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Con "Corto di Sera" un premio al video di denuncia di "A testa alta" consegnato da Nicola Gratteri e ConfiscatiBene

Tempo fa, gli organizzatori di "Corto di Sera", un film festival e un concorso di cortometraggi di Messina, ci hanno proposto l'idea di lanciare una categoria del premio dedicata ai beni confiscati, chiamandola "Ripresi bene". "Ondata", la nostra associazione con la quale promuoviamo il progetto ConfiscatiBene, ha deciso di dar loro una mano stanziando anche un premio in denaro di € 500. Ieri sera ho partecipato alla premiazione: la giuria di "Corto di Sera" che ha assegnato la vittoria ad "A testa alta", l'associazione di Licata che ha prodotto un bellissimo video-denuncia sull'argomento (del quale sul questo sito si era parlato tempo fa. Per la premiazione oltre a noi di ConfiscatiBene, è stato inviato il magistrato Nicola Gratteri. Al di là dell'iniziativa, della festa e dell'onore di consegnare un premio insieme a un magistrato come Gratteri, c'è una cosa che ho pensato tornando a casa: nel grande ecosistema della lotta alla mafia, il progetto ConfiscatiBene ha dato un contributo per la diffusione della conoscenza e della consapevolezza su questo argomento. È diventato uno strumento, è stato utile. È questo che di deve guidare guardando avanti: continuare a lavorarci, cercando di essere utili agli altri. Lo faremo. Di seguito il video che ha vinto Qui in basso gli altri video che hanno partecipato al concorso Qui in basso il video realizzato dalla nostra Elena Iannone a Chiaravalle (Milano)

Cosa puoi fare con dati più aggiornati sui beni confiscati

Lo scorso 21 marzo, in occasione della giornata della memoria per le vittime di mafia, Confiscati Bene ha pubblicato i nuovi dati su beni immobili e aziende confiscati in Italia. Oltre 23mila strutture confiscate, che superano quota 27mila se si considerano anche quelle sequestrate e sotto la gestione all'Agenzia nazionale. Si tratta di numeri impressionanti, che raccontano quanto si sia arricchita la criminalità organizzata dal 1982 ad oggi e quanto lo Stato sia riuscito a contrastarla sottraendole patrimoni. I dati, rilasciati dall'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati in seguito a una nostra richiesta via mail, sono aggiornati al 31 dicembre 2015. Prima di allora erano disponibili soltanto dati risalenti al 7 gennaio 2013 e raccolti dall'Agenzia del Demanio, dalla quale l'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha ereditato le responsabilità. Ancora oggi, a distanza ormai di tre anni da quell'ultimo aggiornamento ufficiale, quasi tutti gli Enti pubblici, le università, gli istituti di ricerca utilizzano, analizzano, visualizzano i dati del 2013. Eppure di cose ne sono cambiate in questi tre anni: sono state condotte inchieste come Mafia capitale, che ha portato al sequestro e probabilmente porterà alla confisca di patrimoni milionari a Roma e nel Lazio; si è colpita la 'ndrangheta in Emilia-Romagna, in Lombardia, in Veneto, in Piemonte; si è scoperto che la provincia di Reggio Emilia, solo per citarne una, non era poi quell'isola felice raccontata dal numero "zero" alla casella beni confiscati. Quei dati fermi al 2013 sono stati la base per costruire la prima versione di Confiscati Bene, per riaccendere i riflettori sul tema della trasparenza e del monitoraggio civico sui beni confiscati, di cui si conosce ancora troppo poco. La nostra è un'operazione di attivismo civico e di giornalismo, che trova in decine di comitati, associazioni - a cominciare da Libera - e singoli cittadini la forza per proseguire su questa strada. Come leggere i dati I dataset rilasciati il 21 marzo 2016 contengono dati sui beni confiscati sia in primo grado che in via definitiva, che risultano "destinati" (generalmente agli Enti locali, ai Ministeri, alle forze dell'ordine per fini istituzionali, sociali, di emergenza abitativa, etc.), "in gestione" (gestiti dall'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati prima e dopo una sentenza di primo grado e dopo un verdetto definitivo, in attesa della destinazione) e "usciti dalla gestione". Nel primo rilascio erano stati inseriti anche circa quattromila beni sequestrati che risultano sotto la gestione dell'Agenzia. In seguito a una precisazione della stessa Agenzia, che ci aveva trasmesso i dati a inizio marzo, Confiscati Bene ha "ripulito" i dataset dai beni sequestrati e rettificato il numero totale da 27mila a 23mila. Il dato sui beni destinati, ossia trasferiti al patrimonio di Comuni, Province, Regioni, Ministeri o altri enti mediante a un decreto di destinazione emesso dal Consiglio direttivo dell'Agenzia, è rimasto invariato. E' mutato, invece, il numero di beni in gestione, soprattutto per quanto riguarda Sicilia e Lazio. Il 9 giugno il Gruppo L'Espresso ha lanciato il progetto Riprendiamoli!, un longform che racconta storie di beni confiscati restituiti alla collettività o casi di abbandono e cattiva gestione. Cosa serve per il monitoraggio civico I dati utili per il monitoraggio civico sono quelli relativi ai beni confiscati destinati. Dal momento in cui viene emesso il decreto di destinazione, il bene confiscato, che sia una casa, un palazzo, una villa, un capannone o un terreno, viene trasferito al patrimonio indisponibile dell'ente, che in precedenza ha indicato all'Agenzia quale utilizzo vuole farne. Spetta all'Ente destinatario - principalmente i Comuni - l'obbligo di trasparenza sui beni immobili che entrano a far parte del proprio patrimonio. Lo stabiliscono due leggi: il Codice Antimafia del 2011 e il Decreto Trasparenza del 2013. L'Articolo 48, comma 3, del Decreto legislativo 159/2011 (Codice Antimafia) alla lettera c) stabilisce che i beni immobili sono «trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L’elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione». A rafforzare questo obbligo c'ha pensato anche il Decreto legislativo 33 del 2013, che all'articolo 30 denominato Obblighi di pubblicazione concernenti i beni immobili e la gestione del patrimonio, stabilisce che «Le pubbliche amministrazioni pubblicano le informazioni identificative degli immobili posseduti, nonché i canoni di locazione o di affitto versati o percepiti». In tema di trasparenza, la riforma del Codice antimafia, già approvata dalla Camera l'11 novembre 2015 e attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato, rafforza il concetto, prevedendo anche sanzioni per gli Enti che non ottemperano: «La destinazione, l'assegnazione e l'utilizzazione dei beni sono soggette a pubblicità nei siti internet dell'Agenzia e dell'ente utilizzatore o assegnatario, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. L'Agenzia revoca la destinazione del bene qualora l'ente destinatario ovvero il soggetto assegnatario non trasmettano i dati nel termine richiesto». Allora sotto con le richieste d'accesso lì dove i dati non sono pubblicati, qui troverete un form. Lo hanno già fatto decine di attivisti sui territori, come raccontano qui i volontari dell'associazione A testa alta di Agrigento. Per saperne di più, entrate a far parte della community di Confiscati Bene. Photo Credits: Flickr/Santino Patanè

A testa alta e la caccia ai tesori confiscati dell'agrigentino

NdR: per noi di Confiscati Bene è un grande piacere pubblicare un post di Flavia Amoroso. Si spende molto nella cura del suo territorio e ci segue con attenzione da molto tempo. Che accedere alle informazioni sui beni confiscati non sia facile non è certo una novità; se da più di un anno sul sito dell'ANBSC i dati risultano "in aggiornamento", è vero anche che sui siti dei Comuni a cui sono stati trasferiti immobili e aziende molto spesso non si trova traccia di questi patrimoni. Eppure l'art. 48 del Codice antimafia parla chiaro: "Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione." Secondo l’ultimo dataset pubblicato da Confiscati Bene, aggiornato al 31 dicembre 2015, la sola provincia di Agrigento conta 300 beni confiscati, e con questo dato si piazza al diciottesimo posto per numero di beni su scala nazionale e al sesto in Sicilia; un numero destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi mesi, a seguito dei duri colpi recentemente inferti alla mafia agrigentina. A testa alta, associazione antimafia di Licata, che dal 2013 è attiva sul territorio, è ben consapevole di quanto sia importante, specie in una realtà come quella di casa nostra, l'accessibilità immediata dei dati su questi patrimoni. Per questo motivo, l'approfondimento sui beni confiscati svolto dall’associazione, è partito proprio dall'analisi sulla pubblicazione dei dati da parte dei comuni. Attraverso la consultazione dei siti istituzionali delle varie amministrazioni, abbiamo verificato quanti comuni dell'agrigentino si siano realmente attenuti al rispetto delle norme in materia di trasparenza sui beni confiscati, comparando i dati con quelli pubblicati su Confiscati Bene. Ebbene, ad aprile di quest'anno, data in cui abbiamo reso noti i risultati del nostro report, su 27 comuni in provincia di Agrigento solo tre avevano pubblicato l'elenco obbligatorio per legge. Di questi tre comuni Licata e Ribera presentavano un elenco incompleto, in cui mancava l'indicazione circa l'eventuale assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario, gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. L'unico elenco esauriente risultava essere quello pubblicato dal comune di Casteltermini. Il passo successivo lo abbiamo fatto inviando delle istanze di accesso civico, prima al Comune di Palma di Montechiaro poi a quello di Agrigento, per chiedere direttamente alle amministrazioni comunali che fine abbiano fatti i loro beni. La risposta del Segretario comunale di Palma di Montechiaro è stata sorprendente: «a questo Ente non sono stati assegnati beni immobili confiscati alla criminalità organizzata»; tuttavia, secondo i dati ufficiali dell'Agenzia, i beni confiscati assegnati al Comune di Palma sono tredici (sette immobili e sei aziende). Dopo la pubblicazione del nostro report, i cui risultati sono stati riportati in un documentario che abbiamo intitolato emblematicamente "Confiscati e abbandonati", qualcosa si è mosso e alcuni comuni hanno provveduto ad adeguarsi alla normativa. Alla data di oggi i comuni che hanno pubblicato l'elenco sono saliti a quattordici; a Licata, Ribera e Casteltermini si sono aggiunti: Agrigento, Aragona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Cattolica Eraclea, Grotte, Naro, Santa Elisabetta, Sciacca e Siculiana. La mancata pubblicazione degli elenchi rappresenta soltanto il primo sintomo della scarsissima attenzione che gli amministratori locali dell'agrigentino hanno riservato alla questione dei beni confiscati. Gli altri segni che abbiamo riscontrato sono ben peggiori: nel territorio di Licata ci sono ricchezze sottratte ai mafiosi lasciate da decenni in deplorevole stato di abbandono, appartamenti e terreni non utilizzati secondo le finalità di legge oppure abusivamente occupati o coltivati da terzi, fino ad arrivare al triste primato del primo bene confiscato in Italia posto sotto sequestro penale. Il terreno confiscato, dal 2000 affidato al Comune di Licata per essere destinato, sulla carta, a vivaio di essenze arboree, è stato trasformato, prima in "cimitero" per cani e cavalli, che venivano seppelliti con tanto di autorizzazione dei sindaci, e poi in discarica di rifiuti speciali. Per questo motivo l'area è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri. L'allarme lanciato da A testa alta è stato accolto, oltreché dagli enti comunali, anche dalla Magistratura e dall'ANBSC, che ha disposto verifiche tramite la Prefettura di Agrigento. Ma non basta. In una provincia dove la mafia si avvale «con sistematicità del supporto e della compiacenza di esponenti della Pubblica Amministrazione», come sottolinea nelle sue relazioni la Direzione Investigativa Antimafia, urge un intervento sinergico e incisivo sulla questione beni confiscati in terra agrigentina, a partire dal monitoraggio, di questi patrimoni, che sia propedeutico a progetti di riutilizzo sociale che ridiano ossigeno al territorio e permettano davvero di restituire alla collettività le ricchezze sottratte alla mafia. Flavia Amoroso - A Testa Alta

Come richiedere informazioni e accesso ai dati sui beni confiscati a una Pubblica Amministrazione

La legge sulla "trasparenza" (definizione più nota del dlgs 33/2013) prevede la possibilità di richiedere informazioni a una pubblica amministrazione, tenuta a rispondere fornendo i dati richiesti. Non vale per tutti i dati della pubblica aministrazione, ma su un insieme specifico. I beni confiscati rientrano da quelli i cui dati devono essere forniti, in quanto assimilabili ai dati sul patrimonio immobiliare di una PA. Tipicamente i beni, che dopo la confisca passano in gestione all'Agenzia nazionale dei beni confiscati, vengono assegnati alle pubbliche amministrani (in molti casi sono dei comuni), le quali poi a loro volte li mettono a disposizione della cittadinanza tramite varie modalità di assegnazione. Duplica questo modello standard per chiedere informazioni e invialo alla pubblica amministrazione della quale di interessa avere i dati sui beni confiscati.

L'ex cascina del boss ospiterà i senzatetto: la nuova vita di Casa Chiaravalle a Milano (VIDEO)

Casa Chiaravalle è una cascina sequestrata alla mafia nel 2012. Dopo la decisione del Tribunale, la struttura è stata affidata al Comune di Milano, che a sua volta l'ha consegnata a un gruppo di organizzazioni (Chico Mendes, Arci, Consorzio SIS e La Strada onlus) per restituirla alla comunità. Oggi i suoi 1.600 metri quadrati ospitano iniziative sociali, sono destinati ad accogliere famiglie in emergenza abitativa. Inoltre, questa casa è diventata un simbolo per gli studenti delle scuole che si avvicinano alla cultura dell'antimafia. Si tratta del bene più grande sottratto alla criminalità in Lombardia. Confiscati bene ha trascorso una giornata di monitoraggio civico con gli studenti dell'Istituto secondario E. Curiel di Tribiano (Milano) e ha potuto documentare le condizioni del bene confiscato. L'obiettivo della giornata è stato sensibilizzare gli studenti sul problema della criminalità organizzata al Nord, ma soprattutto avvicinarli a pratiche virtuose che derivano dalla confisca e dal riutilizzo a fini sociali dei beni.

Perché l'ANBSC non pubblica da 5 mesi i dati sui beni sequestrati e confiscati alle mafie?

In questi giorni si sta discutendo sull'efficacia e l'utilità degli open data nella lotta alla corruzione. Non entro nel merito, voglio prendermi un po' di tempo di riflessione. Penso però che sia necessario sottolineare un fatto di cronaca I dati pubblicati sul sito dell'"Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" (ANBSC) come sapete non erano eccezionali. Scrivo "erano" perché dal 30 marzo del 2015 si legge: Statistiche in aggiornamento. Riallineamento in corso con dati del Ministero della Giustizia Mi domando retoricamente con voi : i dati aperti sono utili a contrastare la corruzione? Non ho una buona risposta, ma ci penso tutte le volte che uso la mia bici senza catena. foto di copertina di boegh

Cosa faremo nel secondo anno di ConfiscatiBene

Da Sod a Sod, dodici mesi dopo. Ne ha fatta di strada Confiscati Bene. Il progetto per la trasparenza sui beni confiscati alla criminalità e il monitoraggio sul loro riutilizzo sociale è stato arricchito di nuove proposte nel corso del terzo raduno di Spaghetti Open Data, svoltosi a Bologna dal 27 al 29 marzo 2015. Un anno dopo l’hackathon che di fatto aveva lanciato l’idea di aprire i dati sui patrimoni sottratti ai mafiosi e non solo, sono tornati a riunirsi civic hackers, giornalisti, sviluppatori, geomatici e grafici, che hanno lavorato a sei tavoli e ad altrettante proposte. Le principali novità presentate al termine dell’hackathon hanno riguardato la realizzazione di un questionario per il sito di Confiscati Bene, per raccogliere i dati secondo lo schema costruito con Libera e Monithon, due realtà con cui stiamo lavorando a un approfondito censimento sui beni confiscati in Italia. Un altro tavolo si è occupato dello scraping delle informazioni dalla sezione Amministrazione Trasparente dei Comuni, dove spesso sono contenuti anche i dati sui beni confiscati. Nella maggior parte dei casi si tratta di file in formato Pdf, su cui si può intervenire con Tabula per estrarre informazioni utili sul riutilizzo degli immobili. Il primo passo è stato lanciare una query Google search con alcune combinazioni di parole chiave, per poi ripetere l’operazione per l’intero elenco dei comuni italiani. In assenza di aggiornamenti da parte dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati, ci siamo concentrati sui decreti di destinazione, gli unici dati aggiornati che vengono caricati sul sito, secondo quanto ci è stato riferito dai vertici dell’ANBSC. Un gruppo di lavoro si è occupato dello scraping a mano dei decreti di destinazione di Emilia Romagna e Lombardia, estrapolando interessanti informazioni circa la data di sequestro, la data di confisca definitiva, la data di destinazione (in modo tale da calcolare il tempo trascorso tra i vari passaggi), l’autorità giudiziaria che ha disposto sequestro e confisca (per risalire al distretto giudiziario da cui era partita l’inchiesta). Inoltre, ove indicato e non coperto da ‘omissis’, nei decreti di destinazione sono contenute informazioni sui destinatari dei provvedimenti, sugli indirizzi dei beni, sulle particelle catastali; dettagli, questi, utili ad arricchire i dati già raccolti nella prima fase di Confiscati Bene. Il gruppo “geo” si è occupato di esaminare le informazioni fornite dai geoblog di Libera sulla distribuzione territoriale dei beni confiscati. E’ emerso che il Comune di Napoli e la Regione Piemonte forniscono gli unici elenchi completi di indirizzi e coordinate geografiche, che sono stati elaborati in shapefile attraverso QGIS (per capire quali sono le informazione di qualità minime sui beni e quali dati di base territoriali sono necessari per associare i dati su un bene immobile alle sue coordinate cartografiche). Lorenzo Perone ha intavolato con Marianna Bruschi del gruppo GE Local una discussione su un possibile modello di tagging degli articoli riguardanti il tema delle confische, che potrebbe essere poi arricchito in maniera progressiva dagli utenti (da noi!) per costruire una sorta di racconto permanente sui beni confiscati, valorizzando notizie provenienti da fonti qualificate (appunto, i quoditiani locali del Gruppo l'Espresso). Infine, dalle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia dal 1998 al 2014 abbiamo cominciato ad estrarre dati sulla presenza dei clan per città e per singoli quartieri oltre ai resoconti sulle misure patrimoniali richieste dalla Dia. Lo scraping è stato una mission quasi impossible, visto che tali documenti sono stati rilasciati in un formato Pdf da immagine. Sui sequestri alla mafia nel primo semestre 2014 abbiamo realizzato una mappa in CartoDb in cui sono riportati il valore degli immobili e delle aziende sottratti alla criminalità, il clan di appartenenza, il comune in cui ricade il bene.

#ConfiscatiBene Reloaded: partecipa all'hackathon al Raduno di Spaghetti OpenData

Un anno fa al Raduno di Spaghetti OpenData ConfiscatiBene ha mosso i primi passi. Andrea Borruso ha fatto la prima mappa - scegliendo un bellissimo rosso per colorare le regioni con il numero maggiore di beni confiscati - Massimo Santi ha inventato il nome, e così via un gran bel gruppo di persone ha lavorato, contribuito, imparado condiviso (la prima release è disponibile qui). Da allora ad oggi sono cambiate tante cose, alcune persone si sono aggiunte al team (noi di dataninja.it e i supererori di Twinbit ad esempio), ma l'obiettivo è rimasto lo stesso: contribuire a fare trasparenza su un tema che tocca le nostre coscienze nel profondo, le nostre storie personali di cittadini ed attivisti in un Paese che avrebbe bisogno di mille, diecimila progetti così. ConfiscatiBene ha vinto una menzione all'Istat Data Challenge, il WindTrasparency Awards, è diventato un'inchiesta su l'Espresso e sul network GELocal fatto da 18 giornali locali: varie università italiane hanno ospitato i nostri interventi per parlarne, siamo stati accolti con affetto da Libera e Riparte il Futuro con i quali abbiamo cominciato a discutere di possibili/probabili miglioramenti futuri. Ecco perché non potevamo non organizzare un secondo hackathon - che un po' arbitrariamente mi sono permesso di ribattezzare con il nome "ConfiscatiBene Reloaded". Lo svilupperemo il 28 Marzo 2015 a Bologna (via Oberdan, 22 - sede di WorkingCapital) nell'ambito del raduno di Spaghetti OpenData, e vorremmo che fosse partecipato, che chiunque possa dare un contributo in base alle proprie competenze. Vi aspettiamo :)

Confisca dei beni a chi inquina: le novità nel disegno di legge sui reati ambientali

Chi inquina paga e dovrà rimetterci anche il proprio patrimonio. La confisca dei beni a carico dei responsabili di inquinamento e disastro ambientale è una delle novità introdotte dal disegno di legge sugli ecoreati, approvato di recente dal Senato e ora passato alla Camera per il via libera definitivo. Il percorso legislativo del testo, che rappresenta la sintesi delle proposte di Ermete Realacci del Partito Democratico, Serena Pellegrino di Sinistra e Libertà e Salvatore Micillo del Movimento 5 Stelle, è stato alquanto travagliato a causa delle centinaia di emendamenti che ne hanno rallentato l’esame e l’approvazione. Il ddl introduce quattro nuovi reati nel codice penale: l’inquinamento ambientale (articolo 452-bis) con pene tra i 2 e i 6 anni e multe fino a 100mila euro; il disastro ambientale (452-ter) con pene tra i 5 e i 15 anni di reclusione; traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (452-quinquies), punito da 2 a 6 anni, con multe da 10mila a 50mila euro; impedimento del controllo (452-sexies) con pene da 6 mesi a 3 anni. Chi deturpa e contamina l’ecosistema, vale a dire il suolo, l’acqua e l’aria provoca danni anche ad altri esseri umani, come emerso nei casi di inquinamento industriale da amianto, conclusi però con la prescrizione dei reati. E a tal proposito questo testo raddoppia i tempi di prescrizione e introdurre aggravanti per chi inquinando si rende responsabile di lesioni, lesioni gravissime o addirittura morte di altre persone. Queste condotte potranno determinare condanne fino a 20 anni di carcere, secondo un emendamento proposto dal senatore democratico Felice Casson. Sono previste altresì attenuanti e ‘sconti’ nei casi di ravvedimento operoso, quando l’autore del disastro si sia attivato per ripristinare lo stato dei luoghi. Con questa legge, se la Camera confermerà in toto il testo uscito da Palazzo Madama, lo Stato avrà un’altra freccia a disposizione del proprio arco: la possibilità di sottrarre i beni a chi inquina e ne fa un business. Potrebbe trattarsi di beni mobili oppure di immobili, utilizzati come strumento per l'illecito (si pensi agli automezzi per il trasporto o l'occultamento dei rifiuti) oppure acquistati con i proventi delle attività illecite. Business dietro i quali si celano anche gli interessi della criminalità organizzata: nel rapporto Ecomafie 2014 Legambiente ha ricostruito un business da 15 miliardi di euro. All’articolo 452-novies si stabilisce che nel caso di condanna o di applicazione della pena sono sottoposti a confisca “le cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persona estranea al reato”. Inoltre, grazie a un emendamento del Movimento 5 stelle, si è stabilito che i beni confiscati o i loro eventuali proventi saranno messi a disposizione della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per la bonifica dei luoghi. Non si applica la confisca, invece, nei casi in cui l’autore del reato abbia messo in sicurezza il luogo e abbia provveduto a bonificarlo. Con i quattro reati ambientali si amplia l’elenco contenuto all’articolo 12-sexies, comma 1, del decreto legge 306/1992, per i quali è prevista la confisca nell’ambito di un procedimento penale. Questo articolo stabilisce che “è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica”. Rientrano già in questa fattispecie i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso (416-bis del codice penale), di detenzione e traffico di droga (articolo 73 e 74 del Dpr 309/90), di estorsione (629 cp), di sequestro di persona a scopo estorsivo (630 cp), usura (644 e 644-bis cp), ricettazione (648 cp), riciclaggio (648-bis e 648-ter cp), di riduzione in schiavitù e tratta degli schiavi (600, 601 e 602 cp), di reati contro la pubblica amministrazione quali corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio (dal 314 al 325 del codice penale), come stabilito dalla legge finanziaria del 2007. Foto: Piero Annoni/Flickr

Gli opendata dei beni confiscati per un'amministrazione trasparente e per servizi innovativi sul territorio

Sono stato invitato da Umberto Di Maggio, coordinatore regionale di Libera Sicilia, a parlare di Confiscati Bene al workshop "Legalità, sviluppo e... trasparenza - Gli opendata dei beni confiscati per un'amministrazione trasparente e per servizi innovativi sul territorio". Si terrà a San Giuseppe Jato (Aula Consiliare) il 19 febbraio 2015 (ore 15/19). E' un incontro che mi tocca molto, perché si svolge in Sicilia, in un territorio in cui la mafia è stata ed è ancora una presenza forte. C'è anche un piacere personale nell'incontrare ancora una volta Libera, ma in una regione in cui ancora casualmente non era mai avvenuto. Ma più di tutto è un ulteriore passo per trasformare questo progetto in qualcosa di utile per la società e per chi, come Umberto e la sua associazione, si impegna da molto tempo per liberare pienamente l'energia potenziale dei beni confiscati alle mafie. Io sono sicuro che i dati aperti siano una delle scintille a disposizione e ne parlerò con entusiasmo. foto di testa di Domingo at it.wikipedia