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Dal malaffare al bene comune: approfondimento sulla rivista "Moneta e credito"

Le attività economiche delle mafie non sono limitate ai traffici illeciti ma travalicano la sfera del legale, con la cosiddetta economia criminale: il reinvestimento dei proventi delle attività criminose nell’economia lecita. Forme di non collaborazione economica possono essere molto efficaci per contrastarle, e il movimento antimafia ha adottato pratiche di consumo critico e boicottaggio. La legislazione antimafia italiana include strumenti volti a colpire i patrimoni mafiosi e il riutilizzo sociale dei beni confiscati, e rappresenta uno strumentario per implementare strategie di non collaborazione economica. In quest'ottica l'articolo “Il riutilizzo sociale dei beni confiscati come strategia di non cooperazione economica contro la criminalità organizzata”, pubblicato sul numero speciale di dicembre 2018 della rivista “Moneta e Credito”, racconta anche l'esperienza di Confiscati bene nell'affiancare le fonti quantitative istituzionali, permettendo una migliore conoscibilità e fruibilità dei dati. Si affronta anche la centralità delle previsioni normative nel favorire l'aggiunta della non cooperazione economia allo strumentario delle politiche antimafia. La dimensione dell'economia criminale rappresenta un elemento sempre più centrale quando si affronta il tema dei traffici delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. La possibilità di reinvestire i patrimoni illeciti nell'economia legale, rappresenta un enorme vantaggio competitivo che permette alle mafie di entrare nel circuito economico contaminando la dimensione del lecito. In questo scenario, riuscire ad attuare forme di non cooperazione economica con gli operatori dell'economia criminale rappresenta uno strumento dall'enorme valore strategico per implementare un'efficace strategia di contrasto, sfruttando in particolare le pratiche del consumo critico e del boicottaggio. La legislazione antimafia italiana in materia di beni confiscati alle organizzazioni criminali, basata su misure patrimoniali particolarmente efficaci e sul riutilizzo sociale, offre alcune formidabili opportunità per mettere in pratica simili strategie. Non solo la sottrazione dei beni permette di colpire efficacemente le ricchezze dei clan ma permette anche di dare alla “roba” entrata nel patrimonio dello Stato una nuova vita: dal malaffare al bene comune. L'articolo è consultabile a questo link Nicola Pedretti

"I love Calabria": due storie di riutilizzo nel Crotonese

“I love Calabria” è il titolo del progetto che ha permesso la nascita di due parchi tematici inaugurati lo scorso 29 gennaio sui terreni confiscati nei comuni di Isola Capo Rizzuto e Cirò, gestiti dalla Cooperativa Sociale Terre Joniche-Libera Terra. Il progetto, con capofila l’Associazione Amici del Tedesco, è finanziato dalla Fondazione con il Sud e Fondazione Vismara con un di contributo di 390.000,00 euro e mira a rendere attrattivo il territorio calabrese, promuovendo un turismo sociale attraverso la valorizzazione dei beni confiscati. A Isola Capo Rizzuto, infatti, è stata realizzata una Pista Bike, un percorso acrobatico per mountain-bike adatto ai ragazzi; mentre a Cirò (in località Cappellieri) è stato creato un parco botanico, didattico attrezzato, teso a far conoscere le specie protette della ginestra bianca, della cakile maritima e eryngium maritimum. Nei due parchi si organizzano attività ludo – didattiche, con lo scopo di educare al rispetto della legalità. Si racconta loro cosa c’era prima e cosa si è costruito adesso su questi terreni, stimolando i giovani a divenire protagonisti attivi del cambiamento. Il riutilizzo di questi beni confiscati testimonia che è possibile favorire un modello economico e culturale che si oppone a quello creato dalle organizzazioni criminali. Come attesta la presidentessa della Cooperativa Terre Joniche, Raffaella Conci, “la paura, indifferenza e silenzio sono cibo per le mafie. Noi invece vogliamo raccontare un mondo diverso, fatto di parole e di conoscenza. Oggi questi beni confiscati rappresentano un luogo aperto alla collettività, al territorio”.

Isola e Cirò: in Calabria si inaugurano due nuovi parchi tematici

Due nuovi parchi tematici vedranno la luce in Calabria, all'interno di beni e terreni confiscati alla criminalità. L'appuntamento domani mattina è a Isola di Capo Rizzuto e, nel pomeriggio, a Cirò, dove saranno inaugurati due interventi rientranti nell'ambito del progetto "I Love Calabria", finanziato dalla Fondazione con il Sud e dalla Fondazione Vismara, con capofila l'associazione "Amici del Tedesco" e un partenariato con Cooperativa sociale Terre Joniche-Libera Terra , Pro Loco di Strongoli, Comune di Hamm, Comune di Cropani, Comuni dell'Unione Reno Galliera e Associazione SI.PO di Prato. Alle 10,30 a Isola di Capo Rizzuto, in località Cepa, sarà inaugurata la Pista Bike, un percorso per mountain bike sui terreni sottratti alla 'ndrangheta, su cui sono state già realizzate attività quali orto sociale e giardino botanico ( Vedi la scheda sul riutilizzo sociale ) Nel pomeriggio, a partire dalle 14,30, si terrà a Cirò, in località Cappellieri (parco 191) l'inaugurazione e Parco delle Dune di Cappellieri, un percorso didattico attrezzato. Il progetto unisce a un valore sociale anche quello ambientale: infatti, è teso alla valorizzazione della rara ginestra bianca. Valentina Barca Gianluca De Martino

Beni sequestrati e beni confiscati: che differenza c’è

Ti abbiamo già spiegato qui , in 200 parole, che cosa siano i beni confiscati. Ovviamente abbiamo dovuto omettere tutta una serie di informazioni chiave, come ad esempio la differenza tra beni sequestrati e confiscati. Fino alla fase di confisca definitiva, i beni colpiti dalle cosiddette misure di prevenzione patrimoniali vengono “congelati”, sottratti cioè dalla disponibilità dei loro proprietari e gestiti per conto dello Stato da un amministratore giudiziario. Le prime due fasi del procedimento di prevenzione, costituite dal sequestro e dalla confisca di primo grado, sono misure temporanee. È il provvedimento di confisca definitiva a segnare il trasferimento della proprietà dal cosiddetto “proposto” (il soggetto i cui beni sono colpiti dalla misura di prevenzione) al patrimonio dello Stato. La fase successiva è quella del riutilizzo. Il percorso che conduce un bene confiscato alla meta finale del suo riutilizzo sociale inizia con una serie di approfondite indagini patrimoniali, che poggiano sul principio della sproporzione tra il reddito dichiarato dal proposto. Significa che se esiste una forte differenza tra il suo tenore di vita e il patrimonio che dichiara, allora si fa 2+2, specie quando il proposto non riesce a dimostrare la legittima provenienza dei beni. Ed è lì che arriva il sequestro. Da questo momento, i beni vengono infatti affidati alla cura dell’amministratore giudiziario. La fase successiva è quella della confisca di primo grado, un ulteriore provvedimento, ancora di natura temporanea, istituito per mantenere fermo il sequestro e avviare il procedimento che condurrà poi alla confisca di secondo grado o definitiva. Fino al decreto di confisca definitiva, l’ Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) svolge un ruolo di ausilio e supporto all’autorità giudiziaria. In definitiva, sequestro e confisca di primo grado sono misure caratterizzate dall’elemento della temporaneità. La definitività della misura caratterizza invece la successiva confisca di secondo grado: da questo momento in poi i beni confiscati sono definitivamente beni pubblici. Troppi concetti? Non preoccuparti, avremo modo di approfondire ancora. Nel frattempo, unisciti a noi nella comunità #monitorabene e comincia a fare la tua parte per raccogliere i dati sui beni confiscati. Quelli sequestrati infatti non sono oggetto del nostro portale. Leonardo Ferrante Riccardo Christian Falcone

I dati della PA nel catalogo di ConfiscatiBene: iniziamo da OpenCoesione

I dati aperti sui beni sequestrati e confiscati sono un elemento fondante di Confiscati Bene, sin dalla prima versione del progetto. Il ruolo della Pubblica Amministrazione, specie nella diffusione e pubblicazione dei dati in formato aperto, consultabili e riutilizzabili da tutti, è fondamentale per assicurare trasparenza, integrità ed efficienza e per stimolare la partecipazione dei cittadini sotto l'insegna del governo aperto.In Confiscati Bene 2.0 come sempre faremo riferimento prima di tutto a quelli di “Open Re.G.I.O.”, il progetto dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati che pubblica gli open data sui beni. È un portale la cui esistenza e la cui modalità di pubblicazione si deve un po’ anche a noi ed è la fonte pubblica e riutilizzabile migliore sul tema.Ma tante altre Pubbliche Amministrazioni raccolgono altri dati sull’argomento e andremo progressivamente pubblicandoli, in due modalità:quella classica, in cui ci occuperemo di ricercarli e pubblicarli;quella di Confiscati Bene 2.0 in cui invitiamo la PA a essere parte attiva, a registrarsi ed essere utente del sito, occuparsi di pubblicare e aggiornare le pagine del catalogo dati del progetto.I primi dati della PA che pubblichiamo - dopo quelli di OpenRegio - sono quelli di OpenCoesione, l'iniziativa di open government sulle politiche di coesione in Italia. Sul portale sono navigabili dati su risorse programmate e spese, localizzazioni, ambiti tematici, soggetti programmatori e attuatori, tempi di realizzazione e pagamenti dei singoli progetti. Tra queste, diverse sono correlate a progetti su beni sequestrati e confiscati:“La valorizzazione socio-economica dei beni confiscati alla criminalità organizzata è una forma di intervento per lo sviluppo territoriale che, facendo leva su una originaria situazione di svantaggio, trova sostegno nelle politiche di coesione per restituire alla collettività l’utilizzo di tali beni con finalità prevalentemente sociali. “ (dal sito di OpenCoesione).Al momento su OpenCoesione sono pubblicati i dati di circa 220 progetti sui beni confiscati (realizzati, o in corso di realizzazione), distribuiti in 6 regioni, 29 province, 139 comuni per più di 65 milioni di Euro di finanziamenti della UE.Sono pubblicati in formato CSV in questa pagina del catalogo open data di “Confiscati Bene 2.0”. In ultimo sottolineiamo come Open Re.G.I.O. sia uno tra i progetti in elenco tra quelli correlati ai beni confiscati e presenti in OpenCoesione (come si vede sotto con un finanziamento di più di 4 milioni di euro).

Che cos’è un bene confiscato alle mafie, in 200 parole

Ti sarà capitato nella vita di aver sentito parlare dei beni confiscati alle mafie. Se sei un attivista di Libera o di Ondata , magari ti sembreranno temi quotidiani. Oppure potrà essere la prima volta che qualcuno, in meno di 200 parole, prova a raccontarti che mondo complesso e variegato ci sia dietro. Cominciamo da qui: i beni confiscati costituiscono l’enorme patrimonio di ricchezze accumulato dai clan attraverso le loro attività mafiose e che, grazie alla legge 109 del 1996 approvata a seguito di una proposta di iniziativa popolare voluta da Libera e al loro riutilizzo sociale, vengono restituiti a tutti noi. Tutto chiaro? No, perché non ti abbiamo spiegato che cosa sia il principio di “riutilizzo sociale” sancito nella legge. Vediamola così: i beni sono l’unico strumento di contrasto alle mafie in grado di unire e tenere insieme più dimensioni. Significa che i beni confiscati sono al tempo stesso: un atto di giustizia, perché andiamo a colpire le mafie nel portafoglio; una iniezione di fiducia nelle Istituzioni, perché dimostriamo di essere più forti di loro; uno strumento di economia e di lavoro, perché ri-usiamo quei beni facendoli tornare al bene comune; un’opportunità di riscatto e dignità per i territori nei quali si trovano; luoghi dall’altissimo valore simbolico, in grado di dimostrare che le mafie sono tutt’altro che invincibili. I beni confiscati si dividono poi in tre categorie: beni mobili (auto, moto, denaro ...), beni immobili (appartamenti, ville, terreni, palazzi, box, capannoni ...) e beni aziendali (aziende, quote e partecipazioni societarie ...)(vedi Beni confiscati mobili, immobili, aziendali: non facciamo confusione). La sfida delle 200 parole non era semplice, e avremo modo di approfondire i temi nel nostro blog. Ora però ti chiediamo di fare la tua parte per difendere questa straordinaria opportunità di welfare e inclusione, di imprenditorialità giovanile, di economia sociale. E puoi farlo proprio attraverso Confiscati bene 2.0 e nel nome della trasparenza. Se vuoi raccogliere questa sfida, entra nella community #monitorabene . Benvenuto tra i nostri. Leonardo Ferrante Riccardo Christian Falcone

Accesso civico ai dati: che cos’è e come si usa per i beni confiscati

L’accesso civico è uno strumento potentissimo che, grazie al Decreto legislativo 33/2013, ciascuno di noi può utilizzare per esercitare il suo diritto di sapere come ogni Pubblica Amministrazione spende le nostre risorse, si organizza al suo interno, prende le decisioni per nostro conto, incluso dati e informazioni sui beni confiscati. Esistono due forme di accesso: L’accesso civico semplice È nostro diritto utilizzare gratuitamente questo strumento quando l’Ente pubblico non ha messo online, nella sua pagina “Amministrazione trasparente”, un dato che la legge prevede invece come obbligatorio. Se parliamo di beni confiscati, allora l’obbligo dei Comuni è pubblicare l’elenco di quelli trasferiti al proprio patrimonio, aggiornato mensilmente e in formato aperto; pena una sanzione al dirigente responsabile. Attraverso Confiscati bene 2.0, mettiamo a tua disposizione “Chiedi ai comuni”, un tool che ti permette, al grido di #escilibene e con pochi semplici click, di utilizzare proprio l’accesso civico semplice quando questi dati sono mancanti, sono incompleti, non sono aggiornati. L’accesso civico generalizzato o Foia Questa forma di accesso, ispirata alle normative internazionali del Freedom of information act, da cui l’acronimo Foia e introdotta dal Decreto legislativo 97 del 2016 , consente di richiedere specifici dati anche quando le amministrazioni non sono obbligate in tal senso. È uno strumento attivabile quando non si hanno elementi sufficienti, con la sola “Amministrazione trasparente”, a capire quello che sta avvenendo nella gestione del bene comune. Un esempio può essere chiedere, all’Ente pubblico finanziatore, l’elenco di Comuni che hanno partecipato a un bando per la ristrutturazione di beni confiscati. Se vuoi fare un accesso Foia scrivici nel forum Partecipa.

Estate Liberi a Erbè (Vr): il monitoraggio raccontato dai ragazzi

Questo video è stato ideato e progettato dai ragazzi che hanno partecipato nel 2018 al campo di Estate Liberi! a Erbè, in provincia di Verona. È stato realizzato insieme a Francesco, videomaker di professione, che ha regalato e messo a disposizione la sua esperienza durante la settimana di campo. Il focus principale che abbiamo dato ai ragazzi durante il campo “Monitorando Bene” è stato: raccontate il monitoraggio civico e descrivete perché è importante raccontare la vita dei beni per “illuminarli”. Il video è diviso in diverse sezioni e l’ordine è stato scelto di proposito durante il laboratorio di progettazione. Nella prima parte del video i ragazzi hanno intervistato alcuni passanti in centro a Verona, circa la percezione delle mafie al nord e dei beni confiscati a Verona e in Veneto. I ragazzi, infatti, si sono messi in gioco diventando piccoli giornalisti per qualche ora. Le seguenti parti del video mostrano le altre attività del campo: le formazioni con i lavori di gruppo, i lavori nei diversi beni confiscati, il monitoraggio in bicicletta con FIAB Isola della Scala, le interviste fatte ai gestori dei beni monitorati durante il campo e le interviste di fine campo ai partecipanti. Il video si chiude con una frase di Rita Borsellino, venuta a mancare qualche giorno prima dell’inizio del campo. Nella parte di coda del video, un ragazzo ha voluto filmare i retroscena della settimana di campo in modo amatoriale.

Perché un nuovo ciclo di Confiscati bene

Il portale Confiscati bene ha una storia lunga. Nasce nel 2014 sotto la spinta di un gruppo di persone dal forte carattere innovativo, convinte delle potenzialità del digitale circa i temi della legalità, a cominciare dai beni confiscati di cui, specie al tempo, era poco chiaro anche solo il numero. È del 2015 l’incontro tra queste persone, alcune delle quali di lì a poco si raggrupperanno formalmente nell’associazione Ondata, e Libera, storicamente impegnata sui temi dei beni confiscati e sempre più convinta dell’esigenza di strutturare una propria proposta attorno al tema del monitoraggio civico.L’idea è chiara e condivisa fin da principio: far entrare Libera, ossia la sua storia, la sua energia e la sua gente, all’interno della piattaforma resa viva da Ondata. È così che Confiscati bene può evolvere nelle forme di un portale di dati collaborativo, frutto diretto dell’azione di tre comunità che a diverso titolo si occupano di beni confiscati e con le quali Libera ha un rapporto o un dialogo da tempo: quella dei cittadini monitoranti, quella dei soggetti gestori e quella degli enti pubblici, contando sulla capacità di Ondata di offrire loro buoni strumenti digitali. Ecco perché, insieme, viene pensato il progetto “Confiscati bene 2.0”, dove quel “duepuntozero” sottende proprio questo cambio di passo nella raccolta e produzione del dato sui beni.Il finanziamento arriva grazie a Fondazione TIM, realtà espressione dell’impegno sociale di Tim, la cui missione è promuovere la cultura del cambiamento e dell’innovazione digitale favorendo l’integrazione, la comunicazione, la crescita economica e sociale. Non a caso quindi il progetto risulta vincitore dell’edizione 2015 di #ITALIAx10, ma la strada è appena all’inizio.Ci sono voluti due anni per arrivare al portale che vedi oggi, e il lavoro fatto è stato lungo. Tante volte siamo stati a un passo dal lancio e altrettante volte siamo tornati indietro, affinché il tutto fosse quanto più possibile di facile utilizzo per le comunità che si intende generare e accrescere, raccogliendo molte proposte dal basso.Non sono mancati neanche confronti, a volte intensi, tra i due partner del progetto, oggi maturati: Libera ha imparato a dare il giusto valore al lavoro attorno ai dati specie se in formato aperto, mentre Ondata ha compreso quanto sia difficile ed entusiasmante mettersi nella testa dei cittadini attivi a cui si vuole arrivare.Il modello di Confiscati bene, quello di un portale di dati collaborativo, vuole infine offrirsi come un prototipo da replicare, un esempio funzionale e pratico di governo aperto fondato su un’azione capillare e diffusa. Pertanto, funziona se e solo se viene fatto proprio dal numero più grande di persone possibili, specie se appartengono ai tre mondi che a diverso titolo si prendono cura, gestiscono, amministrano i beni confiscati: cittadini, soggetti gestori, istituzioni.Se sei uno di questi soggetti gestori, raccontaci che cosa stai facendo attraverso la community #gestiscibene.Se come cittadino invece vuoi collaborare a mappare le esperienze di questo territorio, vai in #monitorabene e scopri come fare.Se rappresenti un Ente pubblico, condividi la tua prospettiva nella community #pubblicabene.

Perché non siamo d'accordo sulla vendita dei beni confiscati

Chiariamo subito un equivoco: la vendita dei beni confiscati ai mafiosi non è mai stata per Libera un tabù. Già nella Legge 109 del 1996 è prevista l’opzione della vendita per quei beni il cui riutilizzo sociale si rivela oggettivamente impossibile. Dunque, nessun dogma. Libera continua a considerare la messa a reddito dei beni un’opzione praticabile, a patto però che resti un’eccezione, non la regola. Occorrono una serie di garanzie in ordine alla priorità del riutilizzo sociale e, in caso di messa a reddito e di vendita, in ordine ai soggetti ai quali la legge concede la possibilità dell’acquisto. Ecco perché ci lascia perplessi la previsione normativa, contenuta nel recente Decreto sicurezza, di aprire anche a tutti i privati la possibilità di acquistare all’asta i beni confiscati. La nostra preoccupazione è che la vendita, da extrema ratio, finisca a divenire una scorciatoia, utilizzata per evitare le possibili criticità che si riscontrano nella destinazione e assegnazione dei beni. Non solo: ci preoccupa la possibilità che i beni messi all’asta non solo siano venduti a prezzi fortemente inferiori e svalutati, ma che il loro acquisto possa essere realizzato da componenti di quella “area grigia”, composta da professionisti, imprenditori, faccendieri, che agisce formalmente nella legalità, ma in realtà opera per la riuscita di operazioni commerciali e finanziarie capaci di riciclare il danaro sporco e di provenienza illecita (es. evasione fiscale, truffe, frodi), magari proprio per conto o col beneplacito dei clan a cui i beni sono stati confiscati. Il rischio che si aggirino i paletti previsti per garantire una vendita controllata sono concreti.Ecco perché fare trasparenza sui beni confiscati, ed è il fine di Confiscati bene 2.0, è oggi quanto mai necessario: per dimostrare, numeri corretti alla mano, che è molto meglio se i beni finiscono a essere utilizzati a fini istituzionali e sociali, e non certo venduti. E che il riutilizzo, nonostante tante chiacchiere spesso strumentali, funziona. Anzi, può funzionare ancora meglio se vengono rimosse quelle difficoltà all’origine che nessuno vuole nascondere. Ogni riforma dovrebbe andare a rimuovere quegli ostacoli, e non certo a rimuovere i beni confiscati dalla disponibilità dello Stato e delle organizzazioni sociali.Unisciti a Confiscati 2.0 bene per lanciare questo forte messaggio ai nostri decisori politici.