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Il riutilizzo sociale dei beni confiscati: una rivoluzione possibile. A Sessa Aurunca il Prefetto Frattasi a confronto con i soggetti gestori e i ragazzi di E!State Liberi!

Un confronto serrato di oltre tre ore tra chi i beni confiscati alle mafie li “governa” e chi invece li gestisce. Da un lato il Prefetto Bruno Frattasi, dal febbraio scorso Direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, dall’altro una decina di rappresentanti di cooperative e associazioni ai quali è stata affidata la gestione di alcuni immobili confiscati tra Campania, Puglia e Lazio. A fare da cornice all’incontro, che si è svolto lo scorso 19 luglio presso il bene confiscato di Sessa Aurunca gestito dalla Cooperativa Al di là dei sogni, i ragazzi dei campi di E!State Liberi!, che hanno avuto così la preziosa opportunità di entrare in contatto con le questioni che ogni giorno chi amministra e gestisce un bene immobile sottratto alle mafie si trova ad affrontare.A poche ore dalla pubblicazione della relazione semestrale della DIA relativa al secondo semestre del 2018, nella quale viene sottolineato l’aumento esponenziale di sequestri e confische e che, ancora una volta, pone l’accento sulla capacità della mafia imprenditrice di condizionare pesantemente l’economia del Paese, il racconto di queste esperienze positive di riutilizzo sociale segna un orizzonte di possibilità che continua ad apparire come l’unica strada percorribile per dare senso e valore all’azione repressiva di Magistratura e Forze dell’ordine. Una rivoluzione quotidiana e spesso silenziosa, che, restituendo il maltolto alla collettività, restituisce dignità ai territori  e ai cittadini che li vivono.Ma non è tutto così semplice. Sul tavolo ci sono anche le tante criticità che ancora pesano sul processo che, partendo dal sequestro, arriva al riutilizzo sociale dei beni immobili. Criticità sottoposte al Prefetto Frattasi dai soggetti gestori. Su tutte la necessità di individuare nell’Agenzia un interlocutore chiaro e definito, al quale potersi rivolgere per affrontare le questioni che riguardano la vita e le difficoltà quotidiane dei beni confiscati. Nelle richieste poste dai gestori e dai rappresentanti di Libera presenti all’incontro, anche il tema della trasparenza dei dati e delle informazioni, il ruolo dei cittadini monitoranti e quello, fondamentale ma non sempre efficiente, dei Comuni, oltre alle difficoltà legate all'annosa questione del potenziamento dell’Agenzia nazionale.Il Prefetto Frattasi appunta tutto e risponde, punto su punto. Racconta il suo lavoro, le difficoltà quotidiane ma anche le buone prassi che l’Agenzia sta mettendo in campo, ribadendo la delicatezza e l’importanza del ruolo assegnato agli Enti Locali ai quali i beni vengono trasferiti e che devono garantire un riutilizzo veloce ed efficace. “Stiamo pensando – dice – di dare vita a un meccanismo di pre-gara prima di firmare i decreti di destinazione ai Comuni, per verificare a monte se esista una risposta adeguata del territorio alla prospettiva del riutilizzo sociale”. Solo dopo e solo in caso di esito positivo di questa indagine preventiva, l’Agenzia procederebbe al trasferimento al patrimonio del Comune. Un modo per evitare, secondo il Direttore, che, una volta arrivati ai Comuni, i beni restino inutilizzati.“In Agenzia siamo pronti per il concorso che dovrà portare all’assunzione di 70 nuove figure professionali - dice a proposito del potenziamento dell’ANBSC previsto dal decreto sicurezza del 4 ottobre 2018. Ci sono le coperture finanziarie e abbiamo individuato i profili professionali di cui abbiamo bisogno. Ma abbiamo chiesto che ad occuparsi delle procedure concorsuali sia il Dipartimento della Funzione Pubblica. Confidiamo che il concorso venga bandito a breve”.E a chi gli fa notare che lo stesso decreto ha introdotto la contestata previsione della vendita all’asta ai privati dei beni immobili confiscati, non risponde direttamente. Lo fa, forse, concludendo il suo intervento con una sottolineatura forte sul valore del riutilizzo sociale, di cui si dice fermamente convinto.

Per amore del bene, non taceremo.

Un intero pomeriggio a spasso sui beni confiscati della provincia di Benevento. In carovana, attivisti e volontari di Libera, rappresentanti del mondo delle Istituzioni e dell’associazionismo, singoli cittadini. Quattro tappe e tanti chilometri percorsi insieme per dire - parafrasando don Peppe Diana - che “per amore del bene, non taceremo”. Il Festival dell’Impegno Civile ha fatto tappa nel Sannio domenica 14 luglio, su iniziativa del Coordinamento provinciale di Libera a Benevento. Un modo per tenere accesi i riflettori sulla necessità di riportare a riutilizzo sociale i beni già trasferiti ai Comuni e ancora in stato di abbandono. A partire dall’ex cementificio Ciotta di Benevento, per il quale si fatica finanche a convocare un tavolo istituzionale di confronto per stimolare un percorso condiviso di progettazione e immaginare, tutti insieme, una prospettiva di riuso. Da qui la provocazione degli attivisti di Libera che, simbolicamente, hanno piazzato davanti ai cancelli chiusi dell’immobile un tavolo vuoto. Un modo per richiamare l’Ente Locale alla sua responsabilità, nella speranza che al più presto giunga finalmente una convocazione promessa ormai un anno fa e mai arrivata.Da Benevento, la carovana si è spostata dapprima a Castelvenere e poi a Dugenta. Al patrimonio di questi due Comuni sono stati già da tempo trasferiti due immobili allo stato ancora inutilizzati. Si tratta di un fabbricato circondato da un piccolo terreno agricolo a Castelvenere e di un terreno, anch’esso di non grandi dimensioni, a Dugenta. Ad attendere la carovana, i Sindaci dei due Comuni, che, al termine dell’iniziativa, hanno sottoscritto un “Impegno per il bene”, con il quale simbolicamente hanno ribadito la volontà di superare nel più breve tempo possibile le difficoltà e le lentezze che di fatto stanno impedendo il ritorno alla comunità di questi patrimoni sottratti alla camorra.Infine, a tarda sera, l’ultima tappa nell’unico bene confiscato già riutilizzato in provincia. Si tratta dell’immobile sito nel Comune di Melizzano, dove qualche anno fa è sorto il Centro RAEE, struttura d’eccellenza nel disassemblaggio e nel riutilizzo dei componenti elettronici in disuso. Un’esperienza avviata grazie ad un finanziamento europeo e al contributo della Fondazione con il Sud ma che ancora attende di compiere il salto di qualità che potrebbe consentire a quel bene confiscato di trasformarsi in un’occasione di lavoro e di sviluppo per la comunità locale. Dal Sindaco Rossano Insogna, l’appello forte affinché le Istituzioni facciano la loro parte. A partire dalla Regione Campania, con la quale è in corso da tempo una interlocuzione per ottenere un provvedimento che affidi il lavoro di smaltimento dei rifiuti elettronici prodotti dagli uffici regionali proprio al centro di Melizzano.Una giornata importante, dal forte valore simbolico ed educativo, nel nome di don Peppe Diana e nel segno di una cittadinanza monitorante in grado di pungolare le Istituzioni e di richiamare  tutti alla propria responsabilità.

Napoli: laboratorio di innovazione sul riuso sociale dei beni confiscati. Un commento di Fabio Giuliani e Angelo Buonomo sulle nuove linee guida adottate dal Comune

Con deliberazione n.° 238 del 24/05/2019, la Giunta del Comune di Napoli ha approvato, all’unanimità, le nuove linee guida per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. Un risultato frutto di un percorso partecipato di ascolto, confronto con reti, associazioni, enti, che in virtù delle loro esperienze di riutilizzo sociale dei beni o nelle attività di promozione, hanno aiutato e accompagnato il lavoro di elaborazione dell’ente comunale Le linee guida approvate dal Comune di Napoli rappresentano un esempio a livello nazionale sia per il percorso di partecipazione costruito, sia per gli elementi di innovazione apportati. Si tratta di un documento, irrituale nella forma, ma dagli importantissimi spunti sostanziali.In primo luogo, dal punto di vista della visione politica, si rispediscono al mittente, le sollecitazioni sulla messa all’asta e sul fare cassa ad ogni costo, sottese al decreto, cosiddetto, “sicurezza”. Infatti, le linee guida, si ispirano totalmente alla ratio della legge di iniziativa popolare 109/96, sulla restituzione del mal tolto. L’idea di fondo è di carattere risarcitorio, nel senso che, i beni, vengono restituiti a quelle comunità, che con la presenza mafiosa, hanno pagato un prezzo altissimo, in termini sociali, economici, di sviluppo, e troppo spesso, di vite umane.Una novità fondamentale che ha come obiettivo quello di riutilizzare il maggior numero di beni possibile dentro una logica di sviluppo locale, produzione di welfare e servizi tesi a rafforzare la coesione sociale, la partecipazione civica e la cultura dell’impegno contro mafie e corruzione per creare giustizia sociale. Le Linee guida, infatti, concepiscono i beni confiscati alle mafie come “strumento di promozione e rafforzamento della cultura della legalità, della giustizia sociale, della solidarietà e per sostenere l’inserimento sociale e lavorativo”; un primo elemento chiaro che orienta la nuova policy del Comune che ha come obiettivo principale la promozione delle politiche del lavoro, come antidoto principale al contrasto alle organizzazioni criminali. A rafforzare questa impostazione culturale si enuclea una vera e propria dichiarazione di principi: “i beni confiscati trasferiti al patrimonio indisponibile del Comune di Napoli, sono utilizzati esclusivamente per le seguenti finalità: istituzionale, sociale, emergenza abitativa, culturale/artistica, sportiva”.In primo luogo va sottolineata l’importanza della parola esclusivamente la quale sottolinea che l’orientamento del Comune di Napoli è quello di riutilizzare i beni confiscati evitandone la vendita. In secondo luogo è importante notare che oltre alla definizione di aree di intervento sociale specifiche che riguardano la produzione di beni e servizi di welfare vengono introdotte, per la prima volta, altre due aree di intervento specifiche come quelle dello sviluppo artistico e culturale e quella dello sport. Due campi d’azione nuovi che rafforzano il legame tra riuso sociale dei beni confiscati e i principi dettati dall’articolo 3 e 33 della Costituzione italiana.Un elemento da sottolineare riguarda la disponibilità del Comune a facilitare assegnazioni temporanee in fase di sequestro dei beni: una sfida che può diventare interessante proprio per il numero di beni che giacciono in fase di sequestro a Napoli, grazie alle indagini della magistratura.Una vera e propria rivoluzione copernicana in materia, un’innovazione profonda e radicale è introdotta nel percorso di assegnazione e gestione di un bene confiscato con un processo di partecipazione e progettazione. Questo percorso è caratterizzato dall’ascolto da parte dell’Ente dei diversi attori coinvolti e dalla partecipazione della comunità in cui insiste il bene attraverso l’istituzione di due strumenti: a) Assemblee di progettazione partecipata come momenti di ascolto e definizione di ipotesi progettuali sulla base dell’incontro con la comunità e gli attori del territorio (scuole, associazioni, singoli cittadini ecc.) in cui insiste il bene; b) “Rete dei beni confiscati” la cui funzione è quella di definire una visione strategica per il riutilizzo sociale dei beni della città. La rete ha tra gli obiettivi la messa in relazione delle esperienze dei beni confiscati nel Comune di Napoli e la condivisione delle proposte all’amministrazione sulle politiche di riutilizzo sociale, tenendo conto delle esigenze emerse nelle assemblee di progettazione, la creazione della carta dei servizi dei beni confiscati del Comune di Napoli. Questo provvedimento mette insieme diversi attori dalla Pubblica amministrazione, alla comunità e ai cittadini, dagli enti gestori fino ad arrivare agli ordini professionali e alle associazioni di categoria. Un meccanismo articolato teso a rafforzare la trasparenza, la partecipazione, la co-progettazione, l’ascolto che ha come obiettivo quello di rafforzare il processo di riutilizzo sociale dei beni confiscati dentro una dinamica più aperta e democratica attraverso una vera e propria presa in carico del progetto di riutilizzo da parte della comunità.Infine, un’altra novità sostanziale riguarda i tempi di assegnazione previsti dall’articolo 16 che recita “Gli immobili confiscati, vengono assegnati, a titolo gratuito, per un periodo di 5 anni per i beni sotto i 150 mq eventualmente rinnovabili; 10 anni per beni superiori a 150 mq eventualmente rinnovabili; 15 anni per i beni agricoli eventualmente rinnovabili, tranne in caso di comprovati finanziamenti che possano vincolare la durata dell’assegnazione al finanziamento stesso. Al termine del periodo di assegnazione il bene confiscato verrà reso disponibile per una nuova procedura di evidenza pubblica” un meccanismo che lega l’assegnazione all’effettivo progetto di riutilizzo del bene confiscato in una dimensione tesa allo sviluppo locale e di servizi di welfare ribadendo un progetto di visione nel riutilizzo dei beni.Auspichiamo che questo modello, possa essere da esempio anche in altre città, perché i beni confiscati, al di là degli amministratori che si susseguono, possano continuare a rappresentare simboli e risorse di comunità Libere!!!

Perché è importante che i beni confiscati siano nel piano dell’Open Government (e che cosa puoi fare tu).

È definitivo: il tema dei beni confiscati è contenuto all’interno del quarto action plan italiano dell’Open Government. Che cosa sia l’Open government lo trovi qui, e ciò che segna un risultato storico per questa quarta edizione è stata la capacità, di istituzioni competenti (Dipartimento delle politiche di Coesione e Agenzia nazionale dei beni confiscati, di lavorare insieme, su un tempo lungo, a pensare le migliori forme di correlazione atte a garantire la trasparenza integrale dei beni confiscati. Il risultato sono appunto quei 10 impegni, che trovi che trovi dal punto 1.25 al punto 1.33, e che puoi leggere sul portale di Opencoesione, in una nota che descrive questo risultato: https://opencoesione.gov.it/it/news/4-piano-dazione-ogp-opencoesione-impegnato-nellazione-open-data/ La sfida, per le istituzioni ma anche per tutti noi, comincia ora. La realizzazione delle 10 azioni del piano sarà monitorata tanto dalle istituzioni quanto da tutti noi. La speranza è che questo piano segni un punto di svolta nella trasparenza dei beni confiscati, sulla linea di quel percorso intrapreso dallo stesso portale di Confiscati bene 2.0.  

Toscana - il camper tour sui beni confiscati #ondalibera si racconta

Il 23 giugno si è conclusa la seconda edizione del progetto Ondalibera-Campertour, promosso da Libera Toscana. Un viaggio alla scoperta dei beni confiscati in questa regione con un storia importante e con un tessuto associazionistico estremamente vivo, tutti elementi che per molto tempo hanno portato a considerare le mafie un fenomeno lontano e non in grado di attecchire in una simile zona. Purtroppo questa convinzione si è rivelata in gran parte un mito e la presenza sul territorio regionale di oltre 500 beni confiscati alla criminalità organizzata rappresenta un importante monito in questo senso. Proprio per questo abbiamo deciso di promuovere un viaggio alla scoperta di questo fenomeno spesso poco conosciuto, per poter toccare con mano sia quello che ha funzionato nel riutilizzo di questi bene sia ciò che si è dimostrato, per il momento una sconfitta.Il nostro tour è partito dalla città di Livorno, questa scelta è stata determinata dalla disponibilità del procuratore Squillace Greco di incontrarci e di confrontarsi con noi sul tema della presenza delle mafie in Toscana. Un prezioso di dialogo, mai banale o scontato, con un magistrato che ha combattuto in prima linea i fenomeni mafiosi per anni e che ha una capacità quasi unica di comprenderli anche nelle zone dove di non tradizionale insediamento. Finito questo incontro il nostro viaggio è proseguito verso il Comune di Castagneto Carducci, qui abbiamo festeggiato il quinto anniversario del locale Presidio di Libera con un'iniziativa in occasione dell'assegnazione di un bene confiscato al comune. Si tratta dell'ex Forno Industriale Cecchetti, una struttura di oltre 500 metri quadri, giunto a confisca definitiva dopo un lungo iter che ha avuto avvio da fatti di usura e che ha riguardato circa 30 immobili. Libera, insieme alle istituzioni locali e alle associazioni Anpi, la Sezione Soci Coop, Auser, Caritas, Arci, Acat, Associazione San Bernardo Abate, Avis e Centro di Solidarietà “Monica C.”, ha organizzato un vivace corteo che si è recato davanti a questo bene per chiederne il riutilizzo nell'interesse della comunità.La seconda giornata del nostro tour ha interessato la provincia di Pistoia. La nostra prima tappa è stato il Comune di Montale, al quale recentemente è stato assegnato un immobile confiscato. In questa sede abbiamo avuto la possibilità di incontrare un rappresentante della giunta per confrontarci su come un piccolo comune può gestire la presenza, spesso ingombrante, sul proprio territorio di un bene confiscato alle mafie. Spesso infatti una simile scoperta rappresenta una notevole problematica per questi enti locali e abbiamo cercato di dare un piccolo contributo suggerendo alcuni piccoli passi che potrebbero dimostrarsi molto utili. Il viaggio è proseguito incontrando il Gruppo Valdinievole che, da anni, riutilizza un bene confiscato al Clan Nuvoletta nel comune di Massa e Cozzile per progetti di recupero dedicati a soggetti dipendenti da sostanze stupefacienti. Un particolare particolamente significativo di questa esperienza di riutilizzo è rappresentato dal fatto che prima della confisca questi immobili erano utilizzati dalle mafie come raffineria per l'eroina. Dopo questo incontro il nostro camper si è diretto a Buggiano dove Selva Cooperativa Sociale ha sviluppato il progetto “Diamoci le ali”, dedicato al co-housing tra giovani all'interno di una villetta confiscata alla Camorra. La nostra giornata nella provincia di Pistoia, dopo aver incontrato queste stupende realtà, è terminata con la visita a quello che invece al momento rappresenta una grave sconfitta per lo stato, nella supenda area di Montecatini Alto si trova un albergo confiscato alla Banda della Magliana. Questo immobile rappresenta un vero e proprio “ecomostro” completamente abbandonato che sovrasta in maniera inquietante lo stupendo borgo.La conclusione del nostro viaggio si è svolta a Suvignano, il bene confiscato più grande del paese. L'iter che ha portato all'assegnazione, alla Regione Toscana, di questa immensa tenuta è stato lungo e difficile, nel 2013 si è rischiato che venisse messo all'asta ma una massicia mobilitazione della cittadinanza e la fermezza degli enti locali hanno scongiurato questa eventualità si realizzasse. Per festeggiare questo primo traguardo, è stata organizzata l'iniziativa Suvignano Tenuta Aperta, una lunga giornata che ha visto alternarsi momenti ricreativi con la street band “BadaBimBumBand”, con le performance di Straligut Teatro e con i Modena City Ramblers a un dibattito che ha visto coinvolti l'assessore regionale Vittorio Bugli, il presidente della Regione Enrico Rossi, la giornalista Federica Angeli e l'imprenditore Antonino de Masi. Dopo questa prima festa d'apertura il bene ospiterà ben due campi di impegno, organizzati rispettivamente da Libera e da Arci, che nel mese di luglio porteranno alla tenuta ragazzi di tutto il paese.Questo secondo viaggio si è concluso mostradoci aspetti poco conosciuti, facendoci conoscere successi e fallimenti nel campo del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie e, talvolta, imponendoci anche di confrontarci con comportamenti velatamente intimidatori. In autunno da questa esperienza realizzeremo un vero e proprio documentario.

Brasile: un commento sulla proposta di vendita dei beni confiscati al narcotraffico

di Dario Sousa e Silva - integrante ALAS - America Latina Alternativa SocialeIl presidente del Brasile Bolsonaro, Lunedi 17 Giugno, ha firmato un Decreto che prevede di accelerare le procedure per la vendita dei beni confiscati dalla Segreteria Nazionale di lotta alle droghe (SENAD) - organo legato al Ministero di Giustizia, attraverso l'adozione di misure preventive. Si potrà quindi prevedere la vendita di beni confiscati, mobili ed immobili, ancor prima della sentenza definitiva.Il decreto deve essere ancora approvato dalla Camera e dal Senato.Si tratta di una strategia politica per dare maggiore forza al Ministro della Giustizia Sergio Moro, che è stato accusato di faziosità nel processo contro l'ex presidente Lula da Silva, tanto da essere giudicato come responsabile della condanna, pur in assenza di prove, per corruzione "passiva" di Lula fino alla sua detenzione. Moro stesso ha poi stabililo che non si dovessero invece avviare  indagini nei confronti di un altro ex presidente, Fernando Henrique Cardoso.Il decreto in questione, che dovrebbe prevedere misure preventive che rendano più efficace la vendita dei beni confiscati, è di fatto è una mossa fittizia e mediatica, considerando che la sua implementazione non dipenderà dalla legge che verrà approvata ma dalla decisione presa volta per volta dal Ministero di Giustizia.Bolsonaro ha scelto questa operazione per "pulire l'immagine" del suo Ministro.  Da diverse intercettazioni trasmesse dal sito Intercept Brasil, infatti è emerso che Moro si fosse coordinato con l'ex giudice Deltan Delagnol per screditare la difesa di Lula durante il processo, assicurandosi che non fossero aperte indagini su Cardoso.L'idea quindi di Bolsonaro è ora aumentare la popolarità di Moro e mettere in cattiva luce chi lo accusa.Inoltre le misure preventive non eviteranno a prestanome, legati ai narcotrafficanti, di riacquistare i beni confiscati. Ciò che emerge è una crisi etica che porta l'intera società brasiliana a mercificare e valutare tutto come fonte di guadagno: di fatto il governo brasiliano sostiene  che sia necessario approfittare del fatto che il traffico di droga sia lucrativo per restituire questi beni alla comunità attraverso le aste. é evidente che ciò produrrà l'esito opposto, ossia non porrà assolutamente nessun freno al traffico di droga ed ai suoi profitti illegali.I confini quindi tra legalità ed illegalità, tra etica ed opportunismo si assottigliando sempre di più in Brasile.Infine, la vendita di beni confiscati PRIMA della sentenza definitiva riduce il loro prezzo d'asta, strumento utilizzato per la vendita, e questo faciliterà la criminalità a riappropriarsene, oltre al fatto che il rischio di appelli e di un verdetto favorevole per l'imputato, faranno sì che quei beni ritorneranno facilmente al loro "illegittimo" proprietario.

Inizia OndaLibera - il camper tour sui beni confiscati di Libera Toscana

Nel territorio della Regione Toscana risultano censiti, secondo l'Osservatorio OBCT, 575 bene confiscati alle mafie, divisi tra quelli destinati e quelli in gestione. Si tratta di un fenomeno evidentemente non marginale, possiamo anzi dire che la sua entità ha raggiunto dimensioni assolutamente rilevanti e che è riscontrabile in tutta la regione. Nonostante ciò, come spesso accade nelle aree del paese di non tradizionale insediamento mafioso, spesso la cittadinanza, le associazioni e gli enti locali hanno una conoscenza piuttosto superficiale di questa realtà, spesso la società civile ignora del tutto l'esistenza di questi beni e il loro riutilizzo sociale non è omogeneo ma si intrecciano grandi successi e situazioni non soddisfacenti. L'anno scorso, è stata realizzata la prima edizione di Ondalibera-Campertour, un progetto di monitoraggio dei beni confiscati in Toscana, al termine del quale è stato realizzato un reportage, che ci ha fatto conoscere le realtà presenti in alcune regioni.Venerdì 14 giugno ricominceremo il nostro viaggio per attraversare le zone della regione che non siamo ancora riusciti a visitare, per continuare a raccontare la storia di altri beni confiscati sia quando il loro riutilizzo sociale risulta un successo sia quando è necessario lavorare ancora per superare le difficoltà che impediscono la loro restituzione alle comunità locali. Il 14 giugno partiremo da Livorno per recarci a Donoratico, dove festeggeremo il quinto anniversario del Presidio di Libera “Rossella Casini” dove andremo a conoscere l'ex panificio confiscato nella zona artigianale, il giorno dopo ci recheremo nella provincia di Pistoia dove visiteremo i beni che si trovano a Montale, a Massa e Cozzile e a Buggiano e il 16 giugno concluderemo la prima fase di questa edizione a Prato dove parleremo con il locale Coordinamento di Libera “Calogero Tramuta” del portale di Confiscati Bene. Il nostro viaggio si concluderà il 23 giugno nella tenuta di Suvignano, nella provincia di Siena, il bene confiscato più grande del paese da poco assegnato alla Regione Toscana e che a breve ospiterà un campo di E!state Liberi.

Bologna. Il bene confiscato torna alla collettività grazie a un patto di collaborazione - di Libera Bologna

In via Boccaccio a Bologna c’è Villa Celestina, uno dei nove beni confiscati nel comune emiliano. Villa Celestina è un complesso immobiliare confiscato in via definitiva nel 2008 a Giovanni Costa, condannato per riciclaggio di soldi sporchi di Cosa Nostra.Per oltre dieci anni il bene è rimasto inutilizzato, in seno all’Agenzia dei beni confiscati e sequestrati, a causa degli alti costi previsti per la sua ristrutturazione: almeno due milioni di euro. La villa, infatti, è stata confiscata prima che il proprietario, che gestiva una società immobiliare tramite cui riciclava il denaro sporco, la mettesse a posto.Nel 2018, dopo un percorso di informazione di Libera Bologna sulla situazione del bene confiscato, Villa Celestina è stata assegnata al Comune di Bologna. L’obiettivo è quello di farne degli alloggi a canone calmierato per nuclei familiari in difficoltà abitativa.Ma, visto il grande impegno economico necessario per arrivare a un pieno riutilizzo, il bene è ancora vuoto. Per far sì che Villa Celestina non rimanga nell’ombra, Libera Bologna prenderà in carico il giardino del bene tramite un patto di collaborazione con il Comune di Bologna: da giugno 2019 alla fine del 2021 il giardino sarà luogo di incontri, dibattiti, proiezioni, concerti. Centrali saranno inoltre i confronti con i residenti della via e dei cittadini del quartiere per costruire le iniziative e pensare insieme al riutilizzo.Così, via via, prima il giardino e poi la villa passeranno da essere beni esclusivi ad essere beni condivisi, esempio di come i beni confiscati possano tornare alla collettività nonostante le difficoltà.

Nigeria: 500 cittadini monitoranti vigilano 300 milioni di dollari confiscati per flussi finanziari illeciti. E in Italia?

Succede in Africa, e più precisamente in Nigeria, in quei territori dai quali hanno origine forti migrazioni le cui cause sono spesso da ricercarsi in accordi nefasti legati al petrolio, con la nostra Eni e la Shell protagoniste, per come raccontano inchieste di Valori.it e Re:Common.Nel Paese del delta del Niger, quindi, 500 cittadini monitoranti di oltre 40 diverse associazioni (guidati dall'organizzazione non gonvernativa Aneej, Africa Network for Environment and Economic Justice), sotto l'iniziativa "Monitoring of Recovered Assets through Transparency and Accountability" (in acronimo Mantra), hanno lavorato insieme per vigilare l'utilizzo di enormi patrimoni e beni confiscati a chi ha operato con flussi finanziari illeciti e per tramite della corruzione. Stiamo parlando di più di 300 milioni di dollari (a fronte di 800 milioni complessivi, una cifra gigantesca) rientrati dalla Svizzera alla Nigeria dal 2005 al 2017, e impiegati per progetti finalizzati alla salute pubblica, alla sicurezza sociale, all'istruzione, alla distribuzione pubblica dell'acqua, all'elettrificazione, alla creazione e mantenimento di strade.Una volta rientrati questi capitali, il problema si poneva circa il come evitare venissero nuovamente dispersi, da cui appunto l'iniziativa Mantra. A questo link è possibile scaricare il report (in inglese) dedicato a questo incredibile lavoro portato avanti nel 2018.Tutto questo è possibile perché le Nazioni Unite, nei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030, al punto 16 riconoscono che "promuovere società pacifiche, eque e inclusive, fondate su sistemi di giustizia corretti e solidi, libere dalla criminalità e dalla violenza" costituisce la vera base nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze, e contribuisce al contempo al rafforzamento della stabilità, alla crescita economica e alla tutela dell’ambiente.Lo stesso obiettivo assume inoltre particolare rilievo poiché, per la prima volta nell’agenda per lo sviluppo dell’ONU, si fa specifico riferimento alla lotta contro i flussi finanziari illeciti (indicatore 16.1.4) e il traffico illegale di armi, invitando a rafforzare il recupero e la restituzione dei beni sottratti e di combattere tutte le forme di criminalità organizzata entro il 2030. Qualcosa che, a noi italiani, fa facilmente venire in mente la legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati.La logica di Confiscati bene 2.0 non è così diversa da questo lavoro di monitoraggio fatto in Nigeria: vogliamo lavorare affinché chiunque abbia a cuore il recupero, il riutilizzo e il ritorno alla collettività dei beni confiscati possa fare la propria parte divenendo cittadina/o monitorante, utilizzando gli strumenti che mettiamo a disposizione attraverso il portale, ci aiuti a mappare le pratiche di riutilizzo sociale. Il nostro ... mantra è infatti lo stesso dell'iniziativa nigeriana Mantra: vigilare il bene comune, specie se significa riprenderci (e fare trasparenza su) quello che ci è stato rubato ad opera di mafiosi, corrotti e corruttori, operatori dell'illecito.Infine, una presa di coscienza: dalla società civile nigeriana abbiamo davvero tanto da imparare.  

Liberi di ripartire! Racconto di un viaggio di memoria e impegno - di Martina Nacchio (AdC del progetto Policoro)

Respiri un’area diversa la prima volta che metti piede in un bene confiscato alla Camorra e restituito alla collettività. L’atmosfera la percepisci pregnante di senso, guardi l’ambiente che ti circonda con attenzione. Non si tratta di una struttura qualsiasi, non si tratta di un’attività qualsiasi e ogni cosa sembra comunicarti quel messaggio. È accaduto esattamente questo domenica scorsa, 19 maggio, durante l'iniziativa “Liberi di ripartire” promossa dal Progetto Policoro delle diocesi Nocera Inferiore-Sarno, alla scoperta di due beni confiscati alla Camorra, il caseificio gestito dalla cooperativa sociale Le Terre di don Peppe Diana a Castel Volturno e il fondo agricolo Nicola Nappo a Scafati. Una giornata pensata per toccare con mano delle testimonianze autentiche di come forme di lavoro etico, pulito, sostenibile siano concretamente realizzabili attraverso un impegno costante e una volontà che non si piega alle logiche dell'illegalitá. Ad arricchire questo viaggio due tappe intermedie: la visita alla tomba di don Peppe Diana, accompagnati dal Referente provinciale di Libera Gianni Solino, e il pranzo alla fattoria sociale Fuori di Zucca di Aversa, splendida realtà cooperativistica che ha restituito alla vita un ex manicomio, oggi luogo di accoglienza e rinascita. Ad accompagnarci in questo percorso è stato Riccardo Christian Falcone, responsabile del settore beni confiscati di Libera Campania. Piovigginava quando il presidente della cooperativa “Le terre di don Peppe Diana”, Massimo Rocco, ci ha accolto introducendoci in questa affascinante realtà, nata nel 2010 attraverso bando pubblico. All’interno del caseificio c’era Michele, uno dei quattro soggetti svantaggiati sui cinque dipendenti che conta oggi la cooperativa. La cooperativa sociale “Le terre di don Peppe Diana”, che produce mozzarella di bufala DOP, è una delle nove in Italia nate da Libera Terra, progetto di Libera, atto a valorizzare i territori in cui le mafie sono particolarmente radicate, attraverso il recupero produttivo dei beni confiscati. Il loro percorso per restituire alla società la tenuta agricola appartenuta al boss Michele Zaza è iniziato circa dieci anni fa non senza ostacoli. Negli anni la realtà produttiva si è consolidata, confermando la scelta vittoriosa dei suoi sostenitori.Il cielo si era ormai rischiarato quando invece siamo giunti nel pomeriggio al fondo agricolo Nicola Nappo, intitolato ad un giovane di Poggiomarino vittima innocente di camorra. La neonata realtà, inaugurata nel luglio del 2018, con la sua superficie di 12 mila metri quadri, si attesta come bene confiscato a vocazione agricola più esteso del salernitano. Destinato alla coltura di prodotti d’eccellenza dell’Agro Nocerino-Sarnese, come il cipollotto dop, ma anche alla piantumazione di frutteti e alla realizzazione di orti sociali, il fondo adempirà all'obiettivo di restituire ai cittadini quell'area un tempo appartenuta al clan Galasso, anche con l'organizzazione di un'area pic nic, con laboratori didattici con le scuole in loco, con la realizzazione di una pista ciclabile. Attraverso le parole di Raffaella Casciello, nostra guida alla scoperta di questo bene, componente dell’ATS che ha vinto il bando di assegnazione del fondo, abbiamo visto davanti ai nostri occhi prendere vita anche i progetti non ancora realizzati, come la casupola smantellata durante due notte buie da ignoti per ostacolarne l'utilizzo, oggi al centro di una campagna di crowdfunding per la riqualificazione. Negli occhi di Raffaella, Riccardo, Massimo, Gianni c'era la stessa luce di determinazione. “Qui la Camorra ha perso”, è lo slogan che accompagna le realtà che giorno dopo giorno con la schiena dritta aiutano a crescere.  Un messaggio che è tempo diventi la colonna sonora dell'intera società.