraverso la rete CHANCE, sta realizzando un lavoro di monitoraggio e di analisi dell’applicazione di queste normative (in particolare dell’articolo della direttiva che suggerisce agli Stati Membri il riutilizzo pubblico e sociale) e sulla possibilità che i fondi europei di coesione possano essere uno strumento comunitario di valorizzazione degli immobili confiscati.  Rilevante, ovviamente, è la parte dedicata all’ascolto dell’ANBSC, organo centrale nell’iter di confisca e destinazione, e dei direttori che si sono succeduti durante il periodo di lavoro del IX Comitato, il prefetto Bruno Frattasi e il prefetto Bruno Corda. Registriamo, come Libera ha più volte evidenziato nelle note associative, gli enormi ritardi accumulati per rendere l'Agenzia pienamente in grado di assolvere alle sue funzioni, pur riconoscendo che negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti, che hanno portato al miglioramento dell’amministrazione che possiamo considerare come il perno centrale di tutto l’iter di confisca e riutilizzo dei beni, pur con un organico ancora ridotto. Le Linee guida per l'amministrazione finalizzata alla destinazione degli immobili sequestrati e confiscati, per esempio, hanno riconosciuto il ruolo propulsivo del terzo settore e rimarcato in maniera decisa l’importanza di considerare la vendita dei beni come ultima ratio e non come procedura standard. Nel luglio 2020, inoltre, è partito il primo bando per l’assegnazione diretta di beni immobili, prima sperimentazione in linea con quanto predisposto dall’art. 48 del Codice Antimafia. Oltre 1000 lotti da assegnare a soggetti del terzo settore, con una clausola di preferenza laddove l’ente territoriale avesse espresso la volontà di prendere il bene nel suo patrimonio demaniale. Su questo punto, controverse sono state le dichiarazioni di alcuni enti auditi, tra cui l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani): secondo il presidente De Caro, infatti, una delle criticità è stata quella di scegliere solo beni inoptati in precedenza dalle amministrazioni locali, senza una verifica preliminare e specifica delle condizioni strutturali e procedurali dello stesso. Come riporta l’Anci nella sua audizione, sarebbe stato forse auspicabile un raccordo più stretto con le amministrazioni, per fare in modo che i risultati potessero essere ancora più incisivi. La stessa ANCI, inoltre, ha riferito che apparirebbe preferibile un’assegnazione provvisoria agli enti locali anziché aspettare anni per la destinazione del bene, spesso non verificandone le condizioni di degrado o di occupazione abusiva, accumulando debiti.I risultati delle assegnazioni e il monitoraggio dei lotti rimasti senza destinazione, potranno restituire un quadro sicuramente più completo e indicare la strada da seguire per i prossimi bandi. L’attuale direttore dell’Agenzia nazionale, il prefetto Corda, ha riportato durante la sua audizione i dati dei beni in gestione al 31 marzo 2021 (18.518 immobili; 2.929 aziende, di cui 1.149 inattive fin dalla data del sequestro e da liquidare), e ha presentato alcuni dei progetti ancora in corso tra cui “Spazi per ricominciare”, che ha messo a disposizione oltre 200 unità alle imprese per fronteggiare l’emergenza sanitaria ed economica legata al Covid-19.Nel corso del 2020 ANBSC ha effettuato un monitoraggio istituzionale su circa 6.000 beni siti in 579 comuni per verificare l’effettivo utilizzo a fini sociali: la rilevazione, ancora in corso, ha avuto risposte da metà del campione con una percentuale di riuso pari a circa il 50%, quota ritenuta decisamente bassa. Al 20 febbraio 2021, su 2.176 comuni ove insistono beni, solo 795 dispongono delle credenziali e ben 1.381 non hanno accesso al sistema Open Regio; un simile dato trova conferma anche nella ricerca rimanDATI, realizzata da Libera nell’autunno del 2020, che attesta che oltre il 60% dei Comuni non è trasparente nella condivisione dei dati sui beni confiscati, attraverso l’elenco obbligatorio da pubblicare in Amministrazione trasparente. Questo evidenzia, ancora una volta, come sia necessario predisporre ulteriori interventi di sostegno e formazione per gli amministratori locali, che sono la parte terminale di un percorso lungo e tortuoso. In questo, ben si colloca il vademecum che viene allegato nella seconda parte della relazione, con modelli che seguono le tappe fondamentali del lavoro degli enti locali e che fornisce una rapida guida ai termini chiave di questa disciplina. Pagine che ci auguriamo possano diventare strumento di lavoro per tutte le amministrazioni, a prescindere dalle loro dimensioni e dalla concentrazione di beni sul territorio, ma soprattutto che possano richiamare ognuno degli attori impegnati alla costruzione di una comunità alternativa a quella mafiosa. Tra le proposte che il IX Comitato ha redatto a proposito del rafforzamento dell’Agenzia stessa, anche sulla base della relazione che la Corte dei Conti ha pubblicato nel 2016, una delle indicazioni riguarda la figura del Direttore. Per evitare che ci sia un avvicendamento nelle cariche come si è verificato finora (7 direttori diversi in 11 anni di attività istituzionale), si auspica che, come già accade per la magistratura, i direttori possano assicurare almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo. Ugualmente, il Comitato chiede che si possa implementare l’organico dell’Agenzia con un magistrato, con esperienza specifica nel campo dei sequestri penali e di prevenzione e di gestione, collocato fuori ruolo, per affrontare i frequenti problemi giuridici senza aspettare le riunioni del Consiglio direttivo e supportare, in modo rapido ed efficiente, le direzioni generali. “Progettare, programmare ed attuare un disegno strategico”, per citare le parole della relazione stessa, sono attività che richiedono un organico stabile e con una conoscenza profonda e consapevole del complesso mondo del sequestro e della confisca.  In ultimo, solo un breve passaggio sul tema del sostegno economico e finanziario, che in molti casi rappresenta un discrimine nella fase di richiesta del bene da parte dei Comuni e degli enti locali, come ribadito più volte durante l’intervento di Anci.Ad oggi, oltre alle risorse finanziarie di fondazioni ed enti privati, non possiamo non citare le Politiche di Coesione e i Fondi Europei, in particolare con la Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, redatta nel 2018 dall’ANBSC unitamente alla Ragioneria Generale dello Stato, al Dipartimento per le politiche di coesione e all’Agenzia per la coesione territoriale. Secondo quanto riportato durante l’audizione in Comitato dal direttore generale pro-tempore dell’ACT Massimo Sabatini, ad oggi l’utilizzo di queste risorse è ancora sottovalutato, per diverse e complesse ragioni. Nell’attuale ciclo di intervento europeo (programmazione 2014-2020), le politiche di coesione hanno finanziato 188 progetti per un importo pari a 144,6 milioni di euro. L’avanzamento complessivo, in termini di impegni su finanziamento totale pubblico, è pari al 21 per cento, mentre quello in termini di pagamenti su impegni è del 37,3 per cento (di cui la maggiore concentrazione è a carico del PON Legalità 2014-2020 affidato al Ministero dell’interno). Se da una parte, per i piccoli Comuni non è sempre facile avviare delle pratiche di progettazione e di rendicontazione di questi fondi, è importante che si trovi il modo di affiancare gli amministratori e fare in modo che sia sempre più agevole la fase di valorizzazione e di ristrutturazione di questi beni, alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza e della programmazione europea 2021\2027 in fase di definizione proprio in questi mesi. Tra le indicazioni raccolte dal Comitato, inoltre, è importante rilevare come si sia raccomandato di prevedere l’utilizzo di una quota del Fondo Unico Giustizia, dove confluiscono le liquidità sequestrate e confiscate. La strada che abbiamo tracciato in questi ventisei anni di impegno associativa, continua con responsabilità, attraverso le comunità monitoranti e le proposte di lavoro comune: nelle prossime settimane approfondiremo le singole proposte del Comitato, coinvolgendo in questa lettura anche la nostra rete associativa e territoriale, con l’obiettivo di poter progettare sempre meglio azioni di giustizia sociale e nuovi modelli di sviluppo territoriale. 

Good(s) Monitoring, Europe! - Final Event

On 12th October 2021, the final event of Good(s) Monitoring, Europe project, will take place during the 19th European Week of Regions and Cities. The online workshop will be the opportunity to promote a European Strategy for the public and social re-use of confiscated assets through cohesion policies for civic engagement, starting from the experiences of civic monitoring developed in Spain, Romania, Bulgaria and Belgium. The discussion will be animated by several experts and guests, including: Simona De Luca, from Italian Department for Cohesion Policy; Francesco Amodeo from Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission.  representatives of the national teams involved in the project.It will be possible to follow the initiative live, by registering on the official platform of the 19th European Week of Regions and Cities by 1 October 2021. Speakers:Simona DE LUCA Member of the Evaluation and Analysis Unit for the Programming of the Cohesion PolicyItalian Department for Cohesion Policy at the Presidency of the Council of Ministers Marcella MILITELLO President of BASTA! Belgian Antimafia Steps Towards AwarenessJesús PALOMO MARTÍNEZ Full professor at Rey Juan Carlos University and Vicepresident of FIADYSFrancesco AMODEO Policy Officer of Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission  Moderators:Giulia BARUZZO Programme Manager for International Department - Europe Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafieTatiana GIANNONE Programme Manager for Confiscated Asset Department Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Video Testimonials:Valentina FIORE CEO Libera Terra ConsortiumRadu NICOLAE President of ACDD Association for Cooperation and Sustainable DevelopmentMariyan K. SABEV Senior Analyst CSD-Centre for the Study of DemocracyAnisa XAKA Coordinator for Social and Educational Activities in Fier (Albania) ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo

Good(s) Monitoring, Europe! - Evento Finale

Il 12 ottobre 2021, si terrà l’evento conclusivo del progetto “Good(s) Monitoring, Europe!”, all’interno della 19th European Week of Regions and Cities. Il workshop on line sarà l’occasione per promuovere lo sviluppo di una strategia Europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, a partire dalle esperienze di monitoraggio civico realizzate in Spagna, Romania, Bulgaria e Belgio. Ad aiutarci in questa riflessione ci saranno numerosi ospiti tra cui: Simona De Luca del Dipartimento per le Politiche di Coesione in Italia, partner ufficiale del progetto; Francesco Amodeo della Direzione generale della Politica regionale e urbana della Commissione europea e i rappresentanti dei team nazionali coinvolti nel progetto. Sarà possibile seguire in diretta l’iniziativa, attraverso l’iscrizione alla piattaforma ufficiale della 19Th European Week of Regions and Cities entro il 1° Ottobre 2021.Panel interventi: Good(s) Monitoring, Europe!: the monitoring of confiscated assets for a Europe closer to citizens - 12WS21607 Martedì 12 ottobre 2021 11:30 - 13:00  Speakers:Simona DE LUCA Member of the Evaluation and Analysis Unit for the Programming of the Cohesion PolicyItalian Department for Cohesion Policy at the Presidency of the Council of Ministers Marcella MILITELLO President of BASTA! Belgian Antimafia Steps Towards AwarenessJesús PALOMO MARTÍNEZ Full professor at Rey Juan Carlos University and Vicepresident of FIADYSFrancesco AMODEO Policy Officer of Directorate-General for Regional and Urban Policy European Commission  Moderators:Giulia BARUZZO Programme Manager for International Department - Europe Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafieTatiana GIANNONE Programme Manager for Confiscated Asset Department Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Video Testimonials:Valentina FIORE CEO Libera Terra ConsortiumRadu NICOLAE President of ACDD Association for Cooperation and Sustainable DevelopmentMariyan K. SABEV Senior Analyst CSD-Centre for the Study of DemocracyAnisa XAKA Coordinator for Social and Educational Activities in Fier (Albania) ENGIM - Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo PER MAGGIORI INFO: Leggi la pagina dedicata sul sito dell’Unione europea. Visita il sito confiscatibene.it per la descrizione del progetto in Italiano ed Inglese. Visita il sito del partner ufficiale OpencoesioneMail: international@libera.it 

Benevento, ex Cementificio Ciotta: un hub vaccinale per far rivivere il bene

Un vaccino contro la pandemia, ma anche una giornata all’insegna della responsabilità, contro il virus delle mafie, del malaffare e del clientelismo.Il Coordinamento provinciale di Libera a Benevento, da tempo impegnato a condurre una battaglia per accelerare i tempi di riutilizzo dell'ex cementificio Ciotta di Contrada Olivola, nel capoluogo del Sannio, ha lanciato la sua proposta per riaprire le porte di questo importante bene confiscato alla criminalità. Lo ha fatto in una lettera aperta indirizzata all'Asl di Benevento, con la proposta di trasformare l'ex cementificio in un hub vaccinale."Nelle giornate del 10 ed 11 luglio - si legge nella nota - tanti giovani e rappresentanti di associazioni, organizzazioni, movimenti e comitati, si sono rimboccati le maniche per iniziare a donare dignità all’ex Cementificio Ciotta. Giornate composte da gesti di pulizia, da costruzione di panche, dall'inizio della pitturazione del cancello d'ingresso, dalla pitturazione di blocchi di cemento, dallo sgombero di una palazzina piena di carte e faldoni e dalla creazione della scritta ben in vista con la dicitura “Bene confiscato alla criminalità organizzata”. Un bene confiscato, oltre a rappresentare la vittoria dello Stato, sta a simboleggiare che le mafie in quel luogo hanno perso". Un momento importante di partecipazione e di responsabilità collettiva, costruito anche con l'intento di attirare, una volta di più, l'attenzione di Istituzioni e opinione pubblica sul valore di quel bene e sull'importanza di accelerare il più possibile i tempi per arrivare al riutilizzo sociale."Ma questi gesti non bastano - continuano i volontari di Libera. Occorre coralità, slancio, coraggio e desiderio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Si rende necessario, pertanto, innescare un processo di partecipazione collettiva ed un canale di entusiasmo istituzionale affinché un bene confiscato diventi bene comune. È con questi sentimenti che proponiamo all’autorità municipale ed al direttore generale dell’ASL di Benevento di considerare la fattibilità un Open Day vaccinale all’interno del bene confiscato in contrada Olivola. Auspichiamo che nel mese di settembre, dopo la pausa estiva, si possa ripartire con la forza deisimboli contro i simboli della forza e dell’arroganza". Far rivivere i beni attraverso iniziative simboliche che animino i beni anche non ancora restituiti alla collettività è un'importante strumento di sensibilizzazione. Per questo il Coordinamento di Libera a Benevento si è detto disponibile ad accompagnare e sostenere le Istituzioni e le realtà sociali che intendano promuovere momenti di partecipazione collettiva nell’ex Cementificio Ciotta. Perché - conclude la nota - "i beni confiscati sono una sfida da cogliere ed un’opportunità da costruire".

Pubblicato Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane aggiornato con i dati della seconda ricognizione seguita alle domande di accesso civico

Un comune su due in Campania non è trasparente sui beni confiscati. Su 131 comuni campani monitorati destinatari di beni immobili confiscati, 65 ancora non pubblicano l’elenco sul loro sito internet. Ciò significa che il 49,6% dei comuni è ancora totalmente inadempiente. Primato negativo in Provincia di Napoli con 26 comuni non “trasparenti”, seguono Caserta con 22 e Salerno con 9. Libera presenta Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane con i dati aggiornati. Le domande di accesso civico stimolano la pubblicazione degli elenchi. Ma il numero dei comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati è appena sopra la metà e il quadro generale resta critico.Un comune su due poco trasparente sui beni confiscati alle mafie: su 131 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati, sono 65 i comuni che ancora non pubblicano l’elenco. Ciò significa che ben il 49,6% dei comuni resta totalmente inadempiente. Tra quelli che pubblicano, sono ancora tantissimi quelli che lo fanno in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. I comuni meno “trasparenti” si trovano prevalentemente in Provincia di Napoli (26), seguono la Provincia di Caserta (22), quella di Salerno (9), quella di Avellino (5) e, infine, quella di Benevento (solo 3 comuni). Buona la performance del Comune di Napoli. La fotografia aggiornata è stata scattata da Libera Campania con la presentazione di “RimanDATI Campania”, una costola della ricerca nazionale “Rimandati”, il report sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.  Il rapporto è frutto del lavoro di monitoraggio civico sperimentato in Campania dal Coordinamento regionale di Libera che sarà presentato Domenica 25 luglio ore10.30 in occasione dell'Assemblea elettiva regionale di Libera che si svolgerà presso la sede dell'Associazione Figli in Famiglia in Via Via Ferrante Imparato, 111 NapoliIn Campania, stando ai dati del portale OpenRe.g.i.o (gennaio 2021), sono 2625 i beni immobili confiscati. Il dato si riferisce agli immobili destinati, quelli cioè già trasferiti al patrimonio indisponibile dei comuni nei quali insistono per scopi sociali o ad altre Amministrazioni dello Stato per finalità istituzionali o usi governativi. La distribuzione per province vede in testa la città metropolitana di Napoli con 1529 particelle confiscate e destinate. Seguono la provincia di Caserta (663) e quelle di Salerno (348), Avellino (64) e Benevento (21).La ricerca sui 66 comuni che hanno pubblicato l'elenco ha evidenziato in maniera piuttosto evidente come la logica degli open data sia ancora estranea alla stragrande maggioranza degli enti monitorati. Solo 27 comuni pubblicano infatti in formato aperto, che consente una fruibilità totale da parte dei cittadini e di chiunque voglia utilizzarli e appare l'unico a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza. Sono invece 12 i comuni che presentano un PDF immagine (frutto cioè di semplici scansioni) o totalmente chiuso, che sono inservibili nella logica open data. Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: quasi il 52% dei comuni campani che pubblicano elenco non specifica quale sia la destinazione tra istituzionale o sociale, il 42,5% non presenta informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato. Quasi il 90% dei comuni specifica invece quale sia l’ubicazione del bene e l’82% la sua tipologia.Sui 66 comuni che hanno pubblicato l’elenco è stato costruito un ranking mediato regionale: su una scala da 0 a 100, la media è pari a 51.4 punti. La Provincia di Benevento risulta la più “virtuosa” con 58.9 seguita da Salerno 56.9 e Caserta 51.3. Sotto la media regionale le province di Napoli (47.7) e Avellino (42.3). A livello comunale ottime le performance di Melizzano (Bn) con 98.2; Battipaglia (Sa) 94.3; Baronissi (Sa), Afragola (Na) e Castel Volturno (Ce) con 91.3Nel rapporto regionale presentato da Libera per la prima volta viene fotografata anche la capacità di risposta delle amministrazioni locali alle domande di accesso civico, con le quali, successivamente alla prima ricognizione, è stata richiesta agli Enti Locali di pubblicare o aggiornare gli elenchi. A ottobre 2020, al termine cioè della prima ricognizione, su un totale di 131 comuni campani monitorati, solo 45 pubblicavano l'elenco.  All' esito della seconda ricognizione, a tutto marzo 2021, grazie all'ulteriore azione di monitoraggio civico che si è tradotta nella produzione delle domande di accesso, sono diventati 66. Si è passati cioè da un percentuale di pubblicazione del 34% ad una del 50,4%. Un dato, dal punto di vista dell’incremento percentuale, sicuramente significativo. Ma il numero dei comuni che pubblicano l'elenco è appena sopra la metà e dunque il quadro generale resta ancora decisamente critico. Inoltre, nel dettaglio, ben il  64% dei comuni cui abbiamo inviato la nostra richiesta di pubblicazione o di aggiornamento dell'elenco non ci ha risposto, disattendendo in questo modo ad una precisa previsione normativa, secondo la quale gli enti della Pubblica Amministrazione, interrogati dai cittadini con gli strumenti previsti dalla legge, hanno l’obbligo di rispondere entro trenta giorni.“È un passo avanti di non poco conto - commenta Riccardo Cristian Falcone, responsabile beni confiscati Libera Campania - intanto perché segna un'ulteriore sperimentazione in grado di indicare una traccia di lavoro anche per altri territori regionali. I contenuti ulteriori di questo focus regionale consegnano molto di più che un modello di riferimento. La fotografia che se ne ricava, infatti, consente di valutare l'impatto concreto dell'azione civica di una comunità monitorante. La produzione delle domande di accesso civico è stato il tentativo di stimolare gli Enti Locali a mettere a disposizione di tutti, nel rispetto delle previsioni di legge, dati chiari, fruibili e trasparenti. Ma ci sono ulteriori elementi - continua Falcone di Libera Campania - che rendono preziosa questa ricerca. Come, ad esempio, la possibilità che essa offre di misurare e valutare la capacità di risposta della Pubblica Amministrazione alle domande di accesso civico prodotte dai cittadini. O, ancora, di misurare e valutare quanto concretamente si sia accresciuta la qualità dei dati pubblicati dai comuni a seguito delle domande di accesso civico. Un elemento nient'affatto trascurabile perché in grado di dimostrare l'enorme valore che questi strumenti messi nelle mani dei cittadini hanno di incidere in profondità sulla qualità della trasparenza. I dati raccolti ed elaborati nel Rapporto - conclude il responsabile beni confiscati di Libera Campania - dimostrano che l’esame di riparazione a cui erano stati “rimandati” i comuni campani destinatari di beni confiscati dopo la prima ricognizione ha sortito un qualche effetto, determinando certamente un passo avanti, per alcuni comuni assolutamente decisivo e importante. Ma le risultanze di questo focus regionale dimostrano quanto il lavoro da fare sia ancora lungo e difficile. Ciò impone a tutti - istituzioni, cittadini, società civile organizzata - di assumersi meglio e di più la propria parte di responsabilità. Restano sul tavolo le nostre proposte politiche che, a partire dal miglioramento delle condizioni e dei livelli di trasparenza dei comuni, mirano ad incidere sulla possibilità di rendere sempre più i beni confiscati, attraverso il loro riutilizzo sociale, palestre di vita e beni comuni:Proponiamo all'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata un documento di indirizzo da inviare a tutti gli enti destinatari di beni confiscati con un vademecum dettagliato sulle modalità di pubblicazione e sui contenuti degli elenchi da pubblicare, anche fornendo un modello comune in grado di uniformare sul piano nazionale la pubblicazione;Proponiamo che l’attuazione dei principi della trasparenza diventi pratica condivisa non solo per le amministrazioni comunali, ma anche e soprattutto per tutte le amministrazioni pubbliche che, a vario titolo, si intrecciano con la storia del bene;Riteniamo importante che sia garantito un maggiore coordinamento e scambio lungo tutta la filiera istituzionale del bene confiscato, che consenta poi una risoluzione veloce delle criticità e una trasparenza del dato.Auspichiamo che le Politiche di coesione e i fondi ad esse correlati possano diventare sempre di più uno strumento di emancipazione e di sviluppo per le comunità. 

Promoting social re-use of confiscated property in the Balkans in collaboration with OSCE

 Five Balkan countries involved - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and several international partners Libera is a partner of OSCE, International Organization for Security and Cooperation in Europe, in the project “Strengthening the fight against transnational organized crime in South-Eastern Europe through improved regional cooperation in asset seizure, confiscation, management and re-use” aimed at regional cooperation on the social reuse of confiscated assets from organized crime. The project focuses on five Balkan countries - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and involves several international partners. The objective of the project is to encourage and improve the practices of seizure, confiscation and management of confiscated assets through increased regional cooperation and the exchange of good practices. The project adopts a holistic approach, providing support to the entire cycle of criminal property recovery, breaking down its activity into three areas of intervention: (1) investigation, seizure and confiscation of assets; (2) management of assets; (3) reuse of assets. Libera's RoleIn particular, Libera is an executive partner of OSCE in achieving the third objective: promoting the social re-use of confiscated property at national and regional level through the participation of local civil society organizations as a tool for preventing and combating organized crime. To this end, Libera coordinated the planning and management of three training workshops targeting associations, managers of confiscated assets and National Agencies that manage confiscated assets in the five Balkan countries involved in the project. The first training took place on 28-29 April 2021 and featured Albanian associations and management bodies; the second training, involved civil society organisations in Northern Macedonia, and took place on 17-18 May 2021; the third training was held on 8-9 June 2021 with the participation of all 5 countries involving National Agencies, civil society organisations and management bodies. Project activitiesThe activities that directly involve Libera are:organisation of 3 training workshops to promote social re-use of confiscated property;participation as a trainer in regional training organised by OSCE;dissemination of project results through the promotion of materials designed for civil society organisations