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Gli immobili confiscati nella provincia di Forlì-Cesena: un progetto di data journalism

Un sito internet dedicato agli immobili confiscati alle mafie nella provincia di Forlì-Cesena (https://beniconfiscatifc.wixsite.com/beni-confiscati-fc): è il risultato del lavoro che abbiamo svolto per il corso di “Data journalism e giornalismo multimediale”, nell’ambito del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna.Fin dall’inizio del corso, tenuto dal giornalista Andrea Nelson Mauro, ci è stato chiesto di dividere la classe in nove gruppi per lavorare su altrettanti progetti a tema “riutilizzo degli immobili confiscati alla criminalità organizzata” nel territorio emiliano-romagnolo. A ciascun gruppo è stata poi affidata una specifica provincia. Noi tre (Francesca, Elisa, Federica) abbiamo deciso di dedicarci a Forlì-Cesena: una di noi è originaria proprio del Cesenate. Sull’essere una buona squadra non abbiamo mai avuto dubbi perché un affiatamento particolare ci lega fin dall’inizio del Master.Il corso di “Data journalism” è cominciato a inizio febbraio 2020 con le lezioni nella sede del Master, in centro a Bologna, per poi concludersi a inizio aprile con l’esame finale. Quest’ultimo, così come la seconda parte delle lezioni, si è svolto online.Da un punto di vista operativo, la prima fonte che abbiamo consultato per reperire i dati, su indicazione del docente, è stata il portale “Open Re.G.I.O.”. Abbiamo poi svolto un’attività di fact-checking su internet, cercando informazioni sui siti dei giornali, sullo stesso sito “Confiscati Bene” e nella sezione “Amministrazione trasparente” dei siti dei Comuni. Questi li abbiamo consultati anche attraverso l’invio di specifiche richieste FOIA (Freedom of Information Act).In un secondo momento, abbiamo individuato tre immobili di cui approfondire la storia, dalla confisca alla riassegnazione, fino ad arrivare al riutilizzo finale. Sono l’ex Colonia Prealpi a Cesenatico, la Casa di accoglienza per profughi e richiedenti asilo a Cesena e la Casa della Legalità a Forlì. Il nostro desiderio sarebbe stato quello di realizzare questi approfondimenti con visite sul posto. Ma questo non è poi stato possibile per via delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria e, pertanto, abbiamo svolto le interviste telefonicamente.Infine, abbiamo deciso di presentare il nostro lavoro attraverso un sito internet specificamente dedicato, organizzato in cinque episodi. Il primo fornisce una panoramica generale sugli immobili confiscati nella provincia, i tre centrali sono dedicati agli approfondimenti e nell’ultimo si trovano informazioni sintetiche sugli altri immobili confiscati (sempre in provincia di Forlì-Cesena). In fondo alla home page del sito, abbiamo inserito un modulo attraverso il quale è possibile contattarci.Questo progetto ha rappresentato per noi tutte un importante momento di crescita professionale e personale. Infatti ci ha permesso, da un lato, di iniziare a muovere i primi passi nell’ambito del data journalism e, dall’altro, di accostarci al tema del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Francesca DelvecchioElisa GrossiFederica Nannetti

I beni confiscati riutilizzati per finalità sociali: palestre di vita in tempo di pandemia

“Palestre di vita”, così li aveva definiti Papa Francesco, il 21 settembre 2017 (giorno  dell’anniversario del giudice Rosario Livatino, vittima di mafia) nell’incontro con i membri della Commissione parlamentare antimafia.  “I beni confiscati alle mafie e riconvertiti ad uso sociale rappresentano delle autentiche palestre di vita”... e poi aveva aggiunto “lottare contro le mafie significa anche bonificare, trasformare, costruire”.In questo periodo di pandemia, tra le tantissime iniziative di solidarietà e corresponsabilità nei confronti delle persone più fragili e bisognose, un ruolo importante lo stanno avendo anche quelle realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle organizzazioni criminali.Sono associazioni, cooperative, diocesi, parrocchie, caritas, gruppi scout, organizzazioni di volontariato, enti di promozione sportiva, centri culturali e fondazioni - più di 850, in Italia, quelle individuate in un censimento della rete nazionale di Libera - impegnate nel rafforzare quel senso di comunità che, oggi ancora di più, è condizione indispensabile per fare in modo che insieme all'emergenza sanitaria non esploda, in tutta la sua disperazione, anche l'emergenza sociale.Tante di queste realtà, in quei terreni, ville, appartamenti, locali e magazzini sottratti ai mafiosi, oggi preparano e consegnano i pasti alle persone in quarantena e forniscono frutta, verdura e prodotti alimentari, ospitano familiari di persone in cura, organizzano lezioni e servizi educativi online per studenti e giovani, attivano servizi di ascolto e di assistenza rivolti a tutti coloro che vivono in stato di bisogno e povertà. Offrono, altresì, un reinserimento sociale alle persone con disagio fisico e psichico, un’opportunità di lavoro dignitoso - in particolar modo alle persone migranti vittime dello sfruttamento in agricoltura - ed uno spazio abitativo a coloro che non ne hanno ed ai senza fissa dimora.Anche l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e le Prefetture stanno assicurando la loro collaborazione alle amministrazioni regionali e comunali ed alle associazioni, in questo periodo di emergenza sanitaria.Alla Regione Calabria sono stati assegnati temporaneamente ed in via d’urgenza due immobili in confisca definitiva che hanno reso immediatamente disponibili 36 stanze ed è stata altresì offerta la possibilità che vengano assegnati ulteriori spazi.Aderendo alla richiesta della Regione Sicilia, l'Agenzia ha messo a disposizione della sanità regionale la struttura alberghiera San Paolo Palace di Palermo, definitivamente confiscata ad un imprenditore legato ai fratelli Graviano, mandanti – tra i tanti gravi delitti - dell’omicidio di don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio. La struttura viene utilizzata per le esigenze di isolamento personale relative al contenimento del contagio, in virtù di un accordo con l’Azienda sanitaria provinciale di Palermo.  Su richiesta del Comune di Castel Volturno in provincia di Caserta, è stato assegnato, in comodato d’uso gratuito temporaneo, un opificio industriale, facente parte del patrimonio aziendale di una società interamente confiscata, che verrà adibito a sito di stoccaggio delle derrate alimentari destinate alle persone in condizione di indigenza. Questa iniziativa – che si colloca nell’ambito della recente ordinanza di Protezione civile in materia di solidarietà alimentare - nasce dalla necessità di assicurare il mantenimento dei servizi di sostegno ai non abbienti.La situazione dei centri di accoglienza per le persone migranti e del lavoro in agricoltura, settore oggi particolarmente in difficoltà anche in conseguenza dell’attuale emergenza sanitaria, è stata esaminata recentemente da alcune Prefetture. Per migliorare le condizioni negli insediamenti in cui si trovano numerose persone migranti nella Piana di Gioia Tauro, sono state decise le seguenti linee di intervento:attivazione immediata di specifiche misure sanitarie;intensificazione delle iniziative di mediazione culturale finalizzate a favorire l'inserimento sociale e lavorativo dei migranti, anche al di fuori del territorio provinciale;individuazione di idonee sistemazioni alloggiative, anche attraverso la verifica della disponibilità di beni confiscati alla criminalità organizzata.Attraverso queste significative iniziative pubbliche e private, trova nuova conferma l’utilità sociale dei beni confiscati in un frangente che richiede massimo spirito di collaborazione tra enti pubblici e terzo settore, come ci insegna la storia dei 25 anni della legge n.109/96, improntata ai principi dell’etica della responsabilità.Nell’ottica del riutilizzo dei beni confiscati, infatti, le mafie vengono lette come una questione sociale che affonda le sue radici nella corruzione, nell’indifferenza e nell’individualismo, cioè come un male che può essere vinto solo attraverso un impegno collettivo per ridurre le diseguaglianze e promuovere percorsi di coesione territoriale.Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare allo sforzo dell'intero Paese, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità nell’agenda politica, a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali.Confiscatibene.it, in questi giorni, ospiterà le immagini, le foto, le parole ed i pensieri provenienti dai beni confiscati, dal nord al sud Italia, attraverso un racconto collettivo che vuole contribuire ad alimentare sempre più – e insieme - la speranza. Qui di seguito, una breve descrizione di alcune delle tante iniziative in corso:- Cascina Caccia, bene confiscato a San Sebastiano da Po (Torino), gestito dal Gruppo Abele e dall’associazione Acmos. Qui i ragazzi che vivono in Cascina hanno preso accordi con il Comune per mettersi al servizio del territorio: consegnando i pasti alle famiglie in quarantena, permettono così di ricevere gli aiuti necessari senza dover lasciare le proprie abitazioni.- Il Performing Media Lab, bene confiscato a Torino, gestito dall’associazione Acmos, uno spazio creativo ed espositivo, ha lanciato una call per artisti per creare una mostra virtuale e visitabile a tutti, attraverso i canali social del Performinmedialab, di Libera Piemonte e di Acmos. L'idea è quella di spingere a trasformare solitudine e noia in creazione e ad analizzare questo momento storico e sociale attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili.- A Garbagnate Milanese (MI), alla Bottega del grillo, bene confiscato gestito dalla cooperativa Il Grillo parlante, i volontari stanno collaborando con la caritas ed i servizi cittadini per continuare ad essere al servizio della comunità. Si assicura un supporto all’iniziativa #laspesasospesa e si sta progettando la creazione di un #smilebox: un paniere contenente anche prodotti provenienti dai terreni confiscati alle mafie. Prodotti utili per i tanti momenti di consumo nell’arco della giornata, per non rinunciare alle scelte giuste anche rimanendo a casa.- A Milano, l’associazione Il Balzo - che da più di venticinque anni opera per i disabili e i minori in difficoltà ed attualmente gestisce due beni confiscati alla criminalità organizzata - in questo momento di difficoltà ha deciso di attivare l’educativa a distanza, con appuntamenti settimanali. Si pensa anche ai genitori con percorsi di ascolto via remoto (curati da una psicoterapeuta), mentre per i minori vengono distribuiti compiti stampati per chi non ha dispositivi per la didattica a distanza. Per le famiglie in difficoltà, i volontari provvedono a distribuire pacchi alimentari, fanno segretariato sociale e video conferenze.- La sartoria Borseggi è un progetto della cooperativa sociale Opera In Fiore che promuove il lavoro per l'inclusione sociale contro recidiva e pregiudizio nel carcere maschile di Milano-Opera. Per l'emergenza sanitaria, si stanno confezionando mascherine per tutto il carcere che ospita più di 1.200 persone detenute. La cooperativa ha in gestione un terreno agricolo confiscato alla mafia, a Milano, dove sta creando percorsi di riqualificazione urbana, di giustizia riparativa e di volontariato con detenuti in permesso, messi alla prova e cittadinanza.- A Legnano (Milano), l’associazione Cielo e Terra gestisce un appartamento confiscato dedicato all’housing, ovvero all’accoglienza di persone con disagio abitativo. In questo periodo, l’associazione fornisce un servizio di ascolto soprattutto telefonico agli ospiti, per assicurarsi che tutti abbiano da mangiare, in collaborazione con le parrocchie e le caritas cittadine, oltre che con i buoni per l’emergenza alimentare erogati dal Comune. - L’associazione Andrea Tudisco, a Roma opera per tutelare il diritto alla salute dei bambini, tramite attività di supporto alle strutture sanitarie pubbliche offrendo gratuitamente ospitalità e assistenza ai bambini con gravi patologie e alle loro famiglie, presso un appartamento confiscato e restituito ad una finalità sociale. In questi giorni ha messo a disposizione uno sportello telefonico, per un servizio di ascolto qualificato, specificatamente pensato per un sostegno in questa emergenza.- L'Angsa Lazio, sezione regionale dell'associazione dei genitori di soggetti autistici, è impegnata nel riutilizzo sociale di una villa confiscata nel quartiere di Roma Campo Romano/Romanina. In questi giorni l'Angsa Lazio ha attivato uno sportello di sostegno online, per offrire consulenza, supporto e conforto per far sentire meno abbandonate le famiglie.- Nella "Palestra della legalità" di Ostia, realizzata in un edificio confiscato alla mafia, si stanno organizzando lezioni gratuite sui social, e non solo per i propri iscritti. "Talento&Tenacia" è il progetto che vede coinvolto anche un altro bene confiscato, il centro sportivo "don Pino Puglisi", nella borgata Montespaccato a Nord di Roma, frutto dell'impegno dell'ex Ipab "Asilo Savoia", al quale i beni sono stati assegnati grazie alla collaborazione tra il Tribunale di Roma e la Regione Lazio. Asilo Savoia consente a cinquanta famiglie in situazioni di disagio economico di ricevere assistenza alimentare, tramite la rete degli empori solidali della caritas. - Il Consorzio NCO e le cooperative sociali che ne fanno parte si sono messe al servizio con diverse attività. Ad Aversa (Caserta), presso la Fattoria sociale Fuori di Zucca, è possibile utilizzare le aree verdi in gestione per il benessere delle persone con disagio psico-fisico. A Teano (Caserta) la Strada cooperativa sociale onlus, si occupa della distribuzione di mascherine e generi alimentari di prima necessità, in collaborazione con il Centro operativo comunale di Teano. Collabora con il Centro Speranza della diocesi Teano-Calvi al quale vengono donati i ceci coltivati sul bene confiscato dedicato alla vittima innocente di camorra Antonio Landieri. Ha, inoltre, messo a disposizione Casa Miché per l'isolamento-quarantena di coloro che sono stati a contatto con persone positive al Covid-19. A Cellole e Sessa Aurunca (Caserta), la cooperativa sociale "Al di là dei Sogni" partecipa al Centro operativo comunale per la distribuzione alimentare, di farmaci ed il disbrigo di pratiche amministrative coordinate dalla protezione civile. Partecipa, altresì, alla raccolta e distribuzione alimentare delle parrocchie San Marco e San Vito e Santa Lucia.- A Pignataro Maggiore (Caserta) la cooperativa Apeiron aderisce alla rete territoriale Pignataro solidale, fornendo pasti alle persone fragili del territorio, in collaborazione con la Protezione civile.- Ad Afragola (Napoli), alla Masseria Antonio Esposito Ferraioli i prodotti coltivati negli orti urbani sono stati raccolti e donati alle famiglie in difficoltà, in collaborazione con le parrocchie del territorio. Uno sforzo enorme, soprattutto per gli oltre centoventi affidatari degli orti.- A Quindici (Avellino), la cooperativa OasiProject, presso il maglificio 100quindicipassi, in una villa confiscata e dedicata alla vittima innocente di camorra Nunziante Scibelli, ha attivato la produzione di mascherine, grazie ad un protocollo con l’Ente Parco regionale del Partenio e di altri enti e associazioni del territorio. La prima produzione è stata donata ai comuni del circondario.A Cerignola (Foggia), la cooperativa Pietra di scarto, che coltiva terreni confiscati ed è impegnata nella costruzione di una filiera etica di produzione, trasformazione e commercializzazione del pomodoro presso il laboratorio dedicato a Francesco Marcone, vittima innocente della mafia, ha avviato la campagna “chi fa per sé, fa per tutti”, prevedendo per ogni pacco di prodotti venduti, un altro in donazione alla caritas diocesana, che da anni collabora con la cooperativa e che in queste settimane è in prima linea per sostenere tante famiglie in difficoltà.A Valenzano (Bari), la cooperativa sociale Semi di Vita, che gestisce terreni confiscati, ha lanciato l'iniziativa "donala o aspettala" per autosostenersi in questo momento di difficoltà economica e donare a chi ha bisogno, in rete con le amministrazioni comunali e altre realtà (le caritas parrocchiali, l'associazione Avanzi Popolo ed i presidi territoriali di Libera). Prima di tutti, le famiglie che curavano i filari negli orti urbani.- La cooperativa sociale Terre di Puglia - Libera Terra ha donato i propri prodotti all'Auser di Mesagne (Brindisi), impegnata a raccogliere beni di prima necessità da destinare agli anziani bisognosi.- A Isola di Capo Rizzuto (Crotone) la cooperativa Terre Joniche - Libera Terra ha dato in prestito attrezzature agricole per l’igienizzazione di spazi pubblici da parte della protezione civile. Sono stati messi a disposizione della Croce Rossa di Crotone un capannone ed alcuni mezzi per lo stoccaggio e la distribuzione di generi di prima necessità.- A Polistena (Reggio Calabria) l'associazione Il Samaritano, realtà che gestisce una palazzina confiscata alla ‘ndrangheta, ha attivato un servizio di assistenza gratuita rivolta agli anziani e a tutti coloro che vivono in situazioni di povertà. Sono tante le richieste per il ritiro e l'acquisto di farmaci, l'acquisto di beni di prima necessità, il pagamento di bollette, la consegna di viveri a domicilio.Sempre a Polistena, la cooperativa Valle del Marro - Libera Terra ha dato la sua disponibilità a venire incontro alle necessità del Comune e della parrocchia a supporto della gestione dell’emergenza in atto.- La cooperativa Beppe Montana - Libera Terra, a Lentini (Siracusa) ha donato i propri prodotti alla parrocchia del territorio per i più bisognosi.- Il Consorzio Libera Terra Mediterraneo, di San Giuseppe Jato (Palermo), ha deciso di donare il 10% del ricavato della vendita dei prodotti su “La Bottega di Libera Terra”, dal 22 marzo al 22 aprile 2020, all’Ospedale Vincenzo Cervello di Palermo, struttura ospedaliera selezionata per l’accoglienza delle persone contagiate. Ha previsto, inoltre, la donazione di prodotti alla caritas diocesana di Palermo per le famiglie in difficoltà.- A San Giuseppe Jato e San Cipirello (Palermo), le cooperative Placido Rizzotto – Libera Terra e Pio La Torre – Libera Terra hanno dato la disponibilità a fornire i propri prodotti alla protezione civile del territorio. Davide Pati, vicepresidente di Libera

Beni di Memoria: il riutilizzo sociale dei beni confiscati come strumento di memoria viva.

Esistono luoghi nel nostro Paese che “rendono visibile ciò che non lo è” (Pierre Nora, Les Lieux de Mémoire). Sono luoghi parlanti, in grado di diventare veicolo e strumento di conoscenza, di sapere, di identità, di storia e storie. Luoghi la cui funzione, straordinariamente importante per la stratificazione della cultura collettiva, è quella di resistere al tempo, all’oblio, alla dimenticanza. E, in ultima analisi, di tracciare percorsi che, dalla memoria, siano in grado di far germogliare frutti di impegno e responsabilità.Sono i luoghi della memoria, elementi simbolici che stabiliscono, individualmente e collettivamente, relazioni profonde con chi ne fa esperienza. Luoghi di pedagogia.Nel percorso che, dal 1996, ha segnato il lavoro di Libera per il riutilizzo sociale dei beni sottratti ai clan e per la valorizzazione delle esperienze di riutilizzo, il nesso profondissimo tra memoria e beni confiscati non è stato mai abbandonato. È sempre parso fondamentale affiancare alla dimensione repressiva, a quella politica, a quella economica, legate indissolubilmente al riutilizzo sociale dei beni confiscati, quella, altrettanto fondamentale, culturale e sociale. Questi luoghi, trasformati da beni esclusivi a beni di comunità, sono diventati, giorno per giorno, strumento educativo, testimonianza concreta di un’antimafia dei fatti che si sposa con lo sforzo di garantire a tutti dignità e giustizia. Non può sfuggire quanto fosse importante che questi luoghi diventassero anche il segno, anch’esso assai concreto, di una memoria viva. Ecco perché si sono moltiplicate, in tutta Italia, esperienze di riutilizzo dedicate alle vittime innocenti delle mafie. E, con loro, i prodotti, i frutti della terra realizzati a partire dai prodotti coltivati in quei beni, che delle vittime innocenti portano il nome.VIVI, il portale digitale della memoria che Libera ha voluto per raccogliere le storie di tutte le vittime innocenti delle mafie, si è fatto carico di mappare questi luoghi. La Mappa dell’impegno è diventata così, nel tempo, un viaggio nella geografia della bellezza e dell’impegno in cui, digitando il nome e cognome di una vittima innocente, si costruisce un ponte con le nuove generazioni. Un luogo di memoria viva, appunto, che ci sfida tutti all'impegno, ci commuove e ci fa muovere. Un impegno che dura 365 giorni all'anno, grazie al quale i cittadini vivono quella responsabilità per il bene comune che è il primo antidoto alle mafie e alla corruzione.Sono una cinquantina i beni confiscati dedicati alle vittime innocenti mappati dalla redazione di Vivi. Dal nord al sud del Paese, dalla campagna alla città, ville, cascine, terreni, appartamenti prima segno del potere criminale e mafioso sul territorio, si sono trasformati in luoghi della memoria, capaci di rendere vive le storie delle vittime innocenti, di veicolarne e di moltiplicarne la consocenza. Da Cascina Graziella, dedicata a Graziella Campagna a Moncalvo (Asti), al Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi di Polistena (Reggio Calabria); da Villa Boris Giuliano a Messina al Bosco 100 passi di Caggiano (Milano), dedicato a Peppino Impastato; dalla Casa don Diana a Casal di Principe (Caserta) al Laboratorio di legalità Francesco Marcone di Cerignola (Foggia). Un percorso di memoria e impegno che costituisce un patrimonio incalcolabile di valore e di valori.E poi i frutti di questo impegno, i prodotti coltivati sui beni confiscati. Nella stessa mappa, Libera ne censisce circa 25. E anche qui, leggere questo elenco diventa un viaggio nella storia e nelle storie del Paese: il Miele Bruno Caccia (San Sebastiano da Po’), il vino bianco Placido Rizzoto (San Giuseppe Jato), il Negramaro rosato Hiso Telaray (Mesagne), i pacchetti artigianali don Peppe Diana (Castel Volturno). Prodotti biologici, di alta qualità, che aggiungono valore a valore, che rendono, ancora di più e ancora meglio, la concretezza di una lotta alle mafie in grado di generare lavoro, opportunità, dignità.Il 21 marzo di quest’anno non saremo in piazza ma possiamo camminare lo stesso insieme. Possiamo farlo aprendo quella mappa, scoprendo questi luoghi di bellezza e cambiamento, guardando questi frutti buoni e giusti, camminando lungo questo sentiero di memoria, leggendo e raccontando le storie delle vittime innocenti. Quei segnaposto sulla mappa sono davvero tutto questo.

#perilbeneditutti, 7 marzo 1996/2020 24 anni della legge 109

Sono trascorsi ventiquattro anni dall’approvazione della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, voluta da più di un milione di cittadini che firmarono la petizione popolare promossa dalla rete nazionale di Libera nel 1995. Oggi sono più di 850 i soggetti del terzo settore e della cooperazione sociale che hanno avuto in assegnazione beni mobili, immobili e aziendali confiscati e sono impegnati nella loro gestione per finalità di inclusione sociale, di promozione cooperativa e di economia solidale, di aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana, culturale e ambientale.L’azione della rete associativa di Libera è stata orientata principalmente ad interventi di  informazione e formazione, di animazione sociale, di supporto all’Agenzia nazionale e alle Prefetture, alle Regioni, agli enti locali ed alle associazioni, di monitoraggio civico e promozione di percorsi di trasparenza e partecipazione, in collaborazione con le scuole, le università, le diocesi, i sindacati, le organizzazioni imprenditoriali e professionali. Tuttavia, il numero dei sequestri e delle confische ha raggiunto ormai una dimensione patrimoniale, economica e finanziaria considerevole tale che le competenze e gli strumenti non sono ad oggi sufficienti per i diversi soggetti pubblici e privati chiamati ad intervenire nelle varie fasi del sequestro, della confisca, destinazione e assegnazione previste nella normativa vigente (decreto legislativo n.159/2011, codice delle leggi antimafia e successive modifiche). A questo proposito, risulta importante l’adozione della Strategia nazionale per la valorizzazione pubblica e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione territoriali, al fine di sostenere interventi sostenibili nelle comunità di riferimento. A ventiquattro anni di distanza dall’approvazione della legge per il riutilizzo sociale, oggi presa a modello in Europa ed a livello internazionale, Libera evidenzia alcuni punti rispetto ai quali chiede:  1. l’attuazione della riforma del codice antimafia nelle sue positive innovazioni, nel sistema attuale delle misure di prevenzione antimafia, quale strumento efficace di contrasto patrimoniale alle mafie;2. l’equiparazione della confisca e del riutilizzo dei beni tolti ai corrotti ed alla criminalità economica e finanziaria;3. la garanzia di un supporto all'autorità giudiziaria durante la fase del sequestro e la trasparenza negli incarichi di amministratori dei beni;4. la maggiore diffusione delle assegnazioni provvisorie dei beni ed il raccordo con la destinazione dopo la confisca definitiva, al fine di promuovere le buone pratiche di riutilizzo sin dal sequestro o confisca di primo grado;5. un'Agenzia nazionale con strumenti, personale e professionalità adeguati e procedure di destinazione e assegnazione dei beni più veloci e trasparenti;6. il rafforzamento della capacità di gestione dei beni da parte delle Amministrazioni statali, regionali e comunali ed un supporto agli enti locali nelle procedure di assegnazione alle associazioni;7. la promozione del riutilizzo per finalità pubbliche e sociali dei beni confiscati quale destinazione prioritaria e previsione della loro vendita solo come ipotesi residuale, con verifiche e controlli adeguati per evitare la riappropriazione da parte degli stessi mafiosi;8. l’accesso pubblico alle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di monitoraggio civico e di partecipazione dei cittadini e delle associazioni;9. la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate ed un supporto adeguato al fine di garantire la loro continuità imprenditoriale;10. l’estensione della confisca e del riutilizzo pubblico e sociale in Europa - attraverso l’attuazione della Direttiva n. 42 del 2014 e del Regolamento sul mutuo riconoscimento del 2018 - ed a livello internazionale.

Eboli, riutilizzo sociale del terreno ex Adinolfi: chiuso il (terzo) bando per l'assegnazione.

 Potrebbe essere ad una svolta il destino del terreno confiscato in località Cioffi ad Eboli, in provincia di Salerno. Dopo due tentativi andati a vuoto, pare che, a seguito della pubblicazione di un terzo bando i cui terimini sono scaduti nei giorni scorsi, finalmente sia giunta negli uffici comunali una proposta di riutilizzo sociale del bene acquisito al patrimonio indisponibile dell'Ente nel novembre del 2016 e per diverso tempo dato in locazione ad un'azienda privata. Da tempo l'Amministrazione comunale stava tentando la strada dell'assegnazione del terreno, attraverso una procedura ad evidenza pubblica, ad un soggetto sociale in grado di garantirne le piena restituzione sociale (ne abbiamo parlato qui). Un percorso che però si era rivelato più arduo del previsto, al punto da determinare per due volte la mancata presentazione di proposte progettuali in risposto all'avviso pubblico. Una circostanza probabilmente legata alla necessità di un investimento iniziale per alcuni interventi utili ad assicurare l'avvio delle attività di riutilizzo. Il bene ex Adinolfi, la cui confisca definitiva risale al novembre del 2004, è composto da un terreno agricolo di oltre tre ettari e mezzo, da un capannone, da un fienile e da altri comodi rurali. Obiettivo dell'Amministrazione comunale è quello di dare vita ad una fattoria sociale, attraverso un'esperienza di riutilizzo che tenga insieme il valore di un'efficace azione sociale, di formazione e di crescita culturale a quello del pieno ripristino della legalità, trasformando l'immobile confiscato in un luogo dal forte valore simbolico ma anche in un'occasione di sviluppo e di lavoro per la comunità locale.Stando alle indicazioni del bando, l'affidamento del bene avverrà a seguito di una procedura che, nella valutazione delle proposte presentate (in questo caso una soltanto), terrà conto anche della struttura organizzativa del soggetto sociale che ha risposto all'avviso, al quale, in caso di assegnazione, sarà fatto obbligo di avviare le attività entro i tre mesi successivi alla data di stipulazione della convenzione.La valutazione sarà affidata ad un'apposita commissione chiamata a dare un punteggio alla proposta progettuale sulla base, tra l'altro, della sua qualità complessiva e del suo impatto sociale ed economico; della capacità e sostenibilità organizzativa, professionale ed economica del soggetto che si candida alla gestione; dell'esperienza posseduta; dei tempi previsti per la funzionalità a regime della proposta presentata. La concessione avrà una durata di 10 anni. Solo pochi giorni fa, ancora ad Eboli, era stato consegnato alla Cooperativa Spes Unica, già assegnataria di altri beni confiscati, un appartamento confiscato in località Corno d'Oro, destinato a diventare una comunità per donne vittime di violenza e per i loro bambini.    

I beni confiscati: un bene sociale, una risorsa, un'opportunità. A Cecina un interessante percorso di monitoraggio civico.

Oltre 20 beni immobili giunti a confisca definitiva e pronti per essere trasferiti ai Comuni. A loro il compito di promuovere, attraverso il coinvolgimento del terzo settore, percorsi che ne assicurino la restituzione alla collettività attraverso il riutilizzo sociale. Siamo in Toscana, tra i comuni di Cecina, Castegneto Carducci, Campiglia Marittima e San Vincenzo. Territori che per la prima volta si trovano di fronte all'opportunità offerta dalla presenza di beni confiscati. Opportunità appunto. Perché è anzitutto questo il primo elemento da valorizzare, accrescendo nelle Istituzioni, nel mondo del volontariato e nell'opinione pubblica la consapevolezza che davvero questi luoghi possono diventare beni comuni, risorse, ricchezza sociale e materiale per il territorio. In quest'ottica, terreni, appartamenti, capannoni possono trasformarsi da beni esclusivi ad opportunità per tutti. I beni in questione, oggetto anche di un recente incontro informativo e formativo promosso a Cecina dal locale Presidio di Libera in collaborazione con quello di Castagneto Carducci, sono ancora in gestione all'Agenzia nazionale, che però ne sta programmando il trasferimento, in sede di conferenza dei servizi, ai comuni. Dal canto loro, gli Enti Locali sono al lavoro per superare le criticità e i problemi, alcuni anche particolarmente significativi, che rischiano di rallentare o rendere difficoltoso il processo di riutilizzo sociale. Un lavoro importante per il quale la rete territoriale di Libera si è già attivata, avviando un vero e proprio percorso di monitoraggio civico, passato attraverso la raccolta di dati e informazioni, una serie di tavoli tecnici, momenti di formazione e informazione come quello di Cecina. Ciascuno per la propria parte e con il proprio ruolo dunque, ma tutti impegnati perché venga data concretezza al principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati. Un percorso che, nello spirito tipico di Confiscati bene e coerentemente alla mission di Libera, proseguità con un lavoro di animazione territoriale per informare la cittadinanza, per riflettere insieme sul valore sociale, culturale, simbolico, politico ed economico di questi luoghi, e per stimolare le realtà del terzo settore potenzialmente interessate alla gestione ad avviare processi di progettazione sociale. Alla rete territoriale di Libera è stato chiesto di portare avanti il lavoro di monitoraggio civico su questi beni, in un contesto come quello toscano che, sul fronte delle esperienze di monitoraggio civico dei beni confiscati, ha fatto registrare già alcune importanti e significative esperienze. Una su tutte, OndaLibera, il camper tour sui beni confiscarti promosso da Libera Toscana (ne abbiam parlato qui), che ha fatto reghistrare già due edizioni. Un modo per conoscere e per valorizzare i beni confiscati del territorio e per far comprendere a tutti quanto essi possano diventare, attraverso il loro riutilizzo sociale, strumenti di cambiamento.

L'edicola confiscata a Pisa - un racconto dal coordinamento di Libera in città

La mattina del 2 gennaio a Pisa è stata rimossa su iniziativa dell'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Michele Conti (Lega), l'edicola confiscata sita proprio nel centro della città. Durante il corso degli anni, questo bene è stato al centro di una fitta attività numerose associazioni e istituzioni che hanno lavorato per renderlo un presidio culturale che fosse in grado di rappresentare un monito sulla presenza delle mafie in una regione come la Toscana.La storia dell'edicola comincia nel 2013, quando (grazie all’indagine della Dia di Messina) viene arrestato Orlando Giordano Galati, esponente del clan dei tortoriciani. Questo verrà condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione con confisca di beni per 400.000 euro, tra cui figura un'azienda di rivendita di giornali e periodici che comprendeva nel patrimonio anche l’Edicola in Borgo Stretto. Dopo la confisca in primo grado il bene, in maniera del tutto innovativa, viene affidato prima ancora della confisca definitiva alla cooperativa AXIS, che continua la rivendita di giornali attraverso un progetto sociale di nome “I Saperi della Legalità” che include fra i lavoratori personale iscritto nelle categorie protette e decide di gestirla adottando alcune scelte commerciali etiche come la mancata vendita di materiale pornografico, inneggiante al fascismo o di gratta e vinci, nel 2014 e nel 2016 arrivano la confisca di secondo grado e successivamente la confisca definitiva. L'edicola entra definitivamente sotto la gestione dell'Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati, che conferma l'affitto alla cooperativa; durante tutti gli anni di attività di rivendita di giornali, l’edicola viene visitata da scuole, università, personalità di spicco e associazioni, tanto da farla diventare un simbolo della presenza mafiosa sul territorio e della sua sconfitta, anche grazie all’intervento della rete del coordinamento provinciale dell’associazione Libera. Il 1 marzo 2018 la cooperativa AXIS è costretta a dichiarare il progetto dell’edicola non più economicamente sostenibile e a restituire il bene alla gestione all’Agenzia Nazionale. Il 21 marzo della stesso anno, si tiene a Pisa la Giornata Regionale di Libera in ricordo delle vittime delle Mafie, dove già vengono presentate le prime proposte di riutilizzo sociale, che riguardano ad esempio l’impiego dell’immobile come sede di una web radio, con uno spazio per una biblioteca condivisa e un totem digitale che possa trasmettere informazioni sulle infiltrazioni mafiose nel territorio.Questa esperienza di riutilizzo rimane comunque un esempio virtuoso, che ha creato un precedente a cui ispirarsi nel territorio provinciale per creare nuovi progetti sulla stessa scia (dal momento che esistono ad oggi 55 beni immobili confiscati ancora da affidare solo in provincia di Pisa [dati openRegio]), e, in vista delle elezioni amministrative di giugno 2018, il Presidio Libera di Pisa fa firmare a tutti i candidati a sindaco una Carta di Impegno e Corresponsabilità che proponeva 4 punti di impegno, fra cui il contrasto all’illegalità; l’allora candidato sindaco Conti si era apparentemente mostrato interessato alla questione edicola e ad un suo riutilizzo sociale, avanzando proposte sulle quali intavolare un dialogo.A fine Maggio 2019, il presidio Libera di Pisa organizza tre settimane dedicate all’edicola e destinate a coinvolgere le scuole, le associazioni territoriali e le autorità e continuare a far vivere questo simbolo così importante. Bambini e ragazzi di molte scuole pisane elaborano per l’occasione disegni, lettere e proposte di riutilizzo e le affiggono sull’edicola, esibendosi poi in un flash mob partecipatissimo. In occasione del conferimento della laurea honoris causa arriva a Pisa lo stesso Don Luigi Ciotti, che si esprime personalmente sulla necessità di impegnarsi per creare un progetto condiviso. Il Sindaco di Pisa Conti si impegna pubblicamente a creare un tavolo per discuterne la destinazione con le associazioni del coordinamento provinciale di Libera. Aderiscono al progetto anche il Magnifico Rettore Paolo Mancarella e la Rettrice della Scuola Normale Superiore Sant’Anna Sabina Nuti. Molte erano state le proposte avanzate, da tutte le parti: il chiosco poteva essere spostato e ricreato secondo l’ordinanza comunale sul decoro urbano nella adiacente piazza Garibaldi, realizzandovi uno spazio condiviso dalle associazioni e dal Comune che potesse essere utilizzato come ufficio del turismo, spazio di riunione, oltre che possibilmente come sede di eventi aperti alla popolazione o bookshop delle Università pisane. Questi erano gli ultimi piani, queste le ultime parole scambiate con l’amministrazione comunale.Libera non ha mai direttamente gestito l’edicola, ma ha sempre lottato affinché questo bene potesse svolgere a pieno la sua funzione più basilare e naturale: essere un monito che ci potesse ricordare come, anche in Toscana, anche a Pisa, la mafia esiste e lascia dietro di sé tracce, persino che “ostruiscono il passaggio” in pieno centro. La rimozione di questo simbolo, dal significato che credevamo condivisibile e sapevamo apparentemente condiviso da tutti, lascia un grande vuoto, non solo fisico, che ci rammarica e che al tempo stesso ci da’ la forza di pretendere risposte e assunzione di responsabilità da parte di chi ha preso questa decisione silenziosa e dolorosa, nonché, a nostro avviso, sospetta ed inquietante.

Il comune di San Giuseppe Jato si registra ufficialmente su ConfiscatiBene

 Uno degli obiettivi di ConfiscatiBene è quello di fare diventare la Pubblica Amministrazione parte attiva del progetto.Il ruolo delle Istituzioni, specie nella diffusione e pubblicazione dei dati in formato aperto e consultabile da tutti, è fondamentale per assicurare trasparenza, integrità ed efficienza e per stimolare la partecipazione dei cittadini sotto l'insegna del governo aperto. Per questo ConfiscatiBene invita le PA in possesso di beni immonibili destinati alle mafie (l'80% sono Comuni) a richiedere l'iscrizione al progetto, tramite questo form.Ricevuta la richiesta, verrà fatta una verifica e poi a ogni PA verrà assegnata un utenza, che potrà inserire i dati sui beni, nel catalogo di ConfiscatiBene.Il primo Comune che ha adertio è quello di San Giusppe Jato! Non è un comune qualsiasi in questo contesto ed è per tutti noi un piacere dargli il benvenuto.San Giuseppe aderisce con una Delibera di Giunta Comunale in cui dichiara di condividere "pienamente l'obiettivo principale dichiarato dal progetto, cioé quello di promuovere la trasparenza sui beni confiscati con |'aiuto di cittadini, soggetti gestori, pubblica amministrazione attraverso la raccolta ela condivisione dei dati e il monitoraggio civico".Da oggi quindi, nel catalogo dei dati, c'è la pagina di questo speciale nuovo utente.I dati messi a disposizione dal Comune sono più ricchi e con più dettagli di quelli pubblicati in altre fonti, perché qui la fonte e primaria e arricchita con elementi legati agli obblighi di trasparenza sul patrimonio immobiliare (qui la pagina sorgente, del sito comunale).In ultimo un grazie a questa Pubblica Amministrazione e il suo personale, per la prontezza e per la disponibilità nello scegliere di partecipare al progetto.

Quarto: nasce l'Albergo diverso

Non capita spesso che i beni immobili arrivino a riutilizzo sociale in buone condizioni. È accaduto invece a Quarto, in provincia di Napoli, a pochi chilometri da Pozzuoli. Due ville confiscate al clan Perrone, considerato vicino alla famiglia criminale dei Polverino, messe bando dal Comune e assegnate per sette anni ad una ATS composta da cinque cooperativa:  Themis (capofila), Medihospes, Il Quadrifoglio, Amira e Smile. Insieme per dare corpo a un progetto ambizioso di riutilizzo sociale, che ha come destinatari i disabili.L'idea progettuale mira a realizzare una struttura per il "Dopo di noi" e una struttura ricettiva alberghiera per il turismo sociale. I destinatari saranno formati per co-gestre le attività da realizzare, sia in ambito turistico-alberghiero che nella organizzazione e gestione di eventi. L'output di progetto consiste nel contrasto e nella preventzione degli esiti delle malattie invalidanti e dell'abbandno, avviando una serie di azioni fondate su interventi ricostruttivi e di valorizzazione del contesto sociale e relazionale. Interventi che, secondo i soggetti proponenti, saranno in grado di modificare le prognosi delle persone affetta da malattie croniche e cronico-degenerative, aumentando il livello della qualità della vita."Albergo diverso" è il nome scelto per il progetto e per la struttura che lo ospiterà, permettendo agli ospiti di intraprendere percorsi di vita in un gruppo di pari, svolgendo attività mirate al contrasto delle conseguenze negative legate alla condizione di disabilità attraverso un percorso di tutoraggio lavorativo il cui esito dovrà essere, appunto, la co-gestione, accanto a persone normodate, dei due beni confiscati.Il progetto ha registrato, già in fase di definizione della proposta, numerosi partenariati, tra cui quello con la ASL Napoli 2 nord e numerose altre realtà associative e cooperative. La consegna delle chiavi delle due ville è avvenuta lo scorso 6 dicembre, nel corso di una cerimonia che ha aperto alla comunità le porte dei due beni. In un contesto, quello del territorio di Quarto, che a breve vedrà consegnarsi altri 60 beni immobili, che, nelle intenzioni dell'Amministrazione comunale, dovranno essere riutilizzati per nuovi progetti sociali e per dare risposte a nuclei familiari che vivono il problema dell'emergenza abitativa. 

I beni confiscati nel Sannio: il report di monitoraggio del Coordinamento di Libera

Diffondere la cultura e la pratica del monitoraggio civico dei beni confiscati. Con questo obiettivo, declinato come espressione e strumento della cultura della trasparenza, è nato Confiscati bene. Un obiettivo perseguito, in questo primo anno di attività progettuale, anche grazie ai numerosi percorsi di formazione e approfondimento attivati su tutto il territorio nazionale, di cui le Scuole Common regionali hanno costituito occasioni privilegiate.È stato così anche in Campania, dove la formazione regionale sul monitoraggio civico dei beni confiscati ha chiamato a  raccolta attivisti e volontari di Libera, provando a stimolare la nascita sui territori di comunità monitoranti in grado di vigilare sui percorsi di riutilizzo dei beni confiscati. Percorsi che cominciano a dare frutti incoraggianti.Come nel caso del Coordinamento di Libera a Benevento, che nei mesi scorsi ha condotto un attento e puntuale lavoro di monitoraggio che ha portato alla redazione di un report (lo trovate allegato a questo articolo) che può costituire senz’altro un riferimento interessante per quanti intendano moltiplicare queste esperienze.Il documento scatta una fotografia dell’attuale situazione dei beni confiscati su tutto il territorio provinciale, a partire dai dati istituzionali raccolti sul portale OpenRegio. Individuati i Comuni interessati, è cominciato il lavoro di raccolta dei dati di maggiore profondità, che si è tradotto anche in vere e proprie visite di monitoraggio (come quella in occasione della tappa beneventana del Festival dell’Impegno Civile, di cui abbiamo scritto qui).Il risultato finale è un apprezzabile lavoro di documentazione e divulgazione, che mette insieme dati e informazioni sugli estremi catastali, l’ubicazione e la consistenza dei beni, notizie sui proposti e la destinazione degli immobili, mappe e geolocalizzazioni e, in alcuni casi, addirittura i decreti di destinazione.Un lavoro ancora in evoluzione e in ulteriore approfondimento, che, nei piani del Coordinamento provinciale di Benevento, dovrà sfociare in una vera e propria pubblicazione.A dimostrazione che si può fare!