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Benevento, ex Cementificio Ciotta: un hub vaccinale per far rivivere il bene

Un vaccino contro la pandemia, ma anche una giornata all’insegna della responsabilità, contro il virus delle mafie, del malaffare e del clientelismo.Il Coordinamento provinciale di Libera a Benevento, da tempo impegnato a condurre una battaglia per accelerare i tempi di riutilizzo dell'ex cementificio Ciotta di Contrada Olivola, nel capoluogo del Sannio, ha lanciato la sua proposta per riaprire le porte di questo importante bene confiscato alla criminalità. Lo ha fatto in una lettera aperta indirizzata all'Asl di Benevento, con la proposta di trasformare l'ex cementificio in un hub vaccinale."Nelle giornate del 10 ed 11 luglio - si legge nella nota - tanti giovani e rappresentanti di associazioni, organizzazioni, movimenti e comitati, si sono rimboccati le maniche per iniziare a donare dignità all’ex Cementificio Ciotta. Giornate composte da gesti di pulizia, da costruzione di panche, dall'inizio della pitturazione del cancello d'ingresso, dalla pitturazione di blocchi di cemento, dallo sgombero di una palazzina piena di carte e faldoni e dalla creazione della scritta ben in vista con la dicitura “Bene confiscato alla criminalità organizzata”. Un bene confiscato, oltre a rappresentare la vittoria dello Stato, sta a simboleggiare che le mafie in quel luogo hanno perso". Un momento importante di partecipazione e di responsabilità collettiva, costruito anche con l'intento di attirare, una volta di più, l'attenzione di Istituzioni e opinione pubblica sul valore di quel bene e sull'importanza di accelerare il più possibile i tempi per arrivare al riutilizzo sociale."Ma questi gesti non bastano - continuano i volontari di Libera. Occorre coralità, slancio, coraggio e desiderio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Si rende necessario, pertanto, innescare un processo di partecipazione collettiva ed un canale di entusiasmo istituzionale affinché un bene confiscato diventi bene comune. È con questi sentimenti che proponiamo all’autorità municipale ed al direttore generale dell’ASL di Benevento di considerare la fattibilità un Open Day vaccinale all’interno del bene confiscato in contrada Olivola. Auspichiamo che nel mese di settembre, dopo la pausa estiva, si possa ripartire con la forza deisimboli contro i simboli della forza e dell’arroganza". Far rivivere i beni attraverso iniziative simboliche che animino i beni anche non ancora restituiti alla collettività è un'importante strumento di sensibilizzazione. Per questo il Coordinamento di Libera a Benevento si è detto disponibile ad accompagnare e sostenere le Istituzioni e le realtà sociali che intendano promuovere momenti di partecipazione collettiva nell’ex Cementificio Ciotta. Perché - conclude la nota - "i beni confiscati sono una sfida da cogliere ed un’opportunità da costruire".

Pubblicato Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane aggiornato con i dati della seconda ricognizione seguita alle domande di accesso civico

Un comune su due in Campania non è trasparente sui beni confiscati. Su 131 comuni campani monitorati destinatari di beni immobili confiscati, 65 ancora non pubblicano l’elenco sul loro sito internet. Ciò significa che il 49,6% dei comuni è ancora totalmente inadempiente. Primato negativo in Provincia di Napoli con 26 comuni non “trasparenti”, seguono Caserta con 22 e Salerno con 9. Libera presenta Rimandati Campania, il focus regionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali campane con i dati aggiornati. Le domande di accesso civico stimolano la pubblicazione degli elenchi. Ma il numero dei comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati è appena sopra la metà e il quadro generale resta critico.Un comune su due poco trasparente sui beni confiscati alle mafie: su 131 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati, sono 65 i comuni che ancora non pubblicano l’elenco. Ciò significa che ben il 49,6% dei comuni resta totalmente inadempiente. Tra quelli che pubblicano, sono ancora tantissimi quelli che lo fanno in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. I comuni meno “trasparenti” si trovano prevalentemente in Provincia di Napoli (26), seguono la Provincia di Caserta (22), quella di Salerno (9), quella di Avellino (5) e, infine, quella di Benevento (solo 3 comuni). Buona la performance del Comune di Napoli. La fotografia aggiornata è stata scattata da Libera Campania con la presentazione di “RimanDATI Campania”, una costola della ricerca nazionale “Rimandati”, il report sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.  Il rapporto è frutto del lavoro di monitoraggio civico sperimentato in Campania dal Coordinamento regionale di Libera che sarà presentato Domenica 25 luglio ore10.30 in occasione dell'Assemblea elettiva regionale di Libera che si svolgerà presso la sede dell'Associazione Figli in Famiglia in Via Via Ferrante Imparato, 111 NapoliIn Campania, stando ai dati del portale OpenRe.g.i.o (gennaio 2021), sono 2625 i beni immobili confiscati. Il dato si riferisce agli immobili destinati, quelli cioè già trasferiti al patrimonio indisponibile dei comuni nei quali insistono per scopi sociali o ad altre Amministrazioni dello Stato per finalità istituzionali o usi governativi. La distribuzione per province vede in testa la città metropolitana di Napoli con 1529 particelle confiscate e destinate. Seguono la provincia di Caserta (663) e quelle di Salerno (348), Avellino (64) e Benevento (21).La ricerca sui 66 comuni che hanno pubblicato l'elenco ha evidenziato in maniera piuttosto evidente come la logica degli open data sia ancora estranea alla stragrande maggioranza degli enti monitorati. Solo 27 comuni pubblicano infatti in formato aperto, che consente una fruibilità totale da parte dei cittadini e di chiunque voglia utilizzarli e appare l'unico a rispondere con coerenza alle disposizioni di legge sul tema della trasparenza. Sono invece 12 i comuni che presentano un PDF immagine (frutto cioè di semplici scansioni) o totalmente chiuso, che sono inservibili nella logica open data. Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: quasi il 52% dei comuni campani che pubblicano elenco non specifica quale sia la destinazione tra istituzionale o sociale, il 42,5% non presenta informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato. Quasi il 90% dei comuni specifica invece quale sia l’ubicazione del bene e l’82% la sua tipologia.Sui 66 comuni che hanno pubblicato l’elenco è stato costruito un ranking mediato regionale: su una scala da 0 a 100, la media è pari a 51.4 punti. La Provincia di Benevento risulta la più “virtuosa” con 58.9 seguita da Salerno 56.9 e Caserta 51.3. Sotto la media regionale le province di Napoli (47.7) e Avellino (42.3). A livello comunale ottime le performance di Melizzano (Bn) con 98.2; Battipaglia (Sa) 94.3; Baronissi (Sa), Afragola (Na) e Castel Volturno (Ce) con 91.3Nel rapporto regionale presentato da Libera per la prima volta viene fotografata anche la capacità di risposta delle amministrazioni locali alle domande di accesso civico, con le quali, successivamente alla prima ricognizione, è stata richiesta agli Enti Locali di pubblicare o aggiornare gli elenchi. A ottobre 2020, al termine cioè della prima ricognizione, su un totale di 131 comuni campani monitorati, solo 45 pubblicavano l'elenco.  All' esito della seconda ricognizione, a tutto marzo 2021, grazie all'ulteriore azione di monitoraggio civico che si è tradotta nella produzione delle domande di accesso, sono diventati 66. Si è passati cioè da un percentuale di pubblicazione del 34% ad una del 50,4%. Un dato, dal punto di vista dell’incremento percentuale, sicuramente significativo. Ma il numero dei comuni che pubblicano l'elenco è appena sopra la metà e dunque il quadro generale resta ancora decisamente critico. Inoltre, nel dettaglio, ben il  64% dei comuni cui abbiamo inviato la nostra richiesta di pubblicazione o di aggiornamento dell'elenco non ci ha risposto, disattendendo in questo modo ad una precisa previsione normativa, secondo la quale gli enti della Pubblica Amministrazione, interrogati dai cittadini con gli strumenti previsti dalla legge, hanno l’obbligo di rispondere entro trenta giorni.“È un passo avanti di non poco conto - commenta Riccardo Cristian Falcone, responsabile beni confiscati Libera Campania - intanto perché segna un'ulteriore sperimentazione in grado di indicare una traccia di lavoro anche per altri territori regionali. I contenuti ulteriori di questo focus regionale consegnano molto di più che un modello di riferimento. La fotografia che se ne ricava, infatti, consente di valutare l'impatto concreto dell'azione civica di una comunità monitorante. La produzione delle domande di accesso civico è stato il tentativo di stimolare gli Enti Locali a mettere a disposizione di tutti, nel rispetto delle previsioni di legge, dati chiari, fruibili e trasparenti. Ma ci sono ulteriori elementi - continua Falcone di Libera Campania - che rendono preziosa questa ricerca. Come, ad esempio, la possibilità che essa offre di misurare e valutare la capacità di risposta della Pubblica Amministrazione alle domande di accesso civico prodotte dai cittadini. O, ancora, di misurare e valutare quanto concretamente si sia accresciuta la qualità dei dati pubblicati dai comuni a seguito delle domande di accesso civico. Un elemento nient'affatto trascurabile perché in grado di dimostrare l'enorme valore che questi strumenti messi nelle mani dei cittadini hanno di incidere in profondità sulla qualità della trasparenza. I dati raccolti ed elaborati nel Rapporto - conclude il responsabile beni confiscati di Libera Campania - dimostrano che l’esame di riparazione a cui erano stati “rimandati” i comuni campani destinatari di beni confiscati dopo la prima ricognizione ha sortito un qualche effetto, determinando certamente un passo avanti, per alcuni comuni assolutamente decisivo e importante. Ma le risultanze di questo focus regionale dimostrano quanto il lavoro da fare sia ancora lungo e difficile. Ciò impone a tutti - istituzioni, cittadini, società civile organizzata - di assumersi meglio e di più la propria parte di responsabilità. Restano sul tavolo le nostre proposte politiche che, a partire dal miglioramento delle condizioni e dei livelli di trasparenza dei comuni, mirano ad incidere sulla possibilità di rendere sempre più i beni confiscati, attraverso il loro riutilizzo sociale, palestre di vita e beni comuni:Proponiamo all'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata un documento di indirizzo da inviare a tutti gli enti destinatari di beni confiscati con un vademecum dettagliato sulle modalità di pubblicazione e sui contenuti degli elenchi da pubblicare, anche fornendo un modello comune in grado di uniformare sul piano nazionale la pubblicazione;Proponiamo che l’attuazione dei principi della trasparenza diventi pratica condivisa non solo per le amministrazioni comunali, ma anche e soprattutto per tutte le amministrazioni pubbliche che, a vario titolo, si intrecciano con la storia del bene;Riteniamo importante che sia garantito un maggiore coordinamento e scambio lungo tutta la filiera istituzionale del bene confiscato, che consenta poi una risoluzione veloce delle criticità e una trasparenza del dato.Auspichiamo che le Politiche di coesione e i fondi ad esse correlati possano diventare sempre di più uno strumento di emancipazione e di sviluppo per le comunità. 

Promoting social re-use of confiscated property in the Balkans in collaboration with OSCE

 Five Balkan countries involved - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and several international partners Libera is a partner of OSCE, International Organization for Security and Cooperation in Europe, in the project “Strengthening the fight against transnational organized crime in South-Eastern Europe through improved regional cooperation in asset seizure, confiscation, management and re-use” aimed at regional cooperation on the social reuse of confiscated assets from organized crime. The project focuses on five Balkan countries - Albania, Bosnia and Herzegovina, the Republic of Northern Macedonia, Montenegro and Serbia - and involves several international partners. The objective of the project is to encourage and improve the practices of seizure, confiscation and management of confiscated assets through increased regional cooperation and the exchange of good practices. The project adopts a holistic approach, providing support to the entire cycle of criminal property recovery, breaking down its activity into three areas of intervention: (1) investigation, seizure and confiscation of assets; (2) management of assets; (3) reuse of assets. Libera's RoleIn particular, Libera is an executive partner of OSCE in achieving the third objective: promoting the social re-use of confiscated property at national and regional level through the participation of local civil society organizations as a tool for preventing and combating organized crime. To this end, Libera coordinated the planning and management of three training workshops targeting associations, managers of confiscated assets and National Agencies that manage confiscated assets in the five Balkan countries involved in the project. The first training took place on 28-29 April 2021 and featured Albanian associations and management bodies; the second training, involved civil society organisations in Northern Macedonia, and took place on 17-18 May 2021; the third training was held on 8-9 June 2021 with the participation of all 5 countries involving National Agencies, civil society organisations and management bodies. Project activitiesThe activities that directly involve Libera are:organisation of 3 training workshops to promote social re-use of confiscated property;participation as a trainer in regional training organised by OSCE;dissemination of project results through the promotion of materials designed for civil society organisations

La promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati nei Balcani insieme a OSCE in cinque paesi dell'area balcanica - Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Nord Macedonia, Montenegro e Serbia

Libera è partner di OSCE, Organizzazione internazionale per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, nel progetto “Strengthening the fight against transnational organized crime in South-Eastern Europe through improved regional co-operation in asset seizure, confiscation, management and re-use” volto alla cooperazione regionale sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il progetto è focalizzato su cinque paesi dell’area balcanica - Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Nord Macedonia, Montenegro e Serbia - e coinvolge diversi partners internazionali. L’obiettivo del progetto è incentivare e migliorare le pratiche di sequestro, confisca e gestione dei beni confiscati attraverso maggiore cooperazione regionale e lo scambio di buone pratiche. Il progetto adotta un approccio integrale, fornendo supporto all'intero ciclo del recupero dei beni criminali, dividendo l’attività in tre aree di intervento: (1) indagini, sequestro e confisca dei beni; (2) gestione dei beni; (3) riutilizzo dei beni.  Il ruolo di LiberaIn particolare, Libera è partner esecutivo di OSCE nel raggiungimento del terzo obiettivo: promuovere il riutilizzo sociale dei beni confiscati a livello nazionale e regionale attraverso la partecipazione delle organizzazioni della società civile locali quale strumento di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. A questo scopo, Libera ha coordinato l’organizzazione di tre workshop formativi rivolti alle associazioni, ai gestori dei beni  confiscati e alle Agenzie Nazionali che gestiscono i beni confiscati nei cinque paesi balcanici coinvolti nel progetto. Il primo training si è svolto il 28 e il 29 Aprile 2021 e ha avuto come protagonisti le associazioni e gli enti gestori albanesi; il secondo training, rivolto alle organizzazioni società civile del Nord Macedonia, si è svolto il 17 e il 18 Maggio 2021; il terzo training si è tenuto l’8 ed il 9 Giugno 2021 con la partecipazione di tutti i 5 paesi coinvolgendo le Agenzie Nazionali, le organizzazioni della società civile e gli enti gestori. Attività del progettoLe attività che coinvolgono direttamente Libera sono:-organizzazione di 3 workshop formativi per la promozione del riutilizzo sociale dei beni confiscati;-partecipazione come formatore nei training regionali organizzati da OSCE;-disseminazione dei risultati del progetto attraverso la promozione di materiali rivoti alle organizzazioni della società civile.Qui per maggiori informazioni:Descrizione del progettoI primi due workshop “Social re-use of confiscated assets focus of OSCE training courses for civil society organizations in Albania and North Macedonia”Il terzo workshop “Regional workshop on social re-use of confiscated assets in South-Eastern Europe”

Il regolamento dei beni confiscati a Palermo: associazioni e sindacati scrivono al Consiglio Comunale

Le associazioni e sindacati hanno scritto una nota congiunta al Consiglio Comunale di Palermo per chiedere l'approvazione del nuovo regolamento sui beni confiscati, da mesi in attesa di discussione in aula. Ricordando Pio La Torre e la legge sulla confisca dei beni che ne porta il nome, le organizzazioni cittadine hanno invitato il Consiglio a riprendere la discussione sul regolamento, avviata nel mese di dicembre, che sembra essersi arenata dopo l'approvazione dei soli due primi articoli. Il timore è che la consiliatura si concluda perdendo l'opportunità di rinnovare questo importante strumento. «L'approvazione del regolamento rappresenta un'occasione per ribadire il ruolo centrale dei beni confiscati nella storia della lotta alla mafia, promuovendo nuovi spazi di partecipazione, di confronto e monitoraggio, con l'obiettivo di implementare le pratiche di gestione, di sostenere quelle esistenti riconoscendone il valore pubblico e collettivo, di stimolare esperienze innovative, nella città che conta il maggior numero di beni confiscati alla criminalità organizzata in Italia», si legge nella nota.  Un percorso di confronto è in corso da tempo e ha visto le associazioni dialogare con l'amministrazione, chiedendo l'istituzione di spazi di progettazione partecipata, di un osservatorio comunale sui beni confiscati e di interventi a sostegno delle esperienze di gestione esistenti. Tra i firmatari della nota oltre venti realtà, tra cui numerosi soggetti gestori di beni confiscati. Si allega il testo completo della nota e l'elenco dei firmatari.

Fattiperbene - La fotografia del riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie

Più di 36.600 beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi, il 48% sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali, ma ben 5 beni su 10 rimangono ancora da destinare. Il maggior numero di beni immobili confiscati in Sicilia(6906),segue Calabria (2908),Campania(2747), Puglia(1535) e Lombardia(1242). Sono invece 4384 le aziende confiscate di queste il 34% è stata già destinata alla vendita o alla liquidazione, all'affitto o alla gestione da parte di cooperative formate dai lavoratori delle stesse; il 66% è in questo momento ancora in gestione presso l'Anbsc. Anche qui la Sicilia prima tra le regioni per il numero aziende destinate(533)segue Campania(283),Calabria (204) e Lazio (160). Libera presenta il dossier Fattiperbene la fotografia del riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia in occasione dei 25 anni dall'approvazione della legge n.109 del 7 marzo 1996.A venticinque anni dall’approvazione della Legge 109 del 1996-commenta Libera- è certamente possibile fare un bilancio sul riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia, evidenziando innanzitutto le positività di un percorso e di tante esperienze nate grazie alla presenza di beni - immobili, mobili e aziendali - sottratti alla disponibilità delle mafie, delle varie forme di criminalità economica e finanziaria (dal riciclaggio all’usura, dal caporalato alle ecomafie) e di corruzione. Beni che sono diventati opportunità di impegno responsabile per il bene comune. Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali.Nel dossier Libera elabora i dati dell'Agenzia Nazionale:sono 36.616 i beni immobili (particelle catastali) confiscati dal 1982 ad oggi. Circa 17.300 sono stati destinati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali mentre sono 19.309 beni immobili in gestione all’Agenzia (dati aggiornati al 2 marzo 2021), di cui più di 11.000 confiscati in via definitiva (dati al 31 dicembre 2019) e che rimangono ancora da destinare perché presentano varie forme di criticità (per quote indivise, irregolarità urbanistiche, occupazioni abusive e per condizioni strutturali precarie) oppure restano accantonati in attesa delle verifiche dei creditori. Secondo una ricognizione avviata nel corso del 2019 dall’Agenzia nazionale su un campione di indagine di circa 6.000 beni immobili destinati alle amministrazioni comunali, dai riscontri pervenuti su 2.600 beni, risulta che soltanto poco più della metà dei beni è stato poi effettivamente riutilizzato.Dalle relazioni annuali dei Commissari straordinari di Governo e dell’Agenzia nazionale è possibile anche tracciare l’andamento storico delle confische e delle destinazioni, a partire dal 1982 fino ad oggi. In particolare, dal 1982 al 1996 ci sono state 1263 confische e 34 destinazioni: erano i primi anni di applicazione della legge Rognoni - La Torre, durante i quali non era ancora in vigore la legge per il riutilizzo sociale. Nella seconda decade, dal 1996 al 2008 aumentano notevolmente i numeri e nel solo anno 2001 si arriva addirittura a 1023 confische e 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamento storico delle destinazione dei beni mobili registrati è tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai VVFF e soccorso pubblico 4,12%.Sul fronte delle aziende- commenta Libera- la maggior parte delle aziende confiscate giungono nella disponibilità dello Stato prive di reali capacità operative e sono spesso destinate alla liquidazione e chiusura, se non si interviene in modo efficace nelle fasi precedenti. Molte però sono scatole vuote, società cartiere o paravento per le quali risulta impossibile un percorso di emersione e continuità produttiva. Su un totale di 4.384 aziende confiscate dal 1982 ad oggi, quelle destinate sono state quasi tutte liquidate. Ne rimangono in gestione all’Agenzia altre 2.919. Di queste però, secondo i dati risalenti a un anno fa, 1.931 aziende erano in confisca definitiva e solo 481 risultavano attive. Come nel caso degli immobili, anche per le aziende confiscate è possibile rintracciare una progressione storica delle destinazioni: è interessante come negli anni dal 2008 al 2019 si sia passati dalle 5 del 2010 alle 441 del 2019.“In questi 25 anni – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera- abbiamo assistito a un lavoro straordinario: il lavoro della magistratura e delle forze di polizia per individuare i beni frutto degli affari sporchi delle mafie, e renderne operativa la confisca; il lavoro di associazioni ed enti pubblici per restituire davvero quei beni alla gente, trasformandoli in scuole, commissariati, centri aggregativi per giovani e anziani, realtà produttive che offrono lavoro pulito e rafforzano il tessuto sociale ed economico dei territori. Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 25 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione. La legge può essere migliorata, potenziata sia nel dispositivo che soprattutto nell’attuazione. C’è una debolezza strutturale dello Stato nei confronti delle mafie che vive di lungaggini burocratiche, disordine normativo, competenze non sempre adeguate. Non possiamo permettere che tutto questo si traduca in un messaggio pericoloso: cioè che la 109 è un bluff, uno specchietto per le allodole, nient’altro che un giocattolino per illudere gli onesti.”Nel dossier Libera ha mappato le esperienze di riutilizzo dei beni confiscati per finalità sociali per raccontare una nuova Italia, che si è trasformata nel segno evidente di una comunità alternativa a quelle mafiose, che immagina e realizza un nuovo modello di sviluppo territoriale. Libera ha censito 867 soggetti diversi del terzo settore impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20. Dai dati raccolti attraverso l’azione territoriale della rete di Libera emerge che più della metà delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (468) mentre le cooperative sociali sono 189 (dato comprensivo delle cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e dei consorzi di cooperative).Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 11 associazioni sportive dilettantistiche, 23 soggetti del terzo settore che gestiscono servizi di welfare sussidiario in convenzione con enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni) , 36 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 60 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 26 fondazioni, 14 gruppi dello scoutismo e infine 6 istituti scolastici di diversi ordini e gradi. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 218 soggetti gestori,segue la Calabria con 147 , la Campania con 135 e la Lombardia con 133. Mediamente nel campione del censimento di Libera tra il sequestro e l'effettivo riutilizzo sociale trascorrono ben 10 anni.A venticinque anni di distanza dall’approvazione della legge per il riutilizzo sociale, oggi presa a modello in Europa ed a livello internazionale come Libera evidenziamo alcuni punti rispetto ai quali chiediamo:Mafie e corruzione stanno approfittando sempre di più dell’emergenza sanitaria e della crisi economica e sociale, per questo chiediamo l’effettiva estensione ai "corrotti" delle norme su sequestri e confische previste per gli appartenenti alle mafie, con la loro equiparazione e l’attuazione della riforma del codice antimafia nelle sue positive innovazioni.L'assegnazione di adeguati strumenti e risorse agli uffici giudiziari competenti e all'Agenzia nazionale in tutto il procedimento di amministrazione dei beni, prevedendo il raccordo fra la fase del sequestro e della confisca fino poi alla destinazione finale del bene ed assicurando il necessario supporto agli enti locali.La piena accessibilità delle informazioni sui beni sequestrati e confiscati e la promozione di percorsi di progettazione partecipata del terzo settore e di monitoraggio civico dei cittadini.La destinazione di una quota del Fondo Unico Giustizia, delle liquidità e dei capitali confiscati ai mafiosi e ai corrotti, per rendere fruibili i beni mobili ed immobili e sostenere la continuità delle attività aziendali, tutelandone i lavoratori, nonché per dare supporto a progetti di imprenditorialità giovanile, di economia e inclusione sociale.L'utilizzo delle risorse previste per la valorizzazione sociale dei beni confiscati nella proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation Eu, assicurando un percorso di trasparenza e di partecipazione civica nella progettazione e nel monitoraggio.   

Good(s) Monitoring Europe! - The importance of cohesion policies for public and social re-use of criminal property

Project Goal   Good(s) Monitoring, Europe! project aims to promote European social inclusion strategies addressing the most disadvantaged layers of the population, through the public and social re-use of assets confiscated from organised crime in Europe and the activation of bottom-up participatory processes. The fight against organized crime passes through the community’s ability to generate a sense of belonging. The adoption of measures to promote social inclusion through a multidisciplinary approach, giving priority to cohesion policies as a decisive tool to strengthen these practices, should become a strategy. In this perspective, the involvement of the Cohesion Policy Agency, which will accompany Libera, will be essential to implement a strategy that can strengthen the support of cohesion policies in the construction of alternative contexts to criminal ones. The project will primarily activate a civic monitoring process and an analysis of the impact of cohesion policies on the possibility of reusing confiscated assets, creating a mapping on the implementation of Article 10.3 of Directive 2014/42/EU in EU Member States. To enhance and strengthen the first action, a European summer school will be organised for the development of a monitoring toolkit that will then be implemented in 4 European countries , to analyse and design some possible public and social re-use experiences of confiscated assets from organised crime, with the use of cohesion funds in support of these processes. The support of the European CHANCE network - Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe will be essential. Through its partners, CHANCE will support the implementation and dissemination of the project itself. As a final commitment, Libera and the operators involved will propose the adoption of a European Strategy for the public and social re-use of confiscated assets through cohesion policies, following the example of good practice developed in Italy. The Strategy will be presented during the European Week of Regions and Cities 2021, promoted each year by the European Union, and already participated by Libera in its 2019 and 2020 editions.  Results to be achieved     • Quantitative and qualitative growth of information and data on public and social re-use practices at the European level;    • Increasing the non-profit world’s exchange with the competent authorities on good practices on the management of confiscated property;    • Development of an innovative community-based monitoring toolkit for the valorisation of confiscated assets, duplicable in other areas through cohesion policies;    • Establishment of an informal transnational network of monitoring communities to implement the exchange of good practices;    • Wide-ranging promotion of proposals for a European strategy for the public and social re-use of confiscated property.  Impact At the European level, the project impact will be ensured by the establishment of an informal network of communities monitoring confiscated assets that will participate in the CHANCE network’s activities for strategic planning and advocacy, to be carried out both towards the competent authorities at national and European level, and to European citizens. The promotion of proposals and the enhancement of strategies for the social re-use of confiscated assets is part of the actions included in CHANCE's political agenda: promoting a European strategy for the creation of a fund dedicated to the re-use of confiscated assets is contained in the 2021-2027 programming of European funds to guarantee long-term effectiveness.Project implementation date: November 2020 - October 2021 MORE INFO international@libera.it  

Good(s) Monitoring Europe! L’importanza delle politiche di coesione per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata

Gli obiettivi del progetto  Il progetto Good(s) Monitoring, Europe!, si pone come obiettivo la promozione di strategie europee di inclusione sociale rivolte alle fasce di popolazione più’ deboli, attraverso il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Europa e l’attivazione di processi partecipativi dal basso. La lotta alla criminalità organizzata passa infatti attraverso la capacità della comunità di generare senso collettivo. E’ strategico quindi adottare misure di promozione dell’inclusione sociale attraverso un approccio multidisciplinare, dando priorità alle politiche di coesione quale strumento decisivo per rafforzare queste pratiche. In quest’ottica sarà fondamentale il coinvolgimento dell’Agenzia per le politiche di coesione che sarà al fianco di Libera per implementare una strategia che possa rafforzare il sostegno delle politiche di coesione nella costruzione di contesti alternativi a quelli criminali. Il progetto attiverà in primis un percorso di monitoraggio civico e un’analisi dell'incidenza delle politiche di coesione sulla possibilità di riutilizzare i beni confiscati, realizzando una mappatura sull’implementazione dell’articolo 10.3 della Direttiva 2014/42/UE negli Stati Membri dell'UE. Per valorizzare e rafforzare la prima azione, verrà organizzata una summer school europea per l’elaborazione di un toolkit di monitoraggio che sarà poi implementato in 4 paesi europei dove analizzare e progettare alcune possibili esperienze di riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, con l’utilizzo fondi di coesione a sostegno di questi processi. Fondamentale sarà il supporto della rete europea CHANCE - Civl Hub Against orgaNised in Europe che - attraverso i suoi partner - darà sostegno all’implementazione e alla diffusione del progetto stesso. Impegno finale di Libera e degli operatori coinvolti, sarà la proposta di adozione una Strategia europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione, su esempio della buona pratica elaborata in Italia. La Strategia verrà presentata durante la European week of Regions and Cities 2021, promossa ogni anno dall’Unione Europea e a cui Libera ha già partecipato per l’edizione 2019 e 2020.  Quali risultati da raggiungereCrescita quantitativa e qualitativa delle informazioni e dei dati sulle pratiche di riutilizzo pubblico e sociale a livello europeo;crescente scambio di buone prassi sulla gestione di beni confiscati da parte del mondo del non profit con le autorità competenti;elaborazione di un innovativo toolkit di monitoraggio civico per la valorizzazione dei beni confiscati, replicabile anche in altri ambiti, attraverso le politiche di coesione;costituzione di una rete informale transnazionale di comunità civiche monitoranti, per implementare lo scambio di buone prassi; promozione ad ampio raggio di proposte per una strategia europea per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.  L'impatto di Good(s) Monitoring, Europe!A livello europeo, l’impatto progettuale sarà garantito dalla formazione della rete informale di comunità civiche monitoranti di beni confiscati che parteciperà alle attività della rete CHANCE per una pianificazione strategica e di advocacy da operare sia tra le autorità competenti a livello nazionale ed europeo, che sui cittadini europei. La promozione di proposte e la valorizzazione di strategie per il riutilizzo sociale dei beni confiscati si inserisce nelle azioni incluse dell'agenda politica di CHANCE: promuovere una strategia europea per la creazione di un fondo dedicato al riutilizzo dei beni confiscati, che incida nella programmazione dei fondi europei 2021-2027 garantendo così incisività sul lungo periodo.  Data di realizzazione del progetto: Novembre 2020 - Ottobre 2021 PER MAGGIORI INFO mail: international@libera.it  

GIANO – Azioni di supporto e formazione per gli enti gestori di beni confiscati in Calabria

Il Consorzio Macramè offre servizi di assistenza tecnica, consulenza e formazione per le organizzazioni che gestiscono o stanno per gestire beni confiscati. La scadenza delle domande è prevista per lunedì 8 marzoÈ stato avviato GIANO – Conoscere il passato e guardare il futuro, il progetto promosso dal Consorzio Macramè in collaborazione con Legacoop Calabria e il Forum del Terzo settore della Calabria.Il progetto, finanziato dal Ministero dell'Interno nell'ambito del PON LEGALITA' 2014-2020, nasce per attuare azioni di accompagnamento ed empowerment a favore di enti gestori di beni confiscati che operano in Calabria.Il Consorzio Macramè offre servizi di assistenza tecnica, consulenza e di formazione per accrescere le competenze degli imprenditori sociali ai fini di una migliore gestione dei beni affidati (anche imprese agricole o terreni). Per rafforzare le competenze e la capacità delle organizzazioni di tessere relazioni e co-progettare azioni di sviluppo nelle e con le comunità di appartenenza.Questo non solo per rendere maggiormente competitivo il modello di economia sociale. Ma anche per contribuire a innalzare le condizioni di legalità nelle proprie comunità.Possono partecipare a GIANO 30 organizzazioni della Calabria tra quelle che gestiscono beni confiscati, che sono affidatarie ultime di beni confiscati o si apprestano a gestire un bene confiscato.La scadenza per presentare la domanda di adesione è lunedì 8 marzo.La domanda deve essere inviata a mezzo mail a beniconfiscati@consorziomacrame.it.Alla scadenza sarà formata una short-list (con validità biennale) degli enti gestori di beni confiscati, che potranno essere beneficiari dei servizi previsti nel progetto GIANO.Maggiori info sono sul sito del Consorzio Macramè

Trasparenza dei dati sui beni confiscati, i comuni rimanDATI. Il 62% degli Enti non pubblica l'elenco dei beni trasferiti al proprio patrimonio.

È online RimanDATI, il Primo report nazionale sullo stato della trasparenza dei Beni Confiscati nelle amministrazioni locali. La ricerca, promossa da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, è il primo appuntamento di una serie di iniziative programmate in occasione del venticinquesimo compleanno della Legge 109, approvata il 7 marzo del 1996 a seguito di una campagna lanciata da Libera per supportare una proposta di legge a sostegno della quale oltre un milione di cittadine e cittadini italiani apposero la loro firma.RimanDATI è il frutto di un'importante azione di monitoraggio civico partita dalla Campania e poi allargatasi a tutto il territorio nazionale. Cuore di questa azione, il controllo diffuso sul rispetto, da parte degli Enti Locali, dell'obbligo di pubblicazione, sui propri siti internet istituzionali, dell'elenco dei beni confiscati trasferiti al loro patrimonio indisponibile, con le modalità e i contenuti indicati dall'articolo 48 comma 3 lettera c del Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011).Al momento della chiusura dell’azione di monitoraggio civico, su 1076 comuni monitorati, solo 406 pubblicano l’elenco. E di questi, la maggior parte lo fa in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. Ciò significa che ben il 62% dei comuni è totalmente inadempiente. La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi, restituendo un quadro generale di grande criticità. Un quadro reso plastico dal valore del ranking nazionale costruito a partire dai dati raccolti: su una scala da 0 a 100 (laddove 0 è riferibile a situazioni di totale assenza di dati pubblicati, 100 a situazioni inverse di presenza corretta di tutti i dati), la media nazionale si ferma a 18.53. E anche volendo ridurre la base di riferimento ai soli comuni che pubblicano l’elenco, escludendo dunque tutti quelli fermi a 0, il ranking medio nazionale non supera i 49.11 punti. Insomma, quando si parla di trasparenza delle informazioni sui beni confiscati da parte degli Enti Locali, occorre necessariamente prendere atto di come ci sia ancora tanto lavoro da fare per raggiungere un quadro almeno di sufficienza e avere a disposizione dati soddisfacenti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ed è qui la ragione del titolo scelto per questo report: “rimanDATI”. L'esito di questo “esame” cui sono stati sottoposti i comuni impone di fare come per gli studenti e le studentesse che non riescono a superare a pieni voti l’anno scolastico e che, per questo, vengono “rimandati a settembre”. L'esame di riparazione dovrà avere i tempi e i modi di un’azione civica che induca i comuni a conformarsi pienamente a quanto impone loro la legge. Il dataset completo con tutti i dati raccolti, insieme alla pubblicazione digitale del report e alle infografiche con le informazioni principali, è disponibile in formato aperto (nei formati csv e xls), in piena coerenza alla logica degli open data che sosteniamo nella ricerca, tra gli allegati a questo articolo.