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Dai dati alle storie: racconteremo oltre 750 realtà sociali nei beni confiscati

Confiscati Bene 2.0 è nato anche per far sì che i dati sui beni confiscati vivessero sotto forma di storie. Chiederemo ai cittadini, agli enti gestori e alle pubbliche amministrazioni di contribuire al racconto delle centinaia di realtà sociali, dislocate dal Trentino Alto Adige alla Sicilia.Secondo una ricerca di Libera, sono più di 750 le realtà sociali che oggi, in Italia, gestiscono beni confiscati e restituiscono alla cittadinanza bellezza ed etica. Tra queste, 400 sono associazioni non profit e di volontariato, oltre 180 sono cooperative sociali che prevedono il reinserimento lavorativo di persone con disabilità e 13 sono scuole di diverso ordine e grado, che riutilizzano i beni confiscati per le loro attività didattiche.Attraverso il monitoraggio civico e la condivisione di informazioni di soggetti gestori e enti pubblici, l’obiettivo di Confiscati Bene 2.0 è censire, mappare e raccontare ogni singola esperienza di natura sociale e istituzionale.Ad oggi, in Italia, ci sono oltre 23.000 beni confiscati, di cui 14.000 già destinati agli enti locali e pronti per essere riutilizzati dalla cittadinanza. La prima regione in Italia per presenza di beni confiscati destinati è la Sicilia, con 6081 immobili; importante è anche il numero del Lazio, che si attesta al quinto posto con 511 beni confiscati.Secondo una ricerca di Libera, presentata lo scorso 18 ottobre, sulla percezione e sulla presenza delle mafie e della corruzione su un campione di oltre 10mila intervistati, il 66,2% (due su tre) sono a conoscenza che i beni che sono stati confiscati vengono poi dati in uso per fini istituzionali o sociali; di questi, poco meno della metà è in possesso di informazioni precise, mentre i restanti sanno dell’esistenza di beni confiscati nel territorio regionale ma non sono in grado di individuarli puntualmente.Questi numeri ci dicono che dall’entrata in vigore della legge 109/96, che regola il riutilizzo dei beni confiscati, molto lavoro è stato fatto, ma è evidente che c’è ancora da fare per far sì che tutti i cittadini conoscano la portata del bene confiscato come risorsa economica e simbolica del proprio territorio.

Una Pasquetta di impegno civile nei beni confiscati

Musica, brace, divertimento. E un messaggio fortissimo: qui la camorra ha perso. È stata una Pasquetta all'insegna dell'impegno civile quella tenutasi in due beni confiscati in Campania, sottratti alla criminalità organizzata e diventati simbolo di un riscatto di una terra. La tradizionale giornata del Lunedì in Albis si è ripetuta al "Fondo Rustico Amato Lamberti" di Chiaiano e alla "Masseria Ferraioli" di Afragola. Due luoghi che hanno ospitato decine di famiglie, giovani e meno giovani, che tra una brace, una musica e una tamurriata hanno ribadito il messaggio: ciò che era di proprietà dei boss è tornato ad essere patrimonio di tutti. Ogni anno in occasione della Pasquetta il Fondo Rustico intitolato a Amato Lamberti , sociologo, ex presidente della Provincia di Napoli, e protagonista della lotta ai clan, si è animato con i suoi 14 ettari di frutteto, con un'area bimbi, uno spazio brace e una improvvisata pista da ballo. Ad attendere i bambini quest'anno c'era Crocco, un pony sequestrato a un esponente della criminalità napoletana, con tanto di carrozza per i selfie. Ad Afragola, presso la masseria intitolata a Antonio Esposito Ferraioli , vittima della camorra nel 1978, la pasquetta è stata anche l’occasione per dare il via a due nuovi importanti progetti: è stato inaugurato il Museo vivente della biodiversità ed è stato dato il via al crowdfunding, la raccolta fondi per realizzare l’impianto di irrigazione degli orti urbani. La Masseria Antonio Esposito Ferraioli è il bene confiscato più grande dell’Area metropolitana di Napoli. Si estende su una superficie di circa dodici ettari, pari a 120mila metri quadri. Dal 1 marzo 2017 è stato assegnato a una rete di cooperative, associazioni e organizzazioni, e porta il nome del cuoco, scout e sindacalista della Cgil ammazzato quarant'anni fa a Pagani, in provincia di Salerno.

Cambio rotta: così ci siamo ripresi la villa del boss

Da villa bunker della mafia a Scuola di cucina del Mediterraneo: è la storia di un bene confiscato a Salvatore Geraci, soprannominato il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, e assegnato al Comune di Altavilla Milicia. Geraci aveva scelto un covo a cinque stelle per nascondersi: una villa che si erge sugli scogli di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, a un passo dal mare. Come ogni nascondiglio mafioso, la decisione era caduta su un bene di lusso, protetto 24 ore su 24: la villa era una vera e propria fortezza, con recinzioni, mura e presidi. Un bunker che si è aperto alla fine degli anni '90, quando la proprietà è stata sequestrata dallo Stato. Oggi il bene è gestito dal Consorzio Ulisse che ha dato vita al progetto “Cambio rotta . Il “villino Geraci” non è più un covo impenetrabile: è un luogo di incontro dove i giovani si incontrano per fare l'aperitivo e per ballare; dove chi ha passione per la cucina può seguire corsi specializzati oppure mangiare al ristorante che offre piatti tipici della cucina mediterranea. La storia del “villino Geraci”. Il bene è stato costruito negli anni '60 non come bunker ma come abitazione di un medico. All'inizio degli anni '90, la villa è stata venduta a Salvatore Geraci, “un rampante imprenditore nel campo edile che a seguito di una faida interna, nel 2004, è stato ucciso”, racconta Davide Ganci, presidente del progetto “Cambio rotta” dal 2010 al 2016. Soltanto in un secondo momento, Geraci trasformò il bene in covo. “Dall'esterno c'è una cinta di mura in pietra: dava l'idea che fosse proprio un bunker – racconta Ganci - Addirittura, nella parte superiore c'era una sorta di vedetta, una cabina in vetro nella quale si dice che il padre tenesse d'occhio il bene. Qualcuno dice che con sé portasse anche un fucile. Un'altra cosa particolarmente evocativa dal punto di vista del linguaggio mafioso era l'ingresso del garage: un muro in pietra a scomparsa che si apriva e chiudeva. Proprio per questo dava l'idea di un luogo inaccessibile”. Poi il bene è stato sequestrato, confiscato e affidato al comune di Altavilla Milicia che nel 2010 ha emesso un bando pubblico per la gestione sociale dell'ex “villino Geraci”. Ad aggiudicarsi la gara è stato il Consorzio Ulisse, un'unione di cooperative di tipo b, cioè quelle che hanno il compito di gestire attività finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. La gestione. Dal 2012, Ulisse ha potuto organizzare iniziative culturali per valorizzare del territorio, lo sviluppo locale e la cultura della legalità. Uno degli obiettivi è quello di coinvolgere i giovani che, secondo i responsabili del progetto, “hanno una sensibilità maggiore” nei confronti della lotta alla criminalità organizzata. Proprio per questo motivo, tra le attività culturali ci sono anche le serate con la musica dal vivo, dove si canta e si balla. Nel 2013, è iniziato il progetto “Cambio rotta” e nel 2014, grazie al bando della Fondazione con il Sud, è stata finanziata la scuola di cucina del mediterraneo. Si tratta di un’opportunità di formazione per professionisti e appassionati del settore della ristorazione, grazie a corsi di cucina “volti a divenire fulcro d’integrazione tra popoli e centro di condivisione di valori legati alle relazioni, allo sviluppo, alla creatività e alla comprensione”, si legge sul sito . I docenti sono chef di importanza internazionale che oltre alle lezioni pratiche sulla cucina mediterranea, svelano anche qualche segreto sui piatti tipici dei rispettivi Paesi di origine. I problemi con l'amministrazione. L’11 febbraio 2014, il comune di Altavilla Milicia è stato sciolto per mafia () e, al posto del Consiglio comunale, si sono insediati i commissari prefettizi. Per il progetto “Cambio rotta” è iniziato qualche problema. “Dopo due mesi e mezzo (aprile 2014, ndr) ci arriva una lettera da parte dei commissari – spiega Ganci – dove ci intimavano di revoca perché, dalle segnalazioni che avevano avuto, sembrava che le attività non fossero coerenti con il progetto. A metà giugno, grazie anche alla prefettura, riusciamo ad avere un incontro con l’Amministrazione: le segnalazioni che aveva ricevuto erano molto vaghe. Ci dicono che per precauzione sarebbe meglio, per esempio, non vendere superalcolici e birre perché 'non è opportuno in un bene confiscato'. Noi comunque abbiamo le licenze per fare tutto”. Per evitare problemi, però, Ganci ha deciso di limitare le attività marginali, come quelle del bar del centro polivalente.

ConfiscatiBene Sardegna tra i vincitori del contest OpenData della Regione Sardegna

La notizia è di quelle che danno una boccata di ossigeno a chi lavora con i dati e si batte per la trasparenza. E darla il 21 marzo, giorno della memoria per le vittime della mafia, ha un senso ancora più forte: gli studenti del corso di “Comunicazione e Partecipazione Politica” dell’Università di Sassari sono tra i vincitori del contest Open data della Regione Sardegna, con il loro progetto di mappatura dei beni confiscati sull’isola, in cui anche noi di Ondata abbiamo messo lo zampino nell’ambito di Confiscati bene. Il viaggio alla scoperta dei beni confiscati in Sardegna ha avuto bisogno del carburante dei dati aperti: senza informazioni dettagliate su indirizzi, tipologia di immobili, finalità di riuso, etc., in parte forniti dall’ [<[Agenzia nazionale per i beni confiscati]][] , in parte richiesti ai comuni tramite Foia, non sarebbe stato possibile accendere riflettori su 102 immobili strappati dallo Stato alla criminalità e destinati a buone (o cattive) pratiche di riutilizzo. Ondata, che con l’associazione antimafia Libera è fautrice di Confiscati Bene 2.0, progetto per la trasparenza finanziato dalla Fondazione Tim e che a breve vedrà la luce con un sito nuovo di zecca, ha offerto supporto agli studenti, portando in aula le proprie esperienze su open data e trasparenza, mettendo a disposizione la piattaforma FoiaPop per le richieste di accesso civico, ascoltando dubbi e interrogativi degli studenti scontratisi con i silenzi della Pubblica Amministrazione e con dati tutt’altro che accessibili. Il risultato di mesi di lavoro è qui sardegna.confiscatibene.it Il giorno della presentazione, collegati in Hangouts, abbiamo visto sfilare davanti alla webcam un gruppo di studenti determinati e consapevoli dell’importanza degli strumenti per la trasparenza. Il premio, per quanto ci riguarda, lo hanno vinto già quel giorno per la loro capacità di comunicare i risultati dell’inchiesta di data journalism, per l’impatto che hanno avuto sugli enti locali, costretti a pubblicare i dati e non più sordi alle richieste di cittadini/attivisti/giornalisti. In questo video gli studenti spiegano come hanno sviluppato il proprio lavoro di ricerca La bella notizia ci è giunta in una data simbolica, il 7 marzo, giorno dell’approvazione della legge 109/96 sul riuso sociale dei beni confiscati alle mafie. Proprio in questi giorni stiamo lavorando al lancio della nuova piattaforma di Confiscati Bene, che avverrà a brevissimo e in cui confluiranno le esperienze dai territori, tra cui quella degli studenti di Sassari. Il risultato del loro lavoro incarna proprio la missione di onData e, di conseguenza, di Confiscati bene: raccogliere i dati aperti, chiedere alla Pa di essere trasparente, usare queste informazioni per comunicare, insediare nella cittadinanza quel virus buono della trasparenza. La giuria ha annunciato i vincitori del primo contest sugli Open Data della Regione Sardegna, concluso a febbraio 2018. Il 23 marzo 2018, 8 partecipanti, scelti fra gli autori delle migliori proposte pervenute sul portale http://contest.formez.it da parte di cittadini, scuole, università e imprese, saranno premiati a Cagliari in occasione dell’evento conclusivo del Progetto OpenRAS. Nella categoria del giornalismo basato sui dati, il progetto premiato è il Sardinian Socio-Economic Observatory (SSEO) di Francesco Sanna, che racconta gli aspetti della vita sociale ed economica della Sardegna in relazione con il Mediterraneo e il resto del mondo. Nella categoria della visualizzazione di dati, il vincitore è Mauro Melis con il report “Sardegna in fiamme”, che fa chiarezza su oltre un decennio di incendi avvenuti in Sardegna dando nuovo uso ai dati del Corpo Forestale regionale. Per quel che riguarda la categoria dedicata alle applicazioni, lo sviluppatore Mattia Setzu ha vinto il premio come miglior proposta di riuso dei dataset della Regione e servizio al cittadino: Orari ARST aiuta i pendolari a pianificare gli spostamenti con gli autobus in Sardegna. Nella categoria riservata ai dati geografici, l’impresa sarda GeoNue ha presentato “eBiddas” e si è aggiudicata il premio come miglior proposta di riuso. eBiddas è uno strumento per il supporto alle politiche di recupero e valorizzazione dei Centri Storici, pensato per integrarsi con il processo di redazione dei Piani Particolareggiati. Nella categoria riservata alla partecipazione delle scuole sono due gli istituti vincitori del contest Open Data Sardegna. Il liceo scientifico di Alghero ha vinto grazie al progetto “Janna del Mare”, che ha monitorato i lavori di completamento e razionalizzazione del porto di Alghero, programmati nel 2015 e mai realizzati, in un’ottica di trasparenza e responsabilità civile. Il liceo classico di Cagliari “Dettori” è stato invece premiato per “Culture Academy”, progetto che ha visto gli studenti impegnati nella raccolta dei dati e nella realizzazione di oltre 350 interviste finalizzate alla valorizzazione dell’ex museo Archeologico di Cagliari. Infine, nella categoria riservata alle Università, vincono due progetti di data journalism presentati dagli studenti dell’Università di Sassari e de “la Sapienza” – Università di Roma. Gli studenti del corso di “Comunicazione e Partecipazione Politica” dell’Università di Sassari hanno vinto grazie all’inchiesta sviluppata in collaborazione con il progetto nazionale ConfiscatiBene sugli immobili della criminalità organizzata confiscati in Sardegna. I giovani universitari de “la Sapienza” – Università di Roma vincono invece con la piattaforma di Data Journalism “Sardegna Incompiuta”, che attraverso una mappa visuale mostra ai cittadini le opere pubbliche che non sono mai state realizzate o non sono ancora fruibili. A breve saranno resi disponibili ulteriori dettagli sulla sede e le modalità di iscrizione alla giornata di premiazione sul portale https://opendata.regione.sardegna.it

Una lettera all’Agenzia Nazionale sui dati OpenRegio: indicate i termini di licenza

Pochi giorni fa (il 10 ottobre 2017) abbiamo inviato l'email di sotto all'"Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" (ANBSC), per chiedere alcune informazioni e fare alcune annotazioni sui dati pubblicati su "Open Re.G.I.O.". Open Re.G.I.O "vuol essere un nuovo modo di fare amministrazione nella custodia, gestione e destinazione dei beni confiscati" ed è lo spazio dove sono pubblicati dati sui beni in modo diverso dal passato e in linea con quanto auspicato da noi di Confiscati Bene. Abbiamo l'opportunità di dialogare con ANBSC da moltissimo tempo e questo rapporto ci stimola a porre loro questioni come quelle riportate a seguire. La più importante è quella di indicare i termini di licenza e sceglierne una che ne consenta il riuso per qualsiasi scopo. Perché altrimenti le informazioni pubblicate in questo spazio, perderebbero buona parte del loro valore. Abbiamo anche posto questioni sui dati in senso stretto, con una particolare attenzione ad una migliore definizione su alcune informazioni legate alla localizzazione. Non appena avremo riscontro (immaginiamo avverrà a breve), ne daremo notizia qui. Il testo dell'email Il progetto Confiscati Bene ha tra gli obiettivi quello di dare visibilità ai dati che riguardano i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, con una particolare attenzione per quelli immobili. OPEN Re.G.I.O è un riferimento per chi ha interesse per questi temi; quanto pubblicato in questo sito consente di avere una visione d'insieme, che prima era di difficile acquisizione. Questa nostra comunicazione nasce per il grande interesse che il nostro gruppo di lavoro ha da sempre verso questi dati e per il valore intrinseco che hanno. Indicare i termini di licenza Nel sito di OPEN Re.G.I.O attualmente è possibile fare il download di alcuni dati, ma non è indicata qual è la licenza con cui sono pubblicati, non è definito l'uso (anzi il riuso) che se ne può fare. Sul sito, nel piede, è riportata la seguente dicitura: © OpenRegio ® - Tutti i diritti riservati - Edicom Servizi S.r.l.. Se non viene aggiunta una nota sulla licenza dei dati pubblicati su OPEN Re.G.I.O, questi di open avranno ben poco e non saranno riutilizzabili da nessuno, perché valgono i diritti riservati di Edicom Servizi S.r.l.. Quello che vi chiediamo è di aggiungere - nelle sole pagine Infoweb beni confiscati e Immobili in confisca non definitiva -una licenza che renda formalmente e sostanzialmente aperti e riutilizzabili i dati pubblicati in queste sezioni. Una licenza che potreste applicare è la classica "Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)", usata per la maggior parte dei portali sui dati aperti delle pubbliche amministrazioni italiane. Altre licenze open data sono elencate nelle linee guida patrimonio informativo pubblico (che sono il riferimento in Italia). Alcune domande e note sui dati Quanto segue sono delle brevi note e alcune domande sui dati, con una particolare attenzione (in questa occasione) agli "Immobili destinati". Immobili destinati Immobile senza m_bene associato Il bene con s_bene=I-PE-9812-S non ha associato un codice m_bene. È l'unico bene immobile destinato che ne è privo. È corretto che sia così? Beni senza un comune associato Circa 90 beni (sempre tra gli immobili destinati) non hanno valorizzato la proprietà comune, rendendone difficile e alla volte impossibile la collocazione nel territorio. È possibile integrare questa informazione? Alleghiamo il file "immobilidestinati-NoComune20171010.csv" che contiene l'elenco (tutti i file sono sia allegati, che come link a GDrive). ​ immobilidestinati-NoComune20171010.csv ​ Beni con indirizzo coincidente con il nome del comune Circa 150 beni hanno nella colonna indirizzo quanto riportato in comune(vedi esempio di sotto), rendendone anche in questo caso difficile e alla volte impossibile la collocazione nel territorio. È un errore? Alleghiamo il file "immobilidestinati-ComuneUgualeIndirizzo20171010.csv" che contiene l'elenco relativo. **m_bene** **comune** **indirizzo** I-TO-1983 Val della Torre VAL DELLA TORRE I-TO-1986 Val della Torre VAL DELLA TORRE ​ immobilidestinati-ComuneUgualeIndirizzo20171010... ​ Mancata valorizzazione della colonna indirizzo Circa 400 beni hanno la colonna indirizzo non valorizzata rendendone difficile e alla volte impossibile la collocazione nel territorio. È possibile integrare questa informazione? File di riepilogo sul tema della collocazione Abbiamo messo insieme in un file l'elenco dei beni che per una delle ragioni di sopra è da considerarsi di difficile collocazione geografica: perché manca il nome del comune, perché manca l'indirizzo o perché l'indirizzo coincide con il nome del comune. Sono poco più del 5% dei dati, quindi in basso numero, ma riteniamo - ove l'informazione sia esistente - importante colmare questa lacuna. Il file si chiama "immobilidestinati-NoIndirizzo20171010.csv". ​ immobilidestinati-NoIndirizzo20171010.csv ​ Nomi di alcuni comuni da aggiornare Alcuni nomi di comune sono da aggiornare, rispetto a modifiche amministrative recenti: Monforte superiore e Monforte inferiore dal 2013 sono soltanto Monforte; dall'aprile 2016 Prestine non è un comune, ma una frazione del comune di Bienno; da giugno 2016 Capaccio ha cambiato la sua denominazione in Capaccio Paestum; modificare Leini in Leinì. Queste piccole modifiche sono essenziali per incrociare i dati di OPEN Re.G.I.O con altre banche dati aggiornate, come quelle ISTAT. Immobili in gestione m_bene Negli immobili in gestione non è inserito l'"m_bene". È un dato che si è scelto di non pubblicare o è un dato non presente? Nel primo caso vi chiediamo di pubblicarlo, perché è una chiave preziosa per correlare il bene a tutta la sua storia. Immobili in confisca non definitiva Indirizzi e k_bene (o m_bene) Nei dati pubblicati in questa sezione di OPEN Re.G.I.O, non ci sono informazioni sugli indirizzi dei beni e non è presente il k_bene (o m_bene). I dati senza queste informazioni, ne consentono una lettura molto generalizzata. Vi chiediamo di aggiungere per ogni bene indirizzo e k_bene (o m_bene). Per concludere Tra ANBSC e Confiscati Bene c'è da tempo un dialogo e una fattiva collaborazione. Questa nostra comunicazione è inviata con lo stesso spirito e dettata dall'attenzione che abbiamo verso il lavoro fatto per OPEN Re.G.I.O Buon lavoro e grazie mille

La memoria a partire dai beni sottratti alle mafie

Sono oltre 10.600 i beni sottratti alla mafia e già restituiti alla collettività. Lo dicono i nuovi dati dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 31 dicembre 2016. Li pubblichiamo oggi, in una giornata che segna il ricordo di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della sua scorta uccisi nell’attentato di Capaci del 23 maggio 1992. Venticinque anni fa Cosa Nostra uccideva uno dei principali artefici del sequestro dei beni ai criminali, un magistrato che fin dal 1983 diede esecuzione alla legge Rognoni-La Torre, che introdusse il reato di associazione mafiosa e le misure di prevenzione patrimoniale. Giovanni Falcone fu il fautore del “follow the money”, “segui i soldi”, e cominciò ad aggredire i patrimoni illeciti. Cominciò dalla tenuta di Suvignano, in Toscana, sequestrata a un prestanome di Cosa Nostra. Passando a sequestri per centinaia di miliardi di lire a 240 boss della mafia, firmati nel 1985 con il pool di giudici istruttori che comprendeva Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Da alcuni mesi è online il nuovo portale “Open Re.G.I.O.”. Si tratta di una piattaforma voluta dall’ANBSC e definita dalla stessa “un nuovo modo di fare amministrazione nella custodia, gestione e destinazione dei beni confiscati”. Finalmente vengono pubblicati i dati disaggregati con dettaglio comunale e in particolare sono previsti i dataset relativi a: Immobili in confisca non definitiva; Immobili in gestione Immobili destinati Aziende in gestione Aziende destinate Procedure in gestione “Sono previsti” poiché attualmente i dati completi di tutte le regioni, aggiornati al 31 Dicembre 2016, riguardano gli immobili destinati, le aziende destinate e le procedure in gestione. Nei restanti dataset alcune regioni non sono attualmente presenti. Gli immobili confiscati e destinati Si tratta dei beni immobili confiscati in via definitiva che escono dalla gestione dell'ANBSC per essere destinati con apposito decreto. Possono quindi essere alternativamente trasferiti al patrimonio degli enti territoriali, mantenuti al patrimonio dello stato, venduti, distrutti/demoliti. Alcune evidenze: Sono in totale 10.675 i beni immobili già destinati in Italia; La sola Regione Sicilia ne conta 4.298, che aggiunti a quelli delle altre regioni meridionali di Calabria, Campania, Puglia e Basilicata vanno a rappresentare l’81,3% del totale dei beni destinati; Palermo è il comune con il maggior numero di beni (1.573), Segue Reggio Calabria (286). Quarta tra le città italiane e prima tra le settentrionali è Milano, con 217 beni; I beni sono distribuiti sul territorio per un totale di 879 Comuni interessati. Gli enti locali destinatari di almeno un bene sono 782, ma solo 195 ne posseggono un numero superiore ai 10. 8.237 è il numero di beni trasferiti al patrimonio dei Comuni. Circa il 60% dei beni è rappresentato da Unità Immobiliare per uso abitazione o assimilabile mentre circa il 30% da terreni; Poco più del 35% dei beni è stato destinato tra il 2013 e il 2016. Analizzando la quantità di beni destinati nel tempo, emerge che il picco si è registrato nel 2015, con la destinazione di 1735 beni. Un’eredità lasciata dal direttore uscente Umberto Postiglione, che dal 1 maggio è stato sostituito dal prefetto Ennio Mario Sodano. Su Open Re.G.I.O. il dataset dei beni confiscati destinati presenta attualmente un deficit di informazioni sull’ubicazione di 91 immobili. Non viene indicato il Comune in cui si trovano, mentre tutte le altre caselle sono compilate correttamente. L’assenza di dati è stata segnalata anche da alcuni studenti e giornalisti che avevano scaricato i dataset per scopi giornalistici o didattici. Segnalata la mancanza, ANBSC ha prontamente comunicato che presto risolverà e nel frattempo ce li ha fatti pervenire. Abbiamo così deciso di ripubblicare qui su Confiscati Bene i dataset con delle (piccole) modifiche e integrazioni, tra cui: Per i beni immobili destinati è stata aggiunta una colonna, con il codice ISTAT del comune in cui ricade il bene (verrà fatto a breve su tutte le risorse); Sono stati corretti alcuni nomi di comune (qualche problema con alcune accentate) e/o modificati per adattarli ai cambiamenti di nome attuali (invieremo queste note a ANBSC); Sono stati pubblicati anche in formato Data Package, per rendere disponibile una versione più Machine Readable; Sono state integrate le informazioni mancanti sui nomi dei comuni (vedi sopra), grazie al dialogo con con ANBSC. Il dialogo con l’ANBSC Fin dal lancio di Confiscati Bene, è stato avviato un dialogo con l’Agenzia nazionale beni confiscati. Perché il progetto civico non si pone in concorrenza o contrapposizione con quello istituzionale, ma punta ad arricchirlo con le informazioni che provengono dal basso, dagli enti gestori e dai cittadini. Il confronto fu inaugurato con un’intervista al direttore Umberto Postiglione, in carica dal giugno 2014, sul blog del sito. In quella occasione, rispondendo a domande sul perché non fossero disponibili tutti i dati sull’enorme patrimonio pubblico di beni confiscati, il prefetto raccontava le difficoltà nella gestione, i ritardi nelle comunicazioni da parte delle autorità giudiziarie, le carenze di personale, la burocrazia. Da allora sono passati due anni e mezzo e di passi in avanti, almeno sul tema della trasparenza e dei dati “quasi” aperti, ne sono stati fatti. Fino al 2014 l’Agenzia pubblicava dati che scendevano al massimo al dettaglio comunale, quindi senza indirizzi, in un database navigabile che con un’attività di scraping costituì la base di Confiscati Bene “Versione 1”. I risultati di quel lavoro furono presentati all’hackathon di Spaghetti Open Data. Poi nel 2015 il buio: l’Anbsc spense quel database e lo sostituì con due tabelle in formato immagine, relative a immobili e aziende. Cosa è accaduto? “Dateci tempo”, dicevano dalla sede di via Ezio, a Roma. Si stava mettendo in piedi, appunto, il portale Open Regio che oggi rappresenta un buon punto di partenza per promuovere trasparenza e monitoraggio civico sui beni confiscati, visto l’arricchimento delle informazioni con le date della sentenza definitiva (utile per calcolare i tempi per la destinazione) e, soprattutto, con gli indirizzi degli immobili. Altra peculiarità del nuovo sito è che i dati sui beni destinati vengono aggiornati con una periodicità di due mesi e quelli sui beni in gestione quasi in tempo reale. L’Agenzia, quindi, ha accolto le richieste sottoposte da onData e Libera, in primis, sia tramite mail che in occasione di riunioni, riconoscendo la necessità di essere trasparenti in un settore delicato, come quello dei beni sottratti alla criminalità e destinati al riuso sociale o comunque a fini pubblici. Le note dolenti Fin qui il plauso a una iniziativa che, stando alle parole del direttore Postiglione “è stata realizzata quasi a costo zero, a parte le spese di manutenzione del sito”, dalla società Edilcom Servizi Srl di Palermo. Ed ecco i punti in cui il progetto appare più carente e sui quali onData ha richiesto un ulteriore sforzo all’Agenzia: Manca l’indicazione della licenza per l’utilizzo dei dati, motivo per il quale non può parlarsi di Open Data. Nel progetto a lungo termine - ma manca un riferimento chiaro alla data di lancio - c’è la previsione di inserire una licenza Italian Open Data Licence v2.0, indicata da Agid. Mancano i metadati, sia per i beni in gestione che per quelli destinati. Anche su questo punto, dopo le nostre sollecitazioni, l’Agenzia ha preso impegni ad una maggiore esplicitazione. Confidiamo che per entrambi i punti si arrivi comunque presto a una soluzione. Il cambio di passo è evidente e questo ci stimola nel continuare questo percorso inizato anni fa. Per noi è invece il primo passo pubblico di una nuova fase di questo progetto: Confiscati Bene 2.0, frutto della collaborazione tra onData e Libera, finanziato dalla Fondazione Tim. Presto ne saprete di più. Credit Photo: Flickr/Francesco Gazzola

#OpenData su OPEN Re.G.I.O

Questo post adesso solo per un annuncio:. arrivano gli Open Data di Open Re.G.I.O: http://www.openregio.it/statistiche In particolare: beni destinati in tutte le Regioni Italiane procedure in gestione beni in gestione relativamente alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Purtroppo l'accesso ai dati non è semplice e diretto e non è specificata alcuna licenza per i dati.

Con "Corto di Sera" un premio al video di denuncia di "A testa alta" consegnato da Nicola Gratteri e ConfiscatiBene

Tempo fa, gli organizzatori di "Corto di Sera", un film festival e un concorso di cortometraggi di Messina, ci hanno proposto l'idea di lanciare una categoria del premio dedicata ai beni confiscati, chiamandola "Ripresi bene". "Ondata", la nostra associazione con la quale promuoviamo il progetto ConfiscatiBene, ha deciso di dar loro una mano stanziando anche un premio in denaro di € 500. Ieri sera ho partecipato alla premiazione: la giuria di "Corto di Sera" che ha assegnato la vittoria ad "A testa alta", l'associazione di Licata che ha prodotto un bellissimo video-denuncia sull'argomento (del quale sul questo sito si era parlato tempo fa. Per la premiazione oltre a noi di ConfiscatiBene, è stato inviato il magistrato Nicola Gratteri. Al di là dell'iniziativa, della festa e dell'onore di consegnare un premio insieme a un magistrato come Gratteri, c'è una cosa che ho pensato tornando a casa: nel grande ecosistema della lotta alla mafia, il progetto ConfiscatiBene ha dato un contributo per la diffusione della conoscenza e della consapevolezza su questo argomento. È diventato uno strumento, è stato utile. È questo che di deve guidare guardando avanti: continuare a lavorarci, cercando di essere utili agli altri. Lo faremo. Di seguito il video che ha vinto Qui in basso gli altri video che hanno partecipato al concorso Qui in basso il video realizzato dalla nostra Elena Iannone a Chiaravalle (Milano)

Cosa puoi fare con dati più aggiornati sui beni confiscati

Lo scorso 21 marzo, in occasione della giornata della memoria per le vittime di mafia, Confiscati Bene ha pubblicato i nuovi dati su beni immobili e aziende confiscati in Italia. Oltre 23mila strutture confiscate, che superano quota 27mila se si considerano anche quelle sequestrate e sotto la gestione all'Agenzia nazionale. Si tratta di numeri impressionanti, che raccontano quanto si sia arricchita la criminalità organizzata dal 1982 ad oggi e quanto lo Stato sia riuscito a contrastarla sottraendole patrimoni. I dati, rilasciati dall'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati in seguito a una nostra richiesta via mail, sono aggiornati al 31 dicembre 2015. Prima di allora erano disponibili soltanto dati risalenti al 7 gennaio 2013 e raccolti dall'Agenzia del Demanio, dalla quale l'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha ereditato le responsabilità. Ancora oggi, a distanza ormai di tre anni da quell'ultimo aggiornamento ufficiale, quasi tutti gli Enti pubblici, le università, gli istituti di ricerca utilizzano, analizzano, visualizzano i dati del 2013. Eppure di cose ne sono cambiate in questi tre anni: sono state condotte inchieste come Mafia capitale, che ha portato al sequestro e probabilmente porterà alla confisca di patrimoni milionari a Roma e nel Lazio; si è colpita la 'ndrangheta in Emilia-Romagna, in Lombardia, in Veneto, in Piemonte; si è scoperto che la provincia di Reggio Emilia, solo per citarne una, non era poi quell'isola felice raccontata dal numero "zero" alla casella beni confiscati. Quei dati fermi al 2013 sono stati la base per costruire la prima versione di Confiscati Bene, per riaccendere i riflettori sul tema della trasparenza e del monitoraggio civico sui beni confiscati, di cui si conosce ancora troppo poco. La nostra è un'operazione di attivismo civico e di giornalismo, che trova in decine di comitati, associazioni - a cominciare da Libera - e singoli cittadini la forza per proseguire su questa strada. Come leggere i dati I dataset rilasciati il 21 marzo 2016 contengono dati sui beni confiscati sia in primo grado che in via definitiva, che risultano "destinati" (generalmente agli Enti locali, ai Ministeri, alle forze dell'ordine per fini istituzionali, sociali, di emergenza abitativa, etc.), "in gestione" (gestiti dall'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati prima e dopo una sentenza di primo grado e dopo un verdetto definitivo, in attesa della destinazione) e "usciti dalla gestione". Nel primo rilascio erano stati inseriti anche circa quattromila beni sequestrati che risultano sotto la gestione dell'Agenzia. In seguito a una precisazione della stessa Agenzia, che ci aveva trasmesso i dati a inizio marzo, Confiscati Bene ha "ripulito" i dataset dai beni sequestrati e rettificato il numero totale da 27mila a 23mila. Il dato sui beni destinati, ossia trasferiti al patrimonio di Comuni, Province, Regioni, Ministeri o altri enti mediante a un decreto di destinazione emesso dal Consiglio direttivo dell'Agenzia, è rimasto invariato. E' mutato, invece, il numero di beni in gestione, soprattutto per quanto riguarda Sicilia e Lazio. Il 9 giugno il Gruppo L'Espresso ha lanciato il progetto Riprendiamoli!, un longform che racconta storie di beni confiscati restituiti alla collettività o casi di abbandono e cattiva gestione. Cosa serve per il monitoraggio civico I dati utili per il monitoraggio civico sono quelli relativi ai beni confiscati destinati. Dal momento in cui viene emesso il decreto di destinazione, il bene confiscato, che sia una casa, un palazzo, una villa, un capannone o un terreno, viene trasferito al patrimonio indisponibile dell'ente, che in precedenza ha indicato all'Agenzia quale utilizzo vuole farne. Spetta all'Ente destinatario - principalmente i Comuni - l'obbligo di trasparenza sui beni immobili che entrano a far parte del proprio patrimonio. Lo stabiliscono due leggi: il Codice Antimafia del 2011 e il Decreto Trasparenza del 2013. L'Articolo 48, comma 3, del Decreto legislativo 159/2011 (Codice Antimafia) alla lettera c) stabilisce che i beni immobili sono «trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L’elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione». A rafforzare questo obbligo c'ha pensato anche il Decreto legislativo 33 del 2013, che all'articolo 30 denominato Obblighi di pubblicazione concernenti i beni immobili e la gestione del patrimonio, stabilisce che «Le pubbliche amministrazioni pubblicano le informazioni identificative degli immobili posseduti, nonché i canoni di locazione o di affitto versati o percepiti». In tema di trasparenza, la riforma del Codice antimafia, già approvata dalla Camera l'11 novembre 2015 e attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato, rafforza il concetto, prevedendo anche sanzioni per gli Enti che non ottemperano: «La destinazione, l'assegnazione e l'utilizzazione dei beni sono soggette a pubblicità nei siti internet dell'Agenzia e dell'ente utilizzatore o assegnatario, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. L'Agenzia revoca la destinazione del bene qualora l'ente destinatario ovvero il soggetto assegnatario non trasmettano i dati nel termine richiesto». Allora sotto con le richieste d'accesso lì dove i dati non sono pubblicati, qui troverete un form. Lo hanno già fatto decine di attivisti sui territori, come raccontano qui i volontari dell'associazione A testa alta di Agrigento. Per saperne di più, entrate a far parte della community di Confiscati Bene. Photo Credits: Flickr/Santino Patanè

A testa alta e la caccia ai tesori confiscati dell'agrigentino

NdR: per noi di Confiscati Bene è un grande piacere pubblicare un post di Flavia Amoroso. Si spende molto nella cura del suo territorio e ci segue con attenzione da molto tempo. Che accedere alle informazioni sui beni confiscati non sia facile non è certo una novità; se da più di un anno sul sito dell'ANBSC i dati risultano "in aggiornamento", è vero anche che sui siti dei Comuni a cui sono stati trasferiti immobili e aziende molto spesso non si trova traccia di questi patrimoni. Eppure l'art. 48 del Codice antimafia parla chiaro: "Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione." Secondo l’ultimo dataset pubblicato da Confiscati Bene, aggiornato al 31 dicembre 2015, la sola provincia di Agrigento conta 300 beni confiscati, e con questo dato si piazza al diciottesimo posto per numero di beni su scala nazionale e al sesto in Sicilia; un numero destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi mesi, a seguito dei duri colpi recentemente inferti alla mafia agrigentina. A testa alta, associazione antimafia di Licata, che dal 2013 è attiva sul territorio, è ben consapevole di quanto sia importante, specie in una realtà come quella di casa nostra, l'accessibilità immediata dei dati su questi patrimoni. Per questo motivo, l'approfondimento sui beni confiscati svolto dall’associazione, è partito proprio dall'analisi sulla pubblicazione dei dati da parte dei comuni. Attraverso la consultazione dei siti istituzionali delle varie amministrazioni, abbiamo verificato quanti comuni dell'agrigentino si siano realmente attenuti al rispetto delle norme in materia di trasparenza sui beni confiscati, comparando i dati con quelli pubblicati su Confiscati Bene. Ebbene, ad aprile di quest'anno, data in cui abbiamo reso noti i risultati del nostro report, su 27 comuni in provincia di Agrigento solo tre avevano pubblicato l'elenco obbligatorio per legge. Di questi tre comuni Licata e Ribera presentavano un elenco incompleto, in cui mancava l'indicazione circa l'eventuale assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario, gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. L'unico elenco esauriente risultava essere quello pubblicato dal comune di Casteltermini. Il passo successivo lo abbiamo fatto inviando delle istanze di accesso civico, prima al Comune di Palma di Montechiaro poi a quello di Agrigento, per chiedere direttamente alle amministrazioni comunali che fine abbiano fatti i loro beni. La risposta del Segretario comunale di Palma di Montechiaro è stata sorprendente: «a questo Ente non sono stati assegnati beni immobili confiscati alla criminalità organizzata»; tuttavia, secondo i dati ufficiali dell'Agenzia, i beni confiscati assegnati al Comune di Palma sono tredici (sette immobili e sei aziende). Dopo la pubblicazione del nostro report, i cui risultati sono stati riportati in un documentario che abbiamo intitolato emblematicamente "Confiscati e abbandonati", qualcosa si è mosso e alcuni comuni hanno provveduto ad adeguarsi alla normativa. Alla data di oggi i comuni che hanno pubblicato l'elenco sono saliti a quattordici; a Licata, Ribera e Casteltermini si sono aggiunti: Agrigento, Aragona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Cattolica Eraclea, Grotte, Naro, Santa Elisabetta, Sciacca e Siculiana. La mancata pubblicazione degli elenchi rappresenta soltanto il primo sintomo della scarsissima attenzione che gli amministratori locali dell'agrigentino hanno riservato alla questione dei beni confiscati. Gli altri segni che abbiamo riscontrato sono ben peggiori: nel territorio di Licata ci sono ricchezze sottratte ai mafiosi lasciate da decenni in deplorevole stato di abbandono, appartamenti e terreni non utilizzati secondo le finalità di legge oppure abusivamente occupati o coltivati da terzi, fino ad arrivare al triste primato del primo bene confiscato in Italia posto sotto sequestro penale. Il terreno confiscato, dal 2000 affidato al Comune di Licata per essere destinato, sulla carta, a vivaio di essenze arboree, è stato trasformato, prima in "cimitero" per cani e cavalli, che venivano seppelliti con tanto di autorizzazione dei sindaci, e poi in discarica di rifiuti speciali. Per questo motivo l'area è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri. L'allarme lanciato da A testa alta è stato accolto, oltreché dagli enti comunali, anche dalla Magistratura e dall'ANBSC, che ha disposto verifiche tramite la Prefettura di Agrigento. Ma non basta. In una provincia dove la mafia si avvale «con sistematicità del supporto e della compiacenza di esponenti della Pubblica Amministrazione», come sottolinea nelle sue relazioni la Direzione Investigativa Antimafia, urge un intervento sinergico e incisivo sulla questione beni confiscati in terra agrigentina, a partire dal monitoraggio, di questi patrimoni, che sia propedeutico a progetti di riutilizzo sociale che ridiano ossigeno al territorio e permettano davvero di restituire alla collettività le ricchezze sottratte alla mafia. Flavia Amoroso - A Testa Alta