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La memoria a partire dai beni sottratti alle mafie

Sono oltre 10.600 i beni sottratti alla mafia e già restituiti alla collettività. Lo dicono i nuovi dati dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati, aggiornati al 31 dicembre 2016. Li pubblichiamo oggi, in una giornata che segna il ricordo di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della sua scorta uccisi nell’attentato di Capaci del 23 maggio 1992. Venticinque anni fa Cosa Nostra uccideva uno dei principali artefici del sequestro dei beni ai criminali, un magistrato che fin dal 1983 diede esecuzione alla legge Rognoni-La Torre, che introdusse il reato di associazione mafiosa e le misure di prevenzione patrimoniale. Giovanni Falcone fu il fautore del “follow the money”, “segui i soldi”, e cominciò ad aggredire i patrimoni illeciti. Cominciò dalla tenuta di Suvignano, in Toscana, sequestrata a un prestanome di Cosa Nostra. Passando a sequestri per centinaia di miliardi di lire a 240 boss della mafia, firmati nel 1985 con il pool di giudici istruttori che comprendeva Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello. Da alcuni mesi è online il nuovo portale “Open Re.G.I.O.”. Si tratta di una piattaforma voluta dall’ANBSC e definita dalla stessa “un nuovo modo di fare amministrazione nella custodia, gestione e destinazione dei beni confiscati”. Finalmente vengono pubblicati i dati disaggregati con dettaglio comunale e in particolare sono previsti i dataset relativi a: Immobili in confisca non definitiva; Immobili in gestione Immobili destinati Aziende in gestione Aziende destinate Procedure in gestione “Sono previsti” poiché attualmente i dati completi di tutte le regioni, aggiornati al 31 Dicembre 2016, riguardano gli immobili destinati, le aziende destinate e le procedure in gestione. Nei restanti dataset alcune regioni non sono attualmente presenti. Gli immobili confiscati e destinati Si tratta dei beni immobili confiscati in via definitiva che escono dalla gestione dell'ANBSC per essere destinati con apposito decreto. Possono quindi essere alternativamente trasferiti al patrimonio degli enti territoriali, mantenuti al patrimonio dello stato, venduti, distrutti/demoliti. Alcune evidenze: Sono in totale 10.675 i beni immobili già destinati in Italia; La sola Regione Sicilia ne conta 4.298, che aggiunti a quelli delle altre regioni meridionali di Calabria, Campania, Puglia e Basilicata vanno a rappresentare l’81,3% del totale dei beni destinati; Palermo è il comune con il maggior numero di beni (1.573), Segue Reggio Calabria (286). Quarta tra le città italiane e prima tra le settentrionali è Milano, con 217 beni; I beni sono distribuiti sul territorio per un totale di 879 Comuni interessati. Gli enti locali destinatari di almeno un bene sono 782, ma solo 195 ne posseggono un numero superiore ai 10. 8.237 è il numero di beni trasferiti al patrimonio dei Comuni. Circa il 60% dei beni è rappresentato da Unità Immobiliare per uso abitazione o assimilabile mentre circa il 30% da terreni; Poco più del 35% dei beni è stato destinato tra il 2013 e il 2016. Analizzando la quantità di beni destinati nel tempo, emerge che il picco si è registrato nel 2015, con la destinazione di 1735 beni. Un’eredità lasciata dal direttore uscente Umberto Postiglione, che dal 1 maggio è stato sostituito dal prefetto Ennio Mario Sodano. Su Open Re.G.I.O. il dataset dei beni confiscati destinati presenta attualmente un deficit di informazioni sull’ubicazione di 91 immobili. Non viene indicato il Comune in cui si trovano, mentre tutte le altre caselle sono compilate correttamente. L’assenza di dati è stata segnalata anche da alcuni studenti e giornalisti che avevano scaricato i dataset per scopi giornalistici o didattici. Segnalata la mancanza, ANBSC ha prontamente comunicato che presto risolverà e nel frattempo ce li ha fatti pervenire. Abbiamo così deciso di ripubblicare qui su Confiscati Bene i dataset con delle (piccole) modifiche e integrazioni, tra cui: Per i beni immobili destinati è stata aggiunta una colonna, con il codice ISTAT del comune in cui ricade il bene (verrà fatto a breve su tutte le risorse); Sono stati corretti alcuni nomi di comune (qualche problema con alcune accentate) e/o modificati per adattarli ai cambiamenti di nome attuali (invieremo queste note a ANBSC); Sono stati pubblicati anche in formato Data Package, per rendere disponibile una versione più Machine Readable; Sono state integrate le informazioni mancanti sui nomi dei comuni (vedi sopra), grazie al dialogo con con ANBSC. Il dialogo con l’ANBSC Fin dal lancio di Confiscati Bene, è stato avviato un dialogo con l’Agenzia nazionale beni confiscati. Perché il progetto civico non si pone in concorrenza o contrapposizione con quello istituzionale, ma punta ad arricchirlo con le informazioni che provengono dal basso, dagli enti gestori e dai cittadini. Il confronto fu inaugurato con un’intervista al direttore Umberto Postiglione, in carica dal giugno 2014, sul blog del sito. In quella occasione, rispondendo a domande sul perché non fossero disponibili tutti i dati sull’enorme patrimonio pubblico di beni confiscati, il prefetto raccontava le difficoltà nella gestione, i ritardi nelle comunicazioni da parte delle autorità giudiziarie, le carenze di personale, la burocrazia. Da allora sono passati due anni e mezzo e di passi in avanti, almeno sul tema della trasparenza e dei dati “quasi” aperti, ne sono stati fatti. Fino al 2014 l’Agenzia pubblicava dati che scendevano al massimo al dettaglio comunale, quindi senza indirizzi, in un database navigabile che con un’attività di scraping costituì la base di Confiscati Bene “Versione 1”. I risultati di quel lavoro furono presentati all’hackathon di Spaghetti Open Data. Poi nel 2015 il buio: l’Anbsc spense quel database e lo sostituì con due tabelle in formato immagine, relative a immobili e aziende. Cosa è accaduto? “Dateci tempo”, dicevano dalla sede di via Ezio, a Roma. Si stava mettendo in piedi, appunto, il portale Open Regio che oggi rappresenta un buon punto di partenza per promuovere trasparenza e monitoraggio civico sui beni confiscati, visto l’arricchimento delle informazioni con le date della sentenza definitiva (utile per calcolare i tempi per la destinazione) e, soprattutto, con gli indirizzi degli immobili. Altra peculiarità del nuovo sito è che i dati sui beni destinati vengono aggiornati con una periodicità di due mesi e quelli sui beni in gestione quasi in tempo reale. L’Agenzia, quindi, ha accolto le richieste sottoposte da onData e Libera, in primis, sia tramite mail che in occasione di riunioni, riconoscendo la necessità di essere trasparenti in un settore delicato, come quello dei beni sottratti alla criminalità e destinati al riuso sociale o comunque a fini pubblici. Le note dolenti Fin qui il plauso a una iniziativa che, stando alle parole del direttore Postiglione “è stata realizzata quasi a costo zero, a parte le spese di manutenzione del sito”, dalla società Edilcom Servizi Srl di Palermo. Ed ecco i punti in cui il progetto appare più carente e sui quali onData ha richiesto un ulteriore sforzo all’Agenzia: Manca l’indicazione della licenza per l’utilizzo dei dati, motivo per il quale non può parlarsi di Open Data. Nel progetto a lungo termine - ma manca un riferimento chiaro alla data di lancio - c’è la previsione di inserire una licenza Italian Open Data Licence v2.0, indicata da Agid. Mancano i metadati, sia per i beni in gestione che per quelli destinati. Anche su questo punto, dopo le nostre sollecitazioni, l’Agenzia ha preso impegni ad una maggiore esplicitazione. Confidiamo che per entrambi i punti si arrivi comunque presto a una soluzione. Il cambio di passo è evidente e questo ci stimola nel continuare questo percorso inizato anni fa. Per noi è invece il primo passo pubblico di una nuova fase di questo progetto: Confiscati Bene 2.0, frutto della collaborazione tra onData e Libera, finanziato dalla Fondazione Tim. Presto ne saprete di più. Credit Photo: Flickr/Francesco Gazzola

#OpenData su OPEN Re.G.I.O

Questo post adesso solo per un annuncio:. arrivano gli Open Data di Open Re.G.I.O: http://www.openregio.it/statistiche In particolare: beni destinati in tutte le Regioni Italiane procedure in gestione beni in gestione relativamente alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia. Purtroppo l'accesso ai dati non è semplice e diretto e non è specificata alcuna licenza per i dati.

Con "Corto di Sera" un premio al video di denuncia di "A testa alta" consegnato da Nicola Gratteri e ConfiscatiBene

Tempo fa, gli organizzatori di "Corto di Sera", un film festival e un concorso di cortometraggi di Messina, ci hanno proposto l'idea di lanciare una categoria del premio dedicata ai beni confiscati, chiamandola "Ripresi bene". "Ondata", la nostra associazione con la quale promuoviamo il progetto ConfiscatiBene, ha deciso di dar loro una mano stanziando anche un premio in denaro di € 500. Ieri sera ho partecipato alla premiazione: la giuria di "Corto di Sera" che ha assegnato la vittoria ad "A testa alta", l'associazione di Licata che ha prodotto un bellissimo video-denuncia sull'argomento (del quale sul questo sito si era parlato tempo fa. Per la premiazione oltre a noi di ConfiscatiBene, è stato inviato il magistrato Nicola Gratteri. Al di là dell'iniziativa, della festa e dell'onore di consegnare un premio insieme a un magistrato come Gratteri, c'è una cosa che ho pensato tornando a casa: nel grande ecosistema della lotta alla mafia, il progetto ConfiscatiBene ha dato un contributo per la diffusione della conoscenza e della consapevolezza su questo argomento. È diventato uno strumento, è stato utile. È questo che di deve guidare guardando avanti: continuare a lavorarci, cercando di essere utili agli altri. Lo faremo. Di seguito il video che ha vinto Qui in basso gli altri video che hanno partecipato al concorso Qui in basso il video realizzato dalla nostra Elena Iannone a Chiaravalle (Milano)

Cosa puoi fare con dati più aggiornati sui beni confiscati

Lo scorso 21 marzo, in occasione della giornata della memoria per le vittime di mafia, Confiscati Bene ha pubblicato i nuovi dati su beni immobili e aziende confiscati in Italia. Oltre 23mila strutture confiscate, che superano quota 27mila se si considerano anche quelle sequestrate e sotto la gestione all'Agenzia nazionale. Si tratta di numeri impressionanti, che raccontano quanto si sia arricchita la criminalità organizzata dal 1982 ad oggi e quanto lo Stato sia riuscito a contrastarla sottraendole patrimoni. I dati, rilasciati dall'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati in seguito a una nostra richiesta via mail, sono aggiornati al 31 dicembre 2015. Prima di allora erano disponibili soltanto dati risalenti al 7 gennaio 2013 e raccolti dall'Agenzia del Demanio, dalla quale l'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha ereditato le responsabilità. Ancora oggi, a distanza ormai di tre anni da quell'ultimo aggiornamento ufficiale, quasi tutti gli Enti pubblici, le università, gli istituti di ricerca utilizzano, analizzano, visualizzano i dati del 2013. Eppure di cose ne sono cambiate in questi tre anni: sono state condotte inchieste come Mafia capitale, che ha portato al sequestro e probabilmente porterà alla confisca di patrimoni milionari a Roma e nel Lazio; si è colpita la 'ndrangheta in Emilia-Romagna, in Lombardia, in Veneto, in Piemonte; si è scoperto che la provincia di Reggio Emilia, solo per citarne una, non era poi quell'isola felice raccontata dal numero "zero" alla casella beni confiscati. Quei dati fermi al 2013 sono stati la base per costruire la prima versione di Confiscati Bene, per riaccendere i riflettori sul tema della trasparenza e del monitoraggio civico sui beni confiscati, di cui si conosce ancora troppo poco. La nostra è un'operazione di attivismo civico e di giornalismo, che trova in decine di comitati, associazioni - a cominciare da Libera - e singoli cittadini la forza per proseguire su questa strada. Come leggere i dati I dataset rilasciati il 21 marzo 2016 contengono dati sui beni confiscati sia in primo grado che in via definitiva, che risultano "destinati" (generalmente agli Enti locali, ai Ministeri, alle forze dell'ordine per fini istituzionali, sociali, di emergenza abitativa, etc.), "in gestione" (gestiti dall'Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati prima e dopo una sentenza di primo grado e dopo un verdetto definitivo, in attesa della destinazione) e "usciti dalla gestione". Nel primo rilascio erano stati inseriti anche circa quattromila beni sequestrati che risultano sotto la gestione dell'Agenzia. In seguito a una precisazione della stessa Agenzia, che ci aveva trasmesso i dati a inizio marzo, Confiscati Bene ha "ripulito" i dataset dai beni sequestrati e rettificato il numero totale da 27mila a 23mila. Il dato sui beni destinati, ossia trasferiti al patrimonio di Comuni, Province, Regioni, Ministeri o altri enti mediante a un decreto di destinazione emesso dal Consiglio direttivo dell'Agenzia, è rimasto invariato. E' mutato, invece, il numero di beni in gestione, soprattutto per quanto riguarda Sicilia e Lazio. Il 9 giugno il Gruppo L'Espresso ha lanciato il progetto Riprendiamoli!, un longform che racconta storie di beni confiscati restituiti alla collettività o casi di abbandono e cattiva gestione. Cosa serve per il monitoraggio civico I dati utili per il monitoraggio civico sono quelli relativi ai beni confiscati destinati. Dal momento in cui viene emesso il decreto di destinazione, il bene confiscato, che sia una casa, un palazzo, una villa, un capannone o un terreno, viene trasferito al patrimonio indisponibile dell'ente, che in precedenza ha indicato all'Agenzia quale utilizzo vuole farne. Spetta all'Ente destinatario - principalmente i Comuni - l'obbligo di trasparenza sui beni immobili che entrano a far parte del proprio patrimonio. Lo stabiliscono due leggi: il Codice Antimafia del 2011 e il Decreto Trasparenza del 2013. L'Articolo 48, comma 3, del Decreto legislativo 159/2011 (Codice Antimafia) alla lettera c) stabilisce che i beni immobili sono «trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L’elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione». A rafforzare questo obbligo c'ha pensato anche il Decreto legislativo 33 del 2013, che all'articolo 30 denominato Obblighi di pubblicazione concernenti i beni immobili e la gestione del patrimonio, stabilisce che «Le pubbliche amministrazioni pubblicano le informazioni identificative degli immobili posseduti, nonché i canoni di locazione o di affitto versati o percepiti». In tema di trasparenza, la riforma del Codice antimafia, già approvata dalla Camera l'11 novembre 2015 e attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato, rafforza il concetto, prevedendo anche sanzioni per gli Enti che non ottemperano: «La destinazione, l'assegnazione e l'utilizzazione dei beni sono soggette a pubblicità nei siti internet dell'Agenzia e dell'ente utilizzatore o assegnatario, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33. L'Agenzia revoca la destinazione del bene qualora l'ente destinatario ovvero il soggetto assegnatario non trasmettano i dati nel termine richiesto». Allora sotto con le richieste d'accesso lì dove i dati non sono pubblicati, qui troverete un form. Lo hanno già fatto decine di attivisti sui territori, come raccontano qui i volontari dell'associazione A testa alta di Agrigento. Per saperne di più, entrate a far parte della community di Confiscati Bene. Photo Credits: Flickr/Santino Patanè

A testa alta e la caccia ai tesori confiscati dell'agrigentino

NdR: per noi di Confiscati Bene è un grande piacere pubblicare un post di Flavia Amoroso. Si spende molto nella cura del suo territorio e ci segue con attenzione da molto tempo. Che accedere alle informazioni sui beni confiscati non sia facile non è certo una novità; se da più di un anno sul sito dell'ANBSC i dati risultano "in aggiornamento", è vero anche che sui siti dei Comuni a cui sono stati trasferiti immobili e aziende molto spesso non si trova traccia di questi patrimoni. Eppure l'art. 48 del Codice antimafia parla chiaro: "Gli enti territoriali provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati ad essi trasferiti, che viene periodicamente aggiornato. L'elenco, reso pubblico con adeguate forme e in modo permanente, deve contenere i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l'utilizzazione dei beni nonché, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l'oggetto e la durata dell'atto di concessione." Secondo l’ultimo dataset pubblicato da Confiscati Bene, aggiornato al 31 dicembre 2015, la sola provincia di Agrigento conta 300 beni confiscati, e con questo dato si piazza al diciottesimo posto per numero di beni su scala nazionale e al sesto in Sicilia; un numero destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi mesi, a seguito dei duri colpi recentemente inferti alla mafia agrigentina. A testa alta, associazione antimafia di Licata, che dal 2013 è attiva sul territorio, è ben consapevole di quanto sia importante, specie in una realtà come quella di casa nostra, l'accessibilità immediata dei dati su questi patrimoni. Per questo motivo, l'approfondimento sui beni confiscati svolto dall’associazione, è partito proprio dall'analisi sulla pubblicazione dei dati da parte dei comuni. Attraverso la consultazione dei siti istituzionali delle varie amministrazioni, abbiamo verificato quanti comuni dell'agrigentino si siano realmente attenuti al rispetto delle norme in materia di trasparenza sui beni confiscati, comparando i dati con quelli pubblicati su Confiscati Bene. Ebbene, ad aprile di quest'anno, data in cui abbiamo reso noti i risultati del nostro report, su 27 comuni in provincia di Agrigento solo tre avevano pubblicato l'elenco obbligatorio per legge. Di questi tre comuni Licata e Ribera presentavano un elenco incompleto, in cui mancava l'indicazione circa l'eventuale assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario, gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. L'unico elenco esauriente risultava essere quello pubblicato dal comune di Casteltermini. Il passo successivo lo abbiamo fatto inviando delle istanze di accesso civico, prima al Comune di Palma di Montechiaro poi a quello di Agrigento, per chiedere direttamente alle amministrazioni comunali che fine abbiano fatti i loro beni. La risposta del Segretario comunale di Palma di Montechiaro è stata sorprendente: «a questo Ente non sono stati assegnati beni immobili confiscati alla criminalità organizzata»; tuttavia, secondo i dati ufficiali dell'Agenzia, i beni confiscati assegnati al Comune di Palma sono tredici (sette immobili e sei aziende). Dopo la pubblicazione del nostro report, i cui risultati sono stati riportati in un documentario che abbiamo intitolato emblematicamente "Confiscati e abbandonati", qualcosa si è mosso e alcuni comuni hanno provveduto ad adeguarsi alla normativa. Alla data di oggi i comuni che hanno pubblicato l'elenco sono saliti a quattordici; a Licata, Ribera e Casteltermini si sono aggiunti: Agrigento, Aragona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Cattolica Eraclea, Grotte, Naro, Santa Elisabetta, Sciacca e Siculiana. La mancata pubblicazione degli elenchi rappresenta soltanto il primo sintomo della scarsissima attenzione che gli amministratori locali dell'agrigentino hanno riservato alla questione dei beni confiscati. Gli altri segni che abbiamo riscontrato sono ben peggiori: nel territorio di Licata ci sono ricchezze sottratte ai mafiosi lasciate da decenni in deplorevole stato di abbandono, appartamenti e terreni non utilizzati secondo le finalità di legge oppure abusivamente occupati o coltivati da terzi, fino ad arrivare al triste primato del primo bene confiscato in Italia posto sotto sequestro penale. Il terreno confiscato, dal 2000 affidato al Comune di Licata per essere destinato, sulla carta, a vivaio di essenze arboree, è stato trasformato, prima in "cimitero" per cani e cavalli, che venivano seppelliti con tanto di autorizzazione dei sindaci, e poi in discarica di rifiuti speciali. Per questo motivo l'area è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri. L'allarme lanciato da A testa alta è stato accolto, oltreché dagli enti comunali, anche dalla Magistratura e dall'ANBSC, che ha disposto verifiche tramite la Prefettura di Agrigento. Ma non basta. In una provincia dove la mafia si avvale «con sistematicità del supporto e della compiacenza di esponenti della Pubblica Amministrazione», come sottolinea nelle sue relazioni la Direzione Investigativa Antimafia, urge un intervento sinergico e incisivo sulla questione beni confiscati in terra agrigentina, a partire dal monitoraggio, di questi patrimoni, che sia propedeutico a progetti di riutilizzo sociale che ridiano ossigeno al territorio e permettano davvero di restituire alla collettività le ricchezze sottratte alla mafia. Flavia Amoroso - A Testa Alta

Come richiedere informazioni e accesso ai dati sui beni confiscati a una Pubblica Amministrazione

La legge sulla "trasparenza" (definizione più nota del dlgs 33/2013) prevede la possibilità di richiedere informazioni a una pubblica amministrazione, tenuta a rispondere fornendo i dati richiesti. Non vale per tutti i dati della pubblica aministrazione, ma su un insieme specifico. I beni confiscati rientrano da quelli i cui dati devono essere forniti, in quanto assimilabili ai dati sul patrimonio immobiliare di una PA. Tipicamente i beni, che dopo la confisca passano in gestione all'Agenzia nazionale dei beni confiscati, vengono assegnati alle pubbliche amministrani (in molti casi sono dei comuni), le quali poi a loro volte li mettono a disposizione della cittadinanza tramite varie modalità di assegnazione. Duplica questo modello standard per chiedere informazioni e invialo alla pubblica amministrazione della quale di interessa avere i dati sui beni confiscati.

L'ex cascina del boss ospiterà i senzatetto: la nuova vita di Casa Chiaravalle a Milano (VIDEO)

Casa Chiaravalle è una cascina sequestrata alla mafia nel 2012. Dopo la decisione del Tribunale, la struttura è stata affidata al Comune di Milano, che a sua volta l'ha consegnata a un gruppo di organizzazioni (Chico Mendes, Arci, Consorzio SIS e La Strada onlus) per restituirla alla comunità. Oggi i suoi 1.600 metri quadrati ospitano iniziative sociali, sono destinati ad accogliere famiglie in emergenza abitativa. Inoltre, questa casa è diventata un simbolo per gli studenti delle scuole che si avvicinano alla cultura dell'antimafia. Si tratta del bene più grande sottratto alla criminalità in Lombardia. Confiscati bene ha trascorso una giornata di monitoraggio civico con gli studenti dell'Istituto secondario E. Curiel di Tribiano (Milano) e ha potuto documentare le condizioni del bene confiscato. L'obiettivo della giornata è stato sensibilizzare gli studenti sul problema della criminalità organizzata al Nord, ma soprattutto avvicinarli a pratiche virtuose che derivano dalla confisca e dal riutilizzo a fini sociali dei beni.

Perché l'ANBSC non pubblica da 5 mesi i dati sui beni sequestrati e confiscati alle mafie?

In questi giorni si sta discutendo sull'efficacia e l'utilità degli open data nella lotta alla corruzione. Non entro nel merito, voglio prendermi un po' di tempo di riflessione. Penso però che sia necessario sottolineare un fatto di cronaca I dati pubblicati sul sito dell'"Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" (ANBSC) come sapete non erano eccezionali. Scrivo "erano" perché dal 30 marzo del 2015 si legge: Statistiche in aggiornamento. Riallineamento in corso con dati del Ministero della Giustizia Mi domando retoricamente con voi : i dati aperti sono utili a contrastare la corruzione? Non ho una buona risposta, ma ci penso tutte le volte che uso la mia bici senza catena. foto di copertina di boegh

Cosa faremo nel secondo anno di ConfiscatiBene

Da Sod a Sod, dodici mesi dopo. Ne ha fatta di strada Confiscati Bene. Il progetto per la trasparenza sui beni confiscati alla criminalità e il monitoraggio sul loro riutilizzo sociale è stato arricchito di nuove proposte nel corso del terzo raduno di Spaghetti Open Data, svoltosi a Bologna dal 27 al 29 marzo 2015. Un anno dopo l’hackathon che di fatto aveva lanciato l’idea di aprire i dati sui patrimoni sottratti ai mafiosi e non solo, sono tornati a riunirsi civic hackers, giornalisti, sviluppatori, geomatici e grafici, che hanno lavorato a sei tavoli e ad altrettante proposte. Le principali novità presentate al termine dell’hackathon hanno riguardato la realizzazione di un questionario per il sito di Confiscati Bene, per raccogliere i dati secondo lo schema costruito con Libera e Monithon, due realtà con cui stiamo lavorando a un approfondito censimento sui beni confiscati in Italia. Un altro tavolo si è occupato dello scraping delle informazioni dalla sezione Amministrazione Trasparente dei Comuni, dove spesso sono contenuti anche i dati sui beni confiscati. Nella maggior parte dei casi si tratta di file in formato Pdf, su cui si può intervenire con Tabula per estrarre informazioni utili sul riutilizzo degli immobili. Il primo passo è stato lanciare una query Google search con alcune combinazioni di parole chiave, per poi ripetere l’operazione per l’intero elenco dei comuni italiani. In assenza di aggiornamenti da parte dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati, ci siamo concentrati sui decreti di destinazione, gli unici dati aggiornati che vengono caricati sul sito, secondo quanto ci è stato riferito dai vertici dell’ANBSC. Un gruppo di lavoro si è occupato dello scraping a mano dei decreti di destinazione di Emilia Romagna e Lombardia, estrapolando interessanti informazioni circa la data di sequestro, la data di confisca definitiva, la data di destinazione (in modo tale da calcolare il tempo trascorso tra i vari passaggi), l’autorità giudiziaria che ha disposto sequestro e confisca (per risalire al distretto giudiziario da cui era partita l’inchiesta). Inoltre, ove indicato e non coperto da ‘omissis’, nei decreti di destinazione sono contenute informazioni sui destinatari dei provvedimenti, sugli indirizzi dei beni, sulle particelle catastali; dettagli, questi, utili ad arricchire i dati già raccolti nella prima fase di Confiscati Bene. Il gruppo “geo” si è occupato di esaminare le informazioni fornite dai geoblog di Libera sulla distribuzione territoriale dei beni confiscati. E’ emerso che il Comune di Napoli e la Regione Piemonte forniscono gli unici elenchi completi di indirizzi e coordinate geografiche, che sono stati elaborati in shapefile attraverso QGIS (per capire quali sono le informazione di qualità minime sui beni e quali dati di base territoriali sono necessari per associare i dati su un bene immobile alle sue coordinate cartografiche). Lorenzo Perone ha intavolato con Marianna Bruschi del gruppo GE Local una discussione su un possibile modello di tagging degli articoli riguardanti il tema delle confische, che potrebbe essere poi arricchito in maniera progressiva dagli utenti (da noi!) per costruire una sorta di racconto permanente sui beni confiscati, valorizzando notizie provenienti da fonti qualificate (appunto, i quoditiani locali del Gruppo l'Espresso). Infine, dalle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia dal 1998 al 2014 abbiamo cominciato ad estrarre dati sulla presenza dei clan per città e per singoli quartieri oltre ai resoconti sulle misure patrimoniali richieste dalla Dia. Lo scraping è stato una mission quasi impossible, visto che tali documenti sono stati rilasciati in un formato Pdf da immagine. Sui sequestri alla mafia nel primo semestre 2014 abbiamo realizzato una mappa in CartoDb in cui sono riportati il valore degli immobili e delle aziende sottratti alla criminalità, il clan di appartenenza, il comune in cui ricade il bene.

#ConfiscatiBene Reloaded: partecipa all'hackathon al Raduno di Spaghetti OpenData

Un anno fa al Raduno di Spaghetti OpenData ConfiscatiBene ha mosso i primi passi. Andrea Borruso ha fatto la prima mappa - scegliendo un bellissimo rosso per colorare le regioni con il numero maggiore di beni confiscati - Massimo Santi ha inventato il nome, e così via un gran bel gruppo di persone ha lavorato, contribuito, imparado condiviso (la prima release è disponibile qui). Da allora ad oggi sono cambiate tante cose, alcune persone si sono aggiunte al team (noi di dataninja.it e i supererori di Twinbit ad esempio), ma l'obiettivo è rimasto lo stesso: contribuire a fare trasparenza su un tema che tocca le nostre coscienze nel profondo, le nostre storie personali di cittadini ed attivisti in un Paese che avrebbe bisogno di mille, diecimila progetti così. ConfiscatiBene ha vinto una menzione all'Istat Data Challenge, il WindTrasparency Awards, è diventato un'inchiesta su l'Espresso e sul network GELocal fatto da 18 giornali locali: varie università italiane hanno ospitato i nostri interventi per parlarne, siamo stati accolti con affetto da Libera e Riparte il Futuro con i quali abbiamo cominciato a discutere di possibili/probabili miglioramenti futuri. Ecco perché non potevamo non organizzare un secondo hackathon - che un po' arbitrariamente mi sono permesso di ribattezzare con il nome "ConfiscatiBene Reloaded". Lo svilupperemo il 28 Marzo 2015 a Bologna (via Oberdan, 22 - sede di WorkingCapital) nell'ambito del raduno di Spaghetti OpenData, e vorremmo che fosse partecipato, che chiunque possa dare un contributo in base alle proprie competenze. Vi aspettiamo :)