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Perché l’Agenzia non pubblica i nuovi dati sui beni confiscati

Quanti sono in Italia i beni confiscati alla criminalità? E’ una domanda che da mesi la community di Confiscati Bene pone a rappresentanti delle istituzioni, a parlamentari, a magistrati e ai vertici dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati. Non esiste un numero preciso, una fonte unica che consenta di ricostruire l’enorme patrimonio sottratto a boss mafiosi o narcotrafficanti, a colletti bianchi o corrotti, costituito da ville, appartamenti, capannoni, garage e uffici. Il tempo si è fermato al 7 gennaio del 2013, data dell’ultimo aggiornamento consultabile sul sito dell’Agenzia nazionale, che indicava in 11.237 immobili e in 1.707 aziende l’insieme degli asset frutto dell’economia illegale. A colloquio con l'Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati I circa 13mila beni cui si fa riferimento oggi sono "confiscati dagli anni Ottanta al 2012", come spiegato da Stefano Caponi, responsabile dei servizi informatici dell’Agenzia nazionale beni confiscati, nel corso di una tavola rotonda organizzata a Milano da Transparency International, organizzazione che sta conducendo un’indagine su open data e lotta alla criminalità. Tra una casa e una ditta c’è un differente grado di sopravvivenza: è molto probabile che quegli immobili, confiscati anche trent’anni fa stiano ancora lì; la stessa certezza non si può avere per società e imprese, “la maggior parte delle quali è senza dipendenti ed è strumento stesso dell’economia criminale”, come ha più volte sottolineato il prefetto Umberto Postiglione, direttore dell’ANBSC, nominato a giugno 2014 dal Consiglio dei Ministri. Le uniche novità: si pubblicano i decreti di destinazione L’unico aggiornamento in atto sul sito dell’ANBSC riguarda la pubblicazione dei decreti di destinazione – in un formato pdf tutt’altro che aperto -, pieno di omissis e per niente utile a ricostruire la cronistoria di un bene confiscato. I dati aggiornati al 7 gennaio 2013 non sono altro che gli ultimi dati forniti dall'Agenzia del Demanio, che ha smesso di raccoglierli il 31 dicembre 2012, passando il testimone al sistema Regio, che in effetti non è mai partito del tutto perché la sua fonte di informazioni sul piano giudiziario, il Sit.Mp è stato presentato solo nell'estate del 2014 ed è ancora in fase di rodaggio. Quindi, l’Agenzia non pubblica ancora i nuovi dati perché sta ricostruendo il database in cui confluiranno le informazioni sia sulle confische da misure di prevenzione patrimoniale (provenienti da: Sippi, il Sistema informativo di Procure e Prefetture; Sit.Mp, database delle misure di prevenzione patrimoniale, finanziato con fondi Pon per le Regioni del Sud), che le confische penali ex articolo 12 sexies della legge legge 356/1992. Le nomine al Consiglio direttivo sbloccano le assegnazioni Sul piano giudiziario e su quello amministrativo non si può dire che l’assalto ai patrimoni mafiosi, o illegali in senso più ampio, si sia fermato. Tutt’altro. Le recenti nomine dei membri mancanti del Comitato direttivo dell’ANBSC, attese ormai da sei mesi, consentiranno di sbloccare un migliaio di decreti di destinazione dei beni confiscati. Per poter leggere il resoconto di un lavoro finora riportato solo in comunicati stampa e in qualche verbale parlamentare bisognerà attendere mesi, forse il prossimo autunno, quando entrerà in funzione a pieno regime il sistema Regio. Nel più grande database nazionale sui beni confiscati **saranno inserite in molti casi anche a mano tutte le informazioni sulla vita del bene stesso, **dalla proposta di sequestro alla prima sentenza, fino alla destinazione finale. Allora sarà più lineare il percorso verso la restituzione di un ex bene criminale alla collettività e sarà più chiaro se e in quale punto esatto la macchina dell’antimafia avrà rallentato la sua corsa. Foto: Theen Moy/Flickr

Lumia interroga il Governo: dare ai senza tetto beni confiscati alla mafia (guest post)

Mentre aumenta costantemente il numero delle famiglie e delle persone senza una casa centinaia di immobili confiscati alla mafia rimangono inutilizzati nelle nostre città. Nasce da questa considerazione un’interrogazione del senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, per chiedere al Governo di dare ai poveri gli immobili sottratti ai boss. Su questa proposta il direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, Umberto Postiglione, nel corso di un suo viaggio in Sicilia, aveva già manifestato la volontà di destinare ai senza tetto i beni confiscati adibiti a civile abitazione. L’iniziativa condivisa da molte realtà della società civile è stata poi rilanciata qualche giorno fa, durante la trasmissione “Ditelo a Rgs”, dal direttore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi e dal senatore del Pd Giuseppe Lumia. Da qui l’interrogazione dell’ex presidente dell’Antimafia ai Ministri della giustizia, Andrea Orlando, e dell’interno, Angelino Alfano, ai quali ha chiesto: se hanno piena cognizione dello stato in cui versano i beni confiscati nel nostro Paese; se intendono istituire un tavolo interistituzionale per sviluppare un piano di provvedimenti legislativi e amministrativi al fine di promuoverne il loro riutilizzo; se il Governo intenda destinare in via prioritaria ai soggetti svantaggiati e senza dimora gli immobili idonei ad uso abitativo. Nel testo dell’interrogazione viene citata l’inchiesta realizzata da Dataninja.it sui dati dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, pubblicati in open data su Confiscatibene.it. L’inchiesta pubblicata lo scorso settembre, dice Lumia, ha fornito “un quadro chiaro ed esauriente della situazione”, nonostante faccia “forzatamente riferimento a dati ormai  risalenti nel tempo, poiché l’Agenzia dei beni confiscati non ha ancora completato un proprio sistema di rilevamento”. È questo, infatti, un limite strutturale che la comunità di Confiscatibene.it chiede di superare al più presto, perché impedisce l’azione di monitoraggio sullo stato dei beni, fondamentale per sviluppare un programma di riutilizzo efficiente. A fronte di 11.238 beni immobili e 1.708 aziende sono solo poche centinaia quelli riutilizzati da associazioni e cooperative. Numeri che mettendo in seria crisi la credibilità di una lotta alla mafia basata sulla promozione dei diritti dei cittadini. Il riuso dei beni confiscati alle mafie è, quindi, fondamentale dal punto di vista delle ricadute economiche e culturali, perché rappresenta uno straordinario fattore di crescita e di riscatto per quelle aree del Paese che più delle altre hanno subìto la mortificazione della presenza mafiosa.

La mappa degli amministratori minacciati: Torino come il Sud, piccoli Comuni nel mirino più delle città

Nel 2013 solo Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia sono le regioni rimaste immuni da minacce di tipo mafioso ai danni degli amministratori pubblici; la regione più colpita è la Puglia con 61 eventi di questo tipo; segue a breve distanza la Sicilia con 59. Ai piedi di questo poco invidiabile podio troviamo la Calabria con 53. A seguire Campania, Sardegna e Lazio. La classifica delle province vede in testa Palermo (22 eventi), e a seguire Cosenza (18), Taranto e Reggio Calabria (14) e Foggia (13). Sono i dati di Avviso Pubblico (associazione che collega gli enti locali per la formazione civile contro le mafie) raccolti nella ricerca "Amministratori Minacciati 2013", sui quali è stato fatto scraping ("grattare") e un lungo lavoro di ripulitura, ristrutturazione ed arricchimento da parte degli studenti del Laboratorio di Data Journalism dell'Università di Bologna. [UPDATE - Questo post è stato citato in un articolo de Il Tirreno] Dall'analisi emerge poi che anche regioni del Nord come Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna riportano un discreto numero di eventi (da 9 a 7) anche se il fenomeno è certamente più diffuso al Sud. Palermo, Napoli e Bari sono i capoluoghi di regione più soggetti a situazione di questo genere e attraverso lo studio dei dati si può dedurre che la mafia si muova più frequentemente nei piccoli comuni. È importante notare che il numero di episodi, seppure esiguo, verificatosi in provincia di Torino si equivale al numero di episodi di alcune province del Sud. In conclusione il numero degli avvenimenti è considerevole ma nulla esclude che nel territorio italiano si siano verificati altre vicende a noi non noti perché non denunciati. La maggior parte delle minacce avviene nei comuni di provincia, piuttosto che nelle città provincia stesse, ed è rivolta con maggiore frequenza ai sindaci o a loro collaboratori. Se il comune maggiormente colpito è Palermo, in vettà alla classifica però troviamo anche Vibo Valentia e Lipari. L’atto intimidatorio si esplicita in molti casi con auto e abitazioni incendiate o danneggiate, in altri casi vengono colpiti anche uffici comunali o luoghi istituzionali. Tra gli episodi spuntano vere e proprie intimidazioni mafiose: è il caso della lettera ricevuta in agosto dal presidente della Commissione anticorruzione del Molise Vincenzo Musacchio, in cui si legge: “Se continui a parlare finisci sotto terra, hai toccato le persone sbagliate”. Oppure anche dell’irrisolto e conosciutissimo caso dell’incendio doloso alla città della Scienza, dove in una notte la malavita ha distrutto quello che era un gioiello per la città di Napoli. La mappa mostra: Le province italiani per numero di minacce I marker geolocalizzati dei singoli eventi Risorse Fonte dei dati: Report Avviso Pubblico Dataset: Scarica i dati Nota Metodologica Il lavoro di Data Journalism sugli Amministratori minacciati in Italia nel corso dell’anno 2013 è stato svolto grazie ai dati raccolti dall’inchiesta di Avviso Pubblico. In primo luogo abbiamo operato una selezione e una pulizia dei dati, operazione via via affinata al fine di rendere i dati in nostro possesso il più granulari e uniformi possibili, in modo che fossero facilmente utilizzabili. Particolare attenzione è stata riposta nella tracciabilità delle fonti: per ogni evento abbiamo annesso un link a un articolo che spiegasse l’accaduto. Questa scelta ha permesso a noi di verificare i dati di Avviso Pubblico, confermandoli o arricchendoli; il fruitore finale potrà così verificare l’attendibilità del lavoro e approfondire il singolo avvenimento. I testi di questo articolo sono stati realizzati dagli studenti. Gli studenti e autori Agnese Mirella Bamba, Alessandro Banani, Annalaura Ceré, Enrico De Mujà, Brenda Dello Margio, Michela Di Fiore, AngelaMaria Diciolla, Tommaso Fiaschi, Maria Emanuela Giordani, Valentina Lambertini, Erica Lomaestro, Antonino Noto, Francesca Palumbo, Marta Panighel, Francesco Patella, Annalaura Perini, Leonardo Sanna, Pietro Scipione, Sara Servadei , Andrea Troccoli, Gabriele Zanella, Francesca Zanella

Mille beni confiscati bloccati dalla burocrazia: intervista al direttore dell'Agenzia nazionale

La burocrazia come un attentato. Nel percorso di riconversione dei beni confiscati alle mafie anche una firma può determinare ritardi che favoriscono gli interessi delle cosche a riappropriarsene. Succede che da mesi mille decreti di destinazione siano bloccati, perché manca la nomina del consiglio direttivo dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati. Decisione, questa, che spetta al presidente del Consiglio su proposta del ministro degli Interni. Oggi c'è un uomo solo alla guida ed è Umberto Postiglione, già prefetto di Palermo e Agrigento, che senza gli altri quattro componenti e con appena 45 dipendenti deve affrontare da solo alcune spinose questioni. Innanzitutto, il ritardo nella destinazione di beni immobili e aziende. Nell'ultimo biennio, a fronte di un aumento delle confische in via giudiziaria, nella fase amministrativa, quella che determina la consegna della casa o della ditta a comuni, associazioni o forze dell'ordine, si è registrata una brusca frenata. Il neo direttore, in carica dal 18 giugno scorso, intanto, va avanti a colpi di decisioni monocratiche. "Abbiamo pronti mille decreti di destinazione, le decisioni le prendo da solo poi il consiglio ratificherà". Il tempo è il principale alleato della mafia, che ha tutto l'interesse in un fallimento delle politiche di riutilizzo dei beni confiscati, soprattutto delle aziende. Licenziamenti si traducono in nuova emergenza sociale e alimentano il sentimento del "rimpiangere i capoclan". Sono 1700 le aziende confiscate alla criminalità organizzata, 1200 delle quali ancora sotto la gestione dell'Agenzia. Ma il numero è destinato a salire, visto che il database è fermo al 7 gennaio 2013. L'assenza del consiglio direttivo non è l'unico vuoto da colmare. Manca il lancio definitivo del sistema informatico Regio, il database nazionale che renderà più efficace la lotta ai patrimoni criminali, finanziato con 7,2 milioni di euro di fondi statali ed europei e non ancora utilizzato. Su questo punto Postiglione annuncia novità imminenti ("Siamo in fase di collaudo, attendiamo i dati dal Sippi, Sistema informatico di Procure e Prefetture") ripetendo ciò che a luglio 2014 affermò in audizione in Commissione antimafia. Direttore Postiglione, decreti fermi, inefficienze e licenziamenti non rischiano di rafforzare i mafiosi? "Stiamo lavorando sugli aspetti seri e complessi di questa situazione. Analizziamo caso per caso, soprattutto quando sono coinvolti persone, lavoratori. I dati sulle aziende, ad esempio, vanno analizzati a fondo. I dipendenti delle società sottratte ai mafiosi sono 1200, di cui 900 nella sola Sicilia. Contiamo meno di un occupato per ogni azienda, nella maggior parte dei casi siamo di fronte solo a lavatrici di denaro sporco, sedi di pochi metri quadrati, con una scrivania, una sedia e un dipendente, magari pure arrestato". Le proteste dei sindacati, l'allarme di Libera, quelli però erano reali. "Salvare un'azienda vera, con clienti veri e dipendenti in carne e ossa, è un nostro compito. Lo abbiamo fatto con i supermercati di Giuseppe Grigoli, un prestanome di Matteo Messina Denaro. Una nuova società (la Esse Emme, ndr), ha rilevato 32 punti vendita dell'ex gruppo 6Gdo confiscato nel 2013 dell'imprenditore colluso. In ballo c'erano anche 400 posti di lavoro, compreso l'indotto". Sul lavoro ha avuto qualche screzio con la Commissione parlamentare antimafia. "La Commissione ci accusa di voler far passare il principio che la mafia faceva lavorare e lo Stato no. Prima di affermare ciò, dovremmo analizzare le singole vicende. Chiediamoci se la mafia dava lavoro o utilizzava quelle aziende come strumento per una previdenza sociale per gli affiliati o loro parenti. Quando arriva lo Stato con la confisca, quella società perde la clientela, perde il credito, perché improvvisamente le banche si accorgono che è viziata dalla mafia; perde ovviamente la possibilità di estorcere denaro e di intimidire i clienti, e penso al pizzo sul calcestruzzo; perde la possibilità di costringere un dipendente a firmare buste paga da 1800 euro e intascarne soltanto 700". Quindi, un'azienda mafiosa merita di chiudere prima ancora di ogni tentativo di salvataggio? "Va verificato caso per caso. Propongo che nella fase di sequestro venga compilato un questionario, con l'aiuto della polizia giudiziaria, secondo una griglia di domande che ci consentirà di verificare se sussistono gli elementi per considerarla una vera azienda o solo un'articolazione della struttura criminale o una lavatrice di denaro sporco. In quest'ultimo caso il magistrato al momento del sequestro deve metterla in liquidazione, perché non possiamo dissanguare i proventi del lavoro di chi ha svolto le indagini, continuando a gestire qualcosa che non può essere gestita". Foto: Alessandro Pautasso/Flickr

Una settimana in giro a parlare di open data e di beni confiscati

Abbiamo iniziato questo progetto a marzo 2014, al secondo raduno della comunità di Spaghetti Open Data, realizzando il sito in poche settimane. Non contenti e poiché le idee non ci mancano, abbiamo completamente rifatto la piattaforma questa estate, tanto pioveva e noi le vacanze ce le prendiamo un po a casaccio, quando capita. Oggi abbiamo ricevuto una menzione speciale dall'ISTAT per il bando Censimenti Data Challenge. Senza sederci sugli allori questa settimana, che si apre con il 20 ottobre, sarà impegnativa per il gruppo. Come enzimi ci spargeremo per l'Italia: il 21 ottobre all'Istat di Roma c'è Andrea Borruso che ritira la Menzione Speciale di #Censimenti Data Challenge; il 22 ottobre a Smart City Exhibition a Bologna ci sono Ilaria Vitellio ( :) )e Andrea Nelson Mauro; il 23 ottobre a Contromafie a Roma c'è Chiara Ciociola; il 24 ottobre al Linux day organizzato dal linux user group dell'Emilia-Romagna c'è Andrea Nelson Mauro; il 25 ottobre sempre a Contromafie a Roma ci sono Chiara Ciociola e Gianluca de Martino. Roma e Bologna sono due città facilmente raggiungibili dal sud e dal nord Italia. Se il tema dell'uso degli open data e dei beni confiscati ti interessa vieni a conoscerci, puoi contribuire al progetto come lover perché hai un po' di tempo da dedicarci per discuterne o come maker perché il tempo che puoi dedicare è maggiore e vorresti partecipare alla sua crescita. Noi siamo... lì! foto NASA's Marshall Space Flight Center

Confiscati Bene riceve una Menzione Speciale dalla giuria di #Censimenti Data Challenge

Quando Alberto Cottica e Alessia Zabatino, in occasione del secondo raduno di Spaghetti Open Data (SOD), mi proposero di guidare l'hackathon "Gli Open Data per liberare l'Energia Potenziale dei beni confiscati alle mafie", non avrei mai immaginato che sarebbe stato la fucina di idee, incontri e occasioni che è stato (e che continua a essere). Non avevo mai partecipato ad un hackathon e questo del 29 marzo l'ho vissuto in maniere molto intensa. Pensavo che a fine giornata mi sarebbe rimasto "soltanto" un piccolo/grande patrimonio personale in termini di stupore, crescita e sfida. Mi sbagliavo e di molto. Confiscati Bene infatti ha continuato a crescere, e da un certo momento in poi è come se lo avesse fatto in autonomia, come se fosse un'entità senziente, circondata da tante persone che gli donavano e donano energia (ma stop con la fantascienza spirituale). E' un progetto che si è evoluto ad oggi in due fasi: la prima, che va dall'hackathon all'inizio dell'estate, e la seconda (quella attuale) in cui c'è stata una crescita in termini di sviluppo e modalità di realizzazione, e nella quale sono entrati con forza il data journalism e il monitoraggio civico. La prima, quella che internamente abbiamo chiamato 0.1 e dedicata alla comunità SOD, è stata iscritta al #Censimenti Data Challenge di ISTAT e ha ricevuto una "Menzione speciale per il valore sociale". Sono felice del premio, ma sopratutto della storia di questo progetto, che sta per vivere una sua nuova fase. Il premio è di tutti quelli che hanno donato la loro energia al progetto; li ringrazio e gli dedico questo piccolo post autocelebrativo. Senza Massimo Santi, Gianluca Macaluso, Alberto Cottica e Andrea Nelson Mauro probabilmente sarebbe rimasto soltanto un hackthon. P.S. un grazie anche ad un famoso cantante country

Le "confische definitive" del Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale (SIPPI)

Il SIPPI è un progetto "finalizzato alla creazione di una Banca Dati centralizzata per la gestione di tutti i dati e le informazioni relative ai beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali nell'ambito dei procedimenti ablativi." È un progetto che intende realizzare elementi vicini al progetto Confiscati Bene: una Banca Dati centrale con funzioni di monitoraggio e informazione; un sistema informativo delle misure di prevenzione personali e patrimoniali e delle misure cautelari reali che alimenterà la Banca Dati e verrà utilizzato dai diversi Uffici giudiziari competenti in materia (Procure, Tribunali etc.); una piattaforma di comunicazione e interoperabilità che consentirà la condivisione del patrimonio informativo fra le Amministrazioni coinvolte, a ogni titolo, nell'intero iter procedurale, consentendo una effettiva cooperazione. Nella "Relazione sulla consistenza, destinazione e utilizzo dei beni sequestrati o confiscati e sullo stato dei procedimenti di sequestro o confisca" predisposta dal Ministero della Giustizia su dati aggiornati al 30 settembre 2014 e trasmessa al Parlamento il 4 dicembre 2014, è presente la tabella delle "Confische definitive": contiene il numero beni confiscati per provincia, tipologia e categoria a partire dal 2009. È stata pulita e viene oggi pubblicata nel nostro catalogo dati: http://www.confiscatibene.it/it/dataset/sippi-sistema-informativo-prefetture-e-procure-dellitalia-meridionale/resource/d4a542d3-5a75 foto di Hamburger Bauten

Altri dati su Confiscati Bene: i beni delle regioni Toscana e Liguria

Altri dati su Confiscati Bene: i beni confiscati delle regioni Toscana e Liguria Questo progetto nasce dalla raccolta, normalizzazione e strutturazione dei dati pubblicati originariamente sul sito ufficiale dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e confiscati alla Criminalità organizzata (ANBSC). Sono molto interessanti e restituiscono una "foto panoramica" del fenomeno, tanto che su di essi è stato infatti possibile scrivere la recente inchiesta nazionale di Dataninja, pubblicata su tutti i giornali locali del gruppo GE Local - L’Espresso. Tre punti da sottolineare: l'ANBSC non è l'unico soggetto a pubblicare questo tipo di informazioni; i dati dell'ANBSC hanno uno scarno corredo informativo; Confiscati Bene è interessato a tutti i dati esistenti sul tema e vuole essere un punto centralizzato di raccolta e diffusione. Questo post è scritto proprio per dare evidenza ad altri dataset che stiamo iniziando a mettere online, dataset che sono pubblicati sempre da pubbliche amministrazioni, ma di tutt’altro tipo, sono accessibili con le stesse modalità semplici e ricche del nostro portale, sono caratterizzati da un corredo informativo più ricco. Si tratta dei beni della Regione Toscana (pubblicati già da diversi giorni) e quelli della Regione Liguria, che vanno online oggi. Entrambi i dataset hanno qualcosa di "speciale" rispetto a quelli dell'ANBSC, perché contengono tra le altre informazioni le coordinate geografiche dei beni. Qui sotto, per esempio, si può navigare la mappa dei beni confiscati in Liguria. Grazie a chi ha curato e pubblicato il dato, c'è poi ancora di più. La Regione Liguria, per esempio, nel suo catalogo pubblica anche informazioni sulla "Tipologia di procedimento", sul "Valore stimato" del bene e sull'"Organizzazione criminale" coinvolta. Tutte informazioni che consentono di fare analisi più ricche e che trovate nel dataset che pubblichiamo. Dopo questi ne verranno molti altri nelle prossime settimane. Invitiamo perciò chiunque ne abbia a disposizione di contattarci e inviarci una segnalazione: verranno controllati, sistemati e pubblicati nelle stesse modalità che state imparando a conoscere.

"Confiscati Bene" su 19 giornali del Gruppo l'Espresso: inchiesta di data journalism di Dataninja

Il 5 settembre 2014 abbiamo pubblicato un'inchiesta in collaborazione con il Gruppo Repubblica-l'Espresso, realizzata da noi Dataninja e andata online su 18 giornali locali più l'Espresso Online. In basso in questa pagina potete trovare i link a tutti singoli articoli realizzati (vai all'elenco degli articoli). Lo schema di lavoro che abbiamo realizzato con GE Local è molto semplice: ci siamo dati come obiettivo il progetto della realizzazione di capitoli regionali dell'inchiesta, analizzando i dati per territorio, così dal Piemonte alla Campania abbiamo sviluppato articoli, grafici e mappe per ricostruire la situazione dei beni confiscati in dieci regioni italiane. Il team che ha sviluppato il lavoro è composto da Alessio Cimarelli, fondatore di Dataninja insieme a me (@nelsonmau), e da Gianluca De Martino, cronista campano e "Dataninja addicted", con il supporto di Andrea Borruso, papà del progetto "Confiscati Bene". Ringrazio particolarmente il Gruppo Repubblica-l'Espresso perché, oltre all'efficienza con la quale è stato organizzato il Publication Day (tutti gli articoli sono stati pubblicati in simultanea alle 10 di venerdì 5 settembre su 18 testate locali, mentre l'Espresso Online ha pubblicato nel pomeriggio), ci ha consentito di inserire per ogni articolo una nota metodologica nella quale abbiamo spiegato com'è nata l'inchiesta e quali sono state le nostre fonti. A beneficio di chi vorrà approfondire, inserisco qui sia i link agli articoli pubblicati, sia i link ai documenti ufficiali che abbiamo letto. Per chi è interessato a sapere di più su come abbiamo sviluppato l'inchiesta, ho scritto un post per raccontare il making off su Dataninja. Link per scaricare i documenti utilizzati per realizzare l'inchiesta Documento Link Relazione Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (2012) Scarica il documento Relazione SIPPI - Ministero della Giustizia (Dicembre 2013) Scarica il documento Relazione Garofoli "Per una moderna politica antimafia" (Gennaio 2014) Scarica il documento Relazione Commissione Antimafia sull'ANBSC (Aprile 2014) Scarica il documento Relazione sul semestre di Presidenza italiana per l'UE e sulla lotta alla criminalità su base europea Scarica il documento Report Direzione Investigativa Antimafia - DIA (Luglio 2013 - Dicembre 2013) Scarica il documento Di seguito invece l'elenco dei giornali dove l'inchiesta è stata pubblicata con relativi link e regioni di diffusione. Giornale Regione Articolo l'Espresso Italy Mafia, la mappa dei beni confiscati: ma lo Stato non riesce a gestirli Alto Adige Trentino Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione La Nuova Ferrara Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna La Sentinella del Canavese Piemonte Beni confiscati alla mafia, Torino seconda in Italia solo a Palermo Il Tirreno Toscana Dal faccendiere di Riina alle truffe sulle aste. I casalesi tra Firenze e Versilia: mappa dei beni confiscati Gazzetta di Mantova Lombardia Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione Gazzetta di Modena Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna Mattino di Padova Veneto Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati La Provincia Pavese Lombardia Migliaia di beni confiscati, Lombardia come Sicilia e Campania Il Centro Abruzzo I beni confiscati in Abruzzo tra camorra e banda della Magliana La Gazzetta di Reggio Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende La Città di Salerno Campania Ville, terreni, castelli: i beni confiscati nella terra di Gomorra La Nuova Sardegna Sardegna I beni confiscati tra corleonesi, camorra e banda Mesina Trentino Corriere Alpi Trentino Mafie, sono 16 i beni confiscati in Trentino La Tribuna di Treviso Veneto Beni confiscati alla Mafia La mappa nel Veneto Il Piccolo Friuli I beni confiscati alle mafie in Friuli Venezia Giulia Messaggero Veneto Friuli Venezia Giulia I beni confiscati alle mafie che stanno occupando il Friuli La Nuova Venezia Veneto Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati Corriere delle Alpi Veneto La mappa delle confische tra mafia, camorra e Mala del Brenta

Il patrimonio (disperso) dei beni confiscati in Italia

Decine di migliaia di beni tra abitazioni, terreni, esercizi commerciali e aziende, confiscati un po’ in tutta Italia, ma in grande maggioranza nelle regioni del Sud. È una mappa variegata e complessa quella che emerge dai dati complessivi dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) che dal 2010 ha la responsabilità di gestire materialmente tutto ciò che viene confiscato alle mafie attraverso i vari passaggi di confisca definitiva, identificazione di un ente destinatario e consegna finale per un riuso utile alla collettività. Tutti i dati su questo immenso patrimonio sono pubblicati sul sito ufficiale dell’Agenzia, al momento aggiornato al 7 gennaio 2013, e ripubblicati in formato aperto e riutilizzabile dal progetto Confiscati Bene. Tra immobili e aziende I dati pubblici riguardano solo immobili e aziende e non sono molto puntuali e dettagliati, anche perché per pochi beni è disponibile il testo integrale del decreto di confisca e di quello di eventuale destinazione. Si tratta comunque di 13.971 beni confiscati fino al 7 gennaio 2013, di cui 12.266 immobili (case, edifici di attività commerciali, terreni, ecc.) e 1.705 aziende. Tra gli immobili, 1.073 sono in realtà non confiscati in via autonoma, il che vuol dire che fanno parte del patrimonio di un’attività confiscata, ma non hanno un decreto di confisca specifico. Del totale dei beni, poi, 973 sono definitivamente usciti dalla gestione dello Stato (477 immobili e 496 aziende), sia perché definitivamente venduti, sia perché demoliti o falliti. A vario titolo a disposizione dello Stato, quindi, ci sono 11.925 beni, di cui 10.716 immobili e 1.209 aziende. I beni che risultano in gestione direttamente all’Agenzia sono 5.195 (3.986 immobili e 1.209 aziende). Nel grafico è raffigurato il processo di gestione dei beni, dalla confisca all’eventuale consegna all’ente destinatario, con lo spessore dei vari flussi proporzionale al numero di beni coinvolti (grafico prodotto con RAW). Le ultime informazioni quantitative ufficiali disponibili sul patrimonio gestito dall'Agenzia, più recenti rispetto a quelle pubblicate fino a questo momento, sono reperibili nella relazione di Roberto Garofoli, Presidente della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” del 23 gennaio 2014. Si legge nel documento che “ammonta a 12.946 il totale dei beni confiscati definitivamente, di cui l’89,3% (dunque 11.556 beni) si trova dislocato nelle regioni a maggiore incidenza criminale (Sici­lia, Campania, Calabria, Lombardia, Puglia). Sul totale sopra riportato 11.238 sono i beni immobili e 1.708 le aziende, di cui 1.211 sono affidate alla gestione dell'Agenzia”. In merito a questo patrimonio aziendale, che si traduce anche in posti di lavoro, si sottolinea che "il 90% di quelle sequestrate perviene in stato di insolvenza al momento della confisca definitiva, con grave dispersione di occasioni di rilancio economico e di possibili introiti erariali". Il valore dei beni confiscati Nello stesso documento si aggiunge anche che “i ricavi [delle organizzazioni criminali] ammonterebbero all'1,7% del PIL, variando, a seconda delle metodologie seguite, da un mini­mo di 18 miliardi a un massimo di 34 miliardi di euro”. Il valore totale delle confische risulta molto rilevante nel confronto con queste cifre complessive e sta aumentando: “nel solo 2012 sono stati sottratti beni alla criminalità per un valore di 1.152.668.541 di euro a titolo di prevenzione patrimoniale, in netta crescita rispetto ai due anni precedenti”. Il 21 novembre l’ex direttore dell’Agenzia, Roberto Caruso, aveva avanzato una stima complessiva del valore di tutti i beni confiscati, pari a circa 10 miliardi di euro, durante una conferenza al Viminale. Dal 18 giugno scorso l'Agenzia è diretta dal prefetto Umberto Postiglione che ora deve vedersela anche con la Corte dei Conti: "presenza di risorse ancora in sequestro, alcune risalenti addirittura agli anni ’80, per le quali non risultano intervenuti provvedimenti definitivi di confisca, restituzione o versamento al bilancio statale", "mancata volturazione (annotazione in un registro pubblico di un atto di trasferimento, ndr) al Fondo di molte delle liquidità oggetto di sequestro e di confisca", "diffusa abitudine degli amministratori giudiziari a non soddisfare gli obblighi di rendicontazione", e via via su questo tono. Tutte irregolarità riscontrate nella relazione "Lo stato di attuazione e i problemi di operatività del Fondo Unico Giustizia (FUG)" resa pubblica il 4 agosto scorso, che stima la dimensione del fondo a poco meno di 3 miliardi e mezzo di euro. Un'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione che amministra male e destina poco Non tutto è certamente denaro liquido, ma si tratta di una ricchezza potenziale notevole, in buona parte costituita da beni come abitazioni e edifici che possono essere riqualificati e restituiti alla legalità e alla società. Per rendere virtuoso questo processo di confisca - gestione - riutilizzo è necessaria la massima trasparenza ed efficienza, soprattutto da parte di un’Agenzia che ha proprio questo compito nella sua ragion d’essere. Purtroppo la lettura dell’ultima relazione della Commissione Antimafia sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati, presentata alla Camera dei Deputati il 10 aprile scorso, lascia qualche perplessità. Riguardo la piattaforma informatica integrata, infatti, vi si legge che “per il progetto sono stati stanziati all’interno del PON Sicurezza nel complesso 7.263.600 euro, di cui 4.300.174 dall’Unione europea e 2.963.426 dallo Stato italiano. [...] Ne risultano già liquidate somme per 6.059.680, pari all'83 per cento del totale". Si tratta di dati pubblicamente disponibili sul portale di OpenCoesione. "La realizzazione del bando avrebbe dovuto avere inizio nell'aprile 2011 e terminare nel settembre 2012. Questo programma, ad oggi, risulta non operativo, e per la gestione del database dei beni l’Agenzia nazionale per i beni confiscati utilizza ancora quello predisposto a suo tempo dall'Agenzia del demanio. Sullo stesso sito dell’Agenzia i dati sono fermi al 7 gennaio 2013. Nella relazione dell’Agenzia per i beni confiscati relativa al 2012 (quella per il 2013 non è stata ancora resa nota) si affermava che il sistema sarebbe stato messo in funzione entro i primi mesi del 2013”. Ritardi ingiustificati che a questo punto non stupiscono, alla luce della relazione della Corte dei Conti appena letta. Confiscati bene A metà del 2014 non si ha dunque ancora traccia di questo nuovo sistema e i dati sul fenomeno sono dispersi su un sito dell’Agenzia non aggiornato da un anno e mezzo, all'interno della banca dati rigorosamente non pubblica del Ministero della Giustizia (SIPPI, i cui dati recenti sono stati analizzati e presentati alla Camera dal Ministero della Giustizia il 4 dicembre dello scorso anno), e infine tra le pagine di una miriade di siti e portali comunali, provinciali o regionali, che in teoria sono obbligati per legge a "formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione" (Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, articolo 48, comma 3, lettera c). A tutto questo poi si aggiungono le associazioni e comunità di cittadini attivi, che riportano molte e preziosi informazioni sul patrimonio presente nel proprio territorio o destinato direttamente alla loro gestione. Un caos informativo, dunque, a cui Confiscati Bene vuole cominciare a porre rimedio, aggregando in forma riusabile e aperta tutti i dataset ufficiali, non solo quelli dell'Agenzia, affinché la trasparenza riguardo questo fenomeno non sia un accessorio o un abbellimento, ma uno strumento concreto per un’efficace azione di contrasto alla criminalità organizzata, anche da parte della società civile.