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Le "confische definitive" del Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale (SIPPI)

Il SIPPI è un progetto "finalizzato alla creazione di una Banca Dati centralizzata per la gestione di tutti i dati e le informazioni relative ai beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali nell'ambito dei procedimenti ablativi." È un progetto che intende realizzare elementi vicini al progetto Confiscati Bene: una Banca Dati centrale con funzioni di monitoraggio e informazione; un sistema informativo delle misure di prevenzione personali e patrimoniali e delle misure cautelari reali che alimenterà la Banca Dati e verrà utilizzato dai diversi Uffici giudiziari competenti in materia (Procure, Tribunali etc.); una piattaforma di comunicazione e interoperabilità che consentirà la condivisione del patrimonio informativo fra le Amministrazioni coinvolte, a ogni titolo, nell'intero iter procedurale, consentendo una effettiva cooperazione. Nella "Relazione sulla consistenza, destinazione e utilizzo dei beni sequestrati o confiscati e sullo stato dei procedimenti di sequestro o confisca" predisposta dal Ministero della Giustizia su dati aggiornati al 30 settembre 2014 e trasmessa al Parlamento il 4 dicembre 2014, è presente la tabella delle "Confische definitive": contiene il numero beni confiscati per provincia, tipologia e categoria a partire dal 2009. È stata pulita e viene oggi pubblicata nel nostro catalogo dati: http://www.confiscatibene.it/it/dataset/sippi-sistema-informativo-prefetture-e-procure-dellitalia-meridionale/resource/d4a542d3-5a75 foto di Hamburger Bauten

Altri dati su Confiscati Bene: i beni delle regioni Toscana e Liguria

Altri dati su Confiscati Bene: i beni confiscati delle regioni Toscana e Liguria Questo progetto nasce dalla raccolta, normalizzazione e strutturazione dei dati pubblicati originariamente sul sito ufficiale dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e confiscati alla Criminalità organizzata (ANBSC). Sono molto interessanti e restituiscono una "foto panoramica" del fenomeno, tanto che su di essi è stato infatti possibile scrivere la recente inchiesta nazionale di Dataninja, pubblicata su tutti i giornali locali del gruppo GE Local - L’Espresso. Tre punti da sottolineare: l'ANBSC non è l'unico soggetto a pubblicare questo tipo di informazioni; i dati dell'ANBSC hanno uno scarno corredo informativo; Confiscati Bene è interessato a tutti i dati esistenti sul tema e vuole essere un punto centralizzato di raccolta e diffusione. Questo post è scritto proprio per dare evidenza ad altri dataset che stiamo iniziando a mettere online, dataset che sono pubblicati sempre da pubbliche amministrazioni, ma di tutt’altro tipo, sono accessibili con le stesse modalità semplici e ricche del nostro portale, sono caratterizzati da un corredo informativo più ricco. Si tratta dei beni della Regione Toscana (pubblicati già da diversi giorni) e quelli della Regione Liguria, che vanno online oggi. Entrambi i dataset hanno qualcosa di "speciale" rispetto a quelli dell'ANBSC, perché contengono tra le altre informazioni le coordinate geografiche dei beni. Qui sotto, per esempio, si può navigare la mappa dei beni confiscati in Liguria. Grazie a chi ha curato e pubblicato il dato, c'è poi ancora di più. La Regione Liguria, per esempio, nel suo catalogo pubblica anche informazioni sulla "Tipologia di procedimento", sul "Valore stimato" del bene e sull'"Organizzazione criminale" coinvolta. Tutte informazioni che consentono di fare analisi più ricche e che trovate nel dataset che pubblichiamo. Dopo questi ne verranno molti altri nelle prossime settimane. Invitiamo perciò chiunque ne abbia a disposizione di contattarci e inviarci una segnalazione: verranno controllati, sistemati e pubblicati nelle stesse modalità che state imparando a conoscere.

"Confiscati Bene" su 19 giornali del Gruppo l'Espresso: inchiesta di data journalism di Dataninja

Il 5 settembre 2014 abbiamo pubblicato un'inchiesta in collaborazione con il Gruppo Repubblica-l'Espresso, realizzata da noi Dataninja e andata online su 18 giornali locali più l'Espresso Online. In basso in questa pagina potete trovare i link a tutti singoli articoli realizzati (vai all'elenco degli articoli). Lo schema di lavoro che abbiamo realizzato con GE Local è molto semplice: ci siamo dati come obiettivo il progetto della realizzazione di capitoli regionali dell'inchiesta, analizzando i dati per territorio, così dal Piemonte alla Campania abbiamo sviluppato articoli, grafici e mappe per ricostruire la situazione dei beni confiscati in dieci regioni italiane. Il team che ha sviluppato il lavoro è composto da Alessio Cimarelli, fondatore di Dataninja insieme a me (@nelsonmau), e da Gianluca De Martino, cronista campano e "Dataninja addicted", con il supporto di Andrea Borruso, papà del progetto "Confiscati Bene". Ringrazio particolarmente il Gruppo Repubblica-l'Espresso perché, oltre all'efficienza con la quale è stato organizzato il Publication Day (tutti gli articoli sono stati pubblicati in simultanea alle 10 di venerdì 5 settembre su 18 testate locali, mentre l'Espresso Online ha pubblicato nel pomeriggio), ci ha consentito di inserire per ogni articolo una nota metodologica nella quale abbiamo spiegato com'è nata l'inchiesta e quali sono state le nostre fonti. A beneficio di chi vorrà approfondire, inserisco qui sia i link agli articoli pubblicati, sia i link ai documenti ufficiali che abbiamo letto. Per chi è interessato a sapere di più su come abbiamo sviluppato l'inchiesta, ho scritto un post per raccontare il making off su Dataninja. Link per scaricare i documenti utilizzati per realizzare l'inchiesta Documento Link Relazione Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (2012) Scarica il documento Relazione SIPPI - Ministero della Giustizia (Dicembre 2013) Scarica il documento Relazione Garofoli "Per una moderna politica antimafia" (Gennaio 2014) Scarica il documento Relazione Commissione Antimafia sull'ANBSC (Aprile 2014) Scarica il documento Relazione sul semestre di Presidenza italiana per l'UE e sulla lotta alla criminalità su base europea Scarica il documento Report Direzione Investigativa Antimafia - DIA (Luglio 2013 - Dicembre 2013) Scarica il documento Di seguito invece l'elenco dei giornali dove l'inchiesta è stata pubblicata con relativi link e regioni di diffusione. Giornale Regione Articolo l'Espresso Italy Mafia, la mappa dei beni confiscati: ma lo Stato non riesce a gestirli Alto Adige Trentino Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione La Nuova Ferrara Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna La Sentinella del Canavese Piemonte Beni confiscati alla mafia, Torino seconda in Italia solo a Palermo Il Tirreno Toscana Dal faccendiere di Riina alle truffe sulle aste. I casalesi tra Firenze e Versilia: mappa dei beni confiscati Gazzetta di Mantova Lombardia Beni confiscati alle mafie, ecco la mappa open data regione per regione Gazzetta di Modena Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende Mappa interattiva dei beni confiscati in Emilia-Romagna Mattino di Padova Veneto Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati La Provincia Pavese Lombardia Migliaia di beni confiscati, Lombardia come Sicilia e Campania Il Centro Abruzzo I beni confiscati in Abruzzo tra camorra e banda della Magliana La Gazzetta di Reggio Emilia-Romagna Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende La Città di Salerno Campania Ville, terreni, castelli: i beni confiscati nella terra di Gomorra La Nuova Sardegna Sardegna I beni confiscati tra corleonesi, camorra e banda Mesina Trentino Corriere Alpi Trentino Mafie, sono 16 i beni confiscati in Trentino La Tribuna di Treviso Veneto Beni confiscati alla Mafia La mappa nel Veneto Il Piccolo Friuli I beni confiscati alle mafie in Friuli Venezia Giulia Messaggero Veneto Friuli Venezia Giulia I beni confiscati alle mafie che stanno occupando il Friuli La Nuova Venezia Veneto Mafia in Veneto: la mappa dei beni confiscati Corriere delle Alpi Veneto La mappa delle confische tra mafia, camorra e Mala del Brenta

Il patrimonio (disperso) dei beni confiscati in Italia

Decine di migliaia di beni tra abitazioni, terreni, esercizi commerciali e aziende, confiscati un po’ in tutta Italia, ma in grande maggioranza nelle regioni del Sud. È una mappa variegata e complessa quella che emerge dai dati complessivi dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) che dal 2010 ha la responsabilità di gestire materialmente tutto ciò che viene confiscato alle mafie attraverso i vari passaggi di confisca definitiva, identificazione di un ente destinatario e consegna finale per un riuso utile alla collettività. Tutti i dati su questo immenso patrimonio sono pubblicati sul sito ufficiale dell’Agenzia, al momento aggiornato al 7 gennaio 2013, e ripubblicati in formato aperto e riutilizzabile dal progetto Confiscati Bene. Tra immobili e aziende I dati pubblici riguardano solo immobili e aziende e non sono molto puntuali e dettagliati, anche perché per pochi beni è disponibile il testo integrale del decreto di confisca e di quello di eventuale destinazione. Si tratta comunque di 13.971 beni confiscati fino al 7 gennaio 2013, di cui 12.266 immobili (case, edifici di attività commerciali, terreni, ecc.) e 1.705 aziende. Tra gli immobili, 1.073 sono in realtà non confiscati in via autonoma, il che vuol dire che fanno parte del patrimonio di un’attività confiscata, ma non hanno un decreto di confisca specifico. Del totale dei beni, poi, 973 sono definitivamente usciti dalla gestione dello Stato (477 immobili e 496 aziende), sia perché definitivamente venduti, sia perché demoliti o falliti. A vario titolo a disposizione dello Stato, quindi, ci sono 11.925 beni, di cui 10.716 immobili e 1.209 aziende. I beni che risultano in gestione direttamente all’Agenzia sono 5.195 (3.986 immobili e 1.209 aziende). Nel grafico è raffigurato il processo di gestione dei beni, dalla confisca all’eventuale consegna all’ente destinatario, con lo spessore dei vari flussi proporzionale al numero di beni coinvolti (grafico prodotto con RAW). Le ultime informazioni quantitative ufficiali disponibili sul patrimonio gestito dall'Agenzia, più recenti rispetto a quelle pubblicate fino a questo momento, sono reperibili nella relazione di Roberto Garofoli, Presidente della “Commissione per l’elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità” del 23 gennaio 2014. Si legge nel documento che “ammonta a 12.946 il totale dei beni confiscati definitivamente, di cui l’89,3% (dunque 11.556 beni) si trova dislocato nelle regioni a maggiore incidenza criminale (Sici­lia, Campania, Calabria, Lombardia, Puglia). Sul totale sopra riportato 11.238 sono i beni immobili e 1.708 le aziende, di cui 1.211 sono affidate alla gestione dell'Agenzia”. In merito a questo patrimonio aziendale, che si traduce anche in posti di lavoro, si sottolinea che "il 90% di quelle sequestrate perviene in stato di insolvenza al momento della confisca definitiva, con grave dispersione di occasioni di rilancio economico e di possibili introiti erariali". Il valore dei beni confiscati Nello stesso documento si aggiunge anche che “i ricavi [delle organizzazioni criminali] ammonterebbero all'1,7% del PIL, variando, a seconda delle metodologie seguite, da un mini­mo di 18 miliardi a un massimo di 34 miliardi di euro”. Il valore totale delle confische risulta molto rilevante nel confronto con queste cifre complessive e sta aumentando: “nel solo 2012 sono stati sottratti beni alla criminalità per un valore di 1.152.668.541 di euro a titolo di prevenzione patrimoniale, in netta crescita rispetto ai due anni precedenti”. Il 21 novembre l’ex direttore dell’Agenzia, Roberto Caruso, aveva avanzato una stima complessiva del valore di tutti i beni confiscati, pari a circa 10 miliardi di euro, durante una conferenza al Viminale. Dal 18 giugno scorso l'Agenzia è diretta dal prefetto Umberto Postiglione che ora deve vedersela anche con la Corte dei Conti: "presenza di risorse ancora in sequestro, alcune risalenti addirittura agli anni ’80, per le quali non risultano intervenuti provvedimenti definitivi di confisca, restituzione o versamento al bilancio statale", "mancata volturazione (annotazione in un registro pubblico di un atto di trasferimento, ndr) al Fondo di molte delle liquidità oggetto di sequestro e di confisca", "diffusa abitudine degli amministratori giudiziari a non soddisfare gli obblighi di rendicontazione", e via via su questo tono. Tutte irregolarità riscontrate nella relazione "Lo stato di attuazione e i problemi di operatività del Fondo Unico Giustizia (FUG)" resa pubblica il 4 agosto scorso, che stima la dimensione del fondo a poco meno di 3 miliardi e mezzo di euro. Un'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione che amministra male e destina poco Non tutto è certamente denaro liquido, ma si tratta di una ricchezza potenziale notevole, in buona parte costituita da beni come abitazioni e edifici che possono essere riqualificati e restituiti alla legalità e alla società. Per rendere virtuoso questo processo di confisca - gestione - riutilizzo è necessaria la massima trasparenza ed efficienza, soprattutto da parte di un’Agenzia che ha proprio questo compito nella sua ragion d’essere. Purtroppo la lettura dell’ultima relazione della Commissione Antimafia sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati, presentata alla Camera dei Deputati il 10 aprile scorso, lascia qualche perplessità. Riguardo la piattaforma informatica integrata, infatti, vi si legge che “per il progetto sono stati stanziati all’interno del PON Sicurezza nel complesso 7.263.600 euro, di cui 4.300.174 dall’Unione europea e 2.963.426 dallo Stato italiano. [...] Ne risultano già liquidate somme per 6.059.680, pari all'83 per cento del totale". Si tratta di dati pubblicamente disponibili sul portale di OpenCoesione. "La realizzazione del bando avrebbe dovuto avere inizio nell'aprile 2011 e terminare nel settembre 2012. Questo programma, ad oggi, risulta non operativo, e per la gestione del database dei beni l’Agenzia nazionale per i beni confiscati utilizza ancora quello predisposto a suo tempo dall'Agenzia del demanio. Sullo stesso sito dell’Agenzia i dati sono fermi al 7 gennaio 2013. Nella relazione dell’Agenzia per i beni confiscati relativa al 2012 (quella per il 2013 non è stata ancora resa nota) si affermava che il sistema sarebbe stato messo in funzione entro i primi mesi del 2013”. Ritardi ingiustificati che a questo punto non stupiscono, alla luce della relazione della Corte dei Conti appena letta. Confiscati bene A metà del 2014 non si ha dunque ancora traccia di questo nuovo sistema e i dati sul fenomeno sono dispersi su un sito dell’Agenzia non aggiornato da un anno e mezzo, all'interno della banca dati rigorosamente non pubblica del Ministero della Giustizia (SIPPI, i cui dati recenti sono stati analizzati e presentati alla Camera dal Ministero della Giustizia il 4 dicembre dello scorso anno), e infine tra le pagine di una miriade di siti e portali comunali, provinciali o regionali, che in teoria sono obbligati per legge a "formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione" (Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, articolo 48, comma 3, lettera c). A tutto questo poi si aggiungono le associazioni e comunità di cittadini attivi, che riportano molte e preziosi informazioni sul patrimonio presente nel proprio territorio o destinato direttamente alla loro gestione. Un caos informativo, dunque, a cui Confiscati Bene vuole cominciare a porre rimedio, aggregando in forma riusabile e aperta tutti i dataset ufficiali, non solo quelli dell'Agenzia, affinché la trasparenza riguardo questo fenomeno non sia un accessorio o un abbellimento, ma uno strumento concreto per un’efficace azione di contrasto alla criminalità organizzata, anche da parte della società civile.

Il contesto: gli investimenti delle mafie e le amministrazioni sciolte per infiltrazioni

Difficile dire che la mafia investa più negli immobili che in altre attività, non avendo a disposizione il quadro complessivo, ma secondo la stima di Giuseppe Caruso, ex direttore dell’Agenzia per i Beni confiscati, il valore totale dei beni ammonterebbe a circa 10 miliardi di euro (Ansa, Novembre 2013). Per dare un’informazione maggiore sul contesto sembrerebbe abbastanza chiaro che i beni oggetto di sequestri e confische tra il 1992 e il 2011 sia relativi prevalentemente a mafia e camorra, stando ai dati della Direzione Investigativa Antimafia (info qui) Rimane ad ogni modo al momento molto evidente che il fenomeno delle infriltazioni mafiose in ambito politico-istituzionale sia maggiormente diffuso a Sud, con le eccezioni di Milano, Torino e Imperia. L'immagine che segue e una proiezione geografica di dati (non normalizzati sulla popolazione) pubblicati su Autonomie Calabria, che tracciano il numero di Comuni sciolti per mafia (la legge sullo sciogliomento è del 1991, con una sentenza della Corte Costituzionale del 1993 di rigetto delle questioni di legittimità). Le province più interessate dagli scioglimenti sono Napoli (50), Reggio Calabria (45), Caserta (33), Palermo (27). Di seguito una tabella navigabile dei comuni sciolti per mafia dal 1991 al 2014. Puoi cercare i Comuni per nome o per provincia di riferimento. * Immagine di copertina: Disegno del maxi-processo a presunti mafiosi a Palermo, pubblicata su L'Ora (maggio 1901) - Fonte: it.wikipedia.org/wiki/L'Ora*